Forteto: ho depositato proposta di legge per Commissione d’inchiesta su affidamento minori

AbusoLe condanne del Tribunale di Firenze nel processo sul Forteto del Mugello, una su tutte quella a diciassette anni e mezzo del fondatore della comunità Rodolfo Fiesoli, chiamano la politica al dovere di approfondire tutti i risvolti del caso, chiarendo anche le responsabilità istituzionali di una vicenda drammatica che vede vittime dei minori.

Durante la campagna elettorale, insieme al candidato presidente di Forza Italia alla regione Toscana, Stefano Mugnai, abbiamo preso un impegno: istituire una Commissione di inchiesta per approfondire come si sia potuta determinare la vicenda del Forteto, con minori affidati ad una struttura i cui titolari erano già stati arrestati o condannati per reati proprio nei confronti di minori. Cosa non ha funzionato nei controlli? Questi malfunzionamenti potrebbero ripetersi? E’ nostro dovere capirlo per colmare eventuali vuoti legislativi in materia di affidamento e assistenza. Per questo, tenendo fede all’impegno preso, ho depositato una proposta di legge al fine di istituire una commissione d’inchiesta parlamentare. La tutela dei minori è discrimine che determina il grado di civiltà di una società. Non possiamo più accettare che certi episodi di autentico orrore, che hanno costellato la storia del Forteto, possano ripetersi in altre zone del nostro Paese segnando vite in maniera indelebile.

Di seguito il testo del progetto di legge:

Proposta di legge

D’iniziativa dell’On.

Deborah Bergamini

Commissione d’inchiesta sulle attività di affidamento dei minori a comunità e istituti, alla luce della vicenda Il Forteto di Firenze

Con la presente proposta di legge si intende istituire un’apposita commissione d’inchiesta che si faccia carico di raccogliere e tesorizzare le vicende accadute presso la struttura di accoglienza “Il Forteto” di Firenze affinché, anche alla luce di quanto riportato dalla commissione regionale d’inchiesta istituita sui medesimi fatti, si possano colmare le lacune e le smagliature legislative a livello nazionale e si possa avviare un’indagine su tutto il territorio nazionale circa la bontà delle attività delle altre strutture, comunità e istituti d’accoglienza dei minori.

L’obiettivo politico che la Commissione si prefigge è in particolare quello di fornire, attraverso un accurato lavoro di inchiesta, una serie di indicazioni utili a rendere sempre più efficienti le attività di affidamento di minori sul territorio nazionale, partendo dalle criticità che sono emerse e stanno tuttora emergendo dalla vicenda del Forteto.  Sia a livello di spiegazione del come si sia potuta determinare la vicenda del Forteto, ma anche alla luce di altre dichiarazioni di soggetti affidatari nonché dei servizi stessi, le maggiori problematicità si sono riscontrate infatti nell’individuazione netta dei ruoli e delle competenze per quanto attiene gli affidamenti giudiziari. Se infatti appare scontato porre la competenza del Tribunale in posizione apicale rispetto alle attività svolte sia dai servizi sociali che dai servizi sanitari, dalle vicende del Forteto è emerso un rapporto di collaborazione tra i due soggetti istituzionali sbilanciato, troppo spesso incancrenito, basato su anni e anni di collaborazione fiduciaria. La legge 4 maggio 1983 n. 184, modificata dalla legge 28 marzo 2001 n. 149, è chiara nell’individuare ‘chi’ debba disporre l’affidamento del minore: ai sensi dei commi 1 e 2 dell’art 4 è il Servizio Sociale del luogo in cui il minore risiede che dispone l’affidamento consensualmente con i genitori; laddove non sia possibile pervenire a questo accordo, il servizio segnala il caso al pubblico ministero presso il Tribunale per i Minorenni così da ottenere quanto prima il provvedimento da parte del giudice. Quindi, il Tribunale non opera le scelte delle famiglie e non ha in carico i processi di verifica. In definitiva e senza volersi sovrapporre al procedimento penale che in questi giorni definirà in Cassazione l’orribile vicenda de Il Forteto, è nelle smagliature del sistema che bisogna trovare le responsabilità. Al Forteto ci sono ancora dei minori collocati in affido. E questo anche dopo l’arresto – il secondo – comminato il 20 dicembre 2011, di Rodolfo Fiesoli detto il Profeta, 71 anni, fondatore della cooperativa agricola Il Forteto di Vicchio del Mugello e capo carismatico di quella realtà. I reati ipotizzati sono maltrattamenti e violenza sessuale anche ai danni di un minore. Il 23 dicembre Fiesoli viene rimesso ai domiciliari. Il 28 dicembre è la procura ad avanzare i primi dubbi sulle procedure di affidamento. Guardando indietro, Rodolfo Fiesoli e Luigi Goffredi, altro leader storico nonché anch’egli fondatore del Forteto, hanno già avuto nel 1985 una sentenza di condanna per vari capi d’imputazione tra cui «corruzione di minorenne», «sottrazione consensuale di minorenne», «usurpazione di titolo», quest’ultimo poi amnistiato. Da quella data, gli affidi sono incredibilmente proseguiti: circa sessanta sono i piccoli collocati presso persone all’interno della comunità da quella sentenza ad oggi. Alcuni, come detto, si trovano ancora adesso all’interno della struttura.  Il 16 ottobre 2012 la Procura di Firenze annuncia la chiusura delle indagini e la notifica di altri 22 avvisi di garanzia – il reato ipotizzato per tutti è maltrattamenti, ma in due casi si aggiunge l’omesso controllo – ad altrettante persone all’interno del Forteto. Non solo: in quella occasione si apprende che la Procura fiorentina ha disposto la trasmissione di parte degli atti alla Procura della Repubblica di Genova, ufficio requirente competente per le indagini inerenti ipotesi di reato a carico di magistrati del distretto di Corte di appello di Firenze. Il 27 dicembre 2012, i magistrati inviano la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di tutti e 23 gli indagati.

La stessa commissione d’inchiesta regionale si è chiesta: perché la normativa regionale non è stata in grado di scongiurare eventuali storture o errori procedurali? Cosa non ha funzionato? Ci sono meccanismi da rivedere? E’ possibile attivare maggiori tutele rispetto ai minori che finiscono in affido alle comunità o a coppie inserite in quel tipo di contesti? Da questi fatti, e dall’esigenza di rispondere a queste domande, nasce l’iniziativa di una Commissione d’inchiesta nazionale sull’affido dei minori, perché ciò che è accaduto a Il Forteto non solo non accada mai più, ma anche e soprattutto per accertarsi – si auspica – che su tutto il territorio nazionale non ci siano altre storture di tale entità.

Per tale motivo, alla Commissione è affidato il compito di acquisire informazioni ed elementi di conoscenza su tutti gli aspetti, senza sovrapporsi all’attività giudiziaria, con il compito di fornire uno studio che per ciascuna Regione definisca o analizzi gli indirizzi in materia di affidamento, ove occorra collaborando alla formazione delle indicazioni operative e organizzative, con particolare riferimento ai seguenti punti:

a) coordinamento organizzativo, a livello di zona socio-sanitaria, fra i servizi sociali dei Comuni ed i servizi dell’Azienda Usl per lo sviluppo di percorsi assistenziali integrati;

b) individuazione a livello di zona socio-sanitaria di un’area definita degli interventi minorili e nomina di un responsabile con compiti di coordinamento delle attività professionali;

c) promozione delle relazioni comunitarie e sviluppo del lavoro di rete istituzionale e professionale e con gli altri soggetti sociali che operano nel settore dei minori e della solidarietà interfamiliare;

d) superamento della parcellizzazione degli interventi per l’infanzia, l’adolescenza e la famiglia, da impostarsi e realizzarsi con l’impegno di operatori sociali, sanitari e educativi e condividendo obiettivi, responsabilità, interventi e risorse;

e) attribuzione all’assistente sociale del Comune territorialmente competente, della presa in carico del caso, con la responsabilità della “regia” del progetto individuale e con l’impegno di facilitare l’apporto integrato delle altre competenze professionali necessarie per lo sviluppo del percorso socio-assistenziale;

f) valutazione delle modalità di attribuzione di eventuali finanziamenti e  riconoscimenti da parte delle istituzioni locali.

Inoltre, alla luce di quanto è accaduto al Forteto e, di quanto potrebbe essere accaduto altrove o potrebbe nuovamente verificarsi anche sotto altre forme di violenze ed abusi, è necessario inoltre che la Commissione si faccia carico nelle regioni in cui si ravvisi la mancata applicazione della normativa nazionale, di fare da pungolo affinché sia  stilato al più presto un apposito rapporto sulle condizioni indicate per l’idoneo sviluppo del percorso affidatario, individuandolo d’intesa con la Regione stessa.

È  altresì necessario l’apporto collaborativo di tutti i servizi e degli operatori il cui intervento può essere richiesto in relazione alle esigenze del minore e della famiglia: in molte regioni non esiste o è carente un piano di verifica del progetto di affidamento in tempi programmati in modo da apportare correzioni al percorso definito e corrispondere all’impegno di tenere costantemente informati rispettivamente il Giudice tutelare o il Tribunale per i Minorenni e di presentare la relazione semestrale sull’andamento del programma assistenziale. Per questo ultimo punto è necessario vigilare per  rendere più semplici le verifiche dell’andamento degli affidi magari aumentando la collaborazione tra vari servizi sociali: molte volte, infatti, il fatto che i responsabili dell’affido siano i servizi di provenienza del minore, nei casi in cui il minore venga affidato a famiglie o strutture distanti, scoraggia il controllo. Bisogna rendere più agevole tale controllo coinvolgendo i servizi del territorio dove si trova il minore, ma è indispensabile che questi servizi si assumano la responsabilità diretta di ciò che fanno anche se per conto di servizi di altri territori.

La commissione ha altresì il compito di monitorare, su tutto il territorio nazionale, lo stato dell’arte degli uffici regionali in merito ad esempio alla formazione degli operatori socio sanitari preposti agli affidi, sollecitando, ove occorra, l’organizzazione di percorsi formativi e di aggiornamento per gli operatori impegnati nelle attività di affidamento, al fine di permettere una risposta sempre più specifica ed efficace ai bisogni espressi dalle famiglie e dai minori.

La commissione ha infine il compito di studiare i ruoli e compiti dei soggetti che decidono dell’affidamento (Istituzioni e servizi). A tal fine, la commissione, ove occorra, è tenuta a richiedere alla regione elementi utili per studiare adeguati meccanismi che potenzino il controllo regionale sugli assistenti sociali dipendenti delle Aziende Sanitarie e operanti presso i Comuni o loro enti consorziati, e sui soggetti da questi individuati per il percorso dell’affido. In particolare, laddove siano emerse responsabilità e negligenze dei servizi sociali, la Commissione sollecita la regione affinché vengano applicati gli opportuni provvedimenti sanzionatori nei confronti loro e nei confronti dei dirigenti che non ne hanno controllato l’operato.

 

 

Proposta di legge

D’iniziativa dell’On.

Deborah Bergamini

Commissione d’inchiesta sulle attività di affidamento dei minori a comunità e istituti, alla luce della vicenda Il Forteto di Firenze

Art. 1.

(Istituzione)

1.                È istituita la Commissione parlamentare di inchiesta, con funzioni d’indirizzo e controllo su tutto il territorio nazionale, del rispetto e dell’applicazione dei principi di tutela e promozione dei diritti dei minori in merito alle attività di affidamento a comunità e istituti.

2.                La Commissione, in particolare, svolge funzioni di verifica, controllo e promozione sulla programmazione e sull’attuazione degli interventi di carattere ordinario e straordinario, aventi natura finanziaria, economica e sociale o comunque destinati ad affrontare il raggiungimento della piena tutela e promozione dei diritti dei minori affidati temporaneamente nei centri e negli istituti d’affido.

 

Art. 2.

(composizione)

1.                La Commissione è  composta da cinque senatori e da cinque deputati, nominati rispettivamente dal Presidente del Senato della Repubblica e dal Presidente della Camera dei deputati in proporzione al numero dei componenti dei gruppi parlamentari e nel rispetto della proporzione di genere.

2.                La  Commissione  elegge  al  suo  interno  un coordinatore,  scelto tra uno dei suoi componenti appartenenti ai gruppi di opposizione.

 

Art. 3

(obiettivi)

1.                La Commissione persegue i seguenti obiettivi:

(1) Elabora, in collaborazione con i competenti organi regionali, uno studio che per ciascuna Regione analizzi gli indirizzi applicati in materia di affidamento, con particolare riguardo all’accertamento della presenza dei seguenti fattori:

a) presenza o meno di un coordinamento organizzativo, a livello di zona socio-sanitaria, fra i servizi sociali dei Comuni ed i servizi dell’Azienda Usl per lo sviluppo di percorsi assistenziali integrati;

b) avvenuta individuazione o meno da parte degli organi competenti a livello di zona socio-sanitaria delle aree definite degli interventi minorili e  procedure di nomina dei responsabili di coordinamento delle attività professionali;

c) adeguata promozione delle relazioni comunitarie e sviluppo del lavoro di rete istituzionale e professionale e con gli altri soggetti sociali che operano nel settore dei minori e della solidarietà interfamiliare;

d) superamento della parcellizzazione degli interventi per l’infanzia, l’adolescenza e la famiglia, da impostarsi e realizzarsi con l’impegno di operatori sociali, sanitari e educativi e condividendo obiettivi, responsabilità, interventi e risorse;

e) avvenuta attribuzione all’assistente sociale dei Comuni territorialmente competenti, della presa in carico del caso, con la responsabilità della regia del progetto individuale e con l’impegno di facilitare l’apporto integrato delle altre competenze professionali necessarie per lo sviluppo del percorso socio-assistenziale;

f) valutazione delle modalità di attribuzione di eventuali finanziamenti e  riconoscimenti da parte delle istituzioni locali.

(2) La Commissione, in collaborazione con le regioni in cui si ravvisi la mancata applicazione della normativa nazionale e in particolare con gli uffici territorialmente competenti, sentite le associazioni locali interessate e gli organi giudiziari e di polizia territorialmente competenti, elabora un rapporto di studio per tracciare il percorso assistenziale dell’affidamento di minori, mettendo in evidenza le eventuali criticità relative all’impiego delle risorse umane ed economiche atte a supportare adeguatamente i servizi operanti per l’idoneo sviluppo del percorso affidatario.

(3) La Commissione coordina ed è centro di raccolta,  a intervalli regolari, dei dati statistici disaggregati pertinenti su questioni relative a qualsiasi forma di  abuso o violazione dei diritti dei minori all’interno dei centri e degli istituti d’affido, al fine di studiarne le cause profonde e gli effetti, l’esito delle denunce, la frequenza e le percentuali delle condanne, la durata dei relativi processi, come pure l’efficacia delle misure adottate a contrasto della violenza sui minori. A tal fine, anche mediante l’opportuno coordinamento con i competenti organi di Governo, predispone una metodologia uniforme di raccolta dei dati da parte delle istituzioni giudiziarie, tribunali, corti e procure su tutto il territorio nazionale.

 

Art. 4

(compiti)

1.Per il conseguimento dei suoi compiti istituzionali la Commissione, anche mediante teleconferenza o comunque con l’adozione dei mezzi più idonei al contenimento delle spese ed alla massima partecipazione su tutto il territorio nazionale,  può procedere ad audizioni di personalità esperte nei settori di sua competenza, di rappresentanti di associazioni e sindacati e di altri soggetti ritenuti idonei a consentire l’acquisizione di puntuali cognizioni, utili allo svolgimento dei compiti della Commissione stessa.

2. Per le finalità di cui all’articolo 3,  a richiesta della Commissione le regioni forniscono i dati e gli elementi sull’attuazione del programma e dei singoli progetti di competenza delle amministrazioni locali, degli enti pubblici e delle imprese pubbliche e private di carattere locale.

3.La Commissione, alla fine del suo mandato, formula un documento unitario  volto ad assicurare il perseguimento e l’attuazione delle buone politiche sugli affidi, che delinei i limiti del sistema nazionale e tracci l’eventuale necessità di adeguamento della legislazione regionale vigente al  principio di tutela e promozione dei minori nei centri di affido, rilevando altresì l’eventuale mancato rispetto degli impegni comunitari e operando un vaglio di riordino degli organi e degli organismi territorialmente competenti.

 

Art. 5

1. La Commissione dura in carica due anni e presenta alle Camere una relazione sulle proposte avanzate secondo quanto disposto dall’articolo 4.

2. Per l’espletamento delle sue funzioni, la Commissione fruisce di personale, locali e strumenti operativi messi a disposizione dai Presidenti delle Camere, di intesa tra loro.

3. Le spese per il funzionamento della Commissione sono stabilite nel limite massimo di 70.000 euro e sono poste per metà a carico del bilancio interno del Senato della Repubblica e per metà a carico del bilancio interno della Camera dei deputati.

 

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