Dibattito interno al Pdl dimostra che non siamo un partito di plastica

Guardo con sincera simpatia al bisogno di alcuni esponenti del PD di disegnarsi il centro-destra che vorrebbero. Secondo me dovrebbero applicarsi di più nell’immaginare come vorrebbero essere loro, chè ce ne sarebbe un gran bisogno. Apprezzo comunque il tentativo di superare barriere ideologiche che sono state un freno non solo alla crescita del PD, che infatti non ha mai vinto un’elezione negli ultimi anni, ma anche alla normale dialettica politica. Con le appartenenze ideologiche si demonizza l’avversario e si cerca di sconfiggerlo per vie diverse da quelle democratiche. E’ quello che sta avvenendo ai danni del presidente Silvio Berlusconi. Il tentativo di “archiviazione” di Berlusconi per via giudiziaria oltre che politica, è in corso da molti anni. E’ fallito miseramente fino a oggi e credo che fallirà ancora per un bel pezzo: solo otto mesi fa Berlusconi ha preso quasi dieci milioni di voti e su quello ci dobbiamo misurare. Ecco perchè guardo con altrettanta simpatia a tutti questi tentativi di centro, centrismo, centrini, riaggregazioni in cerca d’autore per chi cerca di collocarsi in vista delle prossime elezioni europee.

Per quanto riguarda il dibattito al nostro interno, il nostro partito è in una fase di trasformazione e, com’è giusto, c’è una dialettica interna. Siamo sempre stati pitturati in maniera macchiettistica come il partito azienda, il partito di plastica… non è mai interessanto neanche ai cronisti politici raccontare la vita interna al Popolo della Libertà, i dibattiti al nostro interno. Tutto era polarizzato dalla figura certamente segmentante del nostro presidente, ma questo non significa che, al suo interno, il Popolo della Libertà non abbia visto fasi di dibattito, di confronto, di dialogo più o meno difficile. Non è un segreto che quanto accaduto in occasione del voto di fiducia, “strappato” in qualche maniera a Berlusconi qualche settimana fa, abbia provocato delle reazioni e dei cambiamenti. Berlusconi non è stato convinto dalle buone ragioni addotte per votare la fiducia, ma vi è stato costretto dagli avvenimenti. Questo ha provocato un confronto interno tutt’ora in corso, nel quale noi che siamo stati iscritti nella lista dei cosiddetti “lealisti”, chiediamo che ci sia un ricentramento della leadership di Berlusconi sul partito, che Berlusconi riprenda in mano il pallino del partito pienamente e, per questo, si proceda a un azzeramento delle cariche e a una riorganizzazione dell’assetto del partito. Mi sembra sia una cosa importante da fare in un momento in cui assistiamo allo scompaginamento delle forze politiche che sostengono il governo. Naturalmente non abbiamo mai fatto mancare il sostegno al governo, dal momento in cui abbiamo votato la fiducia e su questa base andiamo avanti sapendo molto bene che, se la stabilità è un valore, un valore ancora più importante è la capacità del governo di saper fare le cose.

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