Posts tagged ‘finanza’

6 giugno 2017

Migranti: basta accoglienza incontrollata, rischia la sicurezza nazionale

cardbergamini
Non serviva che il Nucleo di Polizia Tributaria della Finanza di Palermo scoprisse i traffici di un’organizzazione criminale per comprendere che l’immigrazione incontrollata comporta rischi fondati e pericoli forti per la sicurezza nazionale. Almeno però adesso anche la sinistra e i buonisti dovranno fare i conti con la necessità di imporre regole chiare, controlli scrupolosi e rimpatri fatti sul serio. L’accoglienza funziona se regolata, ma i numeri degli sbarchi in Italia rendono oggi impossibile continuare a pensare di far arrivare persone che il nostro paese non può più mantenere a spese dei cittadini.
27 febbraio 2013

Mi dispiace molto la morte di Stéphane Hessel. La sua voce, a volte anche scomoda, ci mancherà

Deborah Bergamini Stephane Hessel Vera Duarte Centro Nord Sud

Mi dispiace molto la morte, avvenuta stanotte, di Stephane Hessel. Ho avuto l’onore di incontrarlo e di conoscere la sua estrema semplicità, che ne sottolineava ancor più la levatura etica e morale. Due volte prigioniero dei tedeschi durante la seconda guerra mondiale, fuggì e lottò per un’Europa libera dal nazismo. Ambasciatore, ha speso la propria vita al servizio dei diritti umani e della solidarietà tra nord e sud del mondo, motivo per cui gli è stato insignito, nel 2004, il Premio Nord-Sud del Consiglio d’Europa. Scrittore e attento osservatore della realtà, voleva un’Europa solidale e federale, e negli ultimi anni ci aveva giustamente messi in guardia rispetto allo strapotere della finanza internazionale. La sua voce, a volte anche scomoda, ci mancherà molto“.

Lo dichiara in una nota Deborah Bergamini, deputato Pdl e Presidente del Centro Nord-Sud del Consiglio d’Europa.

read more »

4 febbraio 2013

Monti: ‘o lo spread o il voto’!

Germania giustaMario Monti continua con la sua strategia elettorale basata sulla minaccia: dopo averci spiegato che ‘o le tasse o il voto’, ovvero che la pressione fiscale potrebbe diminuire solo con lui al governo, siamo a ‘o lo spread o il voto‘. Secondo il premier, infatti, una vittoria di Berlusconi causerebbe nientemeno che un ‘alzarsi di sopracciglio’ fra i grandi giudici della finanza, suoi amici personali. Ovviamente non e’ vero“.
Cosi’ Deborah Bergamini, deputato Pdl, commenta le parole di Mario Monti a La7.

Lo si era detto anche rispetto alla ridiscesa in campo del Presidente Berlusconi, e non e’ avvenuto, perche’ e’ finalmente in essere un meccanismo, pur migliorabile, di tutela da parte della BCE. In compenso espressioni come questa usata da Monti la dicono lunga su chi siano i suoi reali referenti – non certo i cittadini italiani – e su quale concetto di democrazia incarni il Professore: una democrazia limitata a una scelta obbligata. E’ l’evoluzione tecnica del partito unico. Sara’ per questo che va tanto d’accordo con la sinistra, conclude.

read more »

13 ottobre 2012

Debito pubblico, se si tiene conto di quello aggregato Italia sta meglio di UK e Francia

Cari amici, vi segnalo questo ottimo articolo uscito ieri sul Sole 24 Ore:

È giusto giudicare un Paese solo per il debito pubblico? Se la formula cambia l’Italia batte Francia e Inghilterra ed è vicina alla Germania

L’Italia ha il più alto debito pubblico dell’Europa con una percentuale del 120% del Pil che dovrebbe peggiorare al 127% nel 2013. Sulla scia di questo parametro solo il Giappone è messo peggio con un debito pubblico/Pil al 236%.

Certo, i (quasi) 2mila miliardi di debito del Tesoro (tanto nei confronti di investitori italiani che stranieri) in rapporto a un Prodotto interno lordo di 1.580 miliardi (fine 2011) indicano che l’Italia utilizza eccessivamente la leva finanziaria. E che è costretta a trasformare l’avanzo primario in disavanzo a causa dello scotto degli alti interessi su quel debito (che quest’anno potrebbero raggiungere il picco a quota 90 miliardi). Un tallone d’Achille che rende l’economia italiana fragile e, più vulnerabile di altri Paesi, quando la speculazione entra in azione.

Restando però nell’universo rosso del debito siamo proprio sicuri che il debito pubblico/Pil sia l’unico parametro da guardare quando si tratta di far quadrare i conti per Bruxelles? I dubbi nascono se al debito accumulato dallo Stato (fagocitato da decenni di gestione poco lodevole delle finanze statali) si associano i debiti degli altri attori che entrano inevitabilmente in gioco nell’economia di un Paese: le famiglie e le imprese.

Bene, se teniamo conto di questi fattori, la situazione si ribalta e l’allarme che da mesi suona sull’Italia si attenua. La nuova classifica (quella che tiene conto del debito complessivo tra gli attori di un Paese) vede sempre il Giappone al primo posto (con un debito totale pari al 471% del Pil) ma l’Italia (con un debito totale pari al 315%) decisamente più in basso. Secondo questa classifica l’economia italiana è più in salute di quella della Gran Bretagna (debito totale pari al 466% del Pil), Spagna (366%) e persino Francia (323%). E gli Stati Uniti e la Germania (che oggi beneficiano di tassi di interesse sul debito praticamente azzerati a livello reale essendo considerati dei rifugi eccellenti per gli investitori nelle fasi di burrasca) sono vicinissimi all’Italia con un indebitamento del sistema-Paese rispettivamente del 296% e del 285%.

Riepilogando, quindi, l’analisi del debito aggregato indica che l’Italia è messa meglio della Francia e non distante dalla Germania. Senza dimenticare che l’Italia è anche il Paese il cui valore attualizzato del debito pensionistico è il più basso d’Europa e secondo al mondo dopo la Corea del Sud (anche tenendo conto degli esodati).

E allora, perché i mercati continuano a tenere l’Italia in apprensione, confinandola su una posizione di rischio vicina a quella della Spagna? Quanto contano questi dati e come mai non vengono considerati (o lo vengono poco) dai mercati finanziari e dalle istituzioni europee? Perché Stati Uniti e Inghilterra, in questo mondo di quantitative easing, pagano tassi di interesse nettamente più bassi rispetto all’Italia? E perché Parigi finanzia il suo debito al 2,5% (tasso a 10 anni) contro il 5,15% che paga Roma?

14 maggio 2012

Basta all’Europa di carta, è tempo di un’Europa politica democratica e libera

Debora Bergamini“Il tracollo della Cdu della Merkel nel land più popoloso della Germania ci insegna, forse più di ogni altro fra i clamorosi risultati del recente turno elettorale di tanti paesi europei, che si stanno inesorabilmente chiudendo gli spazi dell’Europa (solo) monetaria cui siamo stati abituati da quando è nato l’euro. Quell’Europa, tanto per intenderci, che ci ha imposto un cammino burocratico e cartaceo, che ha beneficiato banche e speculatori ma ha impoverito i popoli e svuotato le sovranità nazionali; quell’Europa che ha ridotto il senso della politica ad una ratifica pedissequa di decisioni prese dal capitalismo finanziario e dall’imperio della grande malattia dei nostri tempi: il debito. Con la complicità di partiti deboli, di una classe politica spesso troppo pronta a seguire anziché, come è suo compito, ad indicare la strada. Ridotti al ruolo di certificatori di bilanci, gli Stati, o meglio i popoli degli Stati, stanno dicendo basta a politiche nazionali deboli, che impongono un rigore schizofrenico ma non sembrano in grado di produrre ciò che occorre: la crescita. E stanno dicendo basta a questa Europa senz’anima, fatta di carta (moneta)“.

Lo dichiara in una nota l’Onorevole Deborah Bergamini, PdL, che prosegue: “gli spazi che si chiudono sono però destinati ad aprirne altri: sono quelli, finalmente, di un’Europa politica, il cui cammino è stato interrotto dall’irruento arrivo della moneta unica, illusoriamente ritenuta sufficiente a dare vita alla grande costruzione europea. Oggi, sulle macerie di quel sogno monetario, può nascere quell’Europa politica matura e voluta che finora è stata solo invocata. In questo ambito i grandi partiti europei, sotto l’egida del PPE e del PSE, possono finalmente cominciare a ricostruire la loro identità, sconfiggere le spinte populiste ed estremiste, e impostare un nuovo rapporto col proprio elettorato basato su un ritrovato realismo e sull’aspirazione ad una dimensione europea non più centrata sulla circolazione di una moneta ma sulla volontà dei popoli di riconoscersi in un unico grande edificio democratico e libero“, conclude la parlamentare.

9 maggio 2012

Der Spiegel: l’Italia truccò i conti per entrare nell’euro

da Il Giornale:

Giochi proibiti dell’Ulivo. Ciampi truccò i conti per entrare nell’euro

Lo rivela il Der Spiegel: negli anni ’90 il ministro del Tesoro garantì il “cammino virtuoso” del Paese. E la Germania coprì Romano & Co.

di Stefano Filippi – 07 maggio 2012

L’Italia truccò i conti per entrare nell’euro. Tra il 1996 e il 1998 Romano Prodi e il suo ministro del Tesoro Carlo Azeglio Ciampi, definito «un creativo giocoliere finanziario», misero in campo «misure di risparmio cosmetiche», che «si basavano su trucchi contabili» o addirittura «furono subito ritirate non appena venne meno la pressione politica».

L’allora cancelliere Helmut Kohl, informato dall’ambasciata tedesca a Roma, era pienamente al corrente della drammatica situazione dei conti pubblici italiani ma l’opportunità politica prevalse sul rigore finanziario. 

È una specie di «wikileaks», un «wiki-Ciampi», che riscrive un capitolo decisivo della nostra storia recente. Il settimanale Der Spiegel lo squaderna nell’ultimo numero dopo aver consultato una mole di documentazione del governo Kohl tra il 1994 e il 1998, gli anni decisivi per la creazione della moneta comune. Resoconti diplomatici, note interne, appunti di colloqui. «L’Italia non avrebbe mai dovuto essere accolta nell’euro – sintetizza il periodico di Amburgo – anzi si creò il precedente per una decisione ancora più sbagliata presa due anni dopo: l’ingresso nell’euro della Grecia». Con altri conti truccati.

read more »

9 marzo 2012

Ostaggio ucciso in Nigeria. Serve reazione di non-tecnico orgoglio nazionale

L’ho già scritto alcuni giorni fa e a maggior ragione lo ribadisco adesso, all’indomani dell’uccisione dell’ostaggio italiano Franco Lamolinara in Nigeria: non basta la “tecnica” a fare un Paese Certo, non conosco le dinamiche che hanno prodotto la morte dell’ingegnere italiano nel fallito blitz di ieri, e occorreranno giorni per capire cosa veramente sia accaduto. A quanto pare le autorità italiane non erano state informate dell’iniziativa nigeriana e britannica, benché questa le riguardasse. Ma su questo ci saranno le consuete polemiche e il solito rimpallo di responsabilità.

Sono molto dispiaciuta per la morte di Lamolinara e vicina ai suoi familiari. Questo tragico episodio fa il paio con la vicenda dei nostri due marò fermati in India e impigliati da settimane in complesse trattative in cui mi pare che il legalismo internazionale abbia la meglio sul buonsenso e sulla sovranità nazionale: i militari devono essere giudicati dai tribunali del loro paese.

Questi due episodi fanno riflettere su un aspetto importante: da mesi, da quando il governo tecnico si è insediato, ascoltiamo inni e peana alla ritrovata forza e credibilità internazionale del nostro Paese, in particolare da parte di certi media che erano stati i primi a distruggere quella credibilità per motivi politici, non gradendo che al governo del Paese ci fosse Berlusconi. Allontanato lui, un velo di generale plauso sembra che abbia coperto l’azione del nuovo governo. E giusto ieri, con la discesa del nostro SPREAD sotto i 300 punti, insieme all’anticipazione di qualche imminente UPGRADE dell’Italia, è sembrato che l’opera di recupero della credibilità internazionale fosse di fatto compiuta. Ma questo è il linguaggio del dogma finanziario che sta condizionando le scelte politiche di tutto il mondo, è il linguaggio dei compiti a casa, delle pagelle delle agenzie di rating e dei trattati europei. Quando invece si parla di politica vera, di carne vera, di un Paese vero, l’Italia dimostra di essere più fragile che mai, come se il fatto di essere governata da ministri “tecnici”, non eletti, implicasse che essa è un po’ meno Paese, che dietro di essa non c’è più un popolo, un’appartenenza comune, un collante fatto di storia, identità e progetto, ma un cumulo di numeri e di regole.

read more »

11 gennaio 2012

Il PdL chiede al governo di verificare come le banche utilizzino le risorse della Bce

Il Popolo della Libertà ha presentato un’interpellanza urgente, chiedendo al governo di verificare “il corretto utilizzo delle risorse della Bce” da parte delle banche italiane.  L’interpellanza e’ firmata dal vicepresidente della Camera Maurizio Lupi, dal capugruppo del Pdl a Montecitorio, Fabrizio Cicchitto, dal suo vice Massimo Corsaro, e dall’ex sottosegretario all’Economia Luigi Casero.

Il documento, rivolto al presidente del Consiglio e ministro ad interim dell’Economia Mario Monti, chiede “se il governo e’ a conoscenza dell’utilizzo delle banche italiane dei 116 miliardi di euro ottenuti dalla Bce e quali iniziative urgenti vorra’ disporre affinche’ ,in accordo con Banca d’Italia, sia verificato il corretto utilizzo delle risorse della Bce visto che ad oggi le banche non sembrano avere minimamente cambiato la tendenza almeno in Italia“.

“La Banca centrale europea – si ricorda nell’interpellanza – ha piu’ volte dichiarato che tali risorse erano vincolate ad una precisa finalizzazione: dare credito all’economia reale in modo da permettere alle banche di avere piu’ liquidita’ ad un costo basso da mettere a disposizione di imprese e famiglie“.

Ma, sottolineano ancora gli esponenti del Pdl citando un articolo del ‘Corriere della Sera’, ‘le imprese e le famiglie italiane vedono sempre piu’ ristretta la possibilita’ di accedere al credito.

read more »

9 gennaio 2012

La Tobin Tax avrebbe senso solo se fosse applicata a livello mondiale

La tassa sulle transazioni finanziarie, la cosiddetta Tobin Tax, scuote l’Europa: Sarkozy la vuole subito, Merkel lo appoggia con qualche distinguo, Cameron risponde con un secco no. E il premier Monti la vuole? Spiace dirlo, ma la risposta che ha dato ieri come ospite nella trasmissione di Fazio, un mezzo sì e un mezzo no, appare come un vero e proprio capolavoro di ambiguità, con un pizzico della tanto deprecata furbizia all’italiana.

Va ricordato che la Tobin Tax mirerebbe a limitare le speculazioni finanziarie rendendo meno convenienti le compravendite di breve periodo. Esiste una proposta della commissione europea per la sua introduzione a livello continentale nel 2014.

A questo proposito Monti ha detto tre cose:

1. Berlusconi era contrario alla Tobin Tax, io ho segnalato l’apertura del governo italiano.

2. Siamo disponibili, ma mai e poi mai se questa tassa fosse solo per l’Italia.

3. In una fase in cui abbiamo molto interesse ad ottenere la collaborazione stretta con Germania e Francia, perché no?

Primo punto . La perplessità del governo Berlusconi è valida ancora oggi e tale resta: una tassa del genere avrebbe un senso se applicata a livello globale. In caso contrario provocherebbe uno spostamento dei flussi finanziari dove quella tassa non c’è (Usa e Asia). Il secco no di Londra taglia la testa al toro, visto che la City è l’unica piazza finanziaria europea di stazza mondiale. La Tobin Tax su Londra vale da sola 42 dei 57 miliardi complessivi ipotizzati per l’intero continente.

Secondo punto . E’ banale dire che la Tobin Tax non ci sarà “mai e poi mai” solo per l’Italia. E poi si dà il caso che la Borsa di Londra possieda la maggioranza del capitale di quella di Milano: sarebbe davvero possibile applicare una tassa simile qui da noi e non nella casa madre?

Terzo punto . Quanto detto sopra dovrebbe essere sufficiente a giustificare un diniego del nostro governo all’applicazione di una nuova tassa, dannosa se – restando fuori la City- fosse limitata a piazze finanziarie tutto sommato provinciali. Se poi Monti lo vuol fare perché – come dice – c’è interesse a tenersi buone la Germania e la Francia, allora è un altro paio di maniche. Che nulla ha a che fare con la bontà di un provvedimento bocciato dai commenti della comunità finanziaria milanese e ancor meno con il tanto conclamato recupero di credibilità e di autonomia di questo governo nei rapporti con il tandem Merkozy.

9 novembre 2011

La Confindustria che fa impresa dice che i nostri conti sono soddisfacenti. Quella che fa politica, invece…

Questo post è dedicato ai cantori dell’eterno autolesionismo nazionale.

C’è una grossa differenza tra ciò che dice la Confindustria che fa politica, e ciò che afferma la Confindustria che fa impresa.

La prima, lo abbiamo sentito anche poco fa per bocca della sua leader, non fa altro che ripetere che siamo nel baratro.

La seconda, negli incontri organizzati per i suoi soci, ha una visione più onesta dei fondamentali della nostra economia.

Lo scorso 20 ottobre Federchimica ha organizzato un incontro dal titolo “Italia tra apparenza e realtà” e, nella relazione di Vittorio Maglia, della Direzione centrale analisi economiche – internazionalizzazione, si possono leggere espressioni come “la congiuntura italiana non è così pericolosa come alcuni pensano” o “i mercati finanziari percepiscono l’Italia come meno sicura della Spagna, ma i fondamentali dell’Italia sono più solidi (eccetto il debito pubblico)” o, ancora in Italia la “crescita [è] debole ma non drogata” e “escludendo gli interessi sul debito, i conti pubblici sono soddisfacenti”.

Vi invito davvero a scorrere il rapporto con i vostri occhi:

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: