Governo si impegni per Made in Italy durante Presidenza Ue. Il mio Odg alla Camera

Dalla Cina, Renzi guarda ad Expo come a un’occasione di ‘racconto’ del Made in Italy. Bella l’immagine, meno la tempistica: i prodotti italiani vanno tutelati già a partire dal nostro semestre di presidenza europea. Per questo, ho presentato un ordine del giorno che impegna il Governo ad attivarsi urgentemente, affinché la nostra presidenza favorisca l’approvazione del regolamento sul “Made in”.
Proprio oggi, Confartigianato ha illustrato dati più che positivi sulla crescita del nostro export, evidenziando la necessità di maggiori tutele.
Le norme approvate lo scorso aprile dal Parlamento europeo sull’obbligatorietà delle etichette “Made in” per i prodotti non alimentari venduti sul mercato comunitario, sono un primo successo. Ora si tratta di portare a termine quel provvedimento organico che nel 2012 era stato bloccato dalla contrarietà dei Paesi nordici, del Regno Unito, dell’Olanda e della Germania. È necessario sostenere e premiare i produttori europei che rifiutano di seguire la scorciatoia della delocalizzazione, decidendo di investire su qualità e innovazione.

Ecco il testo dell’ordine del giorno:

. C. 1864-A
Ordine del giorno

La Camera,
premesso che,
in data 15 aprile 2014 il Parlamento europeo ha approvato con 485 voti a favore, 130 contrari e 27 astensioni, le norme per rendere obbligatorie le etichette “Made in” sui prodotti non alimentari venduti sul mercato comunitario;
è stato approvato anche un Regolamento (con 573 voti a favore, 18 contrari e 52 astensioni) che chiede pene più severe per le imprese che non rispettano le norme di sicurezza e vendono prodotti potenzialmente pericolosi;
il Parlamento europeo ha votato i testi in prima lettura per fare in modo che il lavoro svolto potesse essere ripreso dal Parlamento espresso dal voto del 25 maggio 2014 e utilizzato come base per ulteriori negoziati con gli Stati membri;
un provvedimento sul “Made in” era stato già approvato dal Parlamento europeo nel 2010 ma, nell’ottobre del 2012, il Commissario europeo al Commercio, Karel de Gucht, ha comunicato di aver rinunciato a portare a compimento la proposta di regolamento sul “Made in” a causa dell’impraticabilità di raggiungere il necessario consenso con gli Stati membri, in quanto avversato dai Paesi nordici, dal Regno Unito, da Olanda e da Germania, poiché intendeva introdurre l’obbligo di specificare sui prodotti extracomunitari il luogo di produzione in modo da fornire al consumatore una chiara indicazione: indicazione premiante per i produttori europei che non delocalizzano;
il voto a favore del “Made in” del 15 aprile 2014 segna la vittoria del fronte Italia, Spagna e Francia, particolarmente interessate ad avere un’etichetta che certifichi l’origine delle loro merci in particolare nel settore della moda, del lusso e in quello calzaturiero, e la sconfitta del fronte opposto composto da Paesi del nord e dell’est Europa, tra cui la Germania, importatori e assemblatori di materiali prodotti da Paesi non europei,
impegna il Governo
ad attivarsi urgentemente, nel contesto della Presidenza italiana del prossimo semestre europeo, per far approvare il regolamento del “Made in”.

​​​​​​​On. Deborah Bergamini

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