Posts tagged ‘accesso al credito’

8 aprile 2016

Confindustria: tasse, burocrazia e accesso al credito frenano le imprese

Altro che semplificazione, sblocca-Italia e cambia-verso. La maggior parte degli imprenditori giudicano che oggi, rispetto al passato, sia più complicato avviare una nuova attività economica nel nostro Paese per colpa di tasse eccessivamente alte e di una burocrazia troppo asfissiante.

Sempre più imprenditori si stanno accorgendo che c’è un abisso fra le slide e le promesse del Governo Renzi e la realtà. Per gli imprenditori italiani, dopo tasse e burocrazia, il maggior ostacolo alla loro attività è costituto dalla difficoltà di accesso al credito. Negare il credito a chi ha le carte in regola per ottenerlo risulta ancor di più insopportabile alla luce degli scandali bancari che hanno investito il Governo e il Pd.

confindustria

3 maggio 2013

Bene Draghi su taglio del costo del denaro, ora banche facciano la loro parte

Il taglio di 25 punti base del costo del denaro da parte della Banca Centrale Europea, è una misura per la quale dobbiamo ringraziare Draghi, che si sta comportando da Statista/Banchiere muovendosi, con i mezzi e nei limiti concessi dalla BCE – che non ha gli stessi poteri delle altre banche centrali – con la massima attenzione e determinazione per reimmettere liquidità nel sistema. Facciamo però i conti senza l’oste, cioè le banche: perché ci siano ricadute nelle tasche delle nostre aziende e delle nostre famiglie dovranno passare molti mesi dato che le banche non sono mai altrettanto veloci nel recepire l’abbassamento del costo del denaro quanto lo sono a recepirne l’aumento. Poi non hanno l’obbligo di riaprire i rubinetti del credito, che noi sappiamo essere uno degli elementi chiave per far riprendere l’economia in questo Paese, perché magari investono quel denaro nell’acquisto di BTP. Non è quello che serve adesso alle nostre famiglie e alle nostre imprese.

2 maggio 2013

Bene Draghi su taglio tassi Bce, ora però c’è da monitorare le banche e cambiare approccio dell’Ue, per questo serve un governo politico

Deborah Bergamini Fondazione De GasperiIl taglio del tasso di interesse da parte della Bce è una misura per la quale dobbiamo ringraziare Draghi che si sta comportando da ‘statista banchiere’, pur nei limiti dei poteri Bce, che non ha gli stessi margini di azione delle altre banche centrali. Draghi sta operando con determinazione per reimmettere liquidità nel sistema, il problema è vedere come reagiranno le banche e, di conseguenza, che tipo di ricaduta avrà questa operazione sulle aziende e sulle famiglie e quando se ne cominceranno a percepire gli effetti positivi. Gli istituti bancari, infatti, sono non sono mai tanto veloci nel recepire l’abbassamento del costo del denaro rispetto a quanto lo sono invece quando questo costo aumenta. Dobbiamo inoltre evitare che utilizzino di nuovo la maggiore liquidità per comprare bot invece di sostenere l’economia reale“.

Così Deborah Bergamini, deputato Pdl, ha commentato, ospite di Sgy Tg 24, il taglio di un quarto di punto dei tassi di interesse dell’area euro deciso dalla Banca centrale europea. Ancora interpellata sulle politiche europee, Bergamini ha affermato di ritenere che “il vero problema sia che nell’Unione europea si guardano i paesi come fossero delle slide di Power Point, senza tener conto che invece si tratta di corpi vivi con differenze profonde e con organizzazioni diverse. Lo sforzo di adattarsi a una cornice imposta da paesi forti costa moltissimo a tanti altri paesi, non solo all’Italia. Se non si capisce che dobbiamo uscire da questa visione teorica dei paesi membri qualunque manovra o sacrificio non saranno mai sufficienti. Per questo – ha concluso Bergamini – era necessario avere un governo politico in grado di difendere gli interessi nazionali in sede comunitaria. L’esperienza ci ha mostrato che un governo tecnico non è in grado di farlo“.

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19 febbraio 2012

Il governo vigili affinché la liquidità che la Bce offre alle banche arrivi alle imprese

Sono 25mila le piccole e medie imprese che rischiano di fallire per mancanza di liquidità, bruciando oltre 600mila posti di lavoro. Sono un terzo del totale quelle che ottengono meno credito del richiesto o non lo ottengono affatto, mentre le più fortunate pagano interessi raddoppiati negli ultimi tre mesi.

Sono dati che arrivano dalle fonti più diverse (Prometeia, Cer, Cgia di Mestre, Unioncamere) e che confermano in maniera drammatica la difficoltà di accesso al credito, i rubinetti chiusi delle banche anche di fronte a richieste di liquidità modeste e con ampie garanzie di solvibilità. Di pari passo con previsioni tra le più nere sulla produzione – ormai la recessione in tutta Europa è considerata un dato di fatto – sta crescendo il cosiddetto “credit crunch”, la difficoltà di accesso al credito. Negato a fatica dalle banche, ma ormai sotto gli occhi di tutti.

Secondo il Centro Europa Ricerche (Cer) nel 2012 è prevista una stretta dei finanziamenti pari a 200 miliardi, con una flessione del 5% e un ulteriore calo di un punto a mezzo nel 2013. Una dinamica drammatica secondo proiezioni che arrivano fino a un calo degli impieghi dell’11%. Per Prometeia si marcia verso un sostanziale azzeramento degli investimenti da parte delle piccole e medie imprese, che pure sono la spina dorsale di questo paese.

Le banche italiane hanno potuto attingere a prestiti della Bce al tasso dell’1% per 116 miliardi complessivi, ma gli imprenditori lamentano di non aver visto un solo centesimo. Gli istituti di credito, peraltro alle prese con il rigore patrimoniale imposto dalle autorità comunitarie, hanno utilizzato la maggior parte di quei soldi per riacquistare bond da loro stessi emessi (con buon guadagno), per acquistare titoli di Stato o per parcheggiare quella liquidità nei forzieri della stessa Bce.

Fioccano le lamentele per fidi bloccati, richieste di rientro da un giorno all’altro, costi del denaro proibitivi e contemporaneamente crediti della pubblica amministrazione che non paga. La Bce a breve riaprirà i forzieri ai quali le banche potranno nuovamente attingere in quantità illimitata e a un tasso ridicolo. Occorre che questa volta la liquidità vada verso il mondo produttivo. Ma serve anche e soprattutto che il governo, dove gli ex-banchieri non mancano, si muova. Altrimenti si fa presto a parlare di sviluppo, ma poi…

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