Posts tagged ‘grecia’

5 aprile 2017

Migranti: finalmente un segnale dall’Europa

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Finalmente sulla questione migranti l’Europa batte un colpo, o meglio un colpetto. Dopo la sollecitazione di Juncker sul ricollocamento in Austria di 1900 migranti provenienti da Italia e Grecia, il Ministro degli Interni austriaco ha reso nota la disponibilità del suo paese ad avviare il programma. Vedremo poi se davvero l’Austria terrà fede a questo impegno, visto che già il cancelliere Kern ha parlato di ‘margini di manovra’ nell’attuazione del ricollocamento. Certo si tratta di numeri irrisori a fronte delle mostruose cifre di arrivi che l’Italia e pochissimi altri paesi stanno fronteggiando in totale solitudine, ma vogliamo sperare che sia il segno di una necessaria, seppur tardiva, presa d’atto che il problema dei flussi migratori riguarda tutti i paesi europei e non solo quelli frontalieri.
9 maggio 2016

Grecia, Berlusconi fece bene a rifiutare prestito FMI

Se l’Italia non si trova oggi nelle stesse condizioni della Grecia, con l’Eurogruppo che si interroga se e come revisionare il suo debito pubblico, è perché il presidente Berlusconi si oppose coraggiosamente al prestito del FMI all’Italia che alcuni governi europei volevano invece imporci di accettare.

Se quindi non siamo un Paese a sovranità limitata lo dobbiamo a Berlusconi. Siamo diventati però un Paese a democrazia limitata perché abbiamo pagato a caro prezzo quella decisione di non piegare la testa dinanzi ai diktat europei, perché dal 2011, da quel momento in poi cioè, gli Italiani non hanno più potuto scegliere da chi farsi governare ma si sono ritrovati per 3 volte consecutive premier non eletti.

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6 aprile 2016

“Terroristi tra i migranti”, parola di Frontex

Anche l’agenzia per il controllo delle frontiere esterne dell’Ue, Frontex, nel rapporto 2016 sull’analisi dei rischi pubblicato oggi conferma che i flussi di migranti irregolari possono essere utilizzati dai terroristi per entrare nella Ue, così come è avvenuto con due dei terroristi degli attentati di Parigi, che erano transitati per la Grecia con falsi documenti siriani.

Sono sempre più numerose e autorevoli le fonti internazionali che ci mettono in guardia sul pericolo che stiamo correndo nel far entrare in Europa migliaia e migliaia di migranti fra i quali è accertato si nascondano anche terroristi. Frontex ci informa, inoltre, che nel 2015 negli Stati membri dell’Unione europea c’è stato l’impressionante numero di 1,82 milioni di attraversamenti illegali delle frontiere esterne. Ogni giorno che passa, senza che il Governo italiano e le Istituzioni europee prendano una decisione definitiva per fermare questo immane flusso di immigrati, aumenta il pericolo di nuovi attentati in Europa e in Italia.

 

8 luglio 2015

Grecia: governo italiano escluso da tutti i vertici che contano

A Protestor holds a placard with a Greek flag during a demonstration outside of an EU summit in Brussels on Sunday, Oct. 23, 2011. Greece's prime minister George Papandreou is pleading with European leaders in Brussels to act decisively to solve the continent's debt crisis. At a summit Sunday, the leaders are expected to ask banks to accept huge losses on Greek bonds to ease the pressure on the country, and to raise billions more in capital to weather those losses. (AP Photo/Geert Vanden Wijngaert)

La vicenda greca sta mettendo l’Europa davanti ad un rischio cortocircuito: da un lato, la necessità di far rispettare le regole, dall’altro regole che oggi vanno, con ogni evidenza, riscritte. L’avventurismo di cui Tsipras ha dato ampia prova non può e non deve ricadere su chi sta facendo grandi sforzi per rispettare il dettato europeo, e questo è un punto fermo. Così come lo è la necessità che la Grecia rispetti gli impegni presi. Ma è altrettanto chiaro che regole prive di elasticità e sganciate da qualsiasi aderenza all’andamento delle economie reali non possono trasformarsi in un totem potenzialmente devastante.

E’ il momento, allora, di portare sui tavoli di Bruxelles il tema del cambiamento. E per farlo servono anche leader forti. Purtroppo, invece, se c’è un dato politico che la vicenda greca consegna all’Italia è proprio l’imbarazzante debolezza del governo e del suo premier. Esclusi da tutti i vertici che contano, condannati al ruolo di figuranti, stiamo semplicemente assistendo al determinarsi di decisioni prese altrove. 

25 maggio 2015

Elezioni Spagna e Polonia confermano che cittadini non vogliono questa Europa. Noi lavoriamo per cambiarla

L’avanzata di Podemos in Spagna e quella di Duda in Polonia confermano la sindrome da rigetto da parte dei popoli europei verso l’Unione dell’austerità e dell’egoismo. Senza cadere nelle generalizzazioni e non perdendo mai di vista le specificità di ciascun Paese e di ogni elezione, è innegabile che in questa Europa c’è più di qualcosa che non funziona: ci sono ancora troppi piccoli interessi di parte che prevalgono sul più grande interesse generale.

Allo stesso tempo, però, il caso Grecia dimostra che le suggestioni populiste hanno vita breve e serie difficoltà a reggere l’urto dell’esperienza governativa. Per questo motivo, restiamo convinti che l’unica via seria ed efficace per rispondere all’antieuropeismo non sia la demagogia, ma lavorare seriamente all’interno delle istituzioni europee per cambiare davvero questa Europa. E’ quello che sta facendo da tempo Forza Italia all’interno del Ppe. L’Europa deve ripensare la sua vocazione, ma questo percorso non potrà mai essere guidato dalla propaganda.

26 gennaio 2015

Vittoria Tsipras conferma nostra denuncia rischi politiche di austerity. Rispondere con rigore a oltranza sarebbe grave errore

Come movimento politico liberale, Forza Italia non può certo condividere le proposte e le posizioni fortemente influenzate da retaggi ideologici di sinistra del vincitore delle elezioni greche Alexis Tsipras. Questo non ci impedisce però di cogliere il significato più profondo che emerge dal voto dei cittadini greci.
Da tempo denunciamo il disagio dovuto alla crescente distanza tra le istituzioni europee e i cittadini. Da tempo ammoniamo sul rischio che, in assenza di una netta inversione di tendenza dell’Europa dalla strada del rigore ad oltranza, ci sarebbero state delle gravi ripercussioni. Il successo elettorale di Tsipras conferma tutto questo, qualificandosi come una netta bocciatura dell’austerità a oltranza interpretata dalla Troika.
Renzi, durante il semestre europeo, ha rimarcato i concetti di crescita e flessibilità, tuttavia alle parole sono seguiti risultati ben inferiori alle aspettative. Eppure, sono proprio questi risultati che i cittadini europei, e quindi anche quelli italiani, aspettano dopo anni di enormi e ingiusti sacrifici.
Non cogliere questo importante passaggio, o peggio rispondere al segnale che viene dalla Grecia arroccandosi ancora di più a difesa del rigorismo, equivale a compromettere quell’Europa dei popoli sognata dai Padri fondatori.

15 ottobre 2013

Europa non può più ignorare immigrazione nel Mediterraneo

Questa critica che ci viene rivolta, alla quale siamo abituati da anni, dimostra che mentre ci riempiamo la bocca di Europa solidale poi vediamo nei fatti che di tutto si tratta fuorché di questo. Da anni il nostro Paese chiede che il Mediterraneo venga inserito all’interno delle priorità dell’agenda politica europea e da anni quello che otteniamo sono parole e promesse. Ho molto apprezzato la presenza di Barroso a Lampedusa, mi auguro che questa presenza, oltre a testimoniare la presa d’atto che l’Europa non può più ignorare, come ha fatto fino a oggi, il problema dell’immigrazione, spero significhi anche, visto che Barroso è alla fine del suo mandato, un impegno affinché vi sia continuità. L’Europa non si è dimostrata unita e ha mantenuto un atteggiamento di grande superficialità nei confronti dell’immigrazione, in particolare da parte dei Paesi del nord.

E’ comprensibile, per loro questa è una realtà lontana, difficile da comprendere, ma quando parliamo dei Paesi che sono veramente i difensori del progetto europeo, io penso a Paesi come il nostro, come la Grecia, come la Spagna che in questi anni, nel silenzio, sono state lasciati da soli. Dopodiché, chi va nel nord dell’Europa ci va in auto, nascosto nei camion, comunque in un’altra situazione, anche quella infame. Ma noi stiamo parlando di 297 morti, è un fenomeno che va oltre l’emergenza.

Sulla legge Bossi-Fini, è giusto che ci sia un dibattito, ma è anche giusto ricordare che i Radicali, sostenuti da noi, in questi mesi hanno fatto una campagna referendaria proprio perché ritengono, e noi con loro visto che il presidente Berlusconi ha firmato il referendum, che ci vuole una grande valutazione popolare. Perché il tema legato a come il nostro Paese gestisce e affronta un tema così difficile, è un tema prioritario. Mi domando quindi, come mai così poca attenzione da parte delle altre forze politiche al referendum? Io sono contentissima che si discuta della Legge Bossi-Fini, tra l’altro ci sono ben dieci proposte di legge in merito depositate in Parlamento. Il che testimonia che ci sono posizioni diverse che devono trovare una sintesi. Però facciamo attenzione, il referendum che abbiamo sostenuto non ha raggiunto le firme necessarie perché le stesse forze politiche che gridano all’abolizione della legge, lo hanno ignorato. Qualcosa non torna…

11 dicembre 2012

Berlusconi, Europa ed elezioni. La mia intervista a Reuters

La mia intervista a Paolo Biondi, Reuters: Deborah Bergamini

ROMA, 11 dicembre (Reuters) – Silvio Berlusconi si candida come premier a guida di un centrodestra europeista, lontano da derive populiste, ancorato al Ppe del quale si sente uno dei maggiori azionisti. La ridiscesa in campo è stata una decisione consapevole e meditata anche se è impossibile escludere ripensamenti. Berlusconi si presenterà alla guida di un partito profondamente rinnovato e che dovrà sempre più strutturarsi a livello sociale, per questo il tandem con il segretario Angelino Alfano sta funzionando bene.

A dispetto delle polemiche che scoppiano ogni ora, dei timori internazionali e dei mercati sulla discesa in campo del Cavaliere, Deborah Bergamini, ex giornalista e dirigente Rai, uno dei parlamentari ultimamente considerati più vicini a Berlusconi, descrive una situazione rassicurante a livello internazionale e giudica le varie critiche mosse a Berlusconiun tentativo di screditare la ridiscesa in campo.

La replica è rivolta a tutti a iniziare dal capogruppo del Ppe a Strasburgo, il francese Joseph Daul, che ha definito “un grave errore” far cadere il governo di Mario Monti da parte del Pdl.

Faccio fatica a capire le critiche di Daul: non vedo nessun cambiamento di linea rispetto a quanto fatto in questi anni e ci sentiamo ancora uno dei maggiori azionisti del Ppe al quale garantiamo una straordinaria robustezza politica. Cosa stiamo dicendo di diverso dal solito? Vogliamo più Europa, una più forte unità politica, una più forte unità bancaria“, si sfoga la Bergamini con Reuters dicendo di non comprendere le critiche che si leggono sulla stampa internazionale.

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30 ottobre 2012

Mentre l’Europa del sud sprofonda nella recessione, la Germania prospera

Cari amici, vi segnalo questo articolo pubblicato ieri dal quotidiano economico tedesco Handelsblatthttps://i2.wp.com/www.handelsblatt.com/images/deutschland_29_10_2012/7315430/2-format5.jpg

Scrive l’Handelsblatt che “è quasi inquietante” osservare come, mentre il Sud del continente sprofonda nella recessione, la disoccupazione aumenta, le banche dipendono dall’elemosina della Bce e le aziende non hanno accesso al credito, “la Germania è un’oasi in Europa” in cui fioriscono i settori dei macchinari e dell’impiantistica, l’occupazione è a un livello record così come le esportazioni che, tra Gennaio ed Agosto, hanno toccato i 734 miliardi di euro, cioè il 5,5% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso . E le stime della crescita puntano a un +3%. “Quanto potrà durare ancora?”, si chiede lo stesso quotidiano.

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9 maggio 2012

Der Spiegel: l’Italia truccò i conti per entrare nell’euro

da Il Giornale:

Giochi proibiti dell’Ulivo. Ciampi truccò i conti per entrare nell’euro

Lo rivela il Der Spiegel: negli anni ’90 il ministro del Tesoro garantì il “cammino virtuoso” del Paese. E la Germania coprì Romano & Co.

di Stefano Filippi – 07 maggio 2012

L’Italia truccò i conti per entrare nell’euro. Tra il 1996 e il 1998 Romano Prodi e il suo ministro del Tesoro Carlo Azeglio Ciampi, definito «un creativo giocoliere finanziario», misero in campo «misure di risparmio cosmetiche», che «si basavano su trucchi contabili» o addirittura «furono subito ritirate non appena venne meno la pressione politica».

L’allora cancelliere Helmut Kohl, informato dall’ambasciata tedesca a Roma, era pienamente al corrente della drammatica situazione dei conti pubblici italiani ma l’opportunità politica prevalse sul rigore finanziario. 

È una specie di «wikileaks», un «wiki-Ciampi», che riscrive un capitolo decisivo della nostra storia recente. Il settimanale Der Spiegel lo squaderna nell’ultimo numero dopo aver consultato una mole di documentazione del governo Kohl tra il 1994 e il 1998, gli anni decisivi per la creazione della moneta comune. Resoconti diplomatici, note interne, appunti di colloqui. «L’Italia non avrebbe mai dovuto essere accolta nell’euro – sintetizza il periodico di Amburgo – anzi si creò il precedente per una decisione ancora più sbagliata presa due anni dopo: l’ingresso nell’euro della Grecia». Con altri conti truccati.

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