Posts tagged ‘Europa’

10 marzo 2017

Sicurezza: terroristi possono hackerare elettronica veicoli per fare stragi

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La sicurezza informatica è un punto dal quale non si può più prescindere: i veicoli moderni sono ormai in ampissima parte controllati da sistemi computerizzati e per questo più vulnerabili a cyber-attacchi. Possono quindi trasformarsi in uno strumento distruttivo nelle mani di hacker e terroristi. È perciò necessario che il governo si impegni per contrastare questo rischio e che lo faccia in tempi brevi. 
Già nel settembre 2015 ho presentato un’interrogazione sul tema a seguito del caso dei due hacker Miller e Valasek, ripreso oggi dal quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung, che riuscirono ad hackerare a distanza l’elettronica di una Jeep Cherokee. Di fronte al rapido avanzamento tecnologico, e al pericoloso dilagare di attacchi terroristici in Europa, diventa quindi sempre più urgente velocizzare anche le iniziative già in atto a livello comunitario per scongiurare il rischio che i terroristi possano scagliare contro la folla veicoli pur non essendo a bordo dei medesimi, ma hackerando le auto di cittadini inconsapevoli.
2 marzo 2017

UE: Berlusconi il primo a denunciare cattivo funzionamento

cardBergamini.pngBerlusconi è stato il primo leader politico a denunciare i rischi del cattivo funzionamento dell’Unione europea. Per questo è stato spesso attaccato e anche per questo, nel 2011, è stato costretto a dimettersi. Uscire dall’euro oggi porterebbe a un crack finanziario annunciato, per cui la proposta del Presidente Berlusconi, la proposta di Forza Italia, è che all’euro si possa affiancare una seconda moneta per le transazioni all’interno del nostro Paese. Così si potrebbe arginare la crisi economica attuale italiana e allo stesso tempo evitare le difficoltà alle quali andremmo incontro uscendo dall’euro.

6 febbraio 2017

Ue, idea Merkel interessante, ma Italia protagonista

europaLa proposta della Merkel di un’Europa a due velocità? Bisogna capire come la declina, ma personalmente non trovo contrarietà, anche perché da quando c’è stata la Brexit è stata l’unica leader europea a mettere sul tavolo una proposta. Dentro questa proposta c’è la presa d’atto che così l’Unione non va e noi questo lo denunciamo da anni. Questa posizione va incontro alle esigenze di una rivisitazione dell’euro che Berlusconi avanza da anni, quindi se lo spirito è quello di dire che l’Ue così com’è non va, se si tratta di una presa d’atto, non può che essere un fatto positivo. È ovvio che l’ipotesi di un’Europa a più velocità trasforma l’Ue in un’organizzazione internazionale, fa perdere il concetto di compattezza che ne era alla base, apre a un cambiamento di intenti, ma è un percorso non da scartare. Io non ci vedo alcuna contrarietà, ogni approccio che punta a una maggiore flessibilità non può che essere positivo. Ovviamente, perché questo sia un percorso virtuoso è necessario che l’Italia ne faccia parte pienamente, e questo deve essere un compito del governo ma non come accadeva con Renzi che diceva di mostrare i muscoli e poi 148 volte su 148 ha votato in armonia con il Consiglio. È chiaro che questo ragionamento sta in piedi se il nostro Paese avrà una vera capacità di farsi protagonista di questo cambiamento e per farlo ci vorrebbe un governo capace: ci vorrebbe un governo Berlusconi.

15 dicembre 2016

Vertice Ue: le sanzioni alla Russia indeboliscono Europa

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Il prolungamento di altri sei mesi delle sanzioni alla Russia avrà il risultato di impoverire ulteriormente il commercio delle aziende italiane e di isolare politicamente tutta l’Unione Europa. I vertici della Ue continuano a perseverare nell’errore.

14 dicembre 2016

UE: la scelta di Tajani giusta per ricucire il rapporto fra cittadini e Europa

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La decisione del Partito popolare europeo di indicare Antonio Tajani alla presidenza del Parlamento europeo, oltre ad inorgoglire il nostro movimento, è la scelta giusta per ricucire il rapporto e colmare la disaffezione dei cittadini verso l’Europa.

Antonio Tajani, già Commissario Ue e attualmente primo vicepresidente dell’Europarlamento, grazie alla sua profonda conoscenza delle Istituzioni europee saprà ridare speranza e voce alle esigenze concrete di famiglie e imprese finora trascurate e sacrificate sull’altare dell’austerità e dei vincoli burocratici a tutti i costi. Caro Antonio siamo tutti con te!

 

24 novembre 2016

Turchia, tenere alta la bandiera del dialogo

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Vengo via da Ankara con una strana tensione. In questi due giorni, tanto è durata la nostra missione del Consiglio d’Europa per monitorare l’evoluzione del post-15 luglio in Turchia (il 15 luglio scorso un tentativo di colpo di Stato militare ai danni del governo ha prodotto 247 morti, circa 2000 feriti e bombardamenti in luoghi chiave delle istituzioni del Paese, compreso il Parlamento), sono state moltissime le ricostruzioni contrastanti sull’accaduto e sulla attuale situazione che abbiamo ascoltato.

A seguito del golpe fallito, il Presidente Erdogan ha imposto lo stato di emergenza e poi lo ha prorogato. Da allora, riportano le opposizioni e gli osservatori internazionali, sono cominciate le “purghe”. Decine e decine di migliaia di persone, accademici, giudici, militari, giornalisti, parlamentari, sono stati accusati di appartenere al movimento gulenista (Fethullah Gulen, ricchissimo imam attualmente in esilio volontario in Pennsylvania, è considerato una sorta di eminenza grigia in Turchia, ha fondato un imponente movimento che si è infiltrato negli anni in tutti i gangli del sistema istituzionale ed economico turco. Per anni è filato d’amore e d’accordo con Erdogan, poi, nel 2013, la rottura), ritenuto il responsabile del tentato golpe, e per questo licenziati e/o detenuti in custodia cautelare. Moltissimi media, colpevoli di aver criticato il governo, sono stati chiusi. Il governo turco accusa i gulenisti di terrorismo ed emana decreti legge per fare piazza pulita.
La comunità internazionale tende a dare un giudizio piuttosto netto sull’operato di Erdogan. Il presidente turco, questa è l’accusa, approfitta del tentato golpe per compiere una sorta di controgolpe e dare un ulteriore giro di vite al proprio potere in vista del referendum del prossimo anno, in cui il popolo turco dovrà decidere se trasformare il paese in una repubblica presidenziale. Per farlo, Erdogan liquida ogni dissenso e viola sistematicamente i principi più elementari di rispetto dei diritti umani. Le purghe, le detenzioni di massa con accuse generiche, l’apertura verso un ritorno alla pena di morte inquietano profondamente gli osservatori. Erdogan risente di questa accusa e squaderna un’abile azione di propaganda. In più, minaccia una rottura definitiva con l’Unione Europea, recentemente sempre più nel suo mirino perché colpevole di non dare abbastanza supporto al difficile lavoro di ripristino della normalità iniziato dal governo turco. Il voto di oggi al Parlamento Europeo sul congelamento dei negoziati con la Turchia è accolto con stizza dal presidente turco e rischia, se prevarrà il sì, di offrire altre frecce all’arco di Erdogan, che cerca l’isolamento della Turchia per agire con maggiore libertà senza dover rispettare gli impegni internazionali e al fine di aprirsi nuove alleanze sul fronte russo e asiatico.

Eppure…eppure qualcosa non torna. I turchi non sembrano sdegnati dell’azione del governo, tutt’altro. Sembrano solidali con la linea repressiva scelta dal governo. E non mi sembra che questo sia dovuto, come le opposizioni affermano, alla manipolazione mediatica in cui Erdogan eccelle.Conoscono bene il movimento gulenista e lo criticano apertamente.

È scioccante osservare i segni dei bombardamenti all’interno del Parlamento turco. A cinque passi, letteralmente cinque, dall’aula, un chiostro interno è stato sventrato, e resta lì, a futura memoria. Ogni volta che in questi giorni abbiamo rimarcato le gravi violazioni ai diritti umani cui stiamo assistendo in questi mesi da parte del governo turco, ci è stato chiesto cosa avremmo fatto se nel nostro paese ci fosse stato un tentato golpe militare. Ma il punto è proprio questo: nei nostri paesi abbiamo lottato duramente per una democrazia completa, e in questa costruzione, ancora non ultimata, giorno dopo giorno abbiamo cercato di metterci al riparo da una simile eventualità. E’ nostro compito supportare ogni Paese in questo lavoro. La nostra condanna rispetto a qualunque violazione deve essere ferma, ma sarebbe un grave errore politico andare incontro al risentimento coltivato da Erdogan. Bisogna, da parte delle istituzioni europee, a cominciare dal Consiglio d’Europa, tenere alta la bandiera del dialogo. Una Turchia isolata non gioverà senz’altro al popolo turco né alle opposizioni e alle minoranze che si battono per i loro diritti. Certamente gioverà ad Erdogan. Interrompere i negoziati o il processo di avvicinamento della Turchia all’Europa non è la strada giusta. Quando le democrazie, anche le più imperfette, smettono di parlarsi, per i loro popoli non può che allargarsi l’ombra della paura.

9 novembre 2016

USA, fra gli sconfitti c’è anche Renzi

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Ci era parso inopportuno che il premier italiano si schierasse così apertamente a favore di uno dei candidati alla Casa Bianca, visto che i presidenti passano ma le relazioni fa gli Stati restano e devono essere salvaguardate. La vittoria di Trump è quindi inesorabilmente anche una sconfitta per Renzi.

Ma quello che più ci preoccupa  è che il giudizio negativo che Renzi ha dato del neopresidente statunitense prima delle elezioni potrebbe incrinare i rapporti fra Italia e Stati Uniti, due Paesi da sempre amici. Anche nei rapporti con la Ue, Renzi, innescando una battaglia personale e per suo tornaconto politico contro Juncker, sta minando la credibilità dell’Italia, circostanza che è vieppiù insopportabile visto che siamo fra i Paesi fondatori dell’Europa. Anche noi talvolta non abbiamo gradito toni e modi di agire del presidente della Commissione Ue ma il nostro confronto è rimasto istituzionale perché non ne va delle nostre carriere ma dell’interesse dell’Italia e degli Italiani. Infine, consigliamo a Renzi di non usare il termine euroburocrate per cercare di delegittimare Juncker dal momento che, piaccia o non piaccia, Juncker è stato eletto mentre Renzi no.

4 novembre 2016

Manovra, aumentano gli immigrati e le spese per mantenerli

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Mentre una parte del Governo cerca invano di sminuire l’invasione epocale di immigrati nel nostro Paese, il ministro dell’Economia è costretto ad ammettere che nel giro di 3 anni gli arrivi sono triplicati e che con essi sono aumentate anche le spese destinate per il loro mantenimento: per il 2017 addirittura si ipotizza la cifra di 4 miliardi di euro.

Come avevamo denunciato già tempo addietro  questo fenomeno è destinato ad aumentare perché ci sono centinaia di migliaia di potenziali migranti pronti a partire dalle coste libiche in direzione dell’Italia. Se è già preoccupante che l’Italia non riesca a ricollocare in altri Paesi della Ue i richiedenti asilo già presenti nel nostro territorio, è ancora più allarmante che il Governo non abbia alcuna strategia concreta per fermare questo flusso crescente di immigrati in arrivo.

28 ottobre 2016

UE: Renzi ponga un veto alla sua propaganda

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Renzi dovrebbe porre un veto alla sua propaganda. Nel settembre del 2015 dichiarò che sui ricollocamenti dei richiedenti asilo l’Italia aveva vinto e convinto l’Europa, e che anche gli altri Stati membri della Ue se ne sarebbero fatti carico. Non è stato così. A distanza di più di un anno abbiamo constatato che si trattava soltanto di un’illusione e che il Governo non aveva in verità ottenuto nulla. Aumentano gli sbarchi, aumentano le spese per il mantenimento degli immigrati e aumentano il disagio sociale e la paura dei cittadini italiani.

25 ottobre 2016

Migranti, la pazienza degli italiani si sta esaurendo

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l numero record di migranti sbarcati sulle nostre coste, 153450 da inizio anno, con un aumento del 10% rispetto allo stesso periodo del 2015, dovrebbe indurre il Governo a cambiare una strategia che finora è risultata assolutamente inefficace. Intanto, contestualmente all’esaurimento dei posti disponibili per accogliere gli immigrati, si sta esaurendo anche la pazienza degli Italiani, con i problemi di ordine pubblico che purtroppo ne conseguono.

Aumentando il numero dei migranti aumenta ovviamente il costo per mantenerli in Italia: 2,6 miliardi nel 2015, 3,3 miliardi nel 2016 e 3,8 miliardi previsti per il 2017. Nonostante tutto ciò il Governo parla d’altro, annaspa senza bussola e si dimostra incapace di affrontare una delle maggiori emergenze del Paese.

 

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