Posts tagged ‘Europa politica’

6 febbraio 2017

Ue, idea Merkel interessante, ma Italia protagonista

europaLa proposta della Merkel di un’Europa a due velocità? Bisogna capire come la declina, ma personalmente non trovo contrarietà, anche perché da quando c’è stata la Brexit è stata l’unica leader europea a mettere sul tavolo una proposta. Dentro questa proposta c’è la presa d’atto che così l’Unione non va e noi questo lo denunciamo da anni. Questa posizione va incontro alle esigenze di una rivisitazione dell’euro che Berlusconi avanza da anni, quindi se lo spirito è quello di dire che l’Ue così com’è non va, se si tratta di una presa d’atto, non può che essere un fatto positivo. È ovvio che l’ipotesi di un’Europa a più velocità trasforma l’Ue in un’organizzazione internazionale, fa perdere il concetto di compattezza che ne era alla base, apre a un cambiamento di intenti, ma è un percorso non da scartare. Io non ci vedo alcuna contrarietà, ogni approccio che punta a una maggiore flessibilità non può che essere positivo. Ovviamente, perché questo sia un percorso virtuoso è necessario che l’Italia ne faccia parte pienamente, e questo deve essere un compito del governo ma non come accadeva con Renzi che diceva di mostrare i muscoli e poi 148 volte su 148 ha votato in armonia con il Consiglio. È chiaro che questo ragionamento sta in piedi se il nostro Paese avrà una vera capacità di farsi protagonista di questo cambiamento e per farlo ci vorrebbe un governo capace: ci vorrebbe un governo Berlusconi.

15 maggio 2013

Ripensare Ue come federazione dei parlamenti ma imprescindibile rivedere rapporti con la Germania. L’ho detto al Ministro Bonino

Deborah Bergamini Anche io, come il Ministro Bonino, sono federalista e credo che l’Unione debba evolvere verso una federazione di popoli. Vogliamo un’ Europa dei parlamenti. Dobbiamo però interrogarci su due punti: il primo riguarda il fatto che, pur rimanendo un polo di attrazione e un modello per i paesi al suo esterno, l’Europa non riesce più ad essere fonte di fiducia e di ispirazione per i paesi e i cittadini che la compongono. Il secondo punto, strettamente legato al primo, riguarda la grave frattura che si è creata, nel nostro continente, tra paesi del Nord e del Sud. Dobbiamo risolverla e per farlo occorre rivedere i rapporti tra l’Italia e la Germania. Ci vuole in questo ambito una forte e coraggiosa azione politica perché è da lì che passa uno degli assi portanti del futuro dell’Europa“.

Cosi’ la deputata Deborah Bergamini, capogruppo del PdL in Commissione Esteri, durante l’ audizione del ministro Bonino sulle linee programmatiche del dicastero.

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8 gennaio 2013

Disoccupazione ai massimi in Italia, export boom in Germania. E’ questa l’Europa dei padri fondatori?

Deborah Bergamini Oggi gli impietosi dati statistici che ormai misurano quasi quotidianamente le performance delle nazioni europee ci mostrano due dati molto chiari: la disoccupazione galoppante in Italia – quella giovanile è ormai al 37.1% mentre l’occupazione maschile è al 66.3%, il minimo storico dal 1992 – e il boom dell’export tedesco. L’Istat di Berlino ci informa, infatti, che nel 2012 le esportazioni teutoniche sono aumentate del 4,3%. E’ questo senza dubbio un successo delle politiche della cancelliera Merkel, che potrà rivendicarlo di fronte agli elettori in occasione della chiamata alle urne del prossimo settembre. E’ bene però ricordare che le imprese tedesche pagano il capitale, un fondamentale fattore della produzione, molto meno di quanto succede alle nostre aziende, il che le rende straordinariamente competitive“.

Così la deputata del Pdl, Deborah Bergamini, commenta i dati Istat, sottolineando che “questa fotografia ci impone di chiederci se sia questa l’Europa – unita e solidale – voluta dai padri fondatori. E quale sia l’Europa – politica ed economica – che vogliamo davvero costruire, consci che ormai la dimensione comunitaria per i cittadini europei, e quindi italiani, non è più una realtà lontana ma un’occasione di confronto quotidiano“.

Continuiamo dunque a parlare di Europa, in modo non populistico ne’ strumentale ma col tentativo, serio, di dare risposte a queste domande. In questa fase storica è essenziale che i maggiori partiti membri della grande famiglia europea del Ppe, come il Pdl, continuino a svolgere un ruolo propositivo importante“, conclude Bergamini.

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19 ottobre 2012

All’Europa manca la politica e alla politica mancano i partiti

 Negli ultimi tempi alcuni interventi di alte cariche dello stato, sia in Italia che in altri paesi europei, a partire dalla Germania, hanno indicato come necessaria la cessione di ulteriori quote di sovranità nazionale per la costruzione di un’Europa più forte. Appena rientrata da Bucarest, dove si è tenuto il congresso annuale del Partito Popolare Europeo, sono anche io convinta, come membro del PPE, che sia necessaria “più Europa” (questo era anche lo slogan del nostro congresso), ma non senza chiedere ai nostri concittadini se sono d’accordo ne’ senza indicare il percorso da seguire. Quando si dice che occorre un’Europa politica, oltre che monetaria, si deve intendere questo.

L’Europa che immagino è quella che si inserisce nel solco della visione dei padri fondatori, di coloro che all’indomani del secondo conflitto mondiale hanno dato vita, con il Consiglio d’Europa, alla prima Assemblea parlamentare continentale e, ancora di più, alla Corte Europea dei diritti umani, un tribunale che, primo nella storia, può condannare uno Stato su istanza di un cittadino. Uno strumento rivoluzionario, per gli europei, e un incredibile passo avanti nel cammino della libertà, valore ben presente ai padri fondatori dell’Europa che avevano visto, ed ancora vedevano ad Est, i mali dei regimi totalitari liberticidi.

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23 luglio 2012

La lettera scritta a De Bortoli per spiegare nostra astensione sul Fiscal Compact

Caro direttore, 

ci siamo astenuti sulla ratifica del fiscal compact e Le saremmo assai grati se volesse ospitare questa lettera che spiega le nostre ragioni.

Anzitutto, l’accordo intergovernativo si traduce in un obbligo italiano per la riduzione del debito di circa cinquanta miliardi l’anno per vent’anni: un’enormità. In secondo luogo, ci impegniamo a pareggiare in tempi brevi il bilancio pubblico. Siamo convinti che il pareggio del bilancio sia un principio primario di trasparenza nella gestione della cosa pubblica e che sia anche un caposaldo del pensiero liberale. Basti pensare a Marco Minghetti che a esso, che considerava essenziale all’interesse dello Stato, sacrificò la sua parte politica. Riuscì ad annunciare il raggiungimento dell’agognato obiettivo il 16 marzo 1876, ma, due giorni dopo, la “rivoluzione parlamentare” fece cadere il suo governo e alle successive elezioni la Destra storica smise di esistere! Si può citare anche Luigi Einaudi che, in piena sintonia con Ezio Vanoni, volle che, all’articolo 81, la nostra Costituzione adottasse il principio.

La sinistra non ha mai amato questo criterio di finanza pubblica: soggiogata da Keynes, ha sempre preferito sostenere il deficit spending per promuovere sviluppo e occupazione.

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2 luglio 2012

Lo scontro tra Nord e Sud e tra politici e tecnici rende difficile il percorso verso un’Europa politica

Oggi, su Il Vostro, c’è un mio articolo: Debora Bergamini

Due verità, tanto evidenti, sono fra le cause principali della profonda crisi della nostra Europa. Possiamo poi scomodare tante altre ragioni, dalla crisi finanziaria alla progressiva estinzione di leadership carismatiche fino, che so, al dirompente ruolo giocato da internet sui nuovi rapporti fra istituzioni e cittadini. Ma questo doppio scontro fra Nord e Sud e fra politici sottoposti al consenso e funzionari sottoposti non si sa a cosa rende il percorso verso una vera Europa politica alquanto difficile.

Di seguito l’articolo integrale:

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14 maggio 2012

Basta all’Europa di carta, è tempo di un’Europa politica democratica e libera

Debora Bergamini“Il tracollo della Cdu della Merkel nel land più popoloso della Germania ci insegna, forse più di ogni altro fra i clamorosi risultati del recente turno elettorale di tanti paesi europei, che si stanno inesorabilmente chiudendo gli spazi dell’Europa (solo) monetaria cui siamo stati abituati da quando è nato l’euro. Quell’Europa, tanto per intenderci, che ci ha imposto un cammino burocratico e cartaceo, che ha beneficiato banche e speculatori ma ha impoverito i popoli e svuotato le sovranità nazionali; quell’Europa che ha ridotto il senso della politica ad una ratifica pedissequa di decisioni prese dal capitalismo finanziario e dall’imperio della grande malattia dei nostri tempi: il debito. Con la complicità di partiti deboli, di una classe politica spesso troppo pronta a seguire anziché, come è suo compito, ad indicare la strada. Ridotti al ruolo di certificatori di bilanci, gli Stati, o meglio i popoli degli Stati, stanno dicendo basta a politiche nazionali deboli, che impongono un rigore schizofrenico ma non sembrano in grado di produrre ciò che occorre: la crescita. E stanno dicendo basta a questa Europa senz’anima, fatta di carta (moneta)“.

Lo dichiara in una nota l’Onorevole Deborah Bergamini, PdL, che prosegue: “gli spazi che si chiudono sono però destinati ad aprirne altri: sono quelli, finalmente, di un’Europa politica, il cui cammino è stato interrotto dall’irruento arrivo della moneta unica, illusoriamente ritenuta sufficiente a dare vita alla grande costruzione europea. Oggi, sulle macerie di quel sogno monetario, può nascere quell’Europa politica matura e voluta che finora è stata solo invocata. In questo ambito i grandi partiti europei, sotto l’egida del PPE e del PSE, possono finalmente cominciare a ricostruire la loro identità, sconfiggere le spinte populiste ed estremiste, e impostare un nuovo rapporto col proprio elettorato basato su un ritrovato realismo e sull’aspirazione ad una dimensione europea non più centrata sulla circolazione di una moneta ma sulla volontà dei popoli di riconoscersi in un unico grande edificio democratico e libero“, conclude la parlamentare.

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