La mia intervista uscita oggi su Repubblica

La mia intervista uscita oggi su Repubblicadeborah bergamini 290315

ROMA. Berlusconi prende le distanze dagli “estremismi” populisti e antieuropei. Onorevole Deborah Bergamini, è un messaggio all’indirizzo della Lega?
No. Il popolarismo è da sempre la naturale collocazione politica di Forza Italia in Europa. Siamo saldamente ancorati ai valori del Ppe: la nostra casa europea dei moderati. Casa nella quale siamo apprezzati per la nostra coerenza e affidabilità. Il che ci ha permesso di avanzare anche critiche, e di farlo con credibilità, di fronte a certe derive tecnocratiche prese dalle istituzioni europee in tempi recenti. La nostra identità è questa, e non è negoziabile. Ed è l’unica – come si vede in tutt’Europa e proprio ieri in Francia – in grado di vincere, battendo la sinistra e offrendo una proposta credibile di governo“.

D’accordo, ma ci sono ancora margini per un’intesa con Salvini? O Fi potrebbe davvero correre da sola?
“Da quando Forza Italia esiste si è fatta carico di svolgere, anche a costo di sacrifici, la necessaria sintesi tra le diverse anime del centrodestra che ci ha consentito di governare per nove anni. Dividendoci, come sta accadendo adesso, si fa solo un regalo a Renzi. Penso che Salvini ne abbia piena consapevolezza. Se però la volontà comune di battere la sinistra venisse a mancare, siamo prontissimi a correre da soli”.

Si è parlato di un possibile impegno dei dirigenti di prima linea. Anche del suo in Toscana. È una ipotesi concreta?


“Allo stato attuale no. Sono retroscena dei giornali. Siamo al lavoro per individuare la candidatura più adatta. Ma, lo dico ai nostri alleati, deve essere chiaro a tutti che né io né nessun altro si tirerà indietro se il presidente Berlusconi ci chiederà un impegno personale”.

Buona parte di Fi considera Alfano irrimediabilmente legato a Renzi. Anche con lui esistono ancora i margini per un’intesa, almeno in Campania?
“Certamente sì, ma bisognerebbe chiederlo a lui. Certo sarebbe difficile capire perché l’Ncd, che ha governato con il presidente Caldoro e che si definisce di centro-destra, cambiasse improvvisamente idea per sostenere, contro Caldoro, un candidato del Pd”.

La vecchia dirigenza del partito, da Romani a Matteoli, lancia un allarme sulla tenuta del partito. Come giudica quelle critiche?
“Sono critiche che, come tutte, vanno ascoltate con rispetto e attenzione, tanto più se arrivano da chi da sempre, in tempi di grande abbondanza ed anche oggi che di abbondanza ce n’è meno, detiene ruoli e responsabilità nella gestione e nella linea politica del nostro movimento. Sarebbe stata una prova di generosità accompagnare le legittime critiche con un po’ di autocritica”.

Romani parla dei troppi litigi e di un partito in cui “non va bene nulla” e a rischio “dissoluzione”. Secondo lei, è un pericolo reale?
“No, non è un pericolo reale, potete starne certi. Ma bisogna ammettere che esiste oggi un deficit di relazioni con la società civile da parte di Forza Italia, forse perché in questi anni si è peccato a volte di autoreferenzialità. I nostri elettori, i moderati, i liberali e i riformatori italiani, non ci chiedono di dedicare energie e capacità a diatribe interne, ma a fare proposte concrete per dare risposte ai problemi”.

Il timore del capogruppo e di altri è che, per esempio, con Fitto vada via un’altra fetta di parlamentari. Temete una nuova scissione?
“Le fratture si possono sempre ricomporre, basta volerlo. Una cosa è certa: la leadership di Berlusconi in Forza Italia non si mette in discussione”.

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