Posts tagged ‘austerity’

26 gennaio 2015

Vittoria Tsipras conferma nostra denuncia rischi politiche di austerity. Rispondere con rigore a oltranza sarebbe grave errore

Come movimento politico liberale, Forza Italia non può certo condividere le proposte e le posizioni fortemente influenzate da retaggi ideologici di sinistra del vincitore delle elezioni greche Alexis Tsipras. Questo non ci impedisce però di cogliere il significato più profondo che emerge dal voto dei cittadini greci.
Da tempo denunciamo il disagio dovuto alla crescente distanza tra le istituzioni europee e i cittadini. Da tempo ammoniamo sul rischio che, in assenza di una netta inversione di tendenza dell’Europa dalla strada del rigore ad oltranza, ci sarebbero state delle gravi ripercussioni. Il successo elettorale di Tsipras conferma tutto questo, qualificandosi come una netta bocciatura dell’austerità a oltranza interpretata dalla Troika.
Renzi, durante il semestre europeo, ha rimarcato i concetti di crescita e flessibilità, tuttavia alle parole sono seguiti risultati ben inferiori alle aspettative. Eppure, sono proprio questi risultati che i cittadini europei, e quindi anche quelli italiani, aspettano dopo anni di enormi e ingiusti sacrifici.
Non cogliere questo importante passaggio, o peggio rispondere al segnale che viene dalla Grecia arroccandosi ancora di più a difesa del rigorismo, equivale a compromettere quell’Europa dei popoli sognata dai Padri fondatori.

18 settembre 2013

Iva: attendiamo gesto risoluto di Letta per bloccare aumento

Il Commissario europeo Rehn arriva in Italia, critica l’Imu, chiede rigore e subito si mette in discussione lo stop all’aumento dell’Iva. Salvo poi mandarci a dire dal suo portavoce che la decisione spetta al governo italiano. Altrimenti detto: ci piace darvi le pagelle, ma non prenderci la responsabilità di scelte impopolari, che dovete fare voi. Deborah Bergamini Lido di Camaiore

Così non va: questo governo è stato ribattezzato da subito come un esecutivo ‘di servizio’, ma che servizio è aumentare un’imposta che grava indistintamente su tutti i cittadini, colpisce i consumi in una fase di già drammatica contrazione, e mette ancor più in difficoltà le nostre imprese? Attendiamo un gesto risoluto dal premier Letta onde evitare che da un governo di servizio si passi a un governo ‘fuori servizio’

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17 settembre 2013

Rehn su Imu come Pd. Solo in Italia è ‘male’ non pagare più una tassa

Rehn ripropone esattamente le stesse valutazioni sull’Imu fatte da alcuni esponenti del governo, guarda caso del Pd, e da commentatori e analisti di sinistra. Solo in Italia diventa un male non dover più pagare una tassa. Deborah Bergamini

Questa faziosità, travestita da neutralità tecnica, del Commissario Ue induce a pensare che ci sia una forte intesa, quasi una corrispondenza d’amorosi sensi, fra Roma, o meglio parte di essa, e Bruxelles. Un’intesa di cui cittadini e imprese hanno potuto già sperimentare i risultati durante il governo dei ‘tecnici’“.

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22 luglio 2013

Imperativo di questo governo è abbassare il carico fiscale di famiglie e imprese

Per il Pdl la questione non è se ci si fa o meno ad abbassare le tasse: per noi è necessario. Ricordo quando Berlusconi veniva accusato di essere contro l’euro e l’Unione Europea, di attentare alla sicurezza della costruzione del progetto europeo solo perché faceva notare che politiche di austerity troppo severe stavano costando l’intera ricchezza di Paesi che sono ricchi e che l’urgenza era quella, assieme a una rigorosa politica dei bilanci, di abbassare il carico fiscale di famiglie e imprese che Monti ha innalzato. L’imperativo di questo Governo è di abbassare rapidamente il carico fiscale. Non è una testardaggine quella di dire togliamo l’Imu. Tra l’altro non è vero quello che ha detto Monti, ovvero che in Italia si paga meno rispetto agli altri paesi. La nostra tassazione sulla casa è perfettamente in media con i paesi OCSE.

18 luglio 2013

Consiglio europeo, il mio intervento durante l’audizione di Moavero

Molto si è detto sugli esiti positivi per il nostro Paese di questo Consiglio europeo. Si è molto parlato dei risultati nell’ambito del sostegno all’occupazione giovanile… Io credo che i dati più importanti siano, ovviamente, la chiusura della procedura di infrazione, fatto importante se vogliamo ricominciare a pensare in modo programmatico per il nostro Paese. Un risultato che, ricordo sommessamente, è frutto di manovre e manovre aggiuntive cominciate all’inizio del secondo semestre del 2011 e che ci porterà, se ci terremo su un rapporto deficit/pil del 2,4-2,5%, nel 2014 qualcosa come 15-16 miliardi di euro incrementali. E’ una cifra anche superiore alle prime che si erano evocate, quindi una buona notizia.

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25 giugno 2013

Ue: Letta faccia sentire la nostra voce in Europa

Sono d’accordo con Enrico Letta sulla necessità di ottenere risultati concreti dal prossimo Consiglio europeo, ma temo che non si tratti di un esito scontato e che, al contrario, sarà indispensabile che l’Italia sappia far sentire la sua voce e prevalere le proprie necessità.

Sappiamo che ci troveremo davanti ad un probabile, ennesimo richiamo al rigore ed è evidente che dovremo fare una scelta. Nessuno vuole tornare alle politiche allegre del passato, ma tra quelle e l’austerità che ci ha portati dove siamo occorre per forza individuare una terza via.

D’altra parte, il rispetto del tetto del 3% nel rapporto deficit/Pil è un obiettivo che riusciremmo a mantenere solo rinunciando a interventi di rilancio davvero incisivi; una rinuncia che gli italiani non capirebbero e che il governo non potrebbe sopportare. Ben diverso sarebbe prospettare uno sforamento temporaneo di quel tetto, per poter attuare politiche mirate che facciano ripartire il sistema Italia e gli consentano in breve tempo di tornare un Paese sì virtuoso ma non per questo allo stremo”.

Lo dichiara, da Strasburgo per la plenaria del Consiglio d’Europa, Deborah Bergamini, capogruppo Pdl in Commissione Esteri.

17 giugno 2013

Ue: dogmatismo non è strategia economica per la ripresa né principio democratico

Il dogmatismo non può essere il principio ispiratore di un consesso democratico di Stati, come non è una strategia economica valida per l’Italia né per un’Unione europea che vuole tornare a crescere e recuperare quel rapporto di fiducia con i suoi cittadini che si è incrinato sulla via della cieca austerità. Deborah Bergamini

L’Italia ha fatto tutti i compiti a casa, ha attuato la politica di rigore che ci veniva richiesta dall’Europa ed ha ottenuto i risultati attesi. Adesso dobbiamo occuparci di far ripartire la nostra economia oppure, davvero, i sacrifici saranno stati inutili.

Tra i motivi che ci hanno fatto preferire, ed appoggiare, un governo politico ad uno tecnico c’era l’amara constatazione che i tecnici non potevano, per loro stessa natura, negoziare con l’Europa perché privi del mandato popolare. L’attuale governo, invece, può sedersi al tavolo con l’Ue consapevole di avere il sostegno dei cittadini italiani, che lo appoggiano non perché si faccia imporre vecchi o nuovi vincoli, ma perché si concentri sul lavoro, sui consumi e sulla ripresa economica.

Affermare che i vincoli europei vanno rivisti non implica mettere in discussione il nostro europeismo. Al contrario, se dovesse prevalere la politica del ‘cos ì o niente’ sarebbe l’Europa stessa a mettersi in difficoltà da sola, privandosi della legittimità, propria di ogni istituzione democratica, che deriva dalla capacità di interpretare la volontà popolare

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14 giugno 2013

Basta Europa di numeri, eccesso di rigore inficia le stesse politiche di rigore

Dobbiamo ricominciare a vedere l’Europa e i paesi che la compongono come un quadro d’insieme e non come tante singole slide alle quali dare un numero. In questo condivido in pieno la posizione espressa da Letta: basta con l’Europa dei numeri. Le nazioni che fanno parte del consesso europeo sono dei corpi vivi, non si può agire facendo finta che non sia così e imponendo loro l’adesione a standard rigidi. Su questo l’Italia deve far sentire la propria
voce perch é paradossalmente l’eccesso di rigore sta dimostrando di inficiare le stesse politiche di rigore
“.
Lo ha detto la deputata del PdL Deborah Bergamini intervenendo a Sky Tg24.

10 giugno 2013

Investimenti in infrastrutture fuori dal deficit, o faxiamo i dati Istat a Berlino

Quando chiediamo di far valere le ragioni dell’ Italia sui tavoli europei non ci riferiamo a generiche prove di forza o bracci di ferro ma ad azioni politiche concrete e mirate che riescano a far prevalere le specificità e le necessità di ciascun Paese contro un approccio indifferenziato basato sull austerità ad oltranza“. Deborah Bergamini

Lo afferma Deborah Bergamini, vicepresidente Pdl della commissione Trasporti della Camera. “Un esempio di cio’ che intendiamo – prosegue – è offerto oggi dal ministro Lupi, con la richiesta di scomputare dal nostro deficit gli investimenti in infrastrutture, indispensabili per la modernizzazione del Paese e un volano per la ripresa e la crescita economica“.

Se poi la Germania dovesse ribadire la sua intransigenza anche di fronte a legittime iniziative come questa, alloraconcludesarebbe forse il caso di fotocopiare i drammatici dati economici diffusi anche stamani dall’Istat e da Bankitalia e mandarli via fax a Berlino

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31 maggio 2013

UE: Bene focus su disoccupazione, meglio tardi che mai

“Ha ragione Van Rompuy quando dice che le politiche sociali e per l’occupazione sono innanzitutto responsabilità degli Stati, ma è al contempo vero che per assumersi a pieno questa responsabilità i singoli Paesi dovrebbero poter contare su margini di manovra più ampi rispetto a quelli concessi dalla politica di austerità imposta in sede comunitaria.

Per la crescita che anche l’Europa ci sprona ad imboccare abbiamo bisogno che ci venga permesso di agire senza essere costantemente condizionati dal quel rigore estremo che, come ha ricordato oggi l’Istat, ci ha riportato ai livelli di disoccupazione di quarant’anni fa. Apprezzo dunque che, anche su impulso del nostro governo, che non a caso nasce ed è sostenuto da un’ampia maggioranza proprio. per affrontare la piaga della disoccupazione, il Presidente del Consiglio Europeo abbia deciso di focalizzare l’Agenda europea sull’occupazione giovanile. Meglio tardi che mai”.

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