13 dicembre 2017

Ryanair: braccio di ferro evidenzia fragilità sistema

erarioIl braccio di ferro tra azienda e sindacati mette in luce le fragilità di un sistema debole con i forti e forte con i deboli, quelle milioni di piccole imprese vessate da fisco, leggi e burocrazia che a differenza di Ryanair non possono fare come vogliono. Al netto della questione sindacale in senso stretto non possiamo esimerci dal sottolineare che le compagnie low cost, come i giganti del web, nel momento in cui decidono di operare in un Paese, devono rispettarne le regole e non dettarle. Un mercato libero non può essere un mercato in cui il più forte si impone sui più deboli ignorando le regole dello Stato in cui agisce, ma deve essere un mercato in cui la libertà delle aziende più forti sia identica a quella delle più deboli.

7 dicembre 2017

Ddl Spiagge, Forza Italia si batterà anche in Senato per impedire approvazione

europaFinale di legislatura spericolato e irresponsabile per governo e maggioranza. Dopo la sbrigativa calendarizzazione del ddl sul biotestamento, e dopo le ennesime minacce di correre anche sullo ius soli, questa mattina nelle commissioni Industria e Finanze di palazzo Madama è stato incardinato in tutta fretta anche il ddl spiagge. Ovverosia quel disegno di legge delega che, se approvato da palazzo Madama così com’è stato licenziato dall’Aula della Camera, metterà in ginocchio oltre 30mila aziende balneari italiane. Imprese, è bene ricordarlo, a conduzione per lo più familiare che verranno letteralmente scippate delle concessioni demaniali perché queste andranno all’asta senza se, senza ma e senza proroghe. Forza Italia, dopo il netto voto contrario espresso a Montecitorio, è pronta alle barricate anche in Senato per sostenere, con ogni mezzo, uno dei segmenti più produttivi del Paese. Un comparto che da solo vanta un indotto di circa un milione di posti di lavoro e che la sinistra, sempre più amica di grandi gruppi di potere ma implacabile con le piccole imprese, vuole continuare a tartassare.

6 dicembre 2017

Donne: Pd nega evidenza dei fatti

cardbergaminiIl Pd nega l’evidenza dei fatti. Con i Governi Berlusconi c’erano un ministro per le Pari opportunità, un ministro per la Gioventù e un ministro per i rapporti con l’Unione Europea. E infatti sono state varate importanti leggi a tutela delle donne, la disoccupazione giovanile era di gran lunga inferiore a quella attuale e in Europa eravamo protagonisti assoluti. Con la sinistra, invece, pare che non ci sia addirittura neppure il premier perché nessuno si prende la responsabilità dell’azione di governo: non si sa, infatti, se le decisioni vengano prese a palazzo Chigi o nella sede del Pd.

4 dicembre 2017

Referendum: abbandono Renzi madre di tutte le fake news

24232698_1567097890043500_3105317492914046801_nUn anno fa l’ex premier Matteo Renzi subiva una pesante sconfitta alle urne referendarie, che bocciarono sonoramente la sua riforma costituzionale. Una batosta talmente pesante che avrebbe dovuto indurlo a tener fede alla promessa di abbandonare non solo il governo, ma la politica tout court. Una delle tante fake news da lui propalate in questi anni. Oggi, a distanza di un anno esatto, Matteo Renzi continua a dettare l’agenda politica e programmatica di governo e maggioranza. Di più: è ancora qui, sul finire della legislatura, a minacciare di far approvare un provvedimento sbagliato e divisivo come lo Ius Soli, per giunta attraverso il voto di fiducia, madre di tutte le forzature parlamentari. Noi, come Forza Italia e come centrodestra coeso e compatto, saremo nell’Aula di palazzo Madama a ribadire il nostro no e a combattere per impedirlo. L’appuntamento con le elezioni politiche del 2018 è ormai alle porte, e noi siamo sicuri di portare a casa una vittoria netta e inequivocabile, grazie a una coalizione forte e soprattutto a un programma fatto di proposte serie, convincenti e capaci di far ripartire l’intero sistema Paese. 

25 novembre 2017

#NotOnMyBody – Per le donne, contro la violenza

02F02E41-5BB0-400C-B247-F0DB11F75003Oggi è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Un giorno dalla valenza simbolica che però ci ricorda quanto concretamente ogni forma di abuso, in modo particolare quella sulle donne, è e deve essere in cima agli impegni e alle priorità di tutti noi. Le notizie di cronaca riportano, in modo sistematico, episodi di violenza nei confronti di donne che vengono molestate, minacciate, violentate e uccise e che si trovano a vivere nella paura e nel disagio per le strade e nelle proprie case. Il 71% delle vittime di omicidi in famiglia è una donna. Delle 2.333 violenze sessuali commesse nei primi sette mesi del 2017, solo il 7%, purtroppo, è stato denunciato. Sono dati drammatici che ci consegnano la fotografia di un Paese ancora lontano dagli obiettivi che ogni Stato attento, vigile e autenticamente riformatore dovrebbe prefissarsi. Molto è stato fatto in passato dai governi di centrodestra, ma molto ancora bisogna fare. Negli anni abbiamo messo in campo una serie di misure in grado di fornire alle vittime di violenza un approdo sicuro e immediato nel momento di maggiore fragilità e vulnerabilità, sostenendo le campagne di prevenzione e le politiche di assistenza. Abbiamo introdotto il reato di stalking consentendo ad oltre 50.000 donne di denunciare i loro persecutori. Abbiamo finanziato con decine di milioni di euro i centri antiviolenza, presidio di tutela fondamentale per le donne in fuga dai loro aguzzini. Ma possiamo e dobbiamo fare di più. L’obiettivo dev’essere quello di dare forma a una vera e propria “cultura della sicurezza”, da contrapporre al “virus culturale e sociale” che ha colpito l’intero tessuto del Paese. Il centrodestra tornerà presto al governo e nella lotta alla violenza sulle donne, e nella promozione di una sana e robusta politica per le pari opportunità, ha il suo saldo baricentro. Lo dobbiamo alle tante donne, troppe, che ancora oggi si sentono abbandonate da una politica lontana dalle loro necessità. E lo dobbiamo fare tutti insieme: rappresentanti delle istituzioni, amministratori, personale di categoria. Riappropriandoci del ruolo di garanti della legalità e dei princìpi di rispetto e convivenza civile, che sono alla base di ogni società sana e avanzata.

24 novembre 2017

Non solo Black Friday. Per aiutare le nostre piccole imprese serve una vera svolta fiscale e burocratica

black fridayMentre le grandi multinazionali amministrano per lo più liberamente i propri strumenti e le proprie risorse (promozioni, saldi, gestione dei lavoratori e via così), in Italia continuiamo a chiudere gli occhi di fronte alle enormi difficoltà dei nostri piccoli commercianti, sempre più soffocati dalla morsa delle tasse e della burocrazia. E a poco può portare una giornata come quella di oggi, il cosiddetto ‘black friday’, se durante gli altri giorni dell’anno, al netto del periodo dei saldi, il legislatore si ostina a tenere le imprese incatenate a norme e a codicilli fuori dalla realtà, invece di svincolarle attraverso una vera svolta fiscale, al passo con i tempi e, soprattutto, autenticamente liberale. Forza Italia è da sempre convinta che tutto ciò che vada nella direzione di aprire il mercato e aiutare l’economia sia positivo. Per questo motivo non smetteremo mai di sollecitare una riflessione che sia la più ampia possibile e che coinvolga tutte le forze in campo che vogliano realmente far ripartire il sistema Paese. In particolar modo terremo i riflettori sempre accesi sul capitolo tasse: se i nostri commercianti ottenessero un concreto alleggerimento fiscale, pagando ad esempio le stesse tasse di alcuni giganti del web, fatturati e consumi siamo certi che decollerebbero. Non a caso, tra le proposte inserite nel nostro programma di governo spicca la flat tax. Una misura studiata non solo per far pagare a tutti delle imposte il cui valore sia commisurato e proporzionale alle entrate, ma pensata anche per indurre a pagarle chi oggi le evade. In conclusione, benvenuto al black friday così come benvenute sono tutte le iniziative volte a spezzare le catene alle nostre imprese, ma che non siano più solo misure spot. Altrimenti, ai nostri artigiani e commercianti, del black friday rimarrà solo il black.

18 novembre 2017

Oggi a Firenze convegno su mobilità e trasporti con Stella, Mallegni e i consiglieri comunali di Forza Italia

0BB5AE3E-38DD-4545-9A96-4C9775BB982CIl gap infrastrutturale è il principale responsabile della stagnazione economica della Toscana, e la responsabilità va ricercata in una “Sinistra che qui governa da decenni, ma che mostra ogni giorno di più la sua inadeguatezza”. È l’analisi emersa al convegno organizzato da Forza Italia su mobilità e trasporti, svoltosi oggi a Firenze. Tra i relatori, il vicepresidente del Consiglio regionale della Toscana Marco Stella, coordinatore cittadino del partito; l’on. Deborah Bergamini, vicepresidente della Commissione Trasporti della Camera dei Deputati; il vice coordinatore regionale di Forza Italia Toscana, Massimo Mallegni, e tutti i consiglieri comunali e di Quartiere del partito fiorentino, guidati dal capogruppo a Palazzo Vecchio, Jacopo Cellai.
“Ci hanno sempre detto che lo sviluppo del sistema aeroportuale toscano integrato Firenze-Pisa era una priorità – ha osservato Stella – ma poi nei giorni scorsi il sindaco Nardella va a Bologna per fare un asse con lo scalo di quella città, diretto competitor del nostro ‘Amerigo Vespucci’, non capendo che così svende il nostro sistema aeroportuale all’Emilia Romagna. Regione Toscana e Comune di Firenze portino a termine la nuova pista di Peretola, che permetterà di raddoppiare dagli attuali 2.2 a 4.5 milioni il numero dei passeggeri annuali, agli imprenditori di volare laddove ora non possono, portando benessere e nuovi posti di lavoro a Firenze e in tutta l’area metropolitana”.
“Che a Firenze ci sia un’emergenza mobilità, sono gli stessi fiorentini i primi ad esserne consapevoli – ha sottolineato l’on Bergamini -. Firenze è un fiore all’occhiello dell’attrattivita’ italiana, e non si può rischiare che perda il treno a causa di inefficienze, di una mancanza di visione strategica, e che rimanga indietro, perdendo competitività, capacità di attrarre e quindi benessere e occupazione. Firenze deve essere una delle capitali del mondo, ma per esserlo ha bisogno di infrastrutture all’altezza. A cominciare dalla questione aeroporto: o si fa la nuova pista da 2400 metri, che porterà a raddoppiare il numero di passeggeri rilanciando il territorio, oppure siamo destinati al declino, come hanno evidenziato nei giorni scorsi gli industriali e le categorie economiche”.
“Firenze è irraggiungibile. La Tirrenica è inadeguata e pericolosa, in Garfagnana arriviamo ancora con il treno a gasolio – ha affermato Mallegni -. L’alta velocità non ferma lungo la costa. Raggiungere Firenze con il treno è un’impresa titanica e se ti metti in auto, e sbagli l’orario, è un’odissea senza fine. Il centro storico è caotico. Questa è la sinistra che governa da 70 anni la Regione Toscana”.

12 novembre 2017

Nel Pd molto nervosismo, da Forza Italia unici risultati su pari opportunità

erario

C’è un limite a tutto. E dire, come fa la deputata del Partito democratico Silvia Fregolent, che pure stimo molto, che la collega Carfagna “milita in un partito che ha vessato le donne”, supera abbondantemente qualsiasi confine.

Noi abbiamo introdotto il reato di stalking consentendo ad oltre 50.000 donne di denunciare i loro persecutori (dati Ministero dell’Interno). Il Pd cosa ha fatto? Niente, anzi stava per depenalizzare il reato di stalking. Noi abbiamo finanziato con decine di milioni di euro i centri anti-violenza, presidio di tutela fondamentale per le donne in fuga dai loro aguzzini. Il Pd cosa ha fatto? Niente, si è riempito la bocca di buone intenzioni ma non ha nemmeno individuato un ministro che si occupasse di queste tematiche a tempo pieno. Noi, ancora una volta grazie ad una legge votata dalla nostra maggioranza, abbiamo portato le donne nei Cda delle società quotate dal 5% al 30% (dati Consob). Il Pd cosa ha fatto? Niente.

Capiamo ci sia parecchio nervosismo a sinistra: dalle politiche sul lavoro a quelle economiche e finanziarie previste nella legge di bilancio, gli esponenti del Partito democratico non riescono a mettersi d’accordo su nulla. Consigliamo loro, visto che negli ultimi anni hanno pensato più alle banche e agli immigrati che agli italiani, quanto meno di smetterla di attaccare chi invece ha portato avanti serie e concrete politiche in materia di diritti delle donne e pari opportunità. Si trovino altri terreni di scontro per fare campagna elettorale. Magari più aderenti alla realtà.

10 novembre 2017

Bolkestein: ennesimo brutto capitolo del “romanzo balneare” firmato Pd

europaGran brutta trama, con giravolta a sorpresa, per lo sciagurato “Romanzo balneare” firmato Partito democratico. Prima approvano alla Camera un disegno di legge delega che, se licenziato anche dal Senato, metterà in ginocchio circa 30mila aziende a conduzione familiare mandando all’asta tutte le concessioni demaniali marittime in essere. Poi, depositano un emendamento al Decreto fisco che, nelle intenzioni, voleva prorogare da trenta a cinquant’anni una serie di licenze – ma non tutte -, salvando, forse, qualche migliaia di piccoli imprenditori. Infine, e qui i dem hanno superato il limite del grottesco, l’improvviso ritiro dell’emendamento. Una capriola che, di fatto, certifica una volta per tutte la confusione e soprattutto la non volontà politica di maggioranza e governo di difendere un comparto tra i più strategici del Paese. Un settore che, da solo, dà lavoro a oltre un milione di persone. Forza Italia non assisterà in silenzio a questo scempio, ma darà battaglia a palazzo Madama affinché il ddl delega non venga approvato.

9 novembre 2017

Centralità della cosa pubblica fondamentale per far tornare la politica protagonista

23316833_1541320952621194_2858700273537665712_nDopo anni nei quali nel nostro Paese, a ogni livello, si sono susseguiti governi di tecnoburocrati e commissari straordinari – pensiamo ad esempio a Mario Monti a palazzo Chigi – è arrivato il momento che la politica si riappropri del ruolo centrale che le spetta. Un importante passo, in tal senso, è stato fatto di recente dal Parlamento italiano, tornato a scrivere la legge elettorale evitando al Paese un sistema di voto che fosse il frutto di due sentenze della Corte costituzionale. Benissimo. Ma, evidentemente, non basta. Far tornare la politica protagonista significa prima di tutto riaccendere quel sottile ma fortissimo legame civico e identitario che c’è tra territorio e comunità. È importante non solo perché restituirebbe profondità e altezza al vincolo sovranamente e democraticamente stabilito nelle urne. Ma anche perché rappresenta davvero, in modo chiaro e tangibile, l’unica risposta possibile per curare la disaffezione e spegnere gli incendi dell’antipolitica – e bene ha fatto il presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani, a ricordarlo oggi. Questo vale in casa nostra ma non solo. Restituire centralità alla cosa pubblica e ai suoi rappresentanti è fondamentale anche, se non soprattutto, al di fuori dei nostri confini: solo governi che siano autenticamente politici, forti ed espressione della volontà dei cittadini, possono incidere e lasciare il segno nelle cabine di regia europee ed internazionali. Le prossime elezioni politiche si inseriscono naturalmente in questo quadro, configurandosi come una chiamata senza precedenti. Chiamata per gli italiani ad andare al voto, e abbandonare la via facile dell’astensione, sicuro lasciapassare per la fine delle democrazie, e chiamata per chi vorrà assumere su di sé, in prima persona, l’onere e l’onore della gestione della cosa pubblica. Questo può manifestarsi soltanto attraverso un patto che sia di sincerità e responsabilità prima ancora che di sistema. Il rispetto delle legittime sedi del confronto e delle competenze, a quel punto, non potrà che prevalere.

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