Pensioni d’oro, cifre dell’INPS in risposta a mia interrogazione sono impressionanti

I dati che ho ricevuto dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali a fronte della richiesta, avanzata in occasione di un’interrogazione al Ministro Giovannini, di conoscere i 10 trattamenti pensionistici complessivamente più onerosi per lo Stato, erogati dall’INPS, dimostrano quanto sia urgente un intervento sulle cosiddette pensioni d’oro”. inps

Lo dice la parlamentare del pdl Deborah Bergamini. ”Tenendo conto del fatto che alcuni soggetti cumulano diverse pensioni, le cifre lorde mensili sono a dir poco impressionanti: 1) 91.337,18 2) 66.436,88 3) 51.781,93 4) 50.885,43 5) 47.934,61 6) 46.811,50 7) 46.773,61 8) 44.258,87 9) 43.253,96 10) 41.707,54.

Questi numeri dimostrano tutta la portata distorsiva di quel criterio retributivo dal quale ci stiamo fortunatamente allontanando grazie alle riforme pensionistiche degli ultimi anni. Benché gli interventi in materia siano particolarmente delicati, anche sul fronte della costituzionalità, e avendo cura di evitare qualsiasi colpevolizzazione verso i beneficiari di questi trattamenti, che li hanno maturati secondo le regole vigenti, è evidente che il tema coinvolge una questione di equità e di coesione sociale non più trascurabile dalle istituzioni, specialmente in un momento di grave crisi economica e di pesanti sacrifici per tutti

Di seguito la mia interrogazione e la risposta del governo:

Interrogazione a risposta in commissione 5-00632

presentato da

BERGAMINI Deborah

testo di

Martedì 16 luglio 2013, seduta n. 54

 

BERGAMINI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

il Ministro del lavoro e delle politiche sociali ha recentemente espresso un giudizio sulle pensioni cosiddette d’oro affermando che quei trattamenti previdenziali hanno un importo così elevato tale da renderli non congrui con l’attuale contesto socio-economico e di sacrifici imposti alla generalità della popolazione;

la grave crisi economica che interessa il nostro Paese ha risvolti drammatici in termini di sacrificio per i ceti meno abbienti e ciò può determinare problemi evidenti sotto il profilo della coesione sociale;

la Corte costituzionale è intervenuta sul tema della pensioni d’oro dichiarando l’illegittimità costituzionale del prelievo a fini di solidarietà operato dal decreto-legge n. 98 del 2011;

la norma dichiarata incostituzionale si collocava nel quadro di una serie di previsioni finalizzate al contenimento della spesa pubblica e alla stabilizzazione finanziaria e interveniva in un momento assai delicato per la vita economica-finanziaria del Paese;

la difficile situazione in cui versa ancora oggi il nostro Paese impone una riflessione sulla possibilità di utilizzare strumenti eccezionali per farvi fronte, nell’arduo compito di contemperare il soddisfacimento degli interessi finanziari e di garantire i servizi e la protezione di cui tutti i cittadini necessitano;

il Ministro in un recente intervento alla Camera dei deputati, il 12 giugno 2013, ha ribadito che si possono individuare i meccanismi idonei ad affrontare la questione delle pensioni d’oro senza incorrere in rischi di incostituzionalità;

andrebbe, quindi, valutata l’ipotesi di un intervento su questa tipologia di pensioni essendo ben possibile l’introduzione, per singole categorie di cittadini, di specifici tributi, purché nei limiti della ragionevolezza –:

quali siano i meccanismi idonei ad affrontare la questione sollevata in premessa per ridurre l’ammontare delle pensioni cosiddette d’oro erogate dall’INPS in un contesto di grave crisi economica;

quali siano, allo stato attuale, i 10 trattamenti pensionistici complessivamente più onerosi per lo Stato italiano, erogati dall’INPS, tenendo conto del fatto che alcuni soggetti cumulano diverse pensioni. (5-00632)

 

 

Risposta scritta pubblicata Martedì 6 agosto 2013

nell’allegato al bollettino in Commissione XI (Lavoro)

5-00632

 

Con l’interrogazione cui passo ora a rispondere, l’onorevole Bergamini richiama l’attenzione del Governo sulle cosiddette «pensioni d’oro», ovvero su quei trattamenti pensionistici il cui elevato importo appare stridente nell’attuale contesto socio economico e di sacrifici imposti alla generalità della popolazione.

Come ha evidenziato l’Onorevole interrogante nel presente atto parlamentare, il Ministro Giovannini, intervenendo – qualche mese fa – presso l’Assemblea, ha riconosciuto l’estrema rilevanza della questione, invitando, nel contempo, a tenere sul punto un atteggiamento di cautela per le molteplici implicazioni coinvolte da ogni intervento in questa delicata materia.

In tale occasione, infatti, il Ministro ha osservato che misure di carattere para-fiscale, volte in modo diretto ed immediato a ridurre l’ammontare delle pensioni in godimento, avrebbero potuto incorrere in profili di incostituzionalità.

Ebbene, quella cautela si è rivelata fondata in quanto la Consulta in più pronunce ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di alcune disposizioni finalizzate al risanamento dei conti pubblici.

In particolare, con la recentissima sentenza n. 116/2013, la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità del contributo di perequazione (cosiddetto contributo di solidarietà) sulle pensioni di importo superiore a 90.000 euro, ravvisando nello stesso la natura di prelievo tributario e non di contributo in favore delle gestioni previdenziali in quanto – ai sensi dell’articolo 18 del decreto-legge n. 138 del 2011 – tale contributo è trattenuto dagli enti previdenziali e versato all’entrata del bilancio dello Stato.

L’orientamento della Corte costituzionale è denso di implicazioni e non può pertanto in alcun modo essere sottovalutato.

In tale prospettiva, intendo rassicurare gli onorevoli interroganti che il sistema di tipo contributivo (che costituisce uno dei capisaldi della recente riforma pensionistica basata su di un principio di equità inter-generazionale), direttamente commisurato agli importi di contribuzione realmente versati, attenuerà progressivamente il fenomeno fino ad eliminarlo, rendendo così trasparente e lineare la corrispettività.

Tanto premesso mi preme ricordare come nel corso degli anni il legislatore è già intervenuto su tale tipologia di pensioni attraverso:

l’introduzione della aliquota di rendimento (ossia la percentuale di retribuzione pensionabile da considerare per ciascun anno di anzianità contributiva del lavoratore) fissata in misura diversa in relazione a fasce di retribuzione pensionabile;

l’introduzione di uno speciale contributo di solidarietà posto a carico degli iscritti e dei pensionati dei Fondi confluiti nell’assicurazione generale obbligatoria e del Fondo Volo (ai sensi del comma 21 della legge di riforma delle pensioni n. 214 del 2011);

la previsione del blocco della perequazione automatica per le pensioni di importo superiore a 3 volte il trattamento minimo stabilito ogni anno.

In conclusione, posso certamente confermare la volontà di affrontare la questione segnalata dall’onorevole interrogante, che deve essere tuttavia attentamente valutata alla luce del quadro giuridico esistente e ponendo la massima attenzione ai profili di compatibilità costituzionale.

Al riguardo, il Ministero che rappresento ha avviato una riflessione sulla possibilità di non limitarsi a riguardare i trattamenti pensionistici quali ordinarie fonti di reddito, ma di enfatizzare gli aspetti solidaristici (propri di un sistema a ripartizione) i quali sono sottesi alle disposizioni che hanno sino ad oggi consentito di erogare, mediante il sistema retributivo, trattamenti talora di elevatissimo ammontare.

Un’ultima notazione riguarda il passaggio della sentenza della Corte in cui si afferma che, al posto del contributo di solidarietà dichiarato costituzionalmente illegittimo, il Legislatore avrebbe potuto introdurre misure di fiscalità generale che – verosimilmente – avrebbero assicurato un gettito addirittura maggiore.

Da ultimo fornisco i dati comunicati dall’Inps relativi ai trattamenti pensionistici con gli imponibili mensili lordi più elevati erogati dall’Istituto.

Importo pensione:

1) 91.337,18;

2) 66.436,88;

3) 51.781,93;

4) 50.885,43;

5) 47.934,61;

6) 46.811,50;

7) 46.773,61;

8) 44.258,87;

9) 43.235,96;

10) 41.707,54.

8 commenti to “Pensioni d’oro, cifre dell’INPS in risposta a mia interrogazione sono impressionanti”

  1. Mi scusi, perchè non fa un’interrogazione sulla sicurezza stradale per evitare le stragi continue a causa dell’alcol, come è successo ancora oggi, per prevenirle non a parole e con minacce ma con dispositivi atti a fermarle………che esistono già dal 2007?
    Pubblicità……?!… Non è colpa mia se sono l’inventore , e chi doveva essere,….uno del Governo o un loro parente……?

  2. Siamo il Paese più bello del mondo ! Abbiamo la Mafia, la Camorra, la Sacra Corona Unita, la P2, l’andraghetta, un Presidente della Repubblica comunista e, adesso, anche 10 pensionati con pensioni mensili da infarto ! Chi sono questi Maiali ? Grazie ! stefanocatania.it

  3. Cara Signora Bergamini, capisco il suo zelo nel voler raccogliere facili consensi, ma mi permetto di fare alcune osservazioni, pur non appartenendo alla categoria dei “criminalizzati”. Non discuto delle pensioni citate, in quanto non ho elementi sufficienti per valutare (montante contributivo, rendimento ecc.) Le vorrei far notare, pero’, che una marea di persone percepisce la pensione avendo versato poco o nulla (pensionati con integrazione al minimo, pensionati ex legge Mosca, pensionati baby ecc.). I loro assegni sono sempre rivalutati e mai bloccati, quando inferiori a 3 volte il minimo.
    Il sistema retributivo valeva anche per le pensioni medio basse!!!Anzi, in quei casi, il rendimento era del 2% per anno di contribuzione (mentre per il redditi oltre Euro 41.000 lordi il rendimento decresce fino ad arrivare allo 0.90%). C’e’ maggiore rispondenza contributiva negli assegni medio alti che in quelli bassi(non ho elementi per giudicare quelli altissimi).Chieda al Ministro quali pensioni in essere, sarebbero MAGGIORI e quali MINORI, se calcolate col metodo contributivo. Cosa si deve fare in quel caso? Aumentare l’assegno? Perche’ criminalizzare i pensionati, in base all’importo delle loro pensione? Perche’ e’ facile e populistico. Le faccio una domanda. Cosa mi dice, ad esempio, di un pensionato che ha lavorato, duramente, nel settore privato per 42 anni, riuscendo a fare carriera e diventando Dirigente, che ha maturato una pensione di Euro 5000.00 lordi mensili e di un lavoratore autonomo che, avendo evaso tasse e contributi per una vita, ha una pensione INTEGRATA AL MINIMO? Chi dei due e’ un pensionato d’oro? Io dico il secondo. Pero’ la realta’ e’ che al primo si blocca la rivalutazione e magari si taglia la pensione, mentre al secondo si eroga la rivalutazione e, magari si pensa ad un aumento, in quanto, poverino, ha una pensione bassa. Come elettrice del PDL pretenderei che in materia delicata come le pensioni, si cominci a parlare di come si sono ottenute e non solo del loro importo. Non si puo’ criminalizzare una categoria di persone che ha lavorato una vita, pagato le tasse e versato contributi OBBLIGATORI per ottenere, alla fine della loro carriera, una RETRIBUZIONE DIFFERITA (perche’ questo e’ la pensione- non un regalo od un assegno di assistenza o beneficenza). Costoro, ora, non possono ricorrere a forme previdenziali alternative e non hanno piu’ accesso al mercato del lavoro. E’ IMMORALE fare d’ogni erba un fascio e prendersela con chi non ha potere contrattuale e non puo’ difendersi. Ci pensi bene, prima di parlare di oro, argento, bronzo ecc. Grazie. P.S. E’ troppo pretendere una risposta da chi dovrebbe essere il proprio rappresentante in Parlamento? Consiglio di imparare dagli Anglosassoni a rispettare gli elettori.

    • Gentile signora,

      come vede le rispondo, e non perché abbia seguito i suoi consigli ma perché è mia prassi farlo. Può rendersene conto sfogliano il blog.
      Ho letto con molto interesse il suo commento, che in gran parte condivido. Lei mi attribuisce intenzioni che non ho mai manifestato, io ho chiesto con un’interrogazione di conoscere i valori delle pensioni più alte, neppure i nomi dei beneficiari, che non mi interessano.
      La invito a leggere il mio comunicato di oggi, dove ho voluto chiarire che mi interessano gli approcci ideologici.

      Cordialmente,

  4. Egregio Onorevole, questo delle pensioni d’oro (che hanno pagato i contributi e le tasse) è un falso problema infatti è solo un altro modo di tassare i soliti noti. Il problema grave è che ci si permette di erogare norme retroattive solo sulle pensioni: perché allora non “pretendere” (che ne so) l’abolizione dei grandi patrimoni? oppure sui vostri stipendi d’oro? Lei lascia una grande strada aperta a personaggi come Cazzola (dio mio) o Ichino (dio, dio mio) tutti forneriani doc.
    Si rilegga questo articolo di un giornalista che non ricordo chi sia: “Una delle penalizzazioni previste contempla la riduzione del 2% della quota retributivadell’assegno pensionistico per ogni anno mancante nell’una o nell’altra voce e ciò sembrerebbe di una adamantina logicità in quanto ciascun anno di anzianità contributiva, nel calcolo retributivo, vale appunto il 2% della media delle retribuzioni degli ultimi 10 anni. C’è però un vizio molto ben nascosto e che i sostenitori della tesi che il sistema retributivo regalasse le pensioni si sono sempre guardati molto bene dal far emergere. La questione è che il “ricco” sistema retributivo garantisce – o meglio, garantiva, essendo stato definitivamente abolito – il 2% della retribuzione media decennale solamente fino a un reddito massimo di 43.000 euro/anno; da questa cifra in poi, il fattore percentuale diminuiva fino allo 0,9% a 81.500 euro/annui per poi rimanere tale.
    In parole povere ciò significa che un lavoratore con retribuzione superiore a 60.000 – 70.000 euro annui che fosse andato in pensione a 60 anni con 40 di anzianità lavorativa e con una aspettativa di vita di 80 anni, aveva poche probabilità di ricevere indietro i contributi versati e rivalutati, nonostante il sistema retributivo venisse propagandato come “ricco”.
    Sarebbe pertanto non solo illogico, ma costituirebbe un inaccettabile ricatto, per certe fasce di reddito e di pensione, l’applicare una penalizzazione del 2% a un sistema di calcolo che dà lo 0,9%. Sembrerebbe logico che la penalizzazione venisse graduata per fasce di retribuzione, come lo è la pensione.
    Sembra però che il ministro Giovannini sia anche intenzionato a colpire le così dette “pensioni d’”oro”, senza specificare il significato di questa definizione, cioè, in soldoni, quale è la soglia che fa definire d’oro una pensione. Giovannini non si è espresso; si sono invece espressi sia “Fratelli d’Italia” che il M5S, ventilando cifre limite di 4-5.000 euro o addirittura di 2.500 euro. Se le correnti di pensiero sono queste, non ci sarà da stupirsi se quel ricattino giocato sulle percentuali di cui parlavo prima verrà attuato e sono certo che molti gioiranno vedendo in ciò la giusta punizione di chi troppo ha guadagnato e troppa pensione vorrebbe; altri, meno ideologizzati, ci vedranno semplicemente una necessità di equilibrio; altri ancora, tra cui il sottoscritto, ci vedrebbero invece un preoccupante ulteriore passo per spostare risorse dalla previdenza all’assistenza e cioè nella direzione contraria a ciò che è necessario fare e incoraggiare.
    E’ stato ripetutamente sottolineato – da parte degli stessi opinionisti e politici che si sono guardati bene dallo spiegare i meccanismi del retributivo – come fosse necessario spostare risorse dalle ingiustificate pensioni degli attuali anziani a quelle insufficienti – perché contributive – dei giovani.
    E’ invece necessario e onesto dire che le retribuzioni superiori a 60-70.000 euro all’anno già generavano risorse per le pensioni altrui sotto forma di contributi mai più ricevuti indietro e che il calderone dell’Inps destinava all’assistenza anziché accantonarli per la previdenza futura e come il sistema di penalizzazione a cui si accenna e un tetto a 4-5.000 euro/mese andrebbero ancora nella direzione completamente sbagliata, togliendo ulteriori risorse a chi già neppure ottiene indietro i propri contributi.
    Se non meglio ponderate e esplicitate, sarebbero misure non eque e che andrebbero ad accentuare l’assistenzialismo che già ci piaga in varie forme.
    Non sarebbe poi male se qualsiasi intervento fatto sulla previdenza lo fosse in piena trasparenza, spiegando molto bene come i sistemi di calcolo del sistema retributivo fossero già finalizzati a una ulteriore redistribuzione delle risorse a valle di un sistema fiscale già fortemente progressivo; purtroppo da questo tipo di spiegazioni si astengono rigorosamente Inps, Stato e media che avrebbero difficoltà a propagandare scelte quali quelle fatte con la riforma Fornero giustificandole con una inesistente equità”

    Buon lavoro

  5. Ho letto la risposta del Ministro alla sua Interrorazione sulle “Pensioni d’oro” e noto che il tema non interessa al ministro più di tanto. Diversamente quando avrebbe scritto sul “blocco della perequazione automatica per le pensioni di importo superiore a 3 volte il trattamento minimo stabilito ogni anno” avrebbe e non lo vuole s’intende presentato una relazione programmatica con la nota sentenza della Corte costituzionale che è stata uno schiaffo alla miseria.

    Appare chiaro che io che prendo 1223 euro di pensione mi vedrò diminuire il potere di acquisto dei beni alimentari in primis. Sia chiaro e senza equivoci! Io come cittadino la ringrazio. Lei, On. Bergamini Deborah, comunque sostiene questo governo che niente vuole fare per quelli che sono fuori dal mercato del lavoro come i pensionati che non hanno speranza alcuna di vivere e non di sopravvivere.

    Questo commento vuole essere un invito a invogliarla a non demordere su tema. intanto la ringrazio per i dati presentati dal ministro che saranno per me oggetto di analisi contro questo governo che non è altro che la continuazione del precedente di Mario Monti.

    Saluti cordiali con ammirazione.

    Dr. Felice Di Maro
    Via Adolfo De Carolis 38
    63074 San Benedetto del Tronto
    fedimaro@tin.it Cell.3385909735

  6. Perché non iniziate toccando gli stipendi superiori a € 100.000,00 all’anno? Perché non abolite i bonus o non li considerate ai fini delle pensioni? Perché non tassate chi è nato al nord rispetto a chi è nato al sud? A questo punto per prendere voti va proprio bene tutto? … Lei sa che questo modo di creare attenzione è “comunismo strisciante” o più propriamente si tratta di vero esproprio, che volete far passare per solidarietà? Lei è proprio sicura che quei soldi (chi decide il limite?) “tolti illegalmente” vadano a chi ne ha bisogno? Non pensa che l’Inps avendo incorporato un Indap fallito vuole farlo pagare a tutti? Come fa a fidarsi di un Giovannini che non è stato in grado di confrontare la media europea degli stipendi dei politici con quella dei politici italiani? … e grazie per avermi fatto ricordare quello che dicevamo populisticamente nel “68.
    Alessandro Cavazzani 1946

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