CASA DELLE DONNE: L’APPELLO DELLE PARLAMENTARI  FI AL SINDACO

Un appello per salvare la Casa delle Donne di Viareggio che ospita il centro antiviolenza L’Una per l’altra, da oltre 20 anni un punto di riferimento in Toscana per l’associazionismo femminile e la tutela dei diritti. Sono 12 le parlamentari di Forza Italia ad avere firmato la lettera indirizzata al sindaco del comune versiliese, Giorgio del Ghingaro su iniziativa della responsabile della Comunicazione del partito, Deborah Bergamini, contro la decisione dall’amministrazione locale di vendere lo storico immobile di via Marco Polo. Le parlamentari azzurre, dalla vice presidente della Camera Mara Carfagna alla senatrice Barbara Masini,  sono scese in campo per chiedere al primo cittadino “di trovare una soluzione condivisa che, scongiurando il trasferimento, possa garantire la prosecuzione delle attività”, evitando così di disperdere l’enorme patrimonio culturale e morale rappresentato dalla Casa. Nell’appello in difesa dello spazio, che dal 2001 ad oggi ha già aiutato più di 1700 donne vittime di abusi, le deputate sottolineano l’impegno quotidiano delle volontarie “a contrastare la violenza di genere, con seminari ed iniziative che coinvolgono le scuole e la cittadinanza in generale”. L’obiettivo dell’iniziativa, nata per salvaguardare l’esperienza di un progetto sociale ultradecennale, è impedire la chiusura di un luogo che è sinonimo di assistenza, protezione, sostegno psicologico e prevenzione, ma anche simbolo di libertà. “Negli ultimi mesi, i casi di femminicidio, si sono susseguiti in numero preoccupante e, – insistono le deputate – non possiamo gridare la nostra indignazione e promettere maggiori tutele e poi lasciare che il pragmatismo dei numeri vinca sul buonsenso: è un’offesa a tutte quelle donne che, tra mille sofferenze e difficoltà, combattono ogni giorno contro le discriminazioni e gli abusi.” La lettera prosegue “Il buongoverno di un’amministrazione locale si misura anche dalla sua capacità di contribuire all’eliminazione del divario di genere, perché i diritti umani si tutelano – forse soprattutto – a partire dalle nostre città. E’ nelle nostre strade, nelle nostre scuole e nelle nostre case che si vince la sfida della tutela della dignità e dell’integrità delle donne”. Da qui, l’auspicio che la Giunta voglia rivedere la decisione presa o nel caso in cui non si potesse fare a meno di effettuare il trasferimento, che “siano le operatrici stesse che gestiscono la Casa ad essere coinvolte nel processo di individuazione della nuova struttura” per poter continuare a garantire alle vittime alcuni requisiti indispensabili, come la privacy e la riservatezza.

La lettera, negli intenti delle parlamentari, è aperta a ulteriori e successive sottoscrizioni, provenienti anche da esponenti di altre forze politiche.

 

 

 

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