Forza Italia in Toscana: facce nuove e passione contro il sistema di potere del Pd

Deborah Bergamini La Nazione Toscana Forza Italia 080915

1)    Forza Italia a Firenze in questa fase significativa quale ruolo vuole giocare?

Per il nostro movimento è iniziata una fase nuova, con il rinnovamento della classe dirigente e l’insediamento del nuovo coordinamento regionale guidato dal bravissimo Stefano Mugnai. Qui siamo all’opposizione, a Palazzo Vecchio come in Regione. Siamo ambiziosi, e vogliamo utilizzare questi anni per ricostruire il centrodestra a partire dal territorio, insieme agli altri partiti – Lega e Fratelli d’Italia -, ma anche coinvolgendo liste civiche e movimenti che hanno intenzione di compiere un pezzo di strada insieme a noi perché convinti della necessità di mandare all’opposizione la sinistra.

2)    Il rilancio del partito è iniziato con le persone. Quali obiettivi avete?

I nostri eletti nelle istituzioni, la nostra classe dirigente tutta, è una squadra motivata che vuole far riprendere a Forza Italia il ruolo politico che le spetta. Deve essere chiaro che noi siamo alternativi al Pd e al sistema di potere che questo partito ha creato a Firenze e in Toscana. Dobbiamo radicarci sempre di più sul territorio ed essere punto di riferimento istituzionale per i cittadini, le famiglie, le imprese e il mondo del lavoro. Vogliamo riportare a votare il nostro elettorato che negli ultimi anni si è stancato della politica, e conquistare spazi nuovi: sono convinta che riusciremo a vincere anche questa sfida perché gli Italiani, con gli ultimi tre governi, si sono sempre più impoveriti e ormai non credono più alle promesse della sinistra. Sta a noi riportare il Paese nella sicurezza e nella prosperità e questo può avvenire solo abbassando le tasse e rendendo lo Stato più ‘leggero’ ed efficiente, ossia meno costoso, meno invasivo e meno burocratico.

3)    Firenze rischia davvero di perdere il G7?

Questo ce lo devono dire il sindaco Nardella e soprattutto Renzi, che l’anno scorso scrisse, nella lettera di commiato ai fiorentini: «Ho proposto al governo di tenere a Firenze il Summit G8 del 2017. L’Italia come sempre in questi casi potrà fare bella figura proponendo ai leader dei Paesi più importanti del mondo il luogo simbolo del Rinascimento». Ancora una volta, se non ci saranno smentite, sarà evidente che si trattava dell’ennesimo annuncio. Noto che il premier ha utilizzato questa città come trampolino per la ribalta nazionale, ma non le sta riservando alcuna attenzione particolare. Con la perdita del G7, Firenze dovrebbe rinunciare anche ai 200 milioni di euro che sarebbero arrivati per completare le infrastrutture: sarebbe una doppia sconfitta.

4)    Questione migranti. Come giudica il modello Rossi sull’accoglienza diffusa in piccoli gruppi? Ci sono Comuni che non hanno ancora accolto nessuno.

Quella dell’immigrazione è una delle più gravi emergenze che l’Occidente abbia mai dovuto affrontare. Occorre umanità ma occorre anche concretezza. L’emergenza immigrazione è indissolubilmente legata a questioni di politica estera che in passato sono state gestite con troppa superficialità dai paesi occidentali, basta pensare a quello che è accaduto in Libia. Al governo Renzi rimprovero di non essere riuscito per lungo tempo a convincere i partner europei della drammaticità della situazione e dell’urgenza di agire tutti insieme. Se non si cambia passo rapidamente, l’Italia rischia di diventare stabilmente quel parcheggio della disperazione che le immagini dei tg quotidianamente raccontano. Certi errori non possono ricadere sui cittadini, e se alcuni Comuni toscani non hanno attrezzato strutture di accoglienza, non possiamo fargliene una colpa. Del resto, quello dell’immigrazione non è né il primo, né l’unico, caso in cui il governo ha scaricato le sue responsabilità e difficoltà sui Comuni.

5)    Come pensate di riconquistare l’elettorato che la Lega anche in Toscana vi ha portato via?

La Lega Nord è sempre stato un nostro alleato, governiamo insieme centinaia di Comuni e le Regioni Liguria, Lombardia e Veneto. Abbiamo accenti diversi, su questo non c’è dubbio. L’elettorato di Forza Italia e quello leghista non sono sovrapponibili, ma complementari, il nostro elettorato di riferimento è quello moderato per cui mi sembra una forzatura affermare che la Lega ci abbia portato via voti. Noi e loro lavoriamo al comune obiettivo di riportare il centrodestra al Governo del Paese. Gli ultimi sondaggi mostrano che in caso di elezioni il centrodestra unito (Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia) supera il Pd. È bene quindi incominciare da subito a dar vita ad iniziative concordate e comuni, dentro e fuori del Parlamento, per far tornare il centrodestra al governo del Paese. Muoversi all’unisono è la maniera più efficace per vincere le elezioni amministrative di primavera e successivamente quelle politiche.

6)    Da dove bisogna ripartire? Le piazze? Le imprese? I nostri disoccupati?

Imprese e disoccupazione sono due facce della stessa medaglia, ed è evidente che sono in cima alle nostre preoccupazioni. Il 40,5% dei nostri giovani è senza lavoro (mentre negli altri Paesi dell’Eurozona la disoccupazione giovanile è in media la metà della nostra, il 21,9 per cento), oltre il 12% degli italiani è disoccupato. Purtroppo quello che il governo potrebbe fare per accelerare questo processo non viene fatto, a cominciare dal rifinanziamento dei fondi per l’imprenditoria giovanile erogati dal Mise attraverso Invitalia, fondi che hanno permesso la nascita di oltre 120mila aziende con effetti importanti sull’occupazione. È inutile puntare tanta verve propagandistica sul Jobs Act se poi non si mettono in grado i giovani di essere utili a sé e agli altri, rendendoli protagonisti di un sistema economico-produttivo nuovo, in cui siano loro stessi a creare lavoro. L’autoimprenditorialità per molti è l’unica alternativa alla disoccupazione e all’emigrazione. Per far ripartire l’Italia, anche in questo caso, servono meno retorica e più fatti. D’altronde, se la disoccupazione in Germania è al 4,7% mentre in Italia è quasi il triplo, evidentemente vuol dire che il nostro governo non è all’altezza della situazione e non sa cogliere i segnali di ripresa che si stanno manifestando in Europa.

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