Posts tagged ‘Africa’

12 gennaio 2017

Meningite, Governo sottovaluta rischi provenienti da immigrati

meningiteSecondo il Governo, che ha risposto in Commissione ad una mia interrogazione, non ci sono grandi rischi che gli immigrati che arrivano sulle nostre coste possano essere portatori di malattie infettive. Noi riteniamo invece che il Governo stia sottovalutando questo pericolo. È noto, infatti, che i paesi dell’Africa subsahariana vengono definiti in letteratura “cintura della meningite”; non a caso ai turisti che si recano in quelle zone è consigliato di vaccinarsi proprio a causa dell’alto tasso di incidenza della malattia. Ho chiesto quindi al Governo di sapere che tipo di controlli sanitari si effettuano sui migranti, in specie di origine subsahariana, che accogliamo sul nostro territorio, poiché affidarsi ai buoni auspici che il meningococco non viaggi con i migranti non è una tutela per la salute pubblica. Ricordiamo tutti come fino a pochi mesi fa, di fronte ai nostri sospetti che anche i terroristi viaggiassero sui barconi insieme ai migranti, ci veniva risposto che ciò non era vero. Peccato che tali affermazioni si basassero solo su teorie – rivelatesi ovviamente fallaci – e non su dati concreti. Non vorrei che commettessimo due volte lo stesso errore, stavolta con viaggiatori molto più piccoli e visibili come i batteri.

15 aprile 2016

6000 arrivi dall’Africa in Italia in tre giorni e il governo Renzi scrive lettere all’Ue

Quello che sta avvenendo con gli immigrati nel nostro Paese è drammatico, ma il governo fa come gli struzzi, mette la testa sotto la sabbia e cerca di ignorare quella che invece è l’emergenza numero uno.

Ieri abbiamo appreso che ci sono sette milioni di italiani che sono al di sotto della soglia di povertà ma il nostro Paese dedica al contrasto alla povertà solo seicento milioni di euro. Per fare fronte all’emergenza immigrazione, invece, spendiamo tre miliardi di euro l’anno. Oggi l’emergenza immigrazione è la priorità assoluta nel nostro Paese, ma il tema viene nascosto o comunque dipinto come poco importante. I numeri ci impongono invece di chiedere al governo Renzi di fare chiarezza: se sono arrivati seimila migranti dalle coste del Nord Africa in appena tre giorni, significa che i numeri di cui parla il generale Serra, consigliere militare dell’inviato speciale Onu in Libia, di un milione di immigrati pronti a partire dalla Libia non sono numeri da fantascienza ma sono numeri realistici.

Anche davanti alla paventata chiusura della frontiera da parte dell’Austria, la reazione di Renzi è sempre la solita: parole, parole, parole. La realtà è che questo Governo non è riuscito in alcuna maniera a mettere in campo nulla per far sì che l’Italia non venisse lasciata drammaticamente sola a gestire i flussi di migranti.

Il Governo ha accettato l’accordo dell’Ue con la Turchia senza avere però garanzie in cambio e ricordiamoci che noi, pur essendo uno dei maggiori contributori netti dell’Unione europea, non veniamo ascoltati in proporzione a ciò che rappresentiamo in Europa anche in termini di spesa che sosteniamo. Quando abbiamo chiesto una ripartizione dei profughi equa e proporzionale fra tutti gli Stati membri dell’Ue, il Governo si è accontentato di qualche generica rassicurazione e non è successo niente. Quando abbiamo messo in guardia rispetto al rischio che la chiusura della rotta balcanica dei migranti potesse scatenare ancora una volta un’altra ondata migratoria in Italia, questa volta attraverso la Puglia, anche lì il Governo si è accontentato di generiche garanzie. Ma dov’è la forza, tanto rivendicata a parole dal Governo Renzi, nella negoziazione nei confronti dell’Unione europea? Non c’è. Mentre noi ci facciamo carico da soli di difendere i confini sud dell’Europa, dobbiamo assistere alla costruzione di muri o strutture non meglio precisate ai nostri confini Nord.

Renzi scrive

9 settembre 2015

Ok Juncker su profughi ma rimane problema immigrati economici

IMG_0317E’ certamente positivo il richiamo del presidente Juncker ad una piena assunzione di responsabilità dell’Unione Europea e di tutti gli Stati membri sulla questione dei profughi che scappano dalle guerre. Rimane tuttavia immutato un altro problema, cioè di come l’Europa debba attrezzarsi per fermare all’origine, o respingere, l’insostenibile flusso di immigrati per motivi economici.

Che nell’attuale Unione Europea manchino sia l’unione che l’Europa è cosa che diciamo da tempo così come da tempo sosteniamo la necessità di distinguere fra chi scappa dalle guerre, dall’Isis, e vuole rifugiarsi in Europa, e chi invece in Europa tenta di entrare clandestinamente in cerca di una fortuna economica che purtroppo non potrà mai trovare, visto che non ve ne sono le condizioni. Sollecitiamo il governo a prendere una posizione chiara e netta su questa questione perché al momento l’Italia sembra essere spettatrice, e non attore protagonista, di quel che si decide in Europa.

7 agosto 2014

Caso di infibulazione a Perugia: anche in Italia dobbiamo tenere alta l’attenzione sui diritti umani delle donne

Campagna-END-FGML’incredibile e drammatica vicenda accaduta a Perugia, dove una coppia di nigeriani è stata arrestata per aver sottoposto le figlie a infibulazione, deve essere per tutti un monito a tenere alta l’attenzione sul rispetto dei diritti umani, che non sono mai conquistati una volta per sempre ma vanno tutelati e salvaguardati ogni giorno, anche nelle democrazie più avanzate.

Pochi giorni fa abbiamo celebrato l’entrata in vigore della Convenzione di Istanbul, che annovera tra le pratiche da perseguire e contrastare anche le mutilazioni genitali femminili. Non sono mancate, in quell’occasione, le solite voci discordanti che ci accusavano di occuparci di tematiche non urgenti. Purtroppo, ancora una volta, la realtà ci ha dato ragione: anche in Italia, nel 2014, l’integrità del corpo femminile non è un diritto acquisito. L’infibulazione è una pratica orribile e barbarica che mette a repentaglio la salute e spesso anche la vita di chi è costretto a subirla. Contrastarla significa non solo far fronte ai nostri obblighi internazionali e applicare con severità la legge, ma anche promuovere un’efficace iniziativa culturale a difesa della dignità e dei diritti umani delle donne.

24 giugno 2014

Nigeria, la gravità della situazione richiama tutti a responsabilità

La notizia dei nuovi, drammatici rapimenti in Nigeria, con decine di giovani e giovanissimi sottratti alle proprie famiglie, chiama la comunità internazionale ad un’assunzione di responsabilità e ad un maggiore impegno a tutela dei diritti umani, a partire dalla libertà individuale.

Diritti che in Nigeria vengono ormai sistematicamente violati, secondo una strategia estremistica del terrore che impedisce di sentirsi al sicuro anche nei luoghi di crescita e integrazione sociale, come le scuole. È necessaria una mobilitazione continua per sconfiggere definitivamente questi soprusi, l’enormità dei fatti impedisce a chiunque di voltarsi dall’altra parte.

23 giugno 2014

Bene scarcerazione Meriam ma non abbassiamo la guardia. Consiglio d’Europa si impegni per difesa cristiani perseguitati

La scarcerazione di Meriam dopo mesi di assurda reclusione è una notizia che accogliamo con sollievo e soddisfazione. E’ importante che la pressione mediatica, l’azione politica e la mobilitazione internazionale proseguano affinché i diritti di tante altre donne come Meriam siano rispettati.
E’ indispensabile mantenere alta l’attenzione sulla persecuzione dei cristiani in Africa, un fenomeno dimenticato dai media ma che miete troppo spesso vittime, e non è tollerabile che ci siano aree del Mondo in cui è ancora possibile perdere la libertà personale e addirittura rischiare una condanna a morte perché si considera l’apostasia un reato penale.
La decisione del tribunale sudanese è un segnale di speranza ma deve indurci a non abbassare la guardia, perché la battaglia per l’affermazione dei diritti è lunga e necessita dell’impegno di tutti. Sottoporrò perciò la questione al Consiglio d’Europa affinché tutti gli Stati membri si impegnino per la difesa dei cristiani e, più in generale, per la tutela della libertà di religione che è un diritto umano fondamentale.

20 giugno 2014

Donne rapite in Nigeria: Forza Italia aderisce alla manifestazione di domani a Roma

 

consulta lazio nigeria donne

Forza Italia, anche tramite i club Forza Silvio, aderisce alla manifestazione organizzata domani a Roma per le studentesse rapite in Nigeria dal gruppo terroristico Boko Haram.

Di fronte all’inaccettabile ferita inferta alla libertà di queste 240 ragazze, è compito di ogni paese democratico e della comunità internazionale tutta far sentire la propria voce e mantenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica per un impegno globale a tutela dei diritti delle donne. Un plauso va alla Consulta Femminile per le pari opportunità della Regione Lazio, alla Nigerian Community Rome-Lazio e all’Associazione interculturale Griot per aver promosso l’iniziativa.

30 dicembre 2013

Congo: governo non deve ‘seguire la situazione’ ma trovare una soluzione

”Quando ci si trova a dover gestire un caso tanto delicato come il dramma delle famiglie italiane impossibilitate a tornare a casa con i loro figli, e che oggi si trovano per di più esposti al pericolo di disordini violenti, un governo non può limitarsi a ‘seguire la situazione’, ma deve trovare una soluzione. Osservare e attendere gli sviluppi, basandosi su contatti verbali e vaghe promesse, ha portato ad aggravare le cose, l’intervento del premier non si è dimostrato determinante, ora è arrivato il momento di far valere il peso dell’Italia e riportare a casa i nostri connazionali”.

21 maggio 2013

Politica estera, il mio intervento durante l’audizione del Ministro Bonino

Signor Presidente,

do il mio più caloroso benvenuto al ministro Bonino. Desidero ringraziarla per aver dato in poco tempo un quadro molto chiaro, concreto e circostanziato delle priorità che lei ha individuato per il suo Ministero.

Ho molto apprezzato la scelta di aprire la sua audizione con un aspetto che sta a cuore a tutti noi: la fortificazione di quella che lei ha chiamato la “diplomazia della crescita” o “diplomazia commerciale”, sottolineando il ruolo prioritario che dobbiamo dare alla capacità di internazionalizzare ancora di più le nostre imprese, al fine di renderle più competitive in un momento in cui stanno scontando una pesante crisi di competitività. Il Ministro ha citato dei dati sulle esportazioni che sembrano negare questo aspetto; non ritengo però che sia così. Il Ministro ha sottolineato altresì quanto tutto questo sia importante se strettamente connesso ad una promozione culturale del nostro Paese.

Abbiamo un patrimonio culturale straordinario, ma non siamo altrettanto capaci di promuoverlo nel mondo. Dobbiamo fare le due cose insieme, attraverso un concerto ed un coordinamento che auspico essere davvero crescente fra tutti i dicasteri interessati a questo tema.

Con la riforma della Farnesina abbiamo fatto molto; adesso però si tratta di rendere ancora più pragmatico e coordinato l’approccio, anche attraverso la rete dei nostri istituti di cultura, ma ovviamente non mi riferisco soltanto a questo.

Si tratta di un elemento chiave e di una priorità per tutti noi, che mi porta a muovere una seconda riflessione, che è stata anche la sua seconda riflessione, signora Ministro, sia sul ruolo che l’Italia intende giocare all’interno dell’Unione europea, sia, più in generale, su un’Unione europea che, pur rimanendo un magnete rispetto ai Paesi che ne stanno fuori, non riesce più a costruire una forza d’ispirazione, di fiducia e di progettualità al suo interno. Il solco fra i Paesi del Nord e del Sud Europa, che è già marcato, rischia di farsi ancora più profondo: anche se non se ne parla molto o lo si riduce ad una questione puramente economica, questo costituisce un problema davvero grave e serio per il futuro della nostra Europa e passa necessariamente da un rilancio e da una revisione del rapporto tra l’Italia e la Germania.

Quest’ultimo purtroppo è viziato – non da oggi, né da ieri, né da ieri l’altro – da forti pregiudizi che, in tempi di crisi economica e – me lo lasci dire – anche di crisi di categorie culturali e spirituali all’interno della nostra Europa, rischiano di diventare ancor più gravi. Ritengo che sul punto dovremo condurre una forte azione politica, perché non credo di peccare di immodestia nel dire che dall’importante revisione dei rapporti tra Italia e Germania passa davvero l’asse portante del futuro della nostra Europa.

Questo mi porta poi a parlare di Mediterraneo. Il combinato disposto fra la crisi di risorse e quella economica e spirituale dell’Europa da un lato, e, dall’altro, l’esplosione di quelli che abbiamo chiamato i movimenti della «primavera araba» – ma che sarei più neutrale nel definire piuttosto «stagione araba» – ha prodotto un’accelerazione straordinaria nel Mediterraneo così come siamo abituati a pensarlo, che ha superato qualunque pianificazione politica e sociale. Oggi ci troviamo al centro di un’area geopolitica nella quale i nostri cugini spagnoli disoccupati vanno a cercare lavoro in Marocco e i nostri cugini portoghesi disoccupati vanno a cercare lavoro in Angola.

Si apre dunque una circolarità completamente diversa rispetto a quella cui siamo stati abituati a pensare, che ci costringe a scelte di priorità e progettuali completamente diverse.

Non starò qui a dire, perché non ve n’è il tempo, quant’è importante accompagnare la transizione democratica dei Paesi protagonisti della stagione araba, rispettando tutte le loro peculiarità. Ogni Paese ha una sua storia e sue particolarità e faremmo grandissima confusione a cercare di tenerli tutti insieme. La situazione della Libia, rispetto all’accompagnamento verso una transizione democratica del Marocco e dell’Egitto, è completamente diversa. Di certo queste vicende ci ricordano la centralità assoluta del Continente africano, forse anche inaspettata nelle forme che ha preso, estremamente diverse tra Nord e Sud del Sahara.

Questo richiede da parte del Governo italiano un’assoluta partecipazione, perché nell’Africa che siamo sempre stati abituati ad immaginare come un luogo da assistere o come un focolaio di conflitti, violenze, carestie e miseria, troviamo invece uno straordinario potenziale di sviluppo economico.

Mi riferisco ad esempio alla velocità e all’accelerazione che in quel Continente stanno subendo tutti i fenomeni digitali: si tratta di elementi non secondari, quando parliamo di come l’Italia deve porsi e di quanto sia centrale il suo ruolo. Ci sarà ovviamente occasione di parlare dei singoli Paesi (dalla Somalia al Mali ed alla Nigeria). Vorrei soltanto aggiungere che ho apprezzato la sua parola di coinvolgimento del Parlamento per quanto riguarda le questioni europee: è importante e fondamentale, perché anch’io mi riconosco in un federalismo europeo per un’Europa dei Parlamenti.

Ciò mi porta ad aggiungere un altro aspetto sulla crisi di risorse, che rende estremamente difficile il lavoro di cooperazione. Chi lavora nelle istituzioni europee – come me, che, ad esempio, ho l’onore di far parte del Consiglio d’Europa, dove lei andrà domani, signora Ministro – sa molto bene quanto oggi diventi difficile tradurre dalla carta e dai buoni princìpi alla concretezza delle azioni sul campo le dinamiche di politica di vicinato, perché i budget si stanno restringendo. Dovremmo fare i conti con il fatto che questo è un fattore oggettivo, che ci porterà ad essere sempre meno capaci di progettare e sempre più capaci di reagire, e in questo vedo un gravissimo pericolo.

Dal momento che ho parlato proprio del Consiglio d’Europa, ho molto apprezzato la parte del suo discorso in cui dice che dobbiamo essere credibili, se ci proponiamo come modello per gli altri. La credibilità di un’istituzione è data dal suo corretto funzionamento: i tempi lunghi della nostra giustizia, la lesione dei diritti di difesa e la condizione delle nostre carceri sono elementi sui quali non potremo mai dirci credibili, fino a quando i nostri problemi interni non saranno stati risolti, non solo secondo le nostre buone intenzioni.

Proprio in virtù di questo, faccio riferimento alla sua sensibilità rispetto al tema delle carceri. La ringrazio di aver citato il caso del carcere di Grasse, dove nel 2010 un mio concittadino, Daniele Franceschi, perse la vita in circostanze ancora da chiarire (c’è un’inchiesta in corso), e dove poche settimane fa è avvenuta la morte di Claudio Faraldi. Le chiedo veramente tutto l’impegno da parte del suo Ministero affinché si faccia chiarezza fino in fondo su questi due decessi, che rappresentano qualcosa di non tollerabile. Seguendo la vicenda di Daniele Franceschi, ho visto quant’è stato difficile riuscire ad avere elementi di verità e certi di quanto sia successo, dopo tre anni.

18 gennaio 2013

Mali: bene che Terzi coinvolga Parlamento, ma si discuta anche strategia d’insieme vs paesi MENA

Deborah Bergamini Apprezzo che il Ministro Terzi abbia dichiarato che anche il ‘solo’ appoggio logistico all’intervento in Mali da parte del nostro Paese richieda il sostegno del Parlamento. Mi era parso, per un momento, che il governo, tra l’altro tecnico e dimissionario, volesse procedere da solo.

Mi permetto di chiedere al Ministro che il confronto col Parlamento non si limiti alla sola questione dell’intervento in Mali ma si allarghi alla discussione della linea politica che l’Italia intende seguire nell’Africa sub-sahariana più in generale, nonché in Nord-Africa e Medio Oriente. È sempre più chiaro, infatti, come queste tre aree siano indissolubilmente collegate ed interdipendenti e come sia necessario elaborare una strategia chiara che le ricomprenda in una visione geopolitica d’insieme“.

Così in una nota Deborah Bergamini, Pdl, membro del gruppo di lavoro del Ppe sulla politica estera.

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