Posts tagged ‘criminalità organizzata’

16 gennaio 2018

Sicurezza: calano denunce non reati

cardbergamini

Nel rivolgere il nostro augurio al generale Nistri per l’importante incarico che lo attende, occorre fare una precisazione in merito a quanto dichiarato dal Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Se, come ha giustamente ricordato il premier, “la domanda di sicurezza tra i cittadini non diminuisce”, è perché i reati non diminuiscono. Sono diminuite soltanto le denunce – e questo è gravissimo – perché tanti nostri concittadini ritengono ormai inutile denunciare i reati che subiscono. È una vera e propria sconfitta per lo stato: se i cittadini denunciano di meno é perché troppo spesso e con troppa facilità chi delinque viene rimesso subito in libertà, talvolta umiliando anche il lavoro encomiabile di tutte le nostre forze dell’ordine.

Ad ogni modo sono convinta che tra poche settimane, con la vittoria di Berlusconi e del centrodestra, potremo sederci al tavolo con i vertici delle nostre forze armate per definire una strategia di efficace contrasto alla microcriminalità e alla criminalità organizzata.

16 luglio 2013

Tabacco: da mercato illecito sottratto allo stato quanto necessario a evitare aumento iva

Il mercato del tabacco illecito nel 2012 ha sottratto alle casse dello Stato 1,2 miliardi di euro. Cifra che la criminalità organizzata reinveste poi in altre attività illegali.  .

In questi ultimi anni si sta assistendo a una vera e propria rinascita del traffico illecito di materiali derivati dal tabacco. Il fenomeno si era quasi azzerato tra la fine degli anni Novanta e i primi anni del Duemila, ma con la crisi arrivata nel 2008 il mercato dell’ illecito nel Belpaese sta piano piano crescendo e nel 2012 ha conosciuto il suo picco.

read more »

5 settembre 2012

Contraffazione, esce oggi il libro nero

Cari amici,

esce oggi il Libro nero della contraffazione. Lo ha scritto Antonio Selvatici, un bravo giornalista d’inchiesta specializzato in intelligence economica che è anche consulente della Commissione parlamentare d’inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale di cui sono vicepresidente.

Sotto potete leggere alcuni brani tratti, col suo permesso, dall’introduzione del libro, che raccoglie molto del lavoro svolto in Commissione.

***

La contraffazione è un furto che vale alcuni miliardi di euro l’anno. A farne le spese i consumatori, gli imprenditori (quelli onesti) e i lavoratori italiani, nonché il sempre più assetato fisco. Invece la criminalità organizzata ne trae grandi benefici. Dietro la falsa borsetta griffata venduta per strada c’è un organizzazione ben strutturata che sfrutta i deboli: dall’operaio-schiavo cinese al venditore abusivo. In strada c’è il “sacrificabile” magrebino, svelto a contrattare e pronto ad avvolgere la merce in un telo e darsi alla fuga. Sia ben chiaro: acquistare il falso corrisponde a regalare soldi alla ‘ndrangheta e ad altre organizzazioni criminali. Quella borsetta è intrisa di sangue e sudore.

Una nota positiva: la contraffazione in Italia ha permesso che si compisse un “miracolo politico”. I deputati membri della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla contraffazione (ne faccio parte in veste di consulente) hanno votato, approvandola all’unanimità, la “Relazione sulla contraffazione nel settore agroalimentare”. E quando si è passati al voto alla Camera dei Deputati, tutti hanno premuto il pulsante verde. Per tutti l’indicazione di voto era “pollice all’insù”. Ciò dimostra quanto il fenomeno della contraffazione sia oggi sentito: oltre ogni schieramento, oltre ogni ideologia.

In Italia il commercio e la produzione di materiali contraffatti è stimato dai 3,5 ai 7 miliardi di euro l’anno, il corrispondente di una paio di manovre finanziarie. Il fenomeno della contraffazione da anni e ininterrottamente sta erodendo la nostra economia. Sbaglia chi pensa che si tratti solamente della vendita in strada di borsette, cinture e cappellini su cui è stato malamente applicato il logo di blasonati stilisti. Vi sono anche i falsi pomodori Made in Cina , così come i pezzi di ricambio delle auto, degli aerei, il miele, il tartufo, i robot da cucina, la marmellata, i cuscinetti a sfera, le sigarette, i farmaci, gli apparecchi medicali, i giocattoli per bambini, la Barbie, le piastrelle, i soffioni per la doccia, gli occhiali da sole, gli orologi, i costumi da bagno, le scarpe, il salame, le mozzarelle, i sistemi di puntamento delle armi, i vasi di Murano, il software, la musica, le unghie finte…

read more »

25 gennaio 2012

Commissione contraffazione, audizione dei rappresentanti di Japan Tobacco International

Audizione di rappresentanti di JTI – Japan Tobacco International.

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’audizione di rappresentanti di JTI – Japan Tobacco International. Saluto i presenti, in particolare, il dottor Stephan Schlaefereit, JT International SA anti-illicit vice president, accompagnato dal dottor Ian Monteith, JT International SA brand integrity director e dalle dottoresse Frances Anderson e Veronica Pamio, entrambe managers di JT International Italia s.r.l.

L’audizione odierna avvia il ciclo di approfondimenti che la Commissione svolgerà in merito alla contraffazione nel settore dei tabacchi. Faccio presente ai nostri ospiti che della presente audizione sarà redatto un resoconto stenografico e che, all’occorrenza, i lavori della Commissione possono procedere in seduta segreta.

Propongo di mantenere la modalità di lavoro che ha quasi sempre contraddistinto l’attività della Commissione, invitando i nostri ospiti a svolgere una relazione preliminare, dopodiché inizieremo un giro di consultazioni con i colleghi, in modo che essi possano fare osservazioni e domande, concludendo con una vostra replica finale. Do quindi la parola alla dottoressa Veronica Pamio per la sua relazione introduttiva.

VERONICA PAMIO, JT International Italia s.r.l manager. Illustre presidente, illustri onorevoli, desidero innanzitutto ringraziare la Commissione per averci dato questa importante opportunità di presentare il gruppo JTI e di illustrare il sempre crescente impatto che il fenomeno della contraffazione ha sul settore dei tabacchi lavorati in Italia.

In particolare, mi piace ringraziare il presidente, che ho avuto l’opportunità di incontrare qualche tempo fa e che ha dimostrato immediatamente una grande sensibilità nei confronti di questo fenomeno, che peraltro è stato ripreso più volte nel corso delle audizioni di autorevoli rappresentanti presso questa Commissione quali, in particolare, il procuratore nazionale antimafia, il quale ha fatto cenno al tema, il presidente dell’Istituto Poligrafico e, non ultimo, il comandante generale della Guardia di finanza.

La contraffazione, com’è stato più volte evidenziato dalla Commissione, è un tema che incide non solo sulle singole imprese, ma anche, in generale, sull’economia del paese, sull’occupazione, avendo quindi anche risvolti sociali importanti.

Nello specifico, riguardo alle sigarette, ci preme evidenziare che oltre a problemi relativi alla tutela della proprietà intellettuale, alla diminuzione della propensione all’innovazione delle imprese e ad una perdita di gettito significativa per lo Stato e per la filiera, si pone anche un serio problema di rischio nei confronti della salute del consumatore (cosa che accade, peraltro, anche in altri campi, come ad esempio nel settore agroalimentare).

Proprio questa riflessione ha portato, nella presentazione che svolgeranno i rappresentanti di JT International SA, non solo ad evidenziare il fenomeno con le sue peculiarità, ma anche a proporre – quindi, a chiedervi di prendere in considerazione – eventuali soluzioni concrete al problema, che possano tentare di contrastare efficientemente questo fenomeno.

Prima di passare la parola ai rappresentanti di JT International SA, permettetemi ancora un minuto per illustrare il gruppo JTI.

JT International SA è la società del gruppo JTI – il terzo operatore mondiale nel settore del tabacco – che si occupa di commercializzazione e vendita dei prodotti del tabacco al di fuori del mercato giapponese. Conta più di 25.000 dipendenti nelle 89 sedi dislocate sul territorio internazionale e ha attività distributiva in circa 120 paesi.

JT International Italia s.r.l., la società che qui rappresento come responsabile delle relazioni istituzionali, è invece agente senza poteri di rappresentanza di JT International SA e svolge anche alcune funzioni a supporto della commercializzazione e della vendita dei prodotti del tabacco. Conta circa 120 dipendenti e 210 agenti dislocati sul territorio nazionale.

Vi presento ora Stephan Schlaefereit, anti-illicit trade global strategy vice president; Ian Monteith, brand integrity, western Europe & diversion special investigations director di JT International SA; Frances Anderson, una mia collega di JT International Italia s.r.l., la quale, essendo scozzese, si occuperà della traduzione, anche se questo non è esattamente il suo mestiere. Grazie per l’attenzione.

PRESIDENTE. Do la parola al vice presidente di JT International SA, Stephan Schlaefereit.

STEPHAN SCHLAEFEREIT, JT International SA anti-illicit vice president. Signor presidente, signore e signori, vi ringrazio molto per questa opportunità, scusandomi moltissimo di non poter parlare in italiano, la vostra bellissima lingua. Mi auguro che, comunque, attraverso la traduzione, questa mia illustrazione di un problema che è in continua crescita possa essere di vostro interesse. Inizierò facendo un quadro del problema a livello globale e poi analizzerò il problema a livello nazionale italiano. Abbiamo anche preparato un breve documento, che vi verrà consegnato. Riteniamo che, nel mondo, vengano fumate dai 340 ai 360 miliardi di sigarette illecite, corrispondenti, in pratica, ad una quota di mercato pari al 10,5 per cento. Quelle che riferiamo oggi sono delle stime, evidentemente non esatte, che stiamo cercando di affinare. Come abbiamo detto, si tratta di un problema globale. Stimiamo che l’80 per cento di queste sigarette contraffatte venga prodotto in Cina, mentre in Europa, 90 dei 900 miliardi di sigarette fumate siano illecite.

Sono diversi i motivi per cui ciò accade. Partiamo dai profitti che possono essere generati. Consideriamo che un container di sigarette da dieci tonnellate – cioè con circa dieci miliardi di sigarette – può generare un profitto che va da uno a tre milioni di euro. Sono molti soldi. Il rischio per i contraffattori di essere scoperti è molto scarso e le sanzioni sono irrisorie, considerando la situazione dei vari paesi del mondo. A livello globale, il danno arrecato al gettito fiscale da questo mercato illecito è stimato in 40 miliardi di dollari annui. Per l’Europa, le stime da parte delle autorità europee, sono dell’ordine di 10 miliardi di euro all’anno. Guardando al dettaglio dell’Italia, parliamo di 1,3 miliardi di euro.

Esperti indipendenti stimano che ci possa essere una crescita di questo fenomeno e tale previsione ci preoccupa. Ciò è facilitato dal fatto che la criminalità organizzata può disporre di reti distributive molto efficienti e ha molteplici possibilità di approvvigionamento: se uno stabilimento viene chiuso in un paese, la criminalità può facilmente spostare la sua attenzione su un altro paese, avendo differenti fonti di approvvigionamento locale. È anche vero che, purtroppo, il tabacco ha una valenza emotiva diversa, meno forte, rispetto alle sostanze stupefacenti, essendo però ugualmente redditizio. I produttori di sigarette contraffatte hanno accesso a soluzioni tecnologiche molto moderne, sia per la produzione stessa, sia per la stampa dei pacchetti. Hanno macchinari e sistemi informativi molto avanzati e perciò il prodotto contraffatto va continuamente migliorando, al punto che è difficilissimo distinguere un prodotto contraffatto da uno genuino.

Il mercato illecito ha varie dimensioni: i mercati di origine, quelli di transito e quelli di destinazione. Nella fattispecie delle categorie di illecito abbiamo il contrabbando, la contraffazione – focus primario di questa Commissione – e gli illicit white, su cui tornerò tra poco. Abbiamo analizzato il problema con riferimento ai nostri marchi e, come potete vedere nel documento, la differenza tra il contrabbando e la contraffazione si sta allargando negli anni, laddove la contraffazione sta diventando la parte principale del problema.

Vi distribuiremo ora degli esempi di prodotti contraffatti e di prodotti genuini. Vi preghiamo di non aprire le confezioni, altrimenti non saremmo più in grado di distinguere i primi dai secondi. Gli stabilimenti che realizzano prodotti contraffatti sono come i funghi: li si coglie da una parte e spuntano subito da un’altra!

Abbiamo già detto, all’inizio, che l’80 per cento del tabacco contraffatto è prodotto in Cina ma è importante sapere che il problema non riguarda solo quel paese. La produzione contraffatta si sta espandendo anche in Europa, dove vengono importati i macchinari proprio per poter realizzare questi prodotti. Le dogane hanno ultimamente registrato dei grandi successi, ma il problema si sta diffondendo. Passando al quadro italiano, per voi molto più importante, nella relazione trovate le stime fatte ma, lo ripeto, si tratta solo di stime che potrebbero facilmente variare, rivelandosi leggermente superiori o inferiori. Tali stime, riguardanti le dimensioni del mercato illegale in Italia, indicano una percentuale del 7 per cento circa ma ciò che a nostro avviso risulta ancora più allarmante, è il fatto che questo dato sia in crescita.

IAN MONTEITH, JT International SA brand integrity director. Signor presidente, un altro fattore abbastanza preoccupante riguarda l’incremento registrato nel numero dei sequestri avvenuti all’interno del territorio nazionale dalle dogane italiane. Un problema particolare si riscontra con le sigarette Palace, una marca JTI, che sempre più spesso si trovano in transito verso il nord Europa, in particolare la Gran Bretagna. JTI possiede i diritti di proprietà intellettuale per il marchio Palace in diversi paesi d’Europa, ma i contrabbandieri hanno iniziato a registrarlo nei paesi dove JTI non ha tali diritti. Le sigarette di questa marca sono in vendita legalmente soltanto nelle Isole Canarie, quindi, qualsiasi pacchetto di Palace trovato al di fuori di quell’ambito, è sicuramente contraffatto o illicit white.

Ci sono stati almeno otto sequestri di Palace in Italia, per un totale di oltre dodici tonnellate, corrispondenti a circa 600.000 pacchetti. Tutti i sequestri che vedete riportati a pagina 19 sono stati effettuati dalle autorità doganali. Vorrei ancora sottolineare il danno arrecato al gettito fiscale, sicuramente superiore al milione di euro.

Un fenomeno in continua crescita, in Italia e nel mondo, è quello del cosiddetto «illicit white», una definizione ufficiale che si potrebbe tradurre con «prodotto illecito bianco». Si tratta di marchi registrati e prodotti legittimamente in un determinato paese, ma venduti in quantità minore ed esportati illecitamente in altri paesi. Permettetemi di spiegarvi questo fenomeno più nel dettaglio. Le fabbriche di questi prodotti illicit white si trovano in località sempre nuove, come Cipro, Russia, Emirati Arabi Uniti, Ucraina, Grecia, paesi baltici, Sudafrica e Asia. Un esempio dell’evoluzione molto preoccupante di tale fenomeno si è avuta, ad esempio, in Grecia, con il sequestro, in un’unica operazione, nel dicembre 2011, di 61 tonnellate di Jin Ling.

A pagina 20 della documentazione trovate alcune immagini di pacchetti di illicit white in vendita. Quelli mostrati nella foto sono stati comprati nei mercati rionali di Napoli ad un prezzo di due euro.

A pagina 22 è illustrato un caso di successo nella collaborazione tra JTI e le autorità doganali italiane. Sono stati bloccati tre container di Manchester, in transito dagli Emirati e destinati verso il Montenegro. In questo caso, siamo riusciti a fornire alle autorità evidenze sufficienti per confermare il sequestro. Si trattava di una quantità molto importante di sigarette – circa 31 tonnellate – e i contrabbandieri, comprensibilmente, hanno fatto ricorso, perché volevano riprendersi il loro prodotto. Tuttavia, siamo riusciti, anche fornendo della documentazione sulla legislazione egiziana, a far sì che il sequestro fosse convalidato.

Concludo augurandomi che JTI possa continuare a collaborare con le istituzioni italiane e a partecipare ai tavoli tecnici sulla questione della contraffazione. Le sigarette di contrabbando, così come quelle contraffatte – le illicit white – rappresentano sia un danno per il gettito fiscale, sia un problema per la salute pubblica. Solo attraverso la cooperazione riusciremo a combattere la criminalità organizzata e ad evitare che questi signori si arricchiscano ulteriormente attraverso operazioni illegali.

PRESIDENTE. Prima di dare la parola ai colleghi, vorrei fare una breve riflessione. JTI aveva formalmente chiesto, qualche mese fa, di essere ascoltata in audizione. Ritengo che il problema non riguardi, evidentemente, solo JTI, bensì l’intero sistema. È quindi nostra intenzione proseguire, anche nei prossimi mesi, con analoghe audizioni di operatori del settore, compresi quelli italiani – i nostri Monopoli – perché penso che questo stia diventando un problema molto diffuso.

I numeri e i dati che ci avete fornito mi erano sostanzialmente già stati anticipati e sono la ragione per cui la Commissione ha maturato l’idea di convocare questa audizione come prima del settore. Prendiamo atto che stiamo affrontando un tema con un risvolto sociale non indifferente. Tra l’altro, il grafico che ci allegate è abbastanza eloquente, da questo punto di vista, mostrando che solo negli ultimi tre anni, la forbice tra le merci contraffatte e quelle contrabbandate si sta progressivamente assottigliando e il rapporto è probabilmente destinato ad invertirsi. Tuttavia, in definitiva, i canali di distribuzione rischiano di essere sempre gli stessi, ossia la criminalità organizzata e le organizzazioni che stanno dietro un certo tipo di commercio internazionale. Penso che la dottoressa potrà poi, in sintesi, tradurre correttamente ai suoi colleghi il mio pensiero.

Nel frattempo, al fine di rispettare la procedura finora seguita, nonché le tempistiche parlamentari, darò ora la parola ai colleghi che desiderano intervenire per fare osservazioni e domande. Poi, sempre per punti di sintesi, se vorrete, saremmo lieti di ascoltare le vostre repliche, In modo da potere concludere i lavori della Commissione tra le 15.10 e le 15.15.

LUDOVICO VICO. Signor presidente, porrò una serie di domande senza commenti, perché quanto ci è stato riferito è abbastanza significativo e importante. Anzitutto, sull’illecito bianco, si dice ad un certo punto – a pagina 11, al quarto punto – che da ricerche svolte da agenzie indipendenti è emerso che non ci sarebbe mercato per tale bianco illecito nei suoi paesi di origine. Sarei interessato a capire meglio questo punto, indipendentemente dalla risposta che fornirete ad horas (quindi, anche con una vostra successiva documentazione che, eventualmente, il presidente ci farà avere). In secondo luogo, nell’introduzione fatta dalla dottoressa Pamio, tra i tanti problemi posti dalla contraffazione – illecito bianco e via dicendo, lei ha richiamato anche questioni sanitarie. Rispetto alle indagini delle agenzie indipendenti (stante il fatto che non vi siano indagini di agenzie statali), vorrei sapere se, quando si parla di questione sanitaria, si intende che il prodotto tabacco è contraffatto – oppure che è di scarsa qualità – e che quindi, per fare un esempio, viene messo in circolazione come tabacco biondo pur non essendo tale, oppure stiamo parlando della presenza di sostanze chimiche.

A pagina 23, laddove è scritto «Contrastare i contrabbandieri», mi è chiaro tutto tranne l’ultimo punto, che parla della realizzazione di un protocollo d’intesa. Vorrei sapere quali sono i soggetti che potrebbero concorrere a tale protocollo d’intesa.

ANNA TERESA FORMISANO. Intanto, grazie per la vostra presenza e per la relazione. Vi chiediamo scusa per non avere più tempo a disposizione ma, a breve, dovremo recarci in Assemblea.

Ho letto con attenzione le vostre proposte: scambio di informazioni, applicazione delle leggi, notifica precoce, realizzazione di un protocollo d’intesa. La mia domanda è la seguente: ad oggi, da parte vostra, che cosa è stato fatto o che cosa è stato proposto? Quali risultati avete avuto? Uno degli scopi principali di questa Commissione consiste infatti nel verificare come noi, da legislatori, possiamo dare una mano per evitare che tutto ciò accada. Grazie.

DEBORAH BERGAMINI. Mi ricollego alla domanda dell’onorevole che mi ha preceduto per formulare la mia domanda proprio dal punto di vista del legislatore. Il problema della contraffazione, evidentemente, si può contrastare esclusivamente a livello comunitario. Infatti, per quanto gli Stati possano fare molto singolarmente, non sono in grado di agire in modo efficace su questo problema. A livello comunitario è in corso la revisione della direttiva sul tabacco, risalente – se non sbaglio – al 2001, che mira proprio a proteggere i giovani, i minori, dall’uso o dall’abuso di sigarette. Vorrei sapere se questa revisione in corso, a vostro parere, può aiutare o meno nella lotta al contrasto del fenomeno della contraffazione.

PRESIDENTE. Aggiungo, eventualmente, anche i rapporti con Olaf (Ufficio europeo per la lotta antifrode) e il suo ruolo nella questione, posto che tale Ufficio dovrebbe avere una competenza specifica in tal senso.

LUCIANO ROSSI. Nell’evidenziare che la JTI ha sollecitato per prima questo incontro, mettendoci a conoscenza di argomenti così delicati, devo dire che, come Gruppo del Popolo della Libertà, questo ci ha fatto particolarmente piacere. Chiaramente, i colleghi Fava, Bergamini e Vico – il presidente e i due vice presidenti – hanno raccolto questa sollecitazione che, come è stato ricordato, aprirà una serie di altri incontri per arricchire la nostra conoscenza in questo ambito.

Non è certo questa la sede, alla luce di un tempo così limitato, per dare indicazioni o addirittura fornire soluzioni. Vorrei però evidenziare non solo il danno economico che più volte è stato richiamato dalla vostra puntuale relazione – peraltro 1,3 miliardi in meno per le casse dello Stato sono un argomento serio, che obbliga ad una riflessione, in un contesto come quello attuale che non è sicuramente dei migliori – ma anche e soprattutto il danno alla salute.

Su questo tema bisognerà senz’altro aprire una riflessione ancora più ampia e raccogliere ulteriori informazioni al fine di promuovere un’azione congiunta. La nostra Commissione si è avventurata nella giusta direzione, non solo in questo settore – mi tornano alla mente gli avvenimenti della settimana scorsa in Assemblea con riferimento al settore alimentare – ma, senz’altro, non ha da sola la capacità di dare risposte, bensì quella di evidenziare, di mettere sotto i riflettori problemi così seri e gravi. Dell’Italia potremmo anche ricordare che noi stessi abbiamo produzioni importanti nel settore, anche abbastanza distribuite nel territorio nazionale. Io sono umbro e, come potete immaginare, anche la piccola regione da cui provengo è interessata dall’argomento. Tuttavia, non è questa la sede per entrare in tali dettagli. Ciò nondimeno, questo è senz’altro l’inizio di un percorso, che noi del Popolo della Libertà accogliamo con grande apprezzamento e con disponibilità convinta a partecipare agli approfondimenti necessari.

PRESIDENTE. Ritengo che abbiamo avuto un giusto mix di considerazioni e domande. Abbiamo tempo a sufficienza per una breve replica, quindi penso che alle domande poste possa essere fornita una risposta già in questa sede. In ogni caso, laddove voleste fornire alla Commissione elementi aggiuntivi, anche nei prossimi giorni, per iscritto, sappiate che tutto il materiale che ci invierete potrà essere acquisito agli atti della Commissione e risultare utile per il prosieguo dei nostri lavori.

ANNA TERESA FORMISANO. Signor presidente, pretendere che i nostri ospiti possano fornire nei pochi minuti ancora a disposizione tutte le risposte ai quesiti posti è forse troppo. Penso di interpretare anche il pensiero dei colleghi nel proporre agli auditi di inviare per iscritto le risposte ai nostri quesiti – così avranno tutto il tempo di far ciò con calma – e noi avremo una relazione più completa e dettagliata.

PRESIDENTE. Se questa proposta va bene ai colleghi, per la presidenza non ci sono problemi in tal senso, tuttavia, ciò non toglie che ci sia il breve spazio per una replica finale, che può anche prescindere dal dettaglio dei quesiti posti, ben potendo, però, anticipare qualche chiarimento. Diversamente, possiamo tranquillamente attendere la vostra replica per iscritto.

STEPHAN SCHLAEFEREIT, JT International SA anti-illicit vice president. Ringraziamo la Commissione per l’opportunità concessaci di condividere con voi una problematica che ci sta veramente molto a cuore. Riteniamo molto importante aumentare la collaborazione nel combattere questo fenomeno perché, purtroppo, il problema del contrabbando non riguarda un unico paese ma tanti, perciò anche la collaborazione intergovernativa è molto importante, essendo necessario fare sempre di più, anche alla luce dell’aumento del trend.

Noi offriamo il nostro supporto per quanto possiamo anche se, evidentemente, in qualità di operatore privato, abbiamo purtroppo dei limiti. Tuttavia, facciamo ciò che possiamo con molto impegno e molta buona volontà.

VERONICA PAMIO, JT International Italia s.r.l manager. Signor presidente, se posso, vorrei ancora sottolineare due aspetti che, con riferimento alle domande che sono state poste e alle quali risponderemo per iscritto, per JT International SA sono molto critici.

Il primo riguarda la salute del consumatore quando fuma sigarette contraffatte. È un aspetto che ci piace sottolineare in quanto tali sigarette potrebbero non rispettare tutti gli standard di qualità, sicurezza e igiene imposti al prodotto legittimo, così come capita in altri settori.

In secondo luogo, rispetto alla proposta di direttiva europea, sulla quale JT International SA sta lavorando molto, soprattutto per proporre soluzioni alternative, la sensazione è che le soluzioni proposte dalla Commissione europea (che vanno dal divieto di esposizione dei prodotti da tabacco in tabaccheria, al divieto di utilizzo di alcuni ingredienti, oppure al pacchetto bianco con il nome del brand stampato esclusivamente in carattere standard, come ad esempio il Times New Roman), porterebbero ad un aumento della contraffazione piuttosto che ad una sua diminuzione. Tutto da verificare è anche l’effetto che queste misure avrebbero sui giovani in termini di deterrenza contro il fumo. C’è poi la lesione dei diritti di proprietà intellettuale, la riduzione della possibilità di scelta del consumatore e la propensione delle imprese all’innovazione che finirebbero per minare il principio della libera concorrenza.

GABRIELE CIMADORO. È possibile che dietro le «illecite bianche» ci sia un’organizzazione orchestrata da società concorrenti?

STEPHAN SCHLAEFEREIT, JT International SA anti-illicit vice president. Sempre parlando delle illicit white, vi porto l’esempio di Jin Ling, un marchio prodotto legalmente in Russia, con tutti i crismi, comprese le avvertenze sanitarie. L’unica differenza con i prodotti della JTI e di altri produttori internazionali è che noi ci occupiamo di curare anche gli aspetti inerenti alla destinazione della produzione. Ciò che esportiamo in questi mercati risponde alla loro domanda, mentre i produttori illegali di Jin Ling producono in abbondanza senza preoccuparsi di dove inviare il prodotto.

Ritengo sia importante sottolineare che anche alcune ricerche della AC Nielsen, un’agenzia di ricerche di mercato molto nota, hanno stabilito che, per esempio in Russia, la domanda di Jin Ling è praticamente pari a zero: in pratica, questo prodotto non viene venduto nel mercato del paese in cui viene prodotto. Noi curiamo i nostri prodotti e stiamo attenti a rispettare le leggi dei paesi in cui li vendiamo, mentre questi altri soggetti si preoccupano solo di avere a disposizione il prodotto e di trovare chi lo compri.

Evidentemente, per noi c’è un problema che è tale – bisogna essere onesti – anche commercialmente parlando, perché questi soggetti ci sottraggono quote di mercato e consumatori, a parte tutte le considerazioni e le preoccupazioni connesse alla scarsa cura con cui operano.

IAN MONTEITH, JT International SA brand integrity director. Il marchio Jin Ling non è venduto legalmente in nessuna parte del mondo ma ha avuto talmente tanto successo, anche in Europa, da venire venduto comunque anche se contraffatto. Questo prodotto, realizzato in Russia, dove è legale, non ha mercato nel suo paese d’origine e viene esportato senza alcuna cura nei mercati di destinazione: anche questo prodotto è stato contraffatto in Asia.

ANDREA LULLI. È chiaro ma c’è una zona grigia! Il problema è che serve più trasparenza nel mercato internazionale e nella tracciabilità delle produzioni, condizioni che, anche in questo caso, le aziende devono accettare, altrimenti la lotta alla contraffazione e al commercio del bianco illegale diventa molto difficile.

PRESIDENTE. Aggiungo un’osservazione prima di passare la parola ai colleghi che hanno chiesto di intervenire. In questo paese siamo stati abituati al tema del contrabbando che, molto spesso, non è un mistero, era caratterizzato da un mercato alimentato anche dalle major dei tabacchi. Non c’è dubbio che se il tema della contraffazione è più recente, quello del contrabbando è più antico. Noi abbiamo vissuto quel doppio mercato, che aveva un filone ufficiale e uno non ufficiale.

Quindi, ritengo che il ragionamento del collega Lulli vada in questa direzione, sottolineando che un’aperta disponibilità a un percorso di tracciabilità e di trasparenza da parte dei produttori, agevolerebbe il compito di chi deve poi svolgere i controlli, come è assolutamente indubbio agli occhi di tutti.

LUCIANO ROSSI. In effetti, è stato solo marginalmente evidenziato il ruolo della filiera, come il collega Lulli ed altri hanno sottolineato. Dobbiamo pensare ad un sistema che non sia improvvisato ma che abbia, invece, un’origine e uno sviluppo, a partire dalle piantine di tabacco. Sono favorevole a questo invito ad un maggiore coinvolgimento, visto che in Italia siamo doppiamente vittime di questa situazione. Dobbiamo ricordarci che c’è una produzione dalla quale si può pensare di risalire alla distribuzione, chiaramente con un controllo in termini di tracciabilità, com’è stato evidenziato.

FABIO RAINIERI. Sappiamo che il fumatore è a volte un po’ «sbadato» e che, molto spesso, la causa di incendi boschivi è dovuta all’abbandono di mozziconi di sigaretta accesi. La carta che viene utilizzata per le sigarette di JTI e, nel caso specifico, quella che viene utilizzata per le sigarette di contrabbando, prevedono l’accorgimento per il quale si spengono in automatico nel momento in cui vengono dimenticate in qualche luogo?

PRESIDENTE. Non so se si possa pretendere dai contraffattori che abbiano anche queste attenzioni, però è sicuramente un’operazione di civiltà: una sorta di pubblicità progresso.

VERONICA PAMIO, JT International Italia s.r.l manager. Intervengo brevemente su questo argomento perché la risposta è molto facile e mi permetto di anticiparla a nome di JT International SA: da novembre tutti i produttori sono obbligati ad utilizzare nuovi standards nella produzione delle sigarette, che chiamiamo LIP (low ignition propension). Tali sigarette contengono un particolare tipo di carta che permette – in condizioni di laboratorio – alla sigaretta non attivamente fumata di spegnersi. Ciò risponde ad una normativa emanata dalla Commissione europea proprio per evitare gli incendi. Ovviamente, sul prodotto di contrabbando non possiamo dire molto. Il vice presidente di JT International SA ci parlerà ora della tracciabilità, un tema per JT International SA molto importante.

PRESIDENTE. Do la parola al vicepresidente di JT International SA, Stephan Schlaefereit.

STEPHAN SCHLAEFEREIT, JT International SA anti-illicit vice president. Le cose sono molto cambiate rispetto a dieci, quindici o vent’anni fa, quando non c’erano le avvertenze e mancavano i sistemi di controllo. Oggi abbiamo anche un interesse commerciale nel controllare la destinazione dei nostri prodotti. Sappiamo che dobbiamo fare molto di più per la tracciabilità e lo stiamo facendo. JT International SA garantisce la tracciabilità di tutti i suoi prodotti secondo le normative dei singoli paesi. La tracciabilità dei prodotti è inoltre prevista a livello europeo dall’accordo che JT International SA ha siglato il 14 dicembre 2007 con la Commissione europea e gli Stati membri e che ha come obiettivo la costruzione di un rapporto di collaborazione finalizzato al contrasto del commercio illegale di sigarette sul territorio europeo. Di fatto, tale procedura prevede l’apposizione di un codice di tracciatura contenente informazioni (dettagli di produzione e spedizione e informazioni relative al mercato di destinazione) che consentono di identificare in maniera univoca i prodotti, in conformità con quanto previsto dal sopra citato accordo. Il problema è che le quattro o cinque grandi aziende multinazionali produttrici di tabacco gestiscono il 60 o 70 per cento di tutta la produzione; il 30 per cento è in mano ai piccoli produttori, di cui abbiamo parlato poco fa, i quali, come abbiamo visto, vendono dove meglio possono, sono poco scrupolosi e non rispettano le legislazioni.

Se vogliamo fare qualcosa di veramente importante, se vogliamo definire delle regole che contemplino le problematiche del tabacco nell’ambito della legislazione, bisogna che anche questi piccoli produttori, anche questo 30 per cento di piccole aziende, si conformi alle regole. Peraltro, si tratta di una percentuale piuttosto significativa. Noi facciamo la nostra parte e siamo ben contenti di far ciò, però, bisogna che anche questi produttori si adeguino e si allineino alle norme esistenti.

PRESIDENTE. Ringraziamo i rappresentanti di JTI. Vorrei comunicare ai col leghi che analoghe iniziative sono previste nelle prossime settimane: nella settimana tra il 30 gennaio e il 3 febbraio audiremo i rappresentanti di British American Tobacco Italia e nella settimana del 27 febbraio audiremo quelli di Philip Morris Italia. A seguire, sentiremo altri soggetti, quindi il tema verrà approfondito con tutti gli interessati alla questione. Ci auguriamo di poter concludere i nostri lavori con un approfondimento sulle problematiche che emergeranno, così come già fatto in casi analoghi, prima per l’agroalimentare e poi – ma l’indagine è ancora in corso – per il tessile.

Dichiaro conclusa l’audizione.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: