Quando le donne in politica saranno considerate esseri pensanti e non adoranti?

Mi domando quando arriverà il giorno in cui le donne con ruoli di responsabilità nella politica italiana saranno considerate esseri pensanti e non adoranti. Perché in politica la dimensione razionale resta appannaggio degli uomini e quella emotiva è riservata alle donne? Ciò che, personalmente, osservo ogni giorno è esattamente il contrario. Ma la narrazione mediatica degli eventi obbedisce ancora a questo vecchio copione.

La conferma mi è giunta ieri mattina, leggendo un articolo di retroscena politico pubblicato su Repubblica.

Nel pezzo, che riporta vere o presunte divisioni in correnti di Forza Italia rispetto alle scelte da compiere per le elezioni comunali a Roma – non mi interessa qua entrare nel merito – vengono di fatto attribuiti agli uomini citati dei ragionamenti di strategia politica e alle donne menzionate (e ribattezzate “cerchio magico”) delle scelte dettate da una categoria non della ragione ma della passione: l’“adorazione”.

Secondo il cronista, infatti, mentre tutti i politici uomini che cita (Toti, Romani, Matteoli, Brunetta, Gasparri, Storace, Salvini) propongono scelte di schieramento – anche diverse tra loro – basandosi su strategie e valutazioni razionali, che meritano anche un virgolettato ciascuno all’interno dell’articolo, le politiche donne semplicemente “adorano” Marchini. Non una riga è spesa per spiegare l’eventuale ragionamento che sottenderebbe a questa scelta. Quella dell’“adorazione” non è certo una categoria politica o della ragione. Come ben spiega anche il vocabolario Treccani, infatti, l’atto di adorare richiama in primo luogo alla sfera religiosa e quindi, per estensione, all’avere un grande amore, passione e ammirazione per qualcosa fino addirittura all’“inchinarsi davanti a persona o cosa in atto di ossequio e di omaggio”. Atto che compirebbero alcune donne di Forza Italia per Marchini ma che nello stesso articolo non viene attribuito ai sostenitori dell’opzione Meloni. Come mai i colleghi uomini non “adorano” Giorgia Meloni?

Come mai, soprattutto, un brillante cronista che scrive su un giornale che si vuole progressista veicola – immagino inconsapevolmente – una immagine tanto stereotipata delle donne in politica, facendo pensare che siano mosse solo da passioni e umori e necessitate ad inchinarsi a qualcuno?

Come parlamentare italiana che da sempre si batte contro la discriminazione ai danni delle donne, rifiuto questo stereotipo. Non dispero che nell’Italia del 2016, con uno dei Parlamenti a maggior presenza femminile d’Europa e con tante donne che con grande fatica si sono affermate nelle loro professioni e nei loro progetti di vita e di lavoro, e dunque anche in politica, si possa finalmente superare questo cliché. Per farlo occorre un importante aiuto da parte dei media: le parole pesano sempre, e raccontano lo stato del nostro Paese molto di più di quanto non crediamo.

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