Lampedusa: Italia custode dell’orizzonte europeo, governo sia più determinato

Signor Presidente, voglio, innanzitutto, ringraziare il Ministro Alfano per la sua relazione asciutta e niente affatto retorica. L’ho apprezzato perché, quando si parla di immigrazione, di retorica proprio ci riempiamo in tanti la bocca. Proverò anche io a seguire il corso del Ministro e a fare qualche breve considerazione in merito a quanto accaduto e all’oggetto della sua informativa.

  Intanto, Ministro – così sgombriamo subito il campo –, quello che è successo nel centro di prima accoglienza di Lampedusa è inqualificabile e lo sdegno che ha suscitato è ben poco rispetto alla gravità delle immagini che abbiamo visto. Sono d’accordo con la collega del MoVimento 5 Stelle che ha parlato poco fa: di fatto, di una gravità di un episodio del genere abbiamo parlato anche troppo poco in questo Paese.

  Mi aspettavo una vera e propria sollevazione, anche rispetto al danno di credibilità che questo episodio ha provocato in tutto il mondo rispetto al nostro Paese. Però, visto che non c’è il Governo Berlusconi, probabilmente, un fatto di questa gravità può passare anche in cavalleria in poco tempo. Lei, che è stato Ministro del Governo Berlusconi, credo che sappia meglio di molti altri che, se vi fosse stato un altro Governo in un’analoga circostanza, le cose sarebbero andate in modo ben diverso, ma tant’è, questa è la storia recente del nostro Paese.

  Noi, però, dobbiamo parlare di Lampedusa. Lei, nei mesi scorsi, ha definito Lampedusa in vari modi: il check-point Charlie del terzo millennio, l’ideale passaggio a livello fra nord e sud del mondo, il punto dove finisce l’Europa e dove comincia l’Africa. Di Lampedusa abbiamo parlato per tanto tempo e le tragedie che sono avvenute in quell’isola risaltano ancora nella nostra memoria e risalteranno a lungo nella nostra memoria. Infatti, Lampedusa, oltre a tutte le definizioni che lei ne ha dato, ci dice una cosa chiara, ovvero che noi, gli italiani, siamo, e più di molti altri, i veri custodi e i veri difensori dell’orizzonte europeo, perché l’orizzonte europeo coincide con le sue frontiere, finché queste ci saranno, e noi questo lavoro lo facciamo.

   E dobbiamo chiederci, all’esito di quello di cui stiamo parlando, se lo stiamo facendo bene o se lo stiamo facendo male. Io credo che il popolo italiano lo stia facendo molto bene, che il popolo italiano stia dando prova di un grandissimo senso di una grandissima capacità di accoglienza, di solidarietà, di comprensione e di consapevolezza, che deve essere un modello anche per i «bacchettatori» europei, a proposito di retorica, di coloro che hanno sempre una parola appropriata, ma, finché si rimane nel dominio delle parole, è facile.

  Con le azioni bisogna fare i conti ! E qui veniamo a un giudizio su quello che sta facendo il nostro Governo. Stiamo facendo bene ? Il nostro Governo sta lavorando bene rispetto a questo ? Io penso di no. A che punto è la nostra battaglia per far sì che il tema dell’immigrazione non resti un tema legato all’emergenza dell’Italia e di qualche altro Paese, ma divenga una priorità assoluta dell’agenda europea ? Agenda europea che deve cambiare, perché la stagione araba, salutata con tanto entusiasmo e fervore, e voluta anche da qualche scellerato atto muscolare di qualche vecchia potenza coloniale, ci ha consegnato dei Paesi che nel Nord Africa sono in dissoluzione, ha distrutto degli equilibri che potevano non piacerci, ma di cui non possiamo farci giudici e basta, ha rotto una serie di modelli, che adesso non trovano niente al loro seguito, non hanno più niente. E noi siamo lasciati soli ad affrontare questo scenario.

  A che punto siamo con l’operazione Mare Nostrum, con la task force mediterranea, con il rafforzamento del Frontex (ci servono soldi per rafforzare il Frontex), con la modifica del regolamento di Dublino, con il decreto-legge per l’istituzione di nuove sessioni delle commissioni territoriali ? A che punto siamo ? Infatti, non basta dire che chi sbaglia paga, purtroppo non basta. È importante, è importante, perché quello che abbiamo visto richiede, ovviamente, che si prendano subito misure, e lei lo ha fatto, Ministro.

  Non basta neppure invocare la Croce rossa, oppure, che ne so, la prossima volta i caschi blu dell’ONU, per risolvere la questione di emergenza strutturale. Perché questo è il capolavoro che siamo riusciti a fare: siamo riusciti a strutturare lo stato di emergenza, per quello che riguarda le politiche di accoglienza nel nostro Paese. E tutto questo perché ? Perché poi andiamo a cospargerci il capo in sede comunitaria, a dire che in fondo ce le meritiamo, le bacchettate. Ma non è così !

  Noi dobbiamo essere molto, molto, molto – e concludo – più determinati quando diciamo che il problema dell’accoglienza all’interno delle frontiere dell’Unione europea non è un problema dell’Italia e di Lampedusa, ma è un problema dell’Europa stessa, che noi siamo un Paese di transito e che noi scontiamo proprio il fatto di far parte dell’Unione europea, perché siamo diventati la piattaforma di transito per l’immigrazione, e che quindi l’immigrazione non può diventare un tema prioritario soltanto quando accadono tragedie come quella che abbiamo visto qualche mese fa, con morti, morti, morti da tutte le parti, ma deve diventare un tema della nostra agenda all’interno dell’agenda europea, nella quale o saremo noi a fare i protagonisti o non ci sarà nessuno e l’emergenza strutturale continuerà, continuerà, continuerà, affogata non solo nel mare della Sicilia, ma anche nel mare di retorica del quale, sinceramente, ormai siamo più che soddisfatti.

One Comment to “Lampedusa: Italia custode dell’orizzonte europeo, governo sia più determinato”

  1. Belle parole ma bisogna battere i pugni sul tavolo e dire che non vogliamo più occuparci degli immigrati se il problema non viene affrontato a livello comunitario.

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