Londra, il significato dell’elezione di Sadiq Khan

Deborah Bergamini natale 2015Da stanotte Londra ha un nuovo sindaco.
E’ un sindaco laburista, e questo attiene probabilmente ad una logica nazionale britannica, e cittadina (gli ultimi scandali finanziari che hanno coinvolto Cameron e le esternazioni quantomeno pirotecniche di Boris Johnson che ha definito Obama un “mezzo keniano”non hanno probabilmente aiutato il campo conservatore), nonché ad una logica dell’alternanza che, in democrazia, è quasi matematica e fa sì che dopo due mandati gli elettori esprimano volontà di cambiamento.
Il nuovo sindaco di Londra, però, non è solo questo. E’ anche un musulmano (di origini pachistane) e questo dettaglio, in questo momento, in una città in cui gli attacchi terroristici di kamikaze musulmani sono arrivati già nel 2005, è un messaggio.
E non è un messaggio “di sinistra”, come alcuni commentatori nostrani e faciloni hanno ritenuto di scrivere. L’attuale ministro dello sviluppo economico britannico, Sajid Javid, conservatore, è pure di origini pachistane e musulmano. Per dire che le minoranze etniche e religiose sono integrate, in Inghilterra, in tutti i partiti in campo.
La sua elezione è un messaggio più alto, un messaggio della civiltà occidentale e dei suoi cittadini a coloro che alzano il vessillo (nero) della barbarie, radono – letteralmente – al suolo la nostra storia (comune) e inneggiano a nuovi comunitarismi su base religiosa e a gerarchie identitarie.
Ed è un messaggio anche a coloro che, tra noi, sono caduti nella trappola dei barbari ed usano le stesse identiche argomentazioni, seppur rovesciate.
A prescindere dai colori politici, invece, la civiltà occidentale è prima di tutto liberale. Liberale alla Tocqueville, con la preminenza della persona, dell’individuo, sulle comunità – etnica, religiosa, o di qualsiasi altro genere – di appartenenza.
In questo anche Khan, il neoeletto sindaco di Londra, è un liberale, forse persino a sua insaputa. Lo dimostra nel momento in cui afferma di essere “un londinese, un europeo, un britannico, un inglese, un musulmano, di origini asiatiche e pachistane, un papà e un marito”. Nell’affermare la sua molteplicità di appartenenze rinnega un modello comunitario – che alcuni vorrebbero affermare anche a Londra, e vedremo come saprà affrontare questa sfida – e dimostra l’inclusività del liberalismo occidentale, ad oggi l’unico sistema che abbia saputo garantire una pacifica e paritaria convivenza tra diversi.
Un punto da tenere bene a mente nel momento in cui un po’ in tutta Europa tornano di moda visioni identitarie e comunitarie. I cittadini di Londra oggi ci ricordano che dobbiamo scegliere da che parte stare e non (solo) da un punto di vista destra/sinistra ma anche – e prima – da quello della difesa della civiltà rispetto alla barbarie. Della nostra civiltà, che è prima di tutto liberale.

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