Referendum, con Sì a rischio democrazia

referendumIl dibattito finora si è giustamente concentrato nel vedere i difetti delle modifiche apportate dalla riforma costituzionale ma, a mio modo di vedere, il pericolo maggiore viene da quegli articoli che, seppur rimasti identici, hanno visto cambiare il proprio significato. Ci sono articoli infatti che nonostante non siano stati toccati dalla riforma, hanno visto ribaltata la propria ratio, in quanto immaginati dai Costituenti per un Parlamento eletto col proporzionale, ma che verranno applicati ad una Camera eletta con un sistema iper maggioritario come l’Italicum.
Ebbene, se si prende ad esempio l’articolo 64 della Costituzione, esso al primo comma recita: “Ciascuna Camera adotta il proprio regolamento a maggioranza assoluta dei suoi membri”. Questo primo comma dell’articolo 64 C., nella riforma costituzionale del Governo, è rimasto identico, seppure sia stato aggiunto (senza specificare né come né quando) che “I regolamenti delle Camere garantiscono i diritti delle minoranze parlamentari. Il regolamento della Camera dei deputati disciplina lo statuto delle opposizioni”. Una affermazione astrattamente meritevole ma, siccome sarà un solo partito ad avere la maggioranza assoluta nella prossima Camera grazie al premio attribuito dall’Italicum, sarà questo partito a decidere se e quali diritti concedere alle minoranze parlamentari.

Detto ciò, se passiamo ad analizzare un paio di semplici esempi concreti vediamo i pericoli che nasconde la riforma. L’articolo 13 del Regolamento della Camera dei deputati, al punto 1 stabilisce che “La Conferenza dei presidenti di Gruppo è convocata dal Presidente della Camera, ogniqualvolta lo ritenga utile, anche su richiesta del Governo o di un presidente di Gruppo, per esaminare lo svolgimento dei lavori dell’Assemblea e delle Commissioni…”.
Ebbene, se al referendum dovesse prevalere il Sì, con il combinato disposto dell’Italicum, il partito che vincerà le elezioni potrà “impossessarsi” della Capigruppo, senza colpo ferire, semplicemente cancellando qualche parola da questo articolo e trasformandolo così: “La Conferenza dei presidenti di Gruppo è convocata su richiesta del Governo per esaminare lo svolgimento dei lavori dell’Assemblea e delle Commissioni…”.
Oppure pensiamo all’articolo successivo del Regolamento della Camera, l’articolo 14: “Per costituire un Gruppo parlamentare occorre un numero minimo di venti deputati”. Sempre per il motivo che il Regolamento parlamentare della Camera si può cambiare con la maggioranza assoluta dei deputati e che il partito che vincerà con l’Italicum avrà questa maggioranza assoluta da solo, potrà ad esempio emendare questo articolo e trasformarlo così: “Per costituire un Gruppo parlamentare occorre un numero minimo di trecento deputati”, così da far fuori tutti i partiti di opposizione, impedendo loro di costituirsi in gruppi parlamentari, e costringendo tutti i deputati di opposizione a iscriversi in un unico gruppo misto. Sono esempi semplici per sottolineare la pericolosità, per la nostra democrazia, del combinato disposto fra la riforma costituzionale e l’Italicum. Il partito che si impossessa del Regolamento della Camera si impossessa della Camere stessa e del potere legislativo: uno scenario davvero inquietante e tutt’altro che irrealistico.

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