Posts tagged ‘confindustria’

8 aprile 2016

Confindustria: tasse, burocrazia e accesso al credito frenano le imprese

Altro che semplificazione, sblocca-Italia e cambia-verso. La maggior parte degli imprenditori giudicano che oggi, rispetto al passato, sia più complicato avviare una nuova attività economica nel nostro Paese per colpa di tasse eccessivamente alte e di una burocrazia troppo asfissiante.

Sempre più imprenditori si stanno accorgendo che c’è un abisso fra le slide e le promesse del Governo Renzi e la realtà. Per gli imprenditori italiani, dopo tasse e burocrazia, il maggior ostacolo alla loro attività è costituto dalla difficoltà di accesso al credito. Negare il credito a chi ha le carte in regola per ottenerlo risulta ancor di più insopportabile alla luce degli scandali bancari che hanno investito il Governo e il Pd.

confindustria

16 dicembre 2015

Governo, Renzi si vanta di successi inesistenti

deborah bergamini 290315Il premier Renzi spesso si vanta di successi inesistenti, come nel caso della politica estera ed europea in cui l’Italia brilla, purtroppo, per la sua ininfluenza. In materia di immigrazione il Governo continua a subire diktat dalla Ue, come sugli hotspot per l’identificazione dei migranti, senza che però poi riesca a farsi valere sull’espulsione di quelli che non hanno i requisiti per richiedere asilo politico. Anche sul piano economico l’ottimismo ostentato dal premier è smentito dai dati reali che vedono il nostro Paese assolutamente fra gli ultimi posti in Europa riguardo alla crescita del Pil, e ai primi nella classifica del debito pubblico. E ciò, ovviamente, ci preoccupa molto. Anche il Centro studi di Confindustria, oggi, ha rivisto al ribasso le previsioni per il Pil italiano, sia per quest’anno che per gli anni successivi. Se Eurostat, Ocse, Confindustria parlano di mancato decollo dell’economia italiana, evidentemente c’è qualcosa che non va nelle politiche del Governo: riconoscerlo è il primo passo per porvi rimedio, ma se il premier continua a dire che va tutto bene allora si continuerà a vivacchiare, per usare l’espressione adoperata ieri dal ministro Padoan, con una economia che cresce ma troppo poco, insomma con una economia italiana sempre allo zero virgola.

25 marzo 2013

Bersani, preso dalla sua battaglia personale, dimentica il Paese. Non è un leader e Italia non ha tempo da perdere

Bersani ha avuto la sua chance da leader, e ha dimostrato di non esserlo. Ha sbagliato tutte le decisioni che si è trovato a prendere da segretario del Pd, e questi sono problemi dei democratici, ma adesso sta sbagliando tutto anche da aspirante Premier, e questi sono problemi dell’Italia. La sua ostinazione nel voler rifiutare in modo sprezzante l’unica soluzione responsabile e praticabile per dare all’Italia un governo che affronti le emergenze è un errore di cui risponderà domani agli elettori e, negli anni, sui libri di storia“. Deborah Bergamini congresso ppe bucarest 2012

Così Deborah Bergamini, deputato Pdl, commenta le parole del segretario democratico che, alla fine delle consultazioni di oggi, ha dichiarato che non si può prima annunciare la guerra e poi proporre abbracci, riferendosi alla linea dettata da Berlusconi.

Se c’è qualcuno che va alla guerra – prosegue Bergamini – è proprio Bersani, con i suoi veti e le sue pregiudiziali. E’ stato così preso dalla sua battaglia personale da dimenticarsi dell’Italia, tanto che negli ultimi due giorni ha dovuto incontrare tutte le parti sociali per scoprire che il Paese è in ginocchio. Sinceramente viene da chiedersi come sia possibile che al segretario del partito dato per vincente alle elezioni non fosse venuto in mente di consultare le categorie prima del voto, magari in sede di elaborazione di un programma che, così, avrebbe potuto essere meno vago.

Ma l’Italia non ha tempo di attendere che Bersani si svegli dal suo lungo sonno, né può aspettare che il Pd risolva le sue – peraltro irrisolvibili – guerre intestine. Non si può più stare appesi a una direzione del Pd, ai distinguo e alle smentite, all’interpretazione delle assenze e delle presenze a una riunione di partito. E’ un teatrino lontano anni luce dalla realtà del Paese e dai problemi, reali e urgenti, che cittadini, imprese e famiglie si trovano ad affrontare e a cui dobbiamo dare in fretta una risposta. Un leader cercherebbe responsabilmente di fare questo, come infatti fa Silvio Berlusconi. Se Bersani vuole continuare a giocare a Risiko è libero di farlo, ma non sulla pelle degli italiani” ha concluso Bergamini.

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10 gennaio 2013

Toscana: produzione -5% e cassa integrazione +10%. Ci vuole cura shock, il Pdl ce l’ha

Deborah Bergamini Fondazione De GasperiI numeri relativi alla produzione industriale della Toscana (- 5%), e quelli sul ricorso alla cassa integrazione ( +10%), descrivono chiaramente in che condizioni versa la situazione economica nella nostra regione. Fa bene il presidente di Confindustria Pacini a chiedere una cura shock per rimettere in moto l’economia e l’occupazione. Il Popolo della Libertà ce l’ha ed è quella indicata da Silvio Berlusconi: azzeramento, nei primi anni, di tributi e contributi per le imprese che assumono a tempo indeterminato, ed eliminazione delle autorizzazioni per l’avvio di attività, da trasformarsi in controlli successivi”.

Così in una nota la deputata toscana, Deborah Bergamini, che continua: “già sento fioccare le accuse di demagogia, ma così non è. Siamo nel mezzo di una recessione terribile e ci vogliono azioni forti e un sano realismo per uscirne. Questo, unito ad una seria ed oculata spending review (già avviata a livello statale dal governo Berlusconi) che faccia – davvero – dimagrire lo Stato, è l’unica via liberale per far ripartire l’economia toscana e quella italiana in generale”.

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5 gennaio 2013

Agenda Digitale è ferma al palo. Ennesimo fallimento governo tecnico

Debora BergaminiLa denuncia fatta oggi da Stefano Parisi, presidente di Confindustria Digitale, in merito ai ritardi nella realizzazione dell’Agenda Digitale, evidenzia l’ennesimo fallimento del governo delle promesse dei tecnici montiani. Alla grande attesa suscitata dal famoso decreto sviluppo 2, che puntava soprattutto alla digitalizzazione del Paese, infatti, non è seguito ad oggi nulla di concreto.

Così in una nota Deborah Bergamini, Pdl, relatrice della legge di iniziativa parlamentare sull’Agenda Digitale italiana.

Avevo già evidenziato questo rischio quando, intervenendo in Aula dopo aver rinunciato ad essere relatrice del decreto, sottolineai che l’astensione del Pdl, che non volle comunque affossare il provvedimento, stava a significare che si sarebbe potuto fare molto di più, e meglio. Il governo, tra l’altro, avrebbe potuto, anche in questo ambito, ascoltare di più il Parlamento. Tuttavia, è inutile adesso fare polemica. Il fatto è che ad oggi i decreti attuativi, anche quelli che dovevano essere promulgati a dicembre, non si vedono, e quindi con l’Agenda Digitale stiamo al punto di partenza” ha concluso la deputata azzurra.

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5 ottobre 2012

Agenda Digitale, investimenti in infrastrutture e contenuti dovrebbero andare insieme

da Key4biz:

Agenda digitale: da Confindustria Cultura Italia, 4 priorità irrinunciabili per l’industria

Iva ridotta sul digitale, campagne informative, lotta alla pirateria, incentivi agli operatori che investono.

Media – Confindustria Cultura Italia chiede che il Governo metta i contenuti culturali al centro dell’Agenda digitale, che dovrebbe essere discussa domani in CDM nell’ambito del Decreto sviluppo bis.

La richiesta di dare ai contenuti un ruolo centrale, perché ‘la rete senza contenuti non è nulla’ e perché lo chiede con urgenza anche la Commissione Ue, è stata al centro del convegno “L’Agenda digitale per lo sviluppo dei contenuti culturali”, in programma questa mattina all’Auditorium di Roma.

Pesante il monito lanciato da Marco Polillo, presidente di Confindustria Cultura Italia, “Si vogliono costruire “autostrade” per il digitale in Italia, dimenticando che qualcosa bisogna metterci su: quel qualcosa siamo noi, quel qualcosa lo fanno da sempre le nostre industrie ed è dannoso per il Paese, non solo per i nostri settori, non prenderlo in considerazione”.

Per Deborah Bergamini, relatrice del progetto di legge bipartisan sull’Agenda Digitale Italiana, “Gli investimenti in infrastruttura e contenuti dovrebbero procedere di pari passo”. “Una vera Agenda digitale – ha aggiunto – deve muovere da questi presupposti. Mi auguro che parlamento e governo si facciano carico di queste esigenze nell’imminente decreto Digitalia”.

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4 aprile 2012

Contraffazione è fenomeno altamente sottostimato. Ci vuole giornata di sensibilizzazione

Nel nostro Paese la contraffazione e la pirateria in campo commerciale sono fenomeni altamente sottostimati. Si tende spesso a pensare che siano attività di nicchia che riguardano pochi soggetti deboli. Si tratta, invece, di veri e propri business che coinvolgono la criminalità organizzata e causano danni ingenti al sistema Italia“. Lo dichiara in una nota l’On. Deborah Bergamini (PdL), vicepresidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla contraffazione

“Secondo le stime di Confindustria il valore annuo del mercato della contraffazione, nel nostro Paese, si attesta intorno ai 7 miliardi di euro che corrispondono, secondo il Censis, ad un mancato introito, per lo Stato, di oltre 5 miliardi e ad una perdita di 130.000 posti di lavoro. Di fronte a cifre come queste si dovrebbe assistere ad una vera e propria mobilitazione nazionale, tanto più in un paese che vive del proprio genio e che, all’estero, rappresenta un brand in se’. Ma così non è” continua l’On. Bergamini, che conclude: “per questo motivo mi sono fatta promotrice di una proposta di legge che prevede l’istituzione di una Giornata nazionale contro la contraffazione e la pirateria in campo commerciale, affinché si crei una coscienza dei fenomeni che coinvolga in primis le istituzioni e si rifletta in maniera corretta e adeguata sulla società civile”.

Qui il testo della relazione della Commissione sulla contraffazione nel settore agroalimentare.

Di seguito il testo della legge che ho depositato come prima firmataria:

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10 febbraio 2012

Senza accesso al credito non c’è crescita. Il Credit Crunch sia la priorità del governo

Senza accesso al credito non c’è liquidità, non c’è impresa, non ci sono investimenti, non c’è crescita. E’ questo il nodo che il governo Monti deve sciogliere al più presto. crisi liquidità banche

Il forte recupero dei titoli bancari in Borsa sta lì a dimostrare che, grazie alla boccata di ossigeno dei fondi erogati dalla Banca europea e del calo degli spread, gli istituti di credito italiani stanno riacquistando la salute. Il problema è che il sistema imprenditoriale non ne trae alcun beneficio. Le difficoltà di accesso delle aziende alla liquidità (il cosiddetto credit crunch ) resta drammatico.

Alfano si è fatto interprete di tale esigenza raccogliendo l’appello lanciato sui quotidiani dalle piccole e medie imprese, che chiedono all’Europa di sottrarre l’erogazione del credito alle aziende alle rigidità imposte alle banche dagli accordi di Basilea3, e al governo italiano di consentire la compensazione tra obbligazioni fiscali e debiti della pubblica amministrazione.

Il Pdl con due distinte mozioni al Senato ha spronato il governo ad agire e Alfano impegnerà il partito in un’iniziativa di respiro europeo in questo senso.

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6 febbraio 2012

Mercato del lavoro, la riforma non può, e non deve, fermarsi

Il governo andrà avanti sulla riforma del mercato del lavoro, anche senza l’accordo con i sindacati. Lo ha detto il ministro Elsa Fornero, dopo l’accelerazione impressa in questa direzione dallo stesso Mario Monti e da Corrado Passera. Benissimo: è la nostra linea, e ne prendiamo atto. 

Ci auguriamo ovviamente che le parti sociali riformiste si aprano al dialogo e alla collaborazione. Come del resto era riuscito al nostro governo di tenere saldi i rapporti con Cisl, Uil e con la Confindustria, prima che Emma Marcegaglia si lasciasse tentare dalle strette di mano e dalle “photo opportunity” con Susanna Camusso e la Cgil.

Ma le riforme hanno bisogno di coraggio, lungimiranza e ovviamente saggezza. Noi il lavoro l’abbiamo riformato in senso europeo prima con la legge Biagi, poi con i contratti aziendali, quindi detassando gli straordinari e la produttività. Il governo Monti prosegue sulla nostra rotta.

Ovviamente ci auguriamo che venga mantenuta quella coesione sociale che noi abbiamo salvaguardato. Ma coesione sociale non significa sottostare ai voleri di una minoranza che va dalla Cgil al Pd. La minoranza che – ora lo si vede – si era illusa di far fuori il berlusconismo nelle piazze. Un’illusione, anzi un grande inganno che adesso si rivela per quello che era.

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26 gennaio 2012

Lavoro, solo nel 2011 il governo Berlusconi ha garantito 18 mld di Cig

La trattativa tra Governo e parti sociali per la revisione del diritto del lavoro è iniziata, come titolano i giornali, con un “passo indietro” del ministro Elsa Fornero, che ha affermato di non avere mai pensato di sopprimere la Cig (Cassa integrazione guadagni) straordinaria. Senza dubbio hanno contato le reazioni molto dure dei sindacati e di Confindustria, che alla Cig si è adattata abbastanza bene. Il ministro Fornero ha poi giustificato la sua posizione affermando che il 2012 sarà “un anno molto difficile” per cui “non potremo fare grandi innovazioni”.

cassa intergazione guadagniParole che hanno un significato chiaro: l’intenzione di agire in modo più radicale c’era, ma la realtà impone prudenza. Precisando che “non ci sono ricette precostituite”, ma solo “percorsi”, ha confermato che la dimensione politica sta riguadagnando terreno su quella tecnica.

Di sicuro il mercato del lavoro deve essere riformato affinché diventi più inclusivo, superando la separazione tra i lavoratori superprotetti e gli altri. Ma c’è il dato di fatto, che non si può aggirare, costituito dalla grave crisi che colpisce da quattro anni non solo l’Italia.

Una crisi che il governo Berlusconi aveva affrontato su due livelli: proteggere i risparmiatori (garantendo i depositi bancari) e proteggere i lavoratori, utilizzando la Cig ordinaria e potenziando quella straordinaria. Infatti, nel solo 2011 la Cig è costata circa 18 miliardi di euro, buona parte dei quali a carico di imprese e lavoratori, al punto che la gestione della Cassa è rimasta in attivo. Di essa, a partire dal 2008, primo anno della crisi, hanno beneficiato circa 4 milioni di lavoratori ogni anno, per complessivi circa 80 miliardi di euro. È quindi innegabile che la Cassa abbia svolto una funzione di contenimento della disoccupazione: secondo Confindustria, grazie ad essa si sono evitati 700-800 mila disoccupati in più. Anche se, per ottenere questo obiettivo, è stato necessario dilatare la Cig ordinaria a quella straordinaria, in deroga, indennità di mobilità e di disoccupazione.

Un risultato “sociale” del governo Berlusconi che il governo Monti ha ritenuto di non dovere disperdere.

 

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