Posts tagged ‘governo tecnico’

16 marzo 2017

Vittoria Rutte premia serietà centrodestra

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La vittoria del centrodestra di Rutte in Olanda è il chiaro segnale che i valori condivisi sono più forti delle spinte populistiche. Anche la sinistra crolla e questo è un segnale importante, anche dal punto di vista liberale, in linea con altri paesi: le persone stanno iniziando a fare i conti con chi in politica assume comportamenti seri, concreti e misurabili e per questo anche in Italia dobbiamo tornare ad essere uniti sulla base di un programma comune chiaro. Il nostro primo impegno rimane quello di lavorare per il bene del nostro paese, senza alcun populismo ma attraverso riforme e proposte che ci aiutino ad uscire da una fase critica della storia nazionale. E se ci presenteremo uniti ai prossimi appuntamenti elettorali, come sta accadendo in vista delle elezioni amministrative di primavera, potremo liberare l’Italia da governi tecnici e di sinistra.
22 settembre 2014

Inchiesta rating: Trani dimostra che su dimissioni governo Berlusconi c’è ancora molto da sapere. Si faccia Commissione dinchiesta

Quello che sta emergendo nell’inchiesta di Trani sul declassamento dell’Italia da parte di S&P chiama ad una seria presa d’atto, alla quale le forze democratiche di questo Paese non possono continuare a sottrarsiDebora Bergamini

Se fosse, infatti, confermata l’accusa di manipolazione del mercato nei confronti di manager e analisti di Standard & Poor’s, se davvero qualcuno aveva deciso che il nostro Paese doveva essere declassato a tutti i costi, se già nell’agosto del 2011, in una mail interna a S&P, si parlava della possibilità di un governo tecnico in Italia, allora ci troveremmo di fronte all’ennesima tessera di un puzzle che piano piano va componendosi.

Sulle dimissioni forzate del governo Berlusconi nel 2011 c’è ancora molto da sapere e da chiarire. Qualcosa si mosse, e noi vogliamo sapere cosa, anche attraverso l’istituzione di quella Commissione parlamentare di inchiesta che chiediamo da mesi.

17 settembre 2013

Rehn su Imu come Pd. Solo in Italia è ‘male’ non pagare più una tassa

Rehn ripropone esattamente le stesse valutazioni sull’Imu fatte da alcuni esponenti del governo, guarda caso del Pd, e da commentatori e analisti di sinistra. Solo in Italia diventa un male non dover più pagare una tassa. Deborah Bergamini

Questa faziosità, travestita da neutralità tecnica, del Commissario Ue induce a pensare che ci sia una forte intesa, quasi una corrispondenza d’amorosi sensi, fra Roma, o meglio parte di essa, e Bruxelles. Un’intesa di cui cittadini e imprese hanno potuto già sperimentare i risultati durante il governo dei ‘tecnici’“.

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3 aprile 2013

No dell’Ue a proroga per rientro deficit. Ma Monti non era il beniamino dell’Europa?

Il governo Monti era il beniamino dell’Europa e dei mercati. Loro lo hanno imposto, loro gli hanno anche fatto da supporter elettorali. Finché però è servito agli interessi della Germania e di Angela Merkel: adesso che il bocconiano è in scadenza, anzi è scaduto, l’Italia montiana viene trattata come una stracciona. monti- europa

Ultimo esempio, il no alla sola ipotesi di rinviare di un anno il termine di rientro del deficit sotto al 3 per cento. Rinvio già accordato alla Francia, alla Spagna e al Portogallo: eppure questi paesi hanno deficit rispettivamente del 3,7, del 6,7 e del 4,9; Spagna e Portogallo, poi, beneficiano degli aiuti dell’Unione europea e della Bce, aiuti che paghiamo anche noi. L’Italia, con un deficit al 2,1 per cento che potrà salire al 2,9 con la restituzione dei debiti alle imprese, quindi sempre largamente inferiore alla media Ue, si vede sbattere la porta in faccia: niente rinvii, in quanto quelli di Parigi e Madrid “sono casi unici”.

Ma non ci eravamo svenati per l’Europa? Non eravamo riusciti – parola di Monti – ad ottenere speciali deroghe in considerazione della recessione economica? Ma non è stato ormai dimostrato che l’eccesso di rigore imposto dai tedeschi ottiene l’effetto opposto? E dunque che cosa porta a casa Monti? Nulla. Zero. E il conto finale lo pagheremo noi. Come sempre.

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5 gennaio 2013

Agenda Digitale è ferma al palo. Ennesimo fallimento governo tecnico

Debora BergaminiLa denuncia fatta oggi da Stefano Parisi, presidente di Confindustria Digitale, in merito ai ritardi nella realizzazione dell’Agenda Digitale, evidenzia l’ennesimo fallimento del governo delle promesse dei tecnici montiani. Alla grande attesa suscitata dal famoso decreto sviluppo 2, che puntava soprattutto alla digitalizzazione del Paese, infatti, non è seguito ad oggi nulla di concreto.

Così in una nota Deborah Bergamini, Pdl, relatrice della legge di iniziativa parlamentare sull’Agenda Digitale italiana.

Avevo già evidenziato questo rischio quando, intervenendo in Aula dopo aver rinunciato ad essere relatrice del decreto, sottolineai che l’astensione del Pdl, che non volle comunque affossare il provvedimento, stava a significare che si sarebbe potuto fare molto di più, e meglio. Il governo, tra l’altro, avrebbe potuto, anche in questo ambito, ascoltare di più il Parlamento. Tuttavia, è inutile adesso fare polemica. Il fatto è che ad oggi i decreti attuativi, anche quelli che dovevano essere promulgati a dicembre, non si vedono, e quindi con l’Agenda Digitale stiamo al punto di partenza” ha concluso la deputata azzurra.

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26 dicembre 2012

Monti ha abbassato la maschera da tecnico, finalmente è chiaro che non è super partes

Debora Bergamini

“Finalmente, e all’ultimo momento, Mario Monti abbandona la maschera del tecnico, che era servita per andare al governo del Paese senza conquistarsi il consenso, per prendere quella del professionista della politica. Si svela cosi’ il gioco vecchio di oltre un anno e si dissolve la promessa, ripetuta come una cantilena piu’ volte, di svolgere un ruolo super partes per il bene del Paese. L’inganno, coperto da una stampa largamente compiacente, non servira’ tuttavia a confondere le idee agli italiani che hanno ben chiara ‘l’agendina’ del professore: Imu, patrimoniale e aumento dell’Iva”. E’ quanto dichiara il deputato del Pdl, Deborah Bergamini.

30 gennaio 2012

No-Tav e giustizia, meglio tardi che mai

La scorsa settimana ci ha portato due notizie dal fronte della magistratura. La retata dei manifestanti anti-Tav e la relazione del primo presidente della Cassazione per l’apertura dell’anno giudiziario.

Gli arresti, disposti dalla procura di Torino guidata da Giancarlo Caselli, quindi non da uno qualsiasi, riconoscono che la protesta della Val di Susa era infiltrata e spesso guidata da facinorosi di professione e terroristi ed ex brigatisti. Era la nostra tesi: però solo ora ci si muove, e solo ora perfino la sinistra fa autocritica. “Non abbiamo saputo isolare i violenti” dice l’ex governatrice Pd del Piemonte, Mercedes Bresso. Meglio tardi che mai.

Contemporaneamente il primo presidente della Cassazione Ernesto Lupo denuncia una sfilza di mali della giustizia, tutti interni al sistema: il sovraffollamento delle carceri, la lentezza dei processi, la mancanza di diritto. Ben 9 milioni di cause pendenti, che hanno un costo individuato in un punto di Pil l’anno. Il ministro tecnico della Giustizia, Paola Severino, dice che “la cifra di questa inaugurazione sta nell’assoluta convergenza di idee tra magistratura, governo e Csm”. E, aggiungiamo noi, il Quirinale.

Prendiamo atto con soddisfazione: sono le cose che il Popolo della Libertà, il governo precedente e l’ex guardasigilli Angelino Alfano hanno ripetuto per anni. Solo che allora ci accusavano di intendere le norme sulla brevità dei processi come una legge ad personam, le riforme della giustizia civile come un attacco all’autonomia del sistema giudiziario, la denuncia dei ritardi nella giustizia penale come un insulto ai giudici, l’eccesso di carcerazione preventiva come un attacco ai pm.

Ci fa piacere notare come il clima sia cambiato. E come sugli stessi problemi, con i tecnici al potere, ci sia ora “un’assoluta convergenza”. Anche qui, meglio tardi che mai.

4 novembre 2011

Non è il momento degli interessi di parte, ma quello di lavorare nel PdL

Sono stata fra i primi nel PdL, due anni fa, a denunciare le criticità interne e l’esistenza di signorie, fossero esse delle tessere o delle prepotenze. E per questo ho pagato in termini di marginalizzazione.

Tuttavia mi sento di criticare, in questo momento, la decisione di coloro che lasciano il PdL finendo per prestarsi, magari involontariamente, ai soliti giochi di chi vuole una sola cosa: la resa di Silvio Berlusconi.

Anche a me non sono piaciute alcune operazioni di eccessivo realismo politico che ho visto compiere nell’ultimo anno, ma adesso ci troviamo in una fase cruciale per il futuro di tutti: il governo italiano, infatti, è impegnato a difendere il paese dalla fortissima pressione, politica e finanziaria, internazionale.

Allo stesso tempo, nel PdL si sta procedendo ad un necessario progetto di rilancio guidato da Angelino Alfano. Per questo credo che sia più che mai opportuno lavorare all’interno del PdL allo scopo di rafforzare la coalizione di centro-destra.

Berlusconi sta facendo tutto il possibile per ovviare alla situazione di emergenza del nostro paese, in parte strumentalizzata e in parte frutto di decisioni scellerate che risalgono a molte decadi fa e non certo, come si vuol far credere, ad una sua presunta mancanza di credibilità internazionale. Chi si fa portavoce di questa tesi, infatti, dimostra di non conoscere il funzionamento dei mercati internazionali o di non confrontarsi a sufficienza con i propri partner in Europa dove, invece, è molto chiaro che stiamo assistendo al crollo di un sistema finanziario fatiscente che sta travolgendo la ricchezza di tutto il Vecchio Continente.

Quello che occorre, adesso, è dimenticarsi i propri interessi di parte per consentire a questo governo di prendere le decisioni dolorose, ma necessarie, per il miglioramento dei fondamentali del paese.”

Lo dichiara in una nota Deborah Bergamini, parlamentare PdL

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