Brutto segnale governo che non accoglie mio odg per imprese balneari

BalneariQuando dalle promesse si passa ai fatti appare chiaro chi vuole tutelare le imprese balneari italiane e chi invece no. Ritengo che il Governo abbia compiuto un gravissimo errore non accogliendo il mio ordine del giorno in cui chiedevo che si rinegoziasse l’applicazione della direttiva Bolkestein o che quanto meno si prevedesse un periodo transitorio congruo per permettere ai concessionari l’ammortamento degli investimenti realizzati, così come è avvenuto anche in altri paesi europei con situazioni costiere e turistiche simili alle nostre come Spagna e Portogallo.

Sulla tutela in questa direzione delle imprese balneari il Governo non ha ritenuto di doversi impegnare ma semplicemente di ‘valutare l’opportunità’, non comprendendo che ha già perso troppo tempo e che è il momento di adottare misure urgenti e concrete a tutela del comparto. Ma soprattutto è inaccettabile che il Governo, nell’ambito del riordino della materia, non abbia voluto accogliere la mia richiesta di escludere che alle concessioni balneari sia applicato in maniera generalizzata ed automatica il sistema di affidamento tramite asta, disattendendo tra l’altro la pronuncia della Corte di giustizia europea che ha chiarito che le aste non sono obbligatorie. Il mio ordine del giorno, peraltro, non le avrebbe escluse, ma chiedeva solo che non fossero generalizzate ed automatiche. Davvero un brutto segnale di indifferenza del Governo verso migliaia di piccole imprese italiane del settore turistico. Infine ringrazio i colleghi Alberto Giorgetti e Francesco Paolo Sisto per il loro impegno in Aula e in Commissione nel sostenere insieme a me le istanze dei balneari.

 

Qui il testo dell’Ordine del Giorno non accolto dal governo.

Ordine del giorno

 

La Camera,

premesso che

i commi 3-septies e 3-octies dell’articolo 24 del provvedimento in esame intervengono in materia di concessioni demaniali marittime, sia sotto il profilo della proroga delle concessioni, che relativamente ai procedimenti pendenti per il pagamento dei canoni demaniali ed al termine per il riordino complessivo della materia;

in particolare il comma 3-septies dell’articolo 24 interviene sulla questione della proroga delle concessioni disponendo la validità ex lege dei rapporti concessori già instaurati e pendenti in base all’art. 1, comma 18, del D.L. n. 194 del 2009. Si tratta della norma che ha prorogato fino al 31 dicembre 2020 la durata delle concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative in essere alla data di entrata in vigore del decreto (30 dicembre 2009) e in scadenza entro il 31 dicembre 2015;

la disposizione si è resa necessaria a seguito della sentenza della Corte di giustizia europea, che ha dichiarato illegittima la proroga disposta dal legislatore in merito alle concessioni demaniali marittime a finalità turistico ricreative; l’articolo 1, comma 18, del decreto-legge n. 194 del 2009, come modificato dall’articolo 34-duodecies del decreto-legge 179/2012, aveva infatti disposto, in attesa della revisione complessiva della legislazione nazionale in materia, la proroga sino al 31 dicembre 2020 delle concessioni in essere alla data del 30 dicembre 2009 ed in scadenza entro il 31 dicembre 2015;

la Corte ha quindi dichiarato illegittima la proroga automatica ma, al contempo, ha riconosciuto la necessità di tutelare il legittimo affidamento se, al momento del rilascio della concessione, sia stata osservata una pubblica evidenza. Inoltre, la Corte ha rinviato al Giudice nazionale il compito di valutare se la proroga di una concessione sia legittima o meno in virtù dell’abbondanza del bene concesso;

ad ogni modo, il Governo ha ora il dovere di attivarsi, data l’inerzia nel procedere ad un riordino della materia, per evitare eventuali contrasti con la normativa comunitaria e, nello specifico, con la direttiva Bolkestein, per offrire soluzioni ai problemi di un settore – quello delle imprese turistiche titolari di concessioni demaniali -strategico e fondamentale per il nostro Paese;

se è vero che la Corte di giustizia Ue ha sancito la non validità della proroga automatica di tali concessioni per tutti fino al 2020, come deciso dallo Stato italiano, è altrettanto vero che si possono e si devono salvaguardare gli imprenditori che hanno fatto investimenti, ponendo a carico dello Stato l’onere di provare eventualmente il contrario e, quindi revocare la, o anticipare la revoca della, concessione;

in ogni caso, è necessario avviare un percorso nelle opportune sedi comunitarie per rinegoziare i termini della Direttiva Bolkestein e fare in modo che le concessioni demaniali relative agli stabilimenti balneari, nonché il settore del commercio ambulante, siano escluse dall’applicazione automatica e generalizzata del sistema di affidamento tramite asta; –

 impegna il Governo

ad attivarsi presso le istituzioni comunitarie per rivedere la decisione di applicare la direttiva Bolkestein  alle concessioni demaniali relative agli stabilimenti balneari, nonché al commercio ambulante, o, quantomeno, per prevedere l’estensione della durata del regime transitorio per un tempo abbastanza ampio da permettere ai concessionari l’ammortamento degli investimenti realizzati, secondo quanto disposto anche in altri Paesi dell’UE, nonché in ogni caso, per escludere tali concessioni dall’applicazione automatica e generalizzata del sistema di affidamento tramite asta.

 

Bergamini

 

 

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