Sblocca Italia: dopo ok al mio Odg il governo chiarisca su concessioni autostrade

La norma dello Sblocca Italia che prevede, di fatto, una proroga delle concessioni autostradali in essere, è l’emblema di un’impostazione dirigista e di una chiusa al mercato che sono in aperto contrasto con la normativa europea, con i valori liberali e con il buon senso.  casello-autostrada

Mi auguro perciò che il mio ordine del giorno, che è stato accolto oggi dall’esecutivo, e che lo impegna il governo a spiegare gli effetti dell’entrata in vigore della norma, i casi cui verrà applicata e le modalità con cui si intende garantirne la compatibilità con il diritto europeo, serva a fare chiarezza. Anche perché dopo il richiamo da parte della Commissione Europea, è concreto il rischio che la decisione dell’esecutivo ci porti dritti verso una procedura d’infrazione di cui non abbiamo certo bisogno.

Di seguito il testo dell’ordine del giorno:

A.C. 2629-A

ORDINE DEL GIORNO

 

La Camera,

premesso che:

l’articolo 5 del disegno di legge di conversione del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, consente ai concessionari di tratte autostradali nazionali di avviare una procedura di modifica del rapporto concessorio;

il testo, che è stato modificato nel corso dell’esame in Commissione, prevede modifiche del rapporto concessorio da parte dei concessionari delle tratte autostradali nazionali, che devono essere sottoposte entro il 31 dicembre 2014 al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, devono essere esplicitamente finalizzate a procedure di  aggiornamento o revisione delle convenzioni e devono riguardare rapporti concessori in essere;

le richieste di modifica del rapporto concessorio prevedono nuovi investimenti da parte dei  concessionari, i quali sono comunque tenuti alla realizzazione degli investimenti già previsti nei vigenti atti di concessione;

le richieste di modifica del rapporto concessorio indicano inoltre che, con riferimento ai nuovi investimenti da parte dei concessionari, essi siano tenuti alla realizzazione degli investimenti già previsti nei vigenti atti di concessione e che l’affidamento di tutti gli interventi avverrà soltanto dopo il consenso preventivo dell’Unione europea;

un emendamento della Commissione ha precisato che l’attuazione delle disposizioni di cui  all’articolo 5 del decreto legge è subordinata al rilascio del preventivo assenso da parte dei competenti organi dell’Unione europea;

la disposizione in esame configura un’impostazione dirigista e chiusa al mercato, e si pone in aperto contrasto con la normativa in materia di contratti di concessione e di procedure di gara ad evidenza pubblica;

anche l’Autorità dei trasporti e l’Autorità garante per la concorrenza e il mercato hanno sollevato perplessità in merito: la prima ha paventato il rischio di “un ritorno a procedure del passato incentrate sulla determinazione in via amministrativa di canoni, pedaggi e tariffe di accesso alle infrastrutture di trasporto”; l’Antitrust ha sol­le­vato dubbi di anticoncorrenzialità;

la modifica in sede referente, e il richiamo al “rilascio del preventivo assenso da parte dei competenti organi dell’Unione europea”, è intervenuta dopo che la Commissione europea ha avviato, lo scorso 17 ottobre, la pre-procedura di infrazione Eu-Pilot, nella quale è stato chiesto alle autorità italiane di fornire approfondimenti in merito agli effetti della norma, e alla natura e la portata delle modifiche contrattuali che il provvedimento è volto ad autorizzare, per verificare la compatibilità con il diritto europeo dei contratti pubblici; in una comunicazione inviata alle autorità italiane dalla Dg Mercato interno e servizi, si osserva che la misura sembra consentire la realizzazione di “significative modifiche” ai contratti di concessione esistenti riguardanti, in particolare, lavori nell’ambito del rapporto concessorio e livello delle tariffe. Inoltre, come risulta da notizie da stampa, la Commissione, avrebbe avvertito che “potrebbero consistere in proroghe significative della durata di concessioni esistenti”. Misure, quindi, che rischiano di violare la legislazione comunitaria in materia di appalti pubblici. La direttiva Ue su questo, infatti, consente lavori complementari non previsti nella concessione in essere “solo quando divenuti necessari, a seguito di una circostanza imprevista, per l’esecuzione dell’opera prevista”, con specifiche condizioni;
inoltre, in base ad una sentenza della Corte di giustizia, se le modifiche ad un contratto pubblico in corso hanno “caratteristiche sostanzialmente diverse” dal contratto iniziale, costituiscono una nuova aggiudicazione;

impegna il Governo

ad adottare le opportune iniziative volte a chiarire gli effetti dell’entrata in vigore della norma di cui all’articolo 5 del decreto-legge n. 133 del 2014, i casi cui verrà applicata in concreto, le modalità con cui si intenda garantire la compatibilità con il diritto europeo, nonché le implicazioni concrete a cui è sottoposta l’Italia a seguito del richiamo da parte della Commissione Europea, al fine di evitare una procedura d’infrazione volta a sanzionare il nostro Paese, a causa di una disposizione normativa la cui compatibilità con il diritto comunitario desta evidenti perplessità.

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