Archive for ‘Commissione esteri’

6 novembre 2013

Il mio intervento in Aula su decreto missioni internazionali e di cooperazione allo sviluppo

Signor Presidente, giunge finalmente in sede di discussione sulle linee generali in Aula la conversione in legge del decreto-legge sulla proroga delle missioni internazionali, delle nostre missioni di pace. Io voglio iniziare questo mio intervento – che, premetto, sarà più breve di quello dei colleghi che mi hanno preceduto – innanzitutto con una annotazione – consentitemelo – storica, ma brevissima, ovvero con la voglia di ricordare che l’Italia ha partecipato negli ultimi 20 anni a oltre 130 missioni militari all’estero, sia in ambito NATO, che in ambito Unione europea, che in ambito ONU. Non lo ricordo a caso, lo ricordo perché nel corso degli anni l’attenzione dell’opinione pubblica su quello che riguarda la nostra strategia di peacekeeping internazionale ha avuto modulazioni diverse. Oggi, quando si parla di missioni di peacekeeping da parte del nostro Paese ci si concentra in particolare su due aspetti: da una parte – e lo abbiamo sentito in molti interventi che mi hanno preceduto – sulla necessità di una razionalizzazione di tutto quello che è lo strumento militare, e dall’altra sulla selvaggia necessità di procedere a un taglio di spesa. E spesso, quando noi parliamo di missioni militari del nostro Paese, immediatamente arriva il sillogismo della necessità di contenere e di tagliare le spese.

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23 settembre 2013

Oggi all’Onu, mio impegno contro violenza sessuale nei conflitti

Ho presento oggi, nel corso di un seminario alle Nazioni Unite, la mia risoluzione, approvata all’unanimità dalla Commissione esteri della Camera, che impegna il Governo italiano ad agire in sede internazionale per la prevenzione della violenza sessuale nelle aree di guerra ed a sostenere la proposta di legge libica che equipara le vittime di violenza sessuale alle vittime di guerraDeborah Bergamini Onu Unitar violenza sessuale conflitti

E’ indispensabile che gli Stati nei loro rapporti bilaterali con i paesi attraversati da conflitti o in transizione democratica, così come la comunità internazionale nel suo complesso, agiscano in modo chiaro e forte contro la violenza sessuale, che va considerata e perseguita come un crimine di guerra a tutti gli effetti, un’arma per niente costosa e dagli effetti devastanti. Allo stesso modo è fondamentale trovare nuovi modi per sostenere i processi di peacebuilding, operando per una pacificazione nazionale che garantisca alle vittime di stupri e violenze sessuali il riconoscimento della loro sofferenza. Per questo ho offerto la mia piena collaborazione al progetto dell’Ara Pacis Initiative volto alla costruzione di un archivio audiovisivo sulle testimonianze delle vittime di stupro durante il conflitto libico. E’ importante preservare la memoria dell’orrore perché questo non si ripeta“.

Lo ha detto il capogruppo del PdL in Commissione esteri alla Camera, Deborah Bergamini, durante un incontro alle Nazioni Unite dal titolo “La verità necessaria” dedicato all’utilizzo dello stupro come arma nella zone di guerra e alla legge in discussione in Libia che equipara le vittime di violenze sessuali alle vittime di guerra. Al seminario hanno preso parte anche Zainab Hawa Bangura, sottosegretario generale delle Nazioni Unite e rappresentante speciale per la violenza sessuale nei conflitti, il Ministro della Giustizia libico Salah Al Marghouni e il Premio Nobel per la pace Leymah Gbowee.

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31 luglio 2013

Egitto: Ue parli con voce unica, va garantita transizione inclusiva

Deborah Bergamini Istanbul Condivido il richiamo del Ministro Bonino all’Europa per cui la solidarietà e il comune agire devono essere un processo e non una richiesta di conformarsi di fronte a scelte già prese e posizioni già assunte e mi pare che sull’Egitto i paesi membri stiano effettivamente dando prova di una buona capacità di coordinamento tra loro e con le istituzioni europee. La situazione al Cairo, del resto, è esplosiva, come ha detto lo stesso Ministro, per cui è assolutamente necessario che l’Europa parli con voce unica appoggiando e sostenendo una transizione democratica che deve essere inclusiva, ovvero deve prevedere la partecipazione di tutte le parti in causa, di tutti i movimenti, i partiti e gli orientamenti della società civile. Solo in questo modo la situazione in Egitto può avere un’evoluzione pacifica e democratica, evoluzione che non avverrà dall’oggi al domani né necessariamente secondo un percorso semplice e lineare e proprio per questo la comunità internazionale deve mostrarsi coerente ed unita“.

Lo dichiara in una nota Deborah Bergamini, capogruppo Pdl in Commissione Esteri alla Camera, in seguito all’audizione del Ministro Bonino.

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30 luglio 2013

Violenza sessuale nei conflitti. Molto soddisfatta per unanimità su mia risoluzione

Sono molto soddisfatta che la mia risoluzione che impegna il Governo ad agire in sede internazionale per la prevenzione della violenza sessuale nei conflitti armati sia passata all’unanimità oggi in Commissione Esteri. Ringrazio tutti i colleghi che hanno voluto sottoscriverla. E’ molto importante che l’orientamento della comunità internazionale sia chiaro sul punto: la violenza sessuale è un crimine di guerra e come tale va perseguito. Ed è fondamentale che gli stati, nei rapporti bilaterali che intrattengono con i paesi in conflitto o in transizione democratica, appoggino gli sforzi che vanno nella direzione dell’eradicazione del fenomeno.” deborah bergamini 13

Lo ha dichiarato Deborah Bergamini, capogruppo Pdl in Commissione Esteri, a margine della votazione.

Sempre più spesso, e metodicamente, infatti, la violenza sessuale è utilizzata nelle situazioni di conflitto a scopi intimidatori, punitivi e di pulizia etnica. Le prime vittime di queste pratiche sono ovviamente le donne ma anche i bambini, e molti uomini. La violenza sessuale sfida il concetto convenzionale di minaccia alla sicurezza: essa è spesso invisibile e non viene percepita allo stesso modo, per esempio, delle ferite causate dalle mine antiuomo. Tuttavia lo stupro è un’arma a tutti gli effetti, meno cara dei proiettili e che non richiede alcun addestramento specifico. E’ lowcost, ma di forte impatto. Inoltre è spesso resistente ai processi di disarmo e cessate il fuoco e i suoi effetti durano negli anni in quanto lascia le vittime devastate anche da un punto di vista psicologico e, oltretutto, alle prese con lo stigma sociale che le isola. Auspico che, in futuro, il Parlamento sappia esprimersi in modo univoco anche su altri temi altrettanto importanti” ha concluso Bergamini.

Di seguito il testo della risoluzione:

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18 luglio 2013

Consiglio europeo, il mio intervento durante l’audizione di Moavero

Molto si è detto sugli esiti positivi per il nostro Paese di questo Consiglio europeo. Si è molto parlato dei risultati nell’ambito del sostegno all’occupazione giovanile… Io credo che i dati più importanti siano, ovviamente, la chiusura della procedura di infrazione, fatto importante se vogliamo ricominciare a pensare in modo programmatico per il nostro Paese. Un risultato che, ricordo sommessamente, è frutto di manovre e manovre aggiuntive cominciate all’inizio del secondo semestre del 2011 e che ci porterà, se ci terremo su un rapporto deficit/pil del 2,4-2,5%, nel 2014 qualcosa come 15-16 miliardi di euro incrementali. E’ una cifra anche superiore alle prime che si erano evocate, quindi una buona notizia.

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14 luglio 2013

Shalabayeva, strumentalizzazione da respingere con fermezza

La strumentalizzazione messa in atto da Sel, Movimento 5 Stelle e alcuni esponenti del Pd sulla vicenda della kazaka Alma Shalabayeva e di sua figlia, merita di essere respinta con grande fermezza“. Lo dichiara in una nota Deborah Bergamini, capogruppo del PdL in Commissione esteri alla Camera dei Deputati. “Ribadiamo la massima fiducia nel Ministro Alfano e nel corretto operato del governo“.

30 maggio 2013

Ue: ci vuole accordo fiscale per multinazionali

Quando verrà il momento di affrontare la questione degli artifici fiscali a cui, in Europa, ricorrono le multinazionali – a cominciare dalle web company – che, sfruttando le diverse regolamentazioni fiscali dei paesi membri dell’Ue riescono a pagare imposte minime rispetto ai propri fatturati?“. Deborah Bergamini

E’ questa una delle domande che ha posto Deborah Bergamini, capogruppo Pdl in Commissione esteri, questa mattina al Ministro Moavero durante un’audizione dedicata agli esiti del Consiglio europeo.

Credo che sia necessarioha continuto Bergaminitrovare un accordo comunitario che eviti il perpetuarsi di questa pratica che, di fatto, è una vera e propria alterazione del mercato a tutto discapito delle imprese che non hanno una dimensione multinazionale“.

28 maggio 2013

Violenza sulle donne, oggi ci impegniamo per tolleranza zero

Questa ratifica giunge nel momento più adatto, e dunque proprio per questo troppo tardi. Stiamo infatti registrando nel nostro paese un incremento drammatico della forma più efferata, traditrice, ignobile di violenza contro le donne: quella che chiamiamo “domestica”, che è pure un aggettivo troppo gentile, neutro. E’ la violenza da parte di uomini che dovrebbero amare le donne che hanno accanto: compagni, mariti, padri, figli.”

Così Deborah Bergamini, Pdl, primo firmatario della legge di ratifica della Convenzione di Istanbul ha annunciato il voto favorevole del Popolo della Libertà sul provvedimento.

Il cammino della Convenzione – ha continuato Bergamini – parte da lontano, da quando, negli anni ’90, si è affermata la consapevolezza che la violenza contro le donne non è un fatto privato ma una discriminazione e, come tale, un problema che riguarda tutta la società, non solo la vittima. Oggi, con questo trattato, ci poniamo l’obiettivo di tolleranza zero verso questo tipo di violenza, aggiungendo dunque un ulteriore tassello a quel percorso, con la convinzione che, senza sicurezza, ogni diritto rimane solo carta straccia.

Ancora oggi, anno 2013, nella maggior parte del mondo il destino, per le donne, è già scritto. E anche qui, in Italia, in Europa, la crisi pesa in particolare sulle spalle delle donne e mette a rischio quelli che consideravamo diritti acquisiti. E’ quindi necessario più che mai che si moltiplichino gli sforzi per combattere la discriminazione e la violenza contro le donne, e per affermare la loro parità di accesso a ogni segmento della vita di un paese, vigilando affinché dietro all’urgenza delle tante questioni che scuotono oggi il nostro continente non si celi il pericolo che l’uguaglianza rimanga solo un’aspirazione. Questo sì sarebbe uno spread inaccettabile.”

Dunque si deve, ha concluso Bergamini, “rendere più sicura la vita delle donne all’interno e all’esterno dei confini europei, con la consapevolezza che nessuna società potrà mai definirsi civile fin quando verrà lasciato spazio a queste violenze, e all’indifferenza che le tollera.”

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21 maggio 2013

Politica estera, il mio intervento durante l’audizione del Ministro Bonino

Signor Presidente,

do il mio più caloroso benvenuto al ministro Bonino. Desidero ringraziarla per aver dato in poco tempo un quadro molto chiaro, concreto e circostanziato delle priorità che lei ha individuato per il suo Ministero.

Ho molto apprezzato la scelta di aprire la sua audizione con un aspetto che sta a cuore a tutti noi: la fortificazione di quella che lei ha chiamato la “diplomazia della crescita” o “diplomazia commerciale”, sottolineando il ruolo prioritario che dobbiamo dare alla capacità di internazionalizzare ancora di più le nostre imprese, al fine di renderle più competitive in un momento in cui stanno scontando una pesante crisi di competitività. Il Ministro ha citato dei dati sulle esportazioni che sembrano negare questo aspetto; non ritengo però che sia così. Il Ministro ha sottolineato altresì quanto tutto questo sia importante se strettamente connesso ad una promozione culturale del nostro Paese.

Abbiamo un patrimonio culturale straordinario, ma non siamo altrettanto capaci di promuoverlo nel mondo. Dobbiamo fare le due cose insieme, attraverso un concerto ed un coordinamento che auspico essere davvero crescente fra tutti i dicasteri interessati a questo tema.

Con la riforma della Farnesina abbiamo fatto molto; adesso però si tratta di rendere ancora più pragmatico e coordinato l’approccio, anche attraverso la rete dei nostri istituti di cultura, ma ovviamente non mi riferisco soltanto a questo.

Si tratta di un elemento chiave e di una priorità per tutti noi, che mi porta a muovere una seconda riflessione, che è stata anche la sua seconda riflessione, signora Ministro, sia sul ruolo che l’Italia intende giocare all’interno dell’Unione europea, sia, più in generale, su un’Unione europea che, pur rimanendo un magnete rispetto ai Paesi che ne stanno fuori, non riesce più a costruire una forza d’ispirazione, di fiducia e di progettualità al suo interno. Il solco fra i Paesi del Nord e del Sud Europa, che è già marcato, rischia di farsi ancora più profondo: anche se non se ne parla molto o lo si riduce ad una questione puramente economica, questo costituisce un problema davvero grave e serio per il futuro della nostra Europa e passa necessariamente da un rilancio e da una revisione del rapporto tra l’Italia e la Germania.

Quest’ultimo purtroppo è viziato – non da oggi, né da ieri, né da ieri l’altro – da forti pregiudizi che, in tempi di crisi economica e – me lo lasci dire – anche di crisi di categorie culturali e spirituali all’interno della nostra Europa, rischiano di diventare ancor più gravi. Ritengo che sul punto dovremo condurre una forte azione politica, perché non credo di peccare di immodestia nel dire che dall’importante revisione dei rapporti tra Italia e Germania passa davvero l’asse portante del futuro della nostra Europa.

Questo mi porta poi a parlare di Mediterraneo. Il combinato disposto fra la crisi di risorse e quella economica e spirituale dell’Europa da un lato, e, dall’altro, l’esplosione di quelli che abbiamo chiamato i movimenti della «primavera araba» – ma che sarei più neutrale nel definire piuttosto «stagione araba» – ha prodotto un’accelerazione straordinaria nel Mediterraneo così come siamo abituati a pensarlo, che ha superato qualunque pianificazione politica e sociale. Oggi ci troviamo al centro di un’area geopolitica nella quale i nostri cugini spagnoli disoccupati vanno a cercare lavoro in Marocco e i nostri cugini portoghesi disoccupati vanno a cercare lavoro in Angola.

Si apre dunque una circolarità completamente diversa rispetto a quella cui siamo stati abituati a pensare, che ci costringe a scelte di priorità e progettuali completamente diverse.

Non starò qui a dire, perché non ve n’è il tempo, quant’è importante accompagnare la transizione democratica dei Paesi protagonisti della stagione araba, rispettando tutte le loro peculiarità. Ogni Paese ha una sua storia e sue particolarità e faremmo grandissima confusione a cercare di tenerli tutti insieme. La situazione della Libia, rispetto all’accompagnamento verso una transizione democratica del Marocco e dell’Egitto, è completamente diversa. Di certo queste vicende ci ricordano la centralità assoluta del Continente africano, forse anche inaspettata nelle forme che ha preso, estremamente diverse tra Nord e Sud del Sahara.

Questo richiede da parte del Governo italiano un’assoluta partecipazione, perché nell’Africa che siamo sempre stati abituati ad immaginare come un luogo da assistere o come un focolaio di conflitti, violenze, carestie e miseria, troviamo invece uno straordinario potenziale di sviluppo economico.

Mi riferisco ad esempio alla velocità e all’accelerazione che in quel Continente stanno subendo tutti i fenomeni digitali: si tratta di elementi non secondari, quando parliamo di come l’Italia deve porsi e di quanto sia centrale il suo ruolo. Ci sarà ovviamente occasione di parlare dei singoli Paesi (dalla Somalia al Mali ed alla Nigeria). Vorrei soltanto aggiungere che ho apprezzato la sua parola di coinvolgimento del Parlamento per quanto riguarda le questioni europee: è importante e fondamentale, perché anch’io mi riconosco in un federalismo europeo per un’Europa dei Parlamenti.

Ciò mi porta ad aggiungere un altro aspetto sulla crisi di risorse, che rende estremamente difficile il lavoro di cooperazione. Chi lavora nelle istituzioni europee – come me, che, ad esempio, ho l’onore di far parte del Consiglio d’Europa, dove lei andrà domani, signora Ministro – sa molto bene quanto oggi diventi difficile tradurre dalla carta e dai buoni princìpi alla concretezza delle azioni sul campo le dinamiche di politica di vicinato, perché i budget si stanno restringendo. Dovremmo fare i conti con il fatto che questo è un fattore oggettivo, che ci porterà ad essere sempre meno capaci di progettare e sempre più capaci di reagire, e in questo vedo un gravissimo pericolo.

Dal momento che ho parlato proprio del Consiglio d’Europa, ho molto apprezzato la parte del suo discorso in cui dice che dobbiamo essere credibili, se ci proponiamo come modello per gli altri. La credibilità di un’istituzione è data dal suo corretto funzionamento: i tempi lunghi della nostra giustizia, la lesione dei diritti di difesa e la condizione delle nostre carceri sono elementi sui quali non potremo mai dirci credibili, fino a quando i nostri problemi interni non saranno stati risolti, non solo secondo le nostre buone intenzioni.

Proprio in virtù di questo, faccio riferimento alla sua sensibilità rispetto al tema delle carceri. La ringrazio di aver citato il caso del carcere di Grasse, dove nel 2010 un mio concittadino, Daniele Franceschi, perse la vita in circostanze ancora da chiarire (c’è un’inchiesta in corso), e dove poche settimane fa è avvenuta la morte di Claudio Faraldi. Le chiedo veramente tutto l’impegno da parte del suo Ministero affinché si faccia chiarezza fino in fondo su questi due decessi, che rappresentano qualcosa di non tollerabile. Seguendo la vicenda di Daniele Franceschi, ho visto quant’è stato difficile riuscire ad avere elementi di verità e certi di quanto sia successo, dopo tre anni.

20 maggio 2013

Violenza sulle donne, tra poco Italia sarà 5° paese ad aver ratificato Convenzione di Istanbul

Oggi la Commissione esteri della Camera dei Deputati ha avviato ufficialmente l’iter che porterà alla ratifica della Convenzione di Istanbul per il contrasto alla violenza sulle donne e alla violenza domestica. E’ questo un passo avanti molto importante di un percorso iniziato nella scorsa legislatura che procede adesso speditamente grazie al sostegno di tutte le forze politiche, e del governo.Deborah Bergamini

Lo dichiara in una nota Deborah Bergamini, Pdl, capogruppo in Commissione Esteri e prima firmataria di una proposta di legge per la ratifica della Convenzione di Istanbul.

Il provvedimento arriverà in Aula già la prossima settimana e, sono sicura, sarà approvato in tempi brevi, così come avverrà al Senato. Presto, dunque, l’Italia sarà il quinto paese ad aver ratificato questo strumento internazionale, il primo legalmente vincolante nell’ambito della violenza sulle donne. E’ un atto di cui andare fieri, un segnale chiaro di vicinanza e impegno delle istituzioni a fianco delle troppe donne che ogni giorno, nel nostro paese, sono vittime di violenza” ha concluso Bergamini.

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