Da un’Europa degli uomini al Mediterraneo delle donne

On. Deborah Bergamini

Presidente del Centro Nord-Sud del Consiglio d’Europa

Conferenza internazionale:

“Le donne agenti di cambiamento nel sud del Mediterraneo”

Roma, 24 – 25 ottobre 201

Discorso di apertura


Eccellenze,

Colleghi,

Amiche ed amici,

Grazie.

Grazie di essere qui e di aver risposto al nostro invito a partecipare ad una conferenza che ha come protagoniste le donne, le donne che con coraggio si sono poste in questi mesi al centro dei profondissimi cambiamenti che stanno scuotendo l’intero arco del Mediterraneo. Cambiamenti politici, sociali e culturali destinati a disegnare non solo il nuovo volto di un luogo che è al cuore del mondo, il Mare Nostrum, appunto, ma anche il volto di un millennio apertosi appena 11 anni fa e che fa sembrare così lontano tutto ciò che lo ha preceduto.

Oggi, in questa sala, sono (almeno) 21 i paesi rappresentati, ed è un onore per me poter dare l’avvio ai lavori.

Questa conferenza si inserisce nel quadro del Programma Trans-Mediterraneo che il Centro Nord-Sud di Lisbona, che presiedo, porta avanti dal 1994. Le donne, l’acquisizione dei loro diritti e il loro apporto allo sviluppo dei rispettivi paesi sono da sempre uno degli assi di lavoro del Centro, così come la promozione dei valori democratici e del principio di solidarietà e l’educazione verso una cultura della cittadinanza globale.

Avete visto, entrando, l’esposizione dei 20 Bridge Builders con i quali, un anno fa, abbiamo voluto festeggiare il ventennale del Centro Nord-Sud rendendo omaggio a 20 personalità che, nel corso della storia, hanno tessuto legami tra le diverse civiltà: viaggiatori, studiosi, pensatori e anche quelli che, oggi, chiameremmo attivisti.

Oggi, però, il nostro sguardo non è rivolto al passato, ma al presente e, ancor più, al futuro. Ci troviamo qui per analizzare dal punto di vista femminile, ma naturalmente saranno più che benvenuti i contributi offerti dagli uomini, cosa sta accadendo nel sud del Mediterraneo e cosa è necessario fare per il futuro in termini di uguaglianza, libertà e giustizia sociale.

In questi due giorni di lavoro il nostro sguardo spazierà dal Nord Africa al vicino e Medio Oriente, attraverso la testimonianza di tutte le donne che, “agenti di cambiamento”, offriranno la loro esperienza e la loro visione di come le battaglie per un Mediterraneo più femminile dovranno confrontarsi con uno scenario globale sempre più interdipendente. Così come approfitteremo dell’esperienza diretta di tante parlamentari del Consiglio d’Europa che agiscono ogni giorno per le pari opportunità di genere nei rispettivi paesi, e che hanno voluto essere presenti a questa manifestazione. Le ringrazio…

Abbiamo voluto favorire quest’occasione di incontro perché ciò che fanno le donne è spesso ignorato o distorto dai media internazionali, e perché il rischio è che una volta superata la fase critica di rottura dell’ordine costituito, le donne si trovino messe da parte quando si tratta di sedersi al tavolo e riscrivere le regole. Per questo è necessario tenere accesi i riflettori.

Qualunque sia la lettura che vogliamo dare ai movimenti dalle dinamiche e dalle cause più diverse che un po’ superficialmente sono stati raccolti sotto il nome di “primavera araba”, non v’è dubbio che essi avranno una portata epocale.

E lo vediamo proprio in questi giorni di grande accelerazione: la Tunisia si sta riorganizzando, dotandosi di una nuova costituzione. Le elezioni per l’assemblea costituente, le prime libere dopo 22 anni, lo sapete, si sono tenute ieri. Gli interrogativi su queste elezioni sono tantissimi, e noi domattina avremo già, qua con noi, i primi testimoni di questo evento. Pochi giorni fa, in Libia, è stato catturato e ucciso Gheddafi e sono state annunciate elezioni nazionali entro 8 mesi.

Mantengo la metafora della “primavera” per dire che oggi, questo grande fermento coincide con il momento di massima crisi della vecchia Europa. Una crisi che non è solo economica, ma identitaria. A osservare i grandi cambiamenti che attraversano i Paesi della riva sud c’è un’Europa chiusa in se stessa, senza idee, piena di paura, unita da una moneta, necessitata tuttavia a concorrere a questo risveglio democratico dei paesi vicini. Perciò credo che questo momento storico, pur caratterizzato da fragilità ed incertezze, rappresenti per tutti noi, a Nord e a Sud, e per le donne in particolare, una grande, pur se difficile, occasione da cogliere.

Le donne tunisine, egiziane, libiche (solo per citarne alcune) hanno oggi una possibilità, e anche una responsabilità, che non è stata data alle nostre antenate europee: quella di disegnare in prima persona il futuro della società in cui vivranno. Queste donne dovranno poter concorrere alla riorganizzazione della loro realtà e delle norme che la regolano. Dei valori e dei principi a cui deve ispirarsi l’ordinamento dei loro stati.

Il modello di stato europeo, occidentale, è il frutto esclusivo della mente degli uomini, e forse per questo fatica a rinnovarsi e a scrivere un nuovo patto fra cittadini e politica, ora compromesso, per proseguire in una convivenza civile ed efficace. Una politica debole rende un cittadino debole, e fa solo il bene degli speculatori. Per questo la politica deve recuperare una sua autorevolezza in Europa, al più presto.

Certo, sappiamo che sono state numerose le donne che, anche quando non veniva loro riconosciuto non solo il diritto di esprimersi, ma neppure la facoltà di farlo, hanno contribuito al progresso delle nostre civiltà. Così come sono ancora più numerose le donne che hanno saputo ritagliarsi spazi di intervento là dove lo spazio sembrava non esserci, riuscendo, attraverso la mediazione degli uomini, a sviluppare la propria influenza dal privato al pubblico. Di sicuro, però, le regole le hanno fatte gli uomini e la storia l’hanno scritta gli uomini, o meglio, quelli tra loro che sapevano scrivere. Un gesto che a noi appare così banale e che pure per millenni ha rappresentato una incredibile fonte di potere.

Oggi non può più essere così. E infatti nei paesi della primavera araba tutto sta ovviamente avvenendo in maniera diversa da come è stato qui. Ed è immaginabile, ed auspicabile, che riusciamo a passare insieme da un’Europa degli uomini a un Mediterraneo delle donne. Le premesse ci sono tutte!

In tutto il mondo, ed il Mediterraneo non fa eccezione, le studentesse sono spesso più brave dei loro colleghi maschi. La cultura non è più un monopolio maschile, come dimostrano anche i dati relativi all’evoluzione del rapporto tra ragazze e ragazzi iscritti, rispettivamente, alla scuola primaria e a quella secondaria nei paesi arabi.

Neppure gli spazi pubblici, siano essi reali o virtuali, sono più un monopolio maschile.

Il numero delle donne lavoratrici aumenta gradualmente in quasi tutti i paesi del sud (e del nord) del Mediterraneo, anche se in questo caso la progressione non è così “trionfale” come per l’educazione. L’indipendenza economica è necessaria – anche se non sufficiente – per raggiungere la libertà e quindi l’agibilità politica.

Infine, è arrivato un grande aiuto dalle nuove tecnologie che, con Internet, hanno creato nuovi spazi e nuove forme di interazione. Forme facilmente accessibili, più fluide e meno gerarchizzate, e forse proprio per questo più femminili. I dati sull’accesso ad internet nel mondo arabo sono impressionanti e mostrano, negli ultimi dieci anni, un incremento molto rapido.

Certo, la popolazione toccata dalle nuove tecnologie è ancora la minoranza… Ma è una minoranza in rapida espansione.

Premesse così diverse da quelle che erano valide ai tempi della nascita degli stati moderni in Europa e, se vogliamo, anche della stessa Europa emersa dalle macerie della seconda guerra mondiale, non potranno che portare a risultati completamente diversi e nuovi.

Sappiamo che questo non sarà un cammino facile, poiché il futuro democratico di questi paesi si prefigura complesso e pieno di insidie, la prima delle quali è data dal diffondersi dell’islamismo radicale. Esistono poi questioni economiche difficilissime da risolvere, modelli sociali che dovranno essere ridiscussi e verificati, percorsi culturali dirompenti favoriti proprio dall’accesso alle nuove tecnologie.

E sono persuasa che in tutta questa complessità sarà decisivo il concorso dell’Europa e in particolare di quelle istituzioni attive da decenni nel campo dei diritti umani, come il Consiglio d’Europa. Così come sono persuasa che i cambiamenti della riva sud non potranno che stimolare e riaccendere la necessità di rimettersi in cammino di un’Europa in cerca di luce.

Il Centro Nord-Sud è molto fiducioso sul realizzarsi di questo processo. Ma vogliamo fare di più: vogliamo sostenerlo e, in particolare, sostenere le donne che sono impegnate in esso, affinché la loro spinta innovatrice venga non attenuata, ma rilanciata.

Naomi Wolf, celebre scrittrice femminista, ha detto: “quando cambiano le donne, cambia tutto. E le donne nel mondo arabo sono cambiate in modo radicale”. La prima cosa da fare, quindi, credo che sia quella di dare la parola alle protagoniste, per ascoltare come sono cambiate e per che cosa. Per questo motivo noi, qui, ne abbiamo invitate tante e non vediamo l’ora di ascoltarle.

Grazie e buon lavoro!

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