Libia: di fronte al pericolo che ormai bussa alle nostre porte serve il coraggio di una risposta determinata e unitaria

Quello che sta accadendo in Libia è l’esempio di quanto sia rischioso far prevalere la retorica sulla politica.
La sollevazione contro il regime di Gheddafi – inserita nelle ondate di proteste che hanno coinvolto il mondo arabo nel 2011 e che sono state retoricamente definite ‘primavere’ – è degenerata in una totale dissoluzione dello stato, attraversato da sanguinarie lotte tribali e tra clan, con l’effetto di creare un vuoto di potere in cui l’IS ha avuto gioco facile ad insinuarsi.
E’ il ‘senno di poi’, potrebbe pensare qualcuno. Invece non è così. Avevamo già all’epoca tutti gli elementi per valutare effetti e ricadute dell’intervento in Libia, così come si doveva dare un peso diverso alle evoluzioni del regime di Gheddafi, caratterizzato da una fase di apertura che l’Occidente avrebbe potuto e dovuto sostenere, perché i veri cambiamenti avvengono sempre lentamente e senza bombe. Berlusconi, allora Presidente del Consiglio, aveva dimostrato grande lungimiranza e comprensione della complessa situazione libica, ma la sua voce è rimasta inascoltata.
Si è scelto di procedere senza riflettere, e il risultato è sotto gli occhi di tutti. Le popolazioni locali ne hanno guadagnato in termini di democrazia? No. Piuttosto, hanno perso ciò che avevano: ogni parvenza di sicurezza personale, ogni diritto – dato che gli islamisti non riconoscono alcuna libertà di espressione o culto -, finanche i propri averi, distrutti sotto le bombe e requisiti dai combattenti. Oggi queste persone non possono che fuggire, andando ad alimentare il traffico di vite e l’elenco delle vittime del Mediterraneo. Una tragedia enorme, quindi, da cui trae alimento l’IS, giorno dopo giorno.
Ed è così che la minaccia è arrivata alle porte dell’Italia, e dunque dell’Europa. Un’Europa fragile perché ancora priva di un’identità politica, agglomerato burocratico incapace di avere voce comune, e rilevanza, in politica estera.
Di fronte al pericolo che ormai bussa alle nostre porte serve il coraggio di una risposta determinata e unitaria che può e deve partire solo dal nostro Parlamento. Il governo si presenti quindi alle Camere, subito. E’ il momento di guardarci in faccia, dirci come stanno le cose e decidere come procedere. Senza escludere nessuna soluzione. E insieme a noi deve farlo l’Europa, grande assente ad oggi nelle crisi internazionali e nel Mediterraneo. Dopo il silenzio e l’immobilismo sul dramma dell’immigrazione e sulla crisi in Ucraina, la gravissima situazione in Libia è l’ultima chiamata per un’Ue che a questo punto non rischia più soltanto di apparire irrilevante, ma addirittura dannosa nel momento in cui il suo funzionamento rischia di bloccare e rallentare i processi decisionali anche quando si tratta dello scopo supremo di un’entità politica: la difesa dei propri cittadini.

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