Posts tagged ‘Bce’

11 settembre 2017

Bce: 80 euro? Da Pd clamorosa fake news

erarioSugli 80 euro il Pd è incappato in una clamorosa fake news e sta attribuendo alla Bce un pensiero che semplicemente non è della Bce. Se i numerosi esponenti democratici che si sono prodigati con i commenti entusiastici di rito avessero letto non dico tutto il rapporto, ma almeno la copertina, avrebbero visto che in basso c’è il disclaimer che recita: This paper should not be reported as representing the views of the European Central Bank, che tradotto in italiano è ‘Questo documento non dovrebbe essere riportato come rappresentativo delle opinioni della Banca centrale europea’. Esattamente il contrario di quello che ha fatto il Pd.

8 luglio 2015

Grecia: governo italiano escluso da tutti i vertici che contano

A Protestor holds a placard with a Greek flag during a demonstration outside of an EU summit in Brussels on Sunday, Oct. 23, 2011. Greece's prime minister George Papandreou is pleading with European leaders in Brussels to act decisively to solve the continent's debt crisis. At a summit Sunday, the leaders are expected to ask banks to accept huge losses on Greek bonds to ease the pressure on the country, and to raise billions more in capital to weather those losses. (AP Photo/Geert Vanden Wijngaert)

La vicenda greca sta mettendo l’Europa davanti ad un rischio cortocircuito: da un lato, la necessità di far rispettare le regole, dall’altro regole che oggi vanno, con ogni evidenza, riscritte. L’avventurismo di cui Tsipras ha dato ampia prova non può e non deve ricadere su chi sta facendo grandi sforzi per rispettare il dettato europeo, e questo è un punto fermo. Così come lo è la necessità che la Grecia rispetti gli impegni presi. Ma è altrettanto chiaro che regole prive di elasticità e sganciate da qualsiasi aderenza all’andamento delle economie reali non possono trasformarsi in un totem potenzialmente devastante.

E’ il momento, allora, di portare sui tavoli di Bruxelles il tema del cambiamento. E per farlo servono anche leader forti. Purtroppo, invece, se c’è un dato politico che la vicenda greca consegna all’Italia è proprio l’imbarazzante debolezza del governo e del suo premier. Esclusi da tutti i vertici che contano, condannati al ruolo di figuranti, stiamo semplicemente assistendo al determinarsi di decisioni prese altrove. 

23 maggio 2014

Domenica andiamo a votare, non sprechiamo l’opportunità di far sentire la nostra voce

L’Europa ha bisogno di un cambio di passo: non è un’opzione, è una necessità. Vanno ridiscussi gli equilibri al suo interno, la moneta unica deve diventare uno strumento di vera integrazione economica, non una zavorra, il dogma del 3% va superato.
Archiviamo una volta per tutte quell’Unione che pensa che le emergenze siano competenza di alcuni Stati, come nel caso dell’immigrazione, mentre l’austerità è un dovere di tutti. Forza Italia si batterà per questo e lo farà proprio all’interno di quel Ppe in cui siede anche Angela Merkel.
Perché con un’ampia delegazione potremo far prevalere la nostra voce e convincere i moderati europei che cambiare si può e si deve. Per questo, domenica è necessaria una grande partecipazione al voto. Non andare alle urne significa solo favorire gli altri, quelli che urlano senza proporre o quelli che promettono ma non mantengono. Non sprechiamo questa grande opportunità.

14 ottobre 2013

Bene Fitto, parliamo di cose concrete e dell’Italia che vogliamo. Questa è la ns ‘sfida lealista’

Nell’intervento di oggi su ‘Il Giornale’, Raffaele Fitto riconduce il dibattito politico, interno ed esterno al PdL, su quei binari di concretezza che Silvio Berlusconi ci ha insegnato a percorrere e che non dobbiamo mai perdere di vista. Ciò che i cittadini e gli elettori si aspettano da noi è, oggi più che mai, una chiara visione dell’Italia, senza la quale la capacità di azione e realizzazione degli obiettivi rischia di essere gravemente compromessa. Deborah Bergamini pdl

Nella nostra Italia la giustizia deve essere efficiente e non un ostacolo alla libertà e all’economia; la tassazione non è un cappio al collo per imprese e famiglie; lo Stato non invade il privato ma lo difende. La nostra Italia vuole essere competitiva nel mondo e protagonista in un’Europa migliore di quella che abbiamo oggi, dove dobbiamo rivendicare il ruolo e la centralità che ci spettano, facendo valere le nostre peculiarità. Questa è la strada tracciata dal presidente Berlusconi, ed è la strada su cui il nostro movimento deve costruire il suo rilancio e il suo dialogo con i cittadini italiani.”

Lo dichiara la deputata del PdL Deborah Bergamini a margine della riunione, a Bruxelles, del Network del Ppe dei parlamentari nazionali che si occupano di affari europei e dei membri del Parlamento europeo

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Di seguito la lettera di Raffaele Fitto:

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7 giugno 2013

Banche, continua credit crunch nonostante la Bce. Ma l’Euro è delle banche o dei cittadini?

I dati diffusi da Bankitalia segnalano ancora una volta un trend negativo nei prestiti alle famiglie, ribadendo l’esistenza di un vero e proprio credit crunch che frustra le legittime aspettative dei giovani all’acquisto di una casa, mette in difficoltà le famiglie e di certo non aiuta la ripresa nel suo complesso. Deborah Bergamini

Ai continui ‘no’ che gli aspiranti mutuari si vedono opporre agli sportelli delle banche, si aggiunge poi l’inspiegabile e ancor più assurdo fenomeno per cui, a fronte di un costo del denaro che per gli istituti bancari continua a scendere, grazie alla politica accomodante della Bce, si contrappone addirittura l’aumento dei tassi di interesse sui mutui chiesti ai privati per l’acquisto di un’abitazione. Qual è la logica? I soldi stampati dalla Bce sono del popolo europeo o delle banche?”.

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3 maggio 2013

Bene Draghi su taglio del costo del denaro, ora banche facciano la loro parte

Il taglio di 25 punti base del costo del denaro da parte della Banca Centrale Europea, è una misura per la quale dobbiamo ringraziare Draghi, che si sta comportando da Statista/Banchiere muovendosi, con i mezzi e nei limiti concessi dalla BCE – che non ha gli stessi poteri delle altre banche centrali – con la massima attenzione e determinazione per reimmettere liquidità nel sistema. Facciamo però i conti senza l’oste, cioè le banche: perché ci siano ricadute nelle tasche delle nostre aziende e delle nostre famiglie dovranno passare molti mesi dato che le banche non sono mai altrettanto veloci nel recepire l’abbassamento del costo del denaro quanto lo sono a recepirne l’aumento. Poi non hanno l’obbligo di riaprire i rubinetti del credito, che noi sappiamo essere uno degli elementi chiave per far riprendere l’economia in questo Paese, perché magari investono quel denaro nell’acquisto di BTP. Non è quello che serve adesso alle nostre famiglie e alle nostre imprese.

2 maggio 2013

Bene Draghi su taglio tassi Bce, ora però c’è da monitorare le banche e cambiare approccio dell’Ue, per questo serve un governo politico

Deborah Bergamini Fondazione De GasperiIl taglio del tasso di interesse da parte della Bce è una misura per la quale dobbiamo ringraziare Draghi che si sta comportando da ‘statista banchiere’, pur nei limiti dei poteri Bce, che non ha gli stessi margini di azione delle altre banche centrali. Draghi sta operando con determinazione per reimmettere liquidità nel sistema, il problema è vedere come reagiranno le banche e, di conseguenza, che tipo di ricaduta avrà questa operazione sulle aziende e sulle famiglie e quando se ne cominceranno a percepire gli effetti positivi. Gli istituti bancari, infatti, sono non sono mai tanto veloci nel recepire l’abbassamento del costo del denaro rispetto a quanto lo sono invece quando questo costo aumenta. Dobbiamo inoltre evitare che utilizzino di nuovo la maggiore liquidità per comprare bot invece di sostenere l’economia reale“.

Così Deborah Bergamini, deputato Pdl, ha commentato, ospite di Sgy Tg 24, il taglio di un quarto di punto dei tassi di interesse dell’area euro deciso dalla Banca centrale europea. Ancora interpellata sulle politiche europee, Bergamini ha affermato di ritenere che “il vero problema sia che nell’Unione europea si guardano i paesi come fossero delle slide di Power Point, senza tener conto che invece si tratta di corpi vivi con differenze profonde e con organizzazioni diverse. Lo sforzo di adattarsi a una cornice imposta da paesi forti costa moltissimo a tanti altri paesi, non solo all’Italia. Se non si capisce che dobbiamo uscire da questa visione teorica dei paesi membri qualunque manovra o sacrificio non saranno mai sufficienti. Per questo – ha concluso Bergamini – era necessario avere un governo politico in grado di difendere gli interessi nazionali in sede comunitaria. L’esperienza ci ha mostrato che un governo tecnico non è in grado di farlo“.

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23 luglio 2012

La lettera scritta a De Bortoli per spiegare nostra astensione sul Fiscal Compact

Caro direttore, 

ci siamo astenuti sulla ratifica del fiscal compact e Le saremmo assai grati se volesse ospitare questa lettera che spiega le nostre ragioni.

Anzitutto, l’accordo intergovernativo si traduce in un obbligo italiano per la riduzione del debito di circa cinquanta miliardi l’anno per vent’anni: un’enormità. In secondo luogo, ci impegniamo a pareggiare in tempi brevi il bilancio pubblico. Siamo convinti che il pareggio del bilancio sia un principio primario di trasparenza nella gestione della cosa pubblica e che sia anche un caposaldo del pensiero liberale. Basti pensare a Marco Minghetti che a esso, che considerava essenziale all’interesse dello Stato, sacrificò la sua parte politica. Riuscì ad annunciare il raggiungimento dell’agognato obiettivo il 16 marzo 1876, ma, due giorni dopo, la “rivoluzione parlamentare” fece cadere il suo governo e alle successive elezioni la Destra storica smise di esistere! Si può citare anche Luigi Einaudi che, in piena sintonia con Ezio Vanoni, volle che, all’articolo 81, la nostra Costituzione adottasse il principio.

La sinistra non ha mai amato questo criterio di finanza pubblica: soggiogata da Keynes, ha sempre preferito sostenere il deficit spending per promuovere sviluppo e occupazione.

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25 febbraio 2012

La vera emergenza è il credito alle imprese

L’allarme recessione lanciato ieri da Bruxelles, con previsioni di un crollo del Pil italiano dell’1,3% nel 2012, non fa che confermare le preoccupazioni espresse da Alfano nella sua recente intervista al Tg5. crisi liquidità banche

Le aziende, in particolare quelle piccole e medie, soffrono di mancanza di liquidità e il segretario del Pdl ha indicato al governo le due strade maestre da battere al più presto per ridare fiato al nostro sistema produttivo: “Trovare un sistema per pagare i debiti alle imprese creditrici dello Stato, esattore velocissimo e pagatore lentissimo” e poi fare in modo che “le banche facciano la loro parte” redistribuendo in parte i denari elargiti dalla Bce a un tasso dell’1% per tre anni.

Gli ultimi dati, attendibili poichè provengono dalle fonti più diverse (Prometeia, Cer, Cgia di Mestre, Unioncamere) parlano di 25mila piccole e medie imprese che rischiano di fallire per mancanza di liquidità, bruciando oltre 600mila posti di lavoro. Sono un terzo del totale quelle che ottengono meno credito del richiesto o non lo ottengono affatto, mentre le più fortunate pagano interessi raddoppiati negli ultimi tre mesi.

Si marcia verso un sostanziale azzeramento degli investimenti da parte delle piccole e medie imprese, che pure sono la spina dorsale di questo paese.

Andando al primo snodo indicato da Alfano, le aziende sono creditrici della pubblica amministrazione per una cifra enorme, che oscilla tra i 70 e i 100 miliardi. Una liquidità che vale due manovre finanziarie e che può essere sbloccata solo in piccola parte, che già sarebbe qualcosa. Il governo intanto può operare celermente in direzione di un provvedimento che consenta la certificazione di quei crediti, che così potrebbero essere portati in garanzia alle banche.

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19 febbraio 2012

Il governo vigili affinché la liquidità che la Bce offre alle banche arrivi alle imprese

Sono 25mila le piccole e medie imprese che rischiano di fallire per mancanza di liquidità, bruciando oltre 600mila posti di lavoro. Sono un terzo del totale quelle che ottengono meno credito del richiesto o non lo ottengono affatto, mentre le più fortunate pagano interessi raddoppiati negli ultimi tre mesi.

Sono dati che arrivano dalle fonti più diverse (Prometeia, Cer, Cgia di Mestre, Unioncamere) e che confermano in maniera drammatica la difficoltà di accesso al credito, i rubinetti chiusi delle banche anche di fronte a richieste di liquidità modeste e con ampie garanzie di solvibilità. Di pari passo con previsioni tra le più nere sulla produzione – ormai la recessione in tutta Europa è considerata un dato di fatto – sta crescendo il cosiddetto “credit crunch”, la difficoltà di accesso al credito. Negato a fatica dalle banche, ma ormai sotto gli occhi di tutti.

Secondo il Centro Europa Ricerche (Cer) nel 2012 è prevista una stretta dei finanziamenti pari a 200 miliardi, con una flessione del 5% e un ulteriore calo di un punto a mezzo nel 2013. Una dinamica drammatica secondo proiezioni che arrivano fino a un calo degli impieghi dell’11%. Per Prometeia si marcia verso un sostanziale azzeramento degli investimenti da parte delle piccole e medie imprese, che pure sono la spina dorsale di questo paese.

Le banche italiane hanno potuto attingere a prestiti della Bce al tasso dell’1% per 116 miliardi complessivi, ma gli imprenditori lamentano di non aver visto un solo centesimo. Gli istituti di credito, peraltro alle prese con il rigore patrimoniale imposto dalle autorità comunitarie, hanno utilizzato la maggior parte di quei soldi per riacquistare bond da loro stessi emessi (con buon guadagno), per acquistare titoli di Stato o per parcheggiare quella liquidità nei forzieri della stessa Bce.

Fioccano le lamentele per fidi bloccati, richieste di rientro da un giorno all’altro, costi del denaro proibitivi e contemporaneamente crediti della pubblica amministrazione che non paga. La Bce a breve riaprirà i forzieri ai quali le banche potranno nuovamente attingere in quantità illimitata e a un tasso ridicolo. Occorre che questa volta la liquidità vada verso il mondo produttivo. Ma serve anche e soprattutto che il governo, dove gli ex-banchieri non mancano, si muova. Altrimenti si fa presto a parlare di sviluppo, ma poi…

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