Apicoltura: Forza italia sostiene operatori del settore, maggioranza fa scelte ideologiche

Il voto di oggi sulle mozioni a favore del sistema dell’apicoltura ha messo ancora una volta ben in chiaro chi, come Forza Italia, sostiene gli operatori del settore e chi, come la maggioranza, procede per prese di posizione ideologiche che non presentano alcuna reale soluzione ai problemi del comparto”.

Lo afferma, in una nota, l’on. Deborah Bergamini, prima firmataria della mozione, sottolineando che “se oggi l’Aula si è occupata di questo tema, è perché Forza Italia lo ha messo all’ordine del giorno presentando una mozione frutto del confronto e della collaborazione con gli apicoltori. Dopo la nostra iniziativa, tutti i gruppi si sono affrettati a presentare un proprio testo, ma non – evidentemente – ad approfondire l’argomento”.

Il governo – prosegue la deputata – si è presentato in Aula impreparato, cambiando più volte posizione rispetto al nostro testo e chiedendone continue riformulazioni, fino alla proposta, da noi rifiutata, di spacchettare la mozione stessa per procedere ad una serie di votazioni distinte. Questo dopo che noi avevamo accettato le loro riformulazioni e, quindi, l’esecutivo aveva dato parere favorevole. Insomma, si sono rimangiati la parola. Spiace davvero che, alla fine, a rimetterci sia un settore che rappresenta una delle perle del nostro Made in Italy alimentare e che avrebbe meritato risposte ben più efficaci di quelle votate dalla maggioranza”.

***

Di seguito il testo della mia mozione:

La Camera,
premesso che:
l’apicoltura rappresenta un particolare comparto, fra i più complessi del settore agricolo, in cui le funzioni principali sono rappresentate dall’attività economica e dallo sviluppo rurale, dalla produzione di miele e di altri prodotti dell’alveare, e si caratterizza dalla diversità delle condizioni di produzione e di resa, nonché dalla frammentazione e dalla molteplicità degli operatori;
l’ampio interesse che tale segmento riveste nello sviluppo agricolo e per il quale è stata riconosciuta la «valenza nazionale», attraverso numerose produzioni di miele di qualità a marchio dop e igp, conferma l’importanza economica che il settore apicolo riveste in Italia, il cui giro d’affari legato alla produzione di miele, cera, polline e altri prodotti apistici, ammonta intorno ai 65 milioni di euro annui, anche grazie agli interventi volti sia a favorire nuove iniziative imprenditoriali, che a fronteggiare il fenomeno della mortalità delle api legata all’uso crescente di insetticidi tossici;
il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, a seguito dell’approvazione della legge 24 dicembre 2004, n. 313, che ha riconosciuto l’apicoltura come attività di interesse nazionale, ha provveduto, nel recente passato, a elaborare uno specifico documento programmatico all’interno del quale furono indicate una serie di linee strategiche a sostegno del medesimo comparto, sia di carattere finanziario che d’informazione, per la valorizzazione delle produzioni apistiche, la tutela della salute dei consumatori e l’educazione alimentare, oltre che per lo sviluppo dei programmi di ricerca e di sperimentazione, d’intesa con le organizzazioni apistiche;
il sopra indicato documento d’indirizzo indicava, inoltre, l’attivazione di sistemi volontari di rintracciabilità volti a ricomprendere l’analisi sui controlli di sicurezza e di qualità dei prodotti apistici, finalizzati anche alla complessità del fenomeno degli spopolamenti degli alveari e della moria delle api ed all’impiego in agricoltura di prodotti fitosanitari a base di neonicotinoidi;
la rilevante mortalità delle api registratasi negli ultimi anni, che ha determinato un impatto economico negativo per gli operatori del settore, rappresentando, inoltre, una minaccia per la tutela della biodiversità, ha inciso negativamente in maniera particolarmente grave sull’intera filiera, stimolando la messa in atto, sia a livello comunitario che nazionale, di azioni volte a contrastare l’epidemia delle api all’interno di un ampio quadro di monitoraggio ambientale, attuato attraverso l’impiego delle api quali indicatori dell’inquinamento da fitofarmaci e altri agenti;
il fenomeno degli spopolamenti degli alveari e della moria delle api, manifestatosi nella sua gravità con l’eccezionale tasso di mortalità verificatosi nel corso dell’anno 2008, ha indotto il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali ad avviare un monitoraggio nazionale denominato «Rete per il monitoraggio dei fenomeni di spopolamento e mortalità degli alveari in Italia (Apenet)», finalizzato alla raccolta di informazioni sullo stato di salute delle api sul territorio nazionale e sulla presenza e distribuzione geografica dei virus delle api e dei residui di pesticidi, acaricidi e neonicotinoidi in api, polline e cera, che minacciano la tutela degli insetti, dalla cui impollinazione dipende l’80 per cento delle colture agricole;
la sopra indicata ricerca ha dimostrato l’inaccettabilità d’utilizzo dei pesticidi sistemici come concianti dei semi, l’effetto sinergico e di interazione a cui viene sottoposto l’alveare, nonché il legame tra la presenza di pesticidi e di una serie di fenomeni patologici;
in ambito comunitario, la Commissione europea, a seguito delle conclusioni del rapporto sul settore dell’apicoltura destinato al Parlamento europeo e al Consiglio predisposto dal Commissario all’agricoltura Dacian Ciolos, ha ribadito l’intenzione di sostenere l’apicoltura europea, attraverso l’introduzione di nuove misure di sviluppo rurale finalizzate a favorire i giovani agricoltori nell’ammodernamento delle aziende e ad interventi agro-ambientali per rafforzare la presenza di piante mellifere per il sostentamento delle colonie di api;
le emergenze sanitarie alla base della moria delle api sono aggravate dall’assenza di un adeguato quadro regolatorio internazionale, per cui gli apicoltori riscontrano evidenti difficoltà in considerazione sia della mancanza di un adeguato supporto da parte dei servizi veterinari, che di una legislazione in tema di etichettatura che risulta carente;
il regolamento (UE) n. 1169 del 25 ottobre 2011, che disciplina l’etichettatura dei prodotti alimentari, inclusi quelli dell’alveare, stabilisce un periodo transitorio di tre anni dalla pubblicazione (22 novembre 2011), entro il quale l’apicoltore deve conformarsi alle nuove regole, consentendo la possibilità di utilizzare etichette conformi alla vecchia normativa, estesa a cinque anni per quanto riguarda l’etichettatura nutrizionale;
le novità apportate dal sopra indicato regolamento comunitario per i prodotti, quali miele, polline e pappa reale, risultano, tuttavia, limitate se si considera come rimanga facoltativa l’indicazione delle caratteristiche nutrizionali, a cui si aggiunge la difficoltà che all’interno dello stesso campo visivo devono essere riportate la denominazione di vendita e la quantità netta, eliminando, fra l’altro, l’obbligo di riportare il termine minimo di conservazione;
le articolate complessità che coinvolgono il settore apistico, nell’ambito delle sostanze farmacologiche autorizzate per l’utilizzo in apicoltura, richiedono, inoltre, un maggiore rigore per la salvaguardia della salute umana, nonché delle procedure più snelle nell’ambito dell’autorizzazione all’immissione in commercio dei medicinali destinati alle api;
ulteriori esigenze di carattere finanziario si rilevano, fra l’altro, nell’ambito della necessità di attribuire adeguate risorse all’apicoltura per l’aggiornamento di nuove metodiche per la diagnosi, nuovi strumenti terapeutici e nuovi protocolli di intervento da applicare per le più gravi malattie delle api;
le numerose iniziative parlamentari presentate sia nella XVI che nella XVII legislatura volte ad impegnare il Governo, sia in ambito nazionale che comunitario, all’introduzione di misure volte a fronteggiare l’emergenza causata dalla mortalità delle api, che purtroppo da alcuni anni registra una drastica diminuzione dei finanziamenti previsti per il suo contrasto, nonché al coordinamento di un’azione sinergica con gli altri Stati membri a sostegno del settore apicolo, anche all’interno della politica agricola comune, che ha determinato, fra l’altro, la moratoria sull’uso di determinati pesticidi a partire dal 1o dicembre 2013, confermano un’attenzione complessiva degli organismi nazionali e comunitari sulla filiera interessata ed il ruolo negativo che i pesticidi neonicotinoidi ricoprono, compromettendo, oltre ad uno dei settori più importanti e fiorenti della produzione agricola italiana, anche la qualità dell’ambiente e della salute,

impegna il Governo:

ad assumere iniziative per prevedere, nell’ambito del processo autorizzativo relativo all’immissione in commercio dei medicinali veterinari per il settore apistico, l’introduzione di una nuova disciplina volta a garantire una maggiore tutela e salvaguardia della salute umana, una riduzione dei tempi previsti per la realizzazione delle prove cliniche relative alla sperimentazione clinica di nuovi principi attivi da poter impiegare per la lotta alle malattie delle api e l’introduzione di tariffe agevolate;
ad assumere iniziative per prolungare il periodo di autorizzazione indicato dal comma 3 dell’articolo 13 del decreto legislativo 6 aprile 2006, n. 193, per quanto riguarda le domande semplificate di autorizzazione all’immissione in commercio di medicinali veterinari per i medicinali generici;
ad attivarsi presso l’Agenzia europea dei medicinali (European medicines agency – Emea) affinché avvii una fase di ricerca avanzata che studi anche eventuali nuovi principi attivi e conseguenti limiti massimi residuali per farmaci potenzialmente impiegabili per l’immediato futuro in apicoltura;
ad assicurare, nell’ambito dei finanziamenti destinati alla sanità ed ai diversi settori zootecnici, adeguate risorse da attribuire all’apicoltura per la messa a punto di nuove metodiche per la diagnosi, nuovi strumenti terapeutici e nuovi protocolli di intervento da applicare per le più gravi malattie delle api;
a definire una procedura semplificata di autorizzazione per l’importazione e l’utilizzo degli antagonisti biologici e l’uso di acaricidi utili per combattere parassiti vegetali ed animali che provocano gravi danni alla produzione agricola;
a promuovere, per quanto di competenza, l’insegnamento della patologia apistica;
ad assumere iniziative per prevedere la possibilità di consentire su tutto il territorio nazionale, in accordo con la Conferenza Stato-regioni, in ottemperanza delle norme tecniche e nell’ambito del piano urbanistico regionale, la realizzazione di nuovi annessi agricoli per il settore dell’apicoltura, in considerazione delle attuali difficoltà riscontrate dagli operatori apistici nel rientrare nei parametri utilizzati dalle amministrazioni, relativi di solito all’estensione dei terreni in possesso dell’azienda e non, per esempio, al numero di arnie possedute, per ottenere i nuovi volumi;
a modificare e, se necessario, a sostituire con un nuovo decreto, data la mutata situazione epidemiologica delle diverse patologie riguardanti le api, il regolamento di polizia veterinaria (decreto del Presidente della Repubblica n. 320 del 1954), in quanto gli articoli 154, 155, 156, 157 e 158 del suddetto regolamento prevedono misure troppo restrittive e non risolutive per il settore apistico;
ad intervenire, infine, in sede europea al fine di prevedere, nell’ambito della disciplina di etichettatura, che la provenienza del polline utilizzato nei prodotti sia espressamente indicata.

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