Autostrade: sui rincari il governo non convince. Il mio intervento al Question Time

Qualche settimana fa, l’Italia è stata attraversata da una protesta dirompente, per giorni ci siamo detti che era necessario ascoltare le richieste dei ‘Forconi’, e il governo cosa fa? Approva un rincaro del 3,9% delle tariffe autostradali, danneggiando sia gli autotrasportatori, che di quella protesta sono stati parte importante, sia i pendolari. Oggi il Ministro Lupi ci dice che l’esecutivo non ha potuto impedire gli aumenti, rinegoziando gli accordi con i concessionari della rete autostradale, per rispetto dei contratti in essere, ma poi sostiene che presto lo farà. Non ci convince. Intanto, i rincari gravano sulle tasche dei cittadini, per di più in un Paese che già soffre un gravissimo ritardo infrastrutturale e che ha il costo del trasporto merci su strada più alto d’Europa. E’ inaccettabile“.

Lo ha detto la deputata di Forza Italia Deborah Bergamini, firmataria di un’interrogazione sul rincaro dei pedaggi autostradali, intervenendo in Aula durante il question time del Ministro Lupi.

Di seguito il testo della mia interrogazione:

***

Chiarimenti in merito alla mancata rinegoziazione dei contratti con i concessionari della rete autostradale, alla luce dei recenti incrementi dei pedaggi – 3-00540

BERGAMINI e PALESE. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

dal 1o gennaio 2014 sono scattati i rincari delle tariffe autostradali approvati con decreti interministeriali dei Ministeri delle infrastrutture e dei trasporti e dell’economia e delle finanze, con un aumento medio pari al 3,9 per cento;

vige in Italia un anacronistico meccanismo che prevede l’adeguamento automatico dei pedaggi autostradali all’inizio di ogni anno, a prescindere dagli investimenti attuati dalle società concessionarie;

la crisi economica che il Paese sta attraversando ha già creato numerosi incidenti e proteste. In particolare, nel dicembre 2013, il movimento dei cosiddetti forconi ha messo in difficoltà anche le organizzazioni tradizionali dell’autotrasporto;

gli aumenti delle tariffe autostradali rischiano di dare nuovi argomenti a coloro che guidano la protesta e peseranno in modo consistente sulla categoria degli autotrasportatori e su quella dei pendolari;

 il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti vorrebbe ora introdurre forme di abbonamento che servirebbero a ridurre l’impatto degli aumenti di circa il 20 per cento. Secondo stime di Confcommercio, tale operazione costerebbe, solo per coprire il settore dell’autotrasporto, circa 20 miliardi di euro. Se la facilitazione venisse estesa, come è giusto, anche ai pendolari che utilizzano l’auto per recarsi al lavoro e a tutti coloro che utilizzano l’autovettura per la propria attività, la cifra sarebbe molto più alta. Tuttavia, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti non ha fornito dettagli sulle coperture finanziarie di un’operazione tanto costosa;

gli aumenti dei pedaggi e dei costi di produzione dei servizi hanno reso, nel nostro Paese, il costo del trasporto delle merci su strada il più alto d’Europa, andando oltre la soglia di 1 euro e 50 centesimi per chilometro;

negli ultimi 15 anni il settore dell’autotrasporto ha mantenuto un andamento costante, a differenza degli altri principali Paesi europei e di quelli di più recente ingresso nell’Unione europea, che stanno evolvendo a ritmi incalzanti;

la società Autostrade per l’Italia permette, in alcuni casi, che il pedaggio dovuto non venga corrisposto, interamente o in parte: il mancato pagamento dà luogo all’emissione di un rapporto (attestato di transito/scontrino) di mancato pagamento, direttamente ai caselli o con lettera di sollecito inviata a mezzo postale, che è possibile pagare anche on line, così come previsto per i mancati pagamenti dovuti all’assenza di documentazione del casello di entrata, la cui attestazione può essere sostituita da un’autocertificazione;

la procedura adottata da Autostrade per l’Italia prevede che tale pagamento debba essere effettuato entro e non oltre 15 giorni dalla data del transito e che, trascorsi i quali, l’importo venga maggiorato degli oneri di accertamento e, in caso di mancato pagamento di quanto dovuto, venga attivata la procedura di recupero forzoso del credito;

tali mancati pagamenti sono molto frequenti e la procedura di recupero forzoso spesso non viene applicata, soprattutto nel caso in cui l’utente risieda e abbia la propria attività fuori dal territorio nazionale –:

quali siano stati i motivi che hanno indotto il Governo a non rinegoziare preventivamente i contratti con i concessionari della rete autostradale, permettendo, invece, che gli aumenti dei pedaggi fossero nuovamente e automaticamente applicati – tanto più in questo momento di crisi economica e a fronte dell’incapacità della società Autostrade per l’Italia di rientrare in possesso di pagamenti dovuti e non pagati – a scapito di tutti quei cittadini che devono, invece, sostenere continui aumenti di spesa per poter esercitare il loro diritto alla mobilità. (3-00540)

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