Europa: Italia tra i maggiori azionisti CEB ma non riceve prestiti da anni. La mia interpellanza al governo

Quando chiediamo al governo di far sentire la nostra voce in Europa, intendiamo sempre e in ogni sede. Un esempio importante è quello della Banca di sviluppo del Consiglio d’Europa (CEB), istituzione finanziaria multilaterale a vocazione sociale. L’Italia è tra i maggiori azionisti, svolge un ruolo centrale nel processo decisionale ma sono anni che non riceve finanziamenti per un progetto di sviluppo. E questo nonostante i settori di intervento della CEB riguardino aree per noi rilevanti, come l’edilizia scolastica e carceraria, la salvaguardia del patrimonio storico e culturale, la prevenzione di catastrofi naturali.

Oggi i finanziamenti della Banca sono indirizzati per lo più in base a criteri geografici ma, in una fase di crisi, riteniamo necessario che l’esecutivo intervenga per invertire la rotta e incentivare progetti trasversali, basati su aree tematiche. Noi parlamentari italiani al Consiglio d’Europa siamo pronti a lavorare in squadra con il governo se si impegnerà per realizzare questo fondamentale cambiamento. La CEB va fatta conoscere in Italia e l’Italia deve tornare a godere delle possibilità che offre“.

Lo ha detto, in Aula, la deputata di Forza Italia Deborah Bergamini, membro della delegazione parlamentare italiana al Consiglio d’Europa, nel corso di un’interpellanza urgente al governo.

***

Di seguito il testo dell’interpellanza:

Atto Camera

Interpellanza urgente 2-00327

presentato da

BERGAMINI Deborah

testo di

Martedì 3 dicembre 2013, seduta n. 130

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dello sviluppo economico, il Ministro dell’economia e delle finanze, per sapere – premesso che:

la Banca di sviluppo del Consiglio d’Europa (CEB) è una banca multilaterale a vocazione esclusivamente sociale e una delle più antiche istituzioni finanziarie internazionali europee. Quando venne creata, sulla base di un Accordo parziale tra gli Stati membri del Consiglio d’Europa, il 14 aprile del 1956, lo scopo prioritario era quello di fornire aiuti finalizzati e risolvere i problemi dei rifugiati. Da allora il suo campo d’azione si è progressivamente esteso ed oggi contribuisce in modo significativo al rafforzamento della coesione sociale in Europa;

la CEB è uno strumento chiave della politica di solidarietà europea, che, attraverso prestiti partecipa al finanziamento di progetti sociali, risponde a condizioni di emergenza, concorre al miglioramento delle condizioni di vita e alla coesione sociale nelle regioni meno avvantaggiate del continente europeo. La Ceb accorda i suoi prestiti in Europa, e opera aiutando gli Stati membri – attualmente quaranta – a perseguire una crescita sostenibile ed equa, finanziando progetti di investimento sociale suddivisi in tre ambiti, stabiliti nel 2006 dal consiglio d’amministrazione dell’istituzione: il rafforzamento dell’integrazione sociale, la gestione ambientale e il sostegno alle infrastrutture pubbliche a vocazione sociale. Per la sua attività la CEB non riceve aiuti o sovvenzione dagli Stati membri e basa la propria attività su fondi e riserve propri;

in particolare, interviene in favore dei 21 Paesi d’Europa centrale, orientale e del sud-est che costituiscono, conformemente agli orientamenti strategici del piano di sviluppo 2010-2014, un obiettivo «prioritario». Nel decennio 2002-2011 sono stati approvati progetti per oltre 21 miliardi di euro ed erogati oltre 16 miliardi di prestiti. Tra i principali paesi beneficiari vi sono la Polonia, l’Ungheria e la Romania. L’interlocutore della Banca è comunque sempre uno Stato membro, mai direttamente le imprese ed opera attraverso gli istituti bancari dei singoli Stati;

forte è la cooperazione della CEB con la Commissione europea e con altre banche regionali e istituzioni finanziarie multilaterali, come la Banca europea per gli investimenti (BEI), il Western Balkans Investment Framework (WBIF), la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS), la Banca mondiale, la Nordic Investment Bank e la Banca KFW;

di fronte alle difficili sfide dell’attuale contesto economico e finanziario internazionale, che implicano una crescita importante della domanda di prestiti da parte degli Stati membri, la CEB è chiamata a uno sforzo straordinario volto ad assicurare da un lato il contenimento dei profili di rischio e dall’altro il completo rispetto del mandato statutario-sociale;

il 4 febbraio 2011 il consiglio di direzione della CEB, con la risoluzione n. 386, ha approvato il sesto aumento di capitale della Banca, finalizzato a sostenere i principali campi d’intervento, che ha portato il capitale totale sottoscritto da 3,3 miliardi di euro a 5,5 miliardi di euro;

con la legge n. 117 del 6 luglio 2012, l’Italia ha aderito a tale aumento di capitale, per un importo complessivo di 366.078.000 euro, comprendenti l’incorporazione di riserve nel capitale liberato per 40.964.000 euro e la sottoscrizione di nuovi titoli per 325.114.000 euro, con conseguente incremento della quota di capitale detenuta fino all’ammontare di 915.770.000 euro, senza obbligo di versamento immediato, in quanto la sottoscrizione di una quota di capitale «a chiamata» non comporta esborsi finanziari effettivi;

con tale sottoscrizione l’Italia ha mantenuto la misura attuale di partecipazione e di diritto di voto e continua a svolgere un ruolo centrale nel processo decisionale: in quanto azionista della CEB, l’Italia partecipa alle riunioni degli organi di governo della Banca stessa, con rappresentanti dei Ministeri dell’economia e delle finanze e degli affari esteri;

l’Italia assieme a Francia e Germania è il maggior azionista della Banca, al 31 dicembre 2012 il nostro Paese deteneva il 16,77 per cento del capitale sottoscritto, in una quota superiore rispetto alla partecipazione ad altri organismi multilaterali di intervento finanziario;

nel decennio 2002-2011 il Consiglio d’amministrazione della CEB ha approvato prestiti a favore dell’Italia per un volume totale di 1,9 miliardi di euro, di cui 1,6 miliardi già erogati, principalmente a favore di piccole e medie imprese, per interventi di ricostruzione a seguito di catastrofi naturali, nel campo dell’istruzione, nella sanità e nelle infrastrutture locali, ma anche a favore di interventi in favore del patrimonio storico, l’edilizia sociale ed aiuti a favore di rifugiati e migranti. Tuttavia, l’ultimo progetto di sviluppo della Banca in Italia risale al biennio 2007-2009;

nel 2011, su 2,11 miliardi di euro di progetti approvati, nessuno coinvolgeva l’Italia e su 1,85 miliardi di euro di prestiti approvati, 16 milioni (0,9 per cento) riguardavano il nostro Paese. Analogamente, dei 28 progetti approvati nel 2012 dal consiglio di amministrazione della CEB, per un totale di 1.798 milioni di euro, nessuno riguardava l’Italia;

tra il 2011 e il 2013 sono stati approvati 11 progetti (per 515 milioni di euro) a favore di altrettante sussidiarie banche italiane (Intesa Sanpaolo e Gruppo Unicredit) in Europa centrale, orientale e sudorientale (quindi, non in Italia);

nel primo quadrimestre del 2013 sono state approvate undici richieste di finanziamento, per un importo complessivo di 613,9 milioni di euro. Di questi progetti due terzi (399 milioni) sono volti a potenziare la coesione sociale e tre a supporto di infrastrutture pubbliche con fini sociali (scuole, centri di ricerca, carceri). Anche in questo caso non si registrano progetti provenienti dal nostro Paese;

nel novembre 2013 è stato approvato un progetto di soli 6 milioni di euro a favore di PerMicro, intermediario finanziario attivo a livello nazionale con 13 agenzie in 10 regioni e specializzato nel microcredito a favore di immigrati;

il dato di fatto evidente è che negli ultimi anni il nostro Paese non ha usufruito dei prestiti provenienti dalla Banca di sviluppo del Consiglio d’Europa, al cui finanziamento contribuisce in maniera sostanziosa;

la questione della coesione sociale e del suo rafforzamento all’interno dell’Unione europea è uno dei temi centrali della strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva;

la Commissione europea, il 20 febbraio 2013 nella comunicazione «Investire nel settore sociale a favore della crescita e della coesione, in particolare attuando il Fondo sociale europeo nel periodo 2014-2020» (COM (2013) 83) ha elencato le sfide che la politica sociale dell’Unione dovrà affrontare nei prossimi;

tra gli obiettivi fondamentali da perseguire attraverso una piena integrazione tra utilizzo dei fondi europei, azioni ricomprese nella Strategia Europa 2020 e programmi nazionali di riforma, viene ricompreso l’utilizzo con la massima efficacia dei fondi europei. In particolare, gli Stati membri sono invitati a ricercare i modi per integrare le risorse dell’Unione europea mediante finanziamenti provenienti dalla Banca mondiale, dalla Banca di sviluppo del Consiglio d’Europa e dal gruppo della Banca europea degli investimenti;

pare quanto mai necessario promuovere una migliore conoscenza della CEB in Italia, al fine di incentivare e accrescere l’utilizzo degli strumenti finanziari messi a disposizione degli Stati aderenti, in particolare attraverso idonei strumenti di orientamento e supporto dei soggetti interessati ai finanziamenti;

i potenziali settori di intervento riguardano infatti aree che rispondono ad esigenze su cui l’attenzione è particolarmente alta in questo momento nel nostro Paese: su tutti, il tema della prevenzione di catastrofi naturali e di protezione del territorio, ed interventi di ricostruzione; azioni in favore di rifugiati e migranti; istituti penitenziari; salvaguardia e protezione del patrimonio storico e culturale;

alla luce del mutato quadro europeo negli ultimi anni, in una situazione internazionale particolarmente complicata, di fronte a una crisi economico-finanziaria di portata mondiale, bisognerebbe altresì rivedere la strategia di intervento della stessa CEB, che ha sempre privilegiato obiettivi calibrati su determinate aree geografiche, senza procedere invece per specifiche aree tematiche di azione;

in data 3 dicembre 2013 è stato audito, presso la delegazione parlamentare italiana presso l’Assemblea del Consiglio d’Europa, il professor Nunzio Guglielmino, Vice Governatore della Banca di sviluppo del Consiglio d’Europa, che ha svolto in merito alcune dichiarazioni ed osservazioni –:

quali siano le ragioni per cui negli ultimi due anni la Banca di sviluppo del Consiglio d’Europa non ha finanziato progetti di investimento sociale in Italia;

quali azioni intenda intraprendere per incentivare e accrescere l’utilizzo degli strumenti finanziari messi a disposizione dalla CEB in Italia, e, in particolare per rimuovere ogni possibile ostacolo amministrativo e burocratico che possa aggravare o ostacolare le procedure di intervento della Banca di sviluppo del Consiglio d’Europa nel nostro Paese;

quali iniziative intenda adottare per promuovere presso la Banca di sviluppo del Consiglio d’Europa un cambio di rotta nella strategia di azione, incentivando, a partire dal 2014, programmi di intervento trasversali basati su specifiche aree tematiche, e non su obiettivi territoriali;

se intenda avviare approfondimenti con la Banca di sviluppo del Consiglio di Europa, al fine di verificare la possibilità di interventi straordinari in Italia rivolti in particolare all’edilizia scolastica e carceraria, alla salvaguardia del patrimonio storico e culturale e alla prevenzione di catastrofi naturali e protezione del territorio;

se intenda agire per incentivare, presso la Banca di sviluppo del Consiglio d’Europa, politiche di sostegno e finanziamenti diretti ad istituzioni ed enti pubblici, senza ricorrere all’intermediazione degli istituti bancari privati.

(2-00327) « Bergamini, Brunetta, Abrignani, Brambilla, Giammanco, Biancofiore, Crimi, Galan, Antonio Martino, Centemero, Sandra Savino, Milanato, Garnero Santanchè, Polverini».

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