Posts tagged ‘inchiesta’

16 maggio 2017

Forteto: con Commissione inchiesta niente più polvere sotto il tappeto

europaFinalmente ci si rende conto che fare chiarezza su uno scandalo come quello del Forteto è una priorità e che la questione è stata trascurata per troppo tempo. Sulla struttura hanno infatti gravato per anni testimonianze di abusi e violenze su minori. L’istituzione, deliberata oggi, di una Commissione d’inchiesta al Senato mi sembra quindi un primo passo per smettere di nascondere la polvere sotto il tappeto. Mi auguro che il Pd sceglierà di collaborare a pieno titolo con questa Commissione, cosa che non ho potuto riscontrare fino ad oggi con le varie iniziative che ho intrapreso sul tema: a cominciare da una mozione in cui chiedevo il commissariamento del Forteto e che fossero accertate le responsabilità politiche e istituzionali, inspiegabilmente bocciata in Aula dalla maggioranza. Dopo essermi battuta per ottenere una Commissione d’inchiesta alla Camera, ho tentato di ricevere spiegazioni sul caso incredibile dell’esclusione dal Salone del Libro di Torino del libro-inchiesta sulle vicende del Forteto, da parte della Regione Toscana. Spero quindi che questa Commissione sia il segnale che il Pd esce dalle sue contraddizioni sulla vicenda e decide di far piena luce sul Forteto.
22 settembre 2014

Inchiesta rating: Trani dimostra che su dimissioni governo Berlusconi c’è ancora molto da sapere. Si faccia Commissione dinchiesta

Quello che sta emergendo nell’inchiesta di Trani sul declassamento dell’Italia da parte di S&P chiama ad una seria presa d’atto, alla quale le forze democratiche di questo Paese non possono continuare a sottrarsiDebora Bergamini

Se fosse, infatti, confermata l’accusa di manipolazione del mercato nei confronti di manager e analisti di Standard & Poor’s, se davvero qualcuno aveva deciso che il nostro Paese doveva essere declassato a tutti i costi, se già nell’agosto del 2011, in una mail interna a S&P, si parlava della possibilità di un governo tecnico in Italia, allora ci troveremmo di fronte all’ennesima tessera di un puzzle che piano piano va componendosi.

Sulle dimissioni forzate del governo Berlusconi nel 2011 c’è ancora molto da sapere e da chiarire. Qualcosa si mosse, e noi vogliamo sapere cosa, anche attraverso l’istituzione di quella Commissione parlamentare di inchiesta che chiediamo da mesi.

30 maggio 2013

Contraffazione e Made in Italy, ho proposto una Commissione d’inchiesta

La Camera dei Deputati, nella scorsa legislatura, ha fatto un ottimo lavoro sui temi del contrasto alla contraffazione e alla pirateria in campo commerciale, grazie all’istituzione di un’apposita Commissione d’inchiesta. È stato un contributo prezioso alla sensibilizzazione dei decisori e dell’opinione pubblica sui costi sociali ed economici della contraffazione, di cui il Made in Italy è una delle vittime principali sul mercato globale. Ritengo pertanto che sia utile non disperdere quanto fatto, ed è per questo che ho presentato una proposta di legge affinché venga costituita anche in questa legislatura una Commissione analoga. deborah bergamini 13

La contraffazione e la pirateria sono fenomeni in continua evoluzione. Studiarli, analizzarli e ottenere informazioni sul livello di penetrazione delle organizzazioni criminali nel mercato illegale della contraffazione è indispensabile ai fini di un’efficace azione di contrasto. I danni causati dalla contraffazione all’insieme delle capacità lavorative espressione del Made in Italy sono incalcolabili e mettono in serio pericolo la competitività internazionale delle imprese italiane e il loro potenziale di esportazione, condizionato, fra l’altro, dall’indicazione fuorviante dell’italianità di alcune merci sui mercati esteri. Tanto più in un periodo di crisi economica, non possiamo permettere che i nostri prodotti di eccellenza vengano minacciati da forme di concorrenza sleale rispetto alle quali è necessario portare avanti una forte opera di sensibilizzazione anche in sede comunitaria.

Di seguito il testo del progetto di legge:

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15 maggio 2013

Bene Bonino su carceri e giustizia. Chiedo chiarezza per Franceschi e Faraldi, morti a Grasse

Deborah BergaminiHo molto apprezzato, Ministro, il suo passaggio sulla giustizia e la situazione carceraria italiana. Concordo con lei che non saremo credibili fintanto che non adegueremo i nostri comportamenti interni con le nostre richieste esterne, ovvero fino a quando, come da lei giustamente ricordato, continueremo ad essere il Paese più condannato dalla Corte europea per i diritti umani per le inefficienze della nostra giustizia. Mi ha fatto piacere anche sentirla ricordare l’impegno della Farnesina al fianco degli italiani che, all’estero, si trovano a vivere situazioni di difficoltà e pericolo e/o che sono in carcere. A questo proposito vorrei chiederle chiarezza per le morti di Andrea Franceschi e Claudio Faraldi che, come lei stessa ha ricordato, sono avvenute entrambe nel carcere di Grasse, in Francia. Si tratta di decessi intollerabili e, soprattutto nel caso Franceschi, si è dimostrato troppo difficile avere elementi di verità su quanto accaduto, per questo chiedo che la sua attenzione in merito resti alta“.

Così Deborah Bergamini, capogruppo Pdl in Commissione esteri, durante l’audizione del Ministro Bonino sulle linee programmatiche del Dicastero

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3 aprile 2012

Contraffazione nel settore agroalimentare, la presentazione della relazione

Cari amici,

sono finalmente in grado di condividere con voi il video del mio intervento alla presentazione della relazione sulla contraffazione nel settore agroalimentare realizzata dalla commissione parlamentare d’inchiesta sulla pirateria e la contraffazione in campo commerciale, di cui sono vicepresidente.

La presentazione ha avuto luogo il 19 gennaio presso la sede di Coldiretti ed ha visto la partecipazione del presidente della Commissione Giovanni Fava, del secondo vicepresidente Ludovico Vico, del collega Luca Sani, del Ministro per le Politiche Agricole Mario Catania, del Procuratore Antimafia Pietro Grasso e del Presidente della Coldiretti Sergio Marini. Moderava il Presidente dell’Eurispes Gian Maria Fara.

10 marzo 2012

Commissione contraffazione, l’audizione di Philip Morris Italia

Cari amici,

come sempre la registrazione audio della seduta è sul sito di Radio Radicale.

Di seguito il resoconto stenografico della stessa:

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE GIOVANNI FAVA

La seduta comincia alle 15,05.

(La Commissione approva il processo verbale della seduta precedente).

Sulla pubblicità dei lavori.

PRESIDENTE. Avverto che, se non vi sono obiezioni, la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso impianti audiovisivi a circuito chiuso.

Audizione di rappresentanti di Philip Morris Italia Srl.

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’audizione del dottor Matteo Mattei, manager delle relazioni esterne di Philip Morris Italia Srl, accompagnato dalla collega, dottoressa Eleonora Santi e dal dottor Alberto Bernardi, direttore finanziario e membro del consiglio di amministrazione di Philip Morris Italia Srl. Con l’audizione odierna prosegue il ciclo di approfondimenti che la Commissione sta svolgendo in merito alla contraffazione nel settore dei tabacchi. Faccio presente ai nostri ospiti che della presente audizione sarà redatto un resoconto stenografico e che, all’occorrenza, i lavori della Commissione possono procedere in seduta segreta. Do ora la parola al dottor Matteo Mattei per la sua relazione introduttiva, al termine della quale potranno intervenire i colleghi che lo desiderano con eventuali richieste di approfondimento; in conclusione, il rappresentante di Philip Morris Italia Srl potrà formulare una sua chiosa finale. Avverto che per la concomitanza dell’inizio dei lavori in Assemblea a partire dalle ore 16, dovremmo poter concludere la seduta entro le ore 15.45. Do ora la parola al dottor Mattei.

MATTEO MATTEI, manager relazioni esterne di Philip Morris Italia Srl. Buongiorno a tutti. Desidero innanzitutto ringraziare la presidenza e gli onorevoli membri della Commissione per questa opportunità di dialogo su temi cruciali per un settore come quello del tabacco, così rilevante sia da un punto di vista economico-occupazionale, sia per l’impatto erariale che genera ogni anno.

Da diversi anni, Philip Morris si è dotata di un dipartimento specifico, composto da oltre novanta persone, che si occupa di supportare le autorità, con investigazioni e ispezioni, nella lotta al mercato illecito, a livello centrale e locale. Ho personalmente coordinato tale attività di contrasto in diversi paesi del sud Europa e sono lieto di poter essere qui oggi a rappresentare l’azienda. Soprattutto, sono lieto di poter condividere con voi la mia esperienza, affrontando alcuni aspetti chiave del fenomeno che è oggetto di questa audizione. Penso alla definizione di un fenomeno in costante crescita e con impatti socio-economici drammatici, alle attività messe in campo da Philip Morris per supportare le autorità nella lotta al commercio illecito e, infine, alle preoccupanti prospettive regolamentari che potrebbero minare le già difficili attività di contrasto.

Prima di approfondire questi punti, permettetemi però di introdurre brevemente la società che rappresento. Con i nostri prodotti siamo presenti in circa 180 paesi, con 56 fabbriche e oltre 78.000 collaboratori. Philip Morris International è leader a livello internazionale nel settore del tabacco, con un considerevole portafoglio prodotti, che fra tutti include Marlboro, la marca di sigarette più venduta al mondo. Leader anche nel mercato italiano, l’azienda è presente con un’affiliata commerciale che impiega quasi 350 dipendenti e con un importante sito produttivo nell’area di Bologna, con circa 400 addetti, riconosciuto a livello internazionale come centro di eccellenza nella realizzazione di prototipi e sviluppo di filtri ad alta tecnologia. L’azienda è inoltre fortemente impegnata a sostegno della tabacchicoltura italiana. Nel 2005 abbiamo sottoscritto con il Ministero delle politiche agricole e forestali il primo verbale di intesa a sostegno della tabacchicoltura in questo paese. Lo scorso anno, l’accordo è stato rinnovato per la terza volta, con un impegno concreto ad acquistare, nei prossimi tre anni, 63 milioni di chili di tabacco italiano. Questo accordo quadro è la maggior conferma del nostro impegno a sostegno della razionalizzazione di una filiera che, in questo momento, purtroppo, è in forte sofferenza. Dal 2011 acquistiamo direttamente il tabacco da quasi 1000 coltivatori italiani, che producono per noi circa 21 milioni di chili. Già solo questa parte del nostro impegno coinvolge oltre 15.000 persone, fra addetti e familiari. Da un punto di vista fiscale, è altresì opportuno rilevare che se nel 2010 il mercato del tabacco in Italia ha prodotto un gettito complessivo per il pubblico erario, in termini di accise, pari a circa 10,6 miliardi di euro, 7,46 miliardi di questi derivano dalle vendite dei nostri prodotti. Lo stesso anno, in aggiunta, l’Iva gravante sul settore ha generato più di 3 miliardi di euro, di cui 1,7 miliardi provenienti dai nostri prodotti.

Philip Morris vende in Italia circa 45 milioni di chili di sigarette all’anno; di questi, la fetta più grande è rappresentata proprio da prodotti a marchio Marlboro, che è anche la marca più colpita dal mercato illecito e dalla contraffazione a livello mondiale. Per questo, il tema qui in discussione oggi è per noi estremamente importante. Spero, quindi, anche grazie all’esperienza che sono qui oggi a condividere con voi, che si arrivi a supportare maggiormente l’egregio lavoro di questa illustre Commissione.

Noi qualifichiamo il mercato illecito di sigarette in tre categorie principali: la contraffazione, ovvero la produzione di falsi presso siti produttivi senza alcuna autorizzazione o licenza a produrre i nostri marchi; il contrabbando, ovvero l’importazione illecita di prodotti originali in parziale o totale violazione delle norme doganali e fiscali; e gli illeciti bianchi, ovvero l’importazione illecita di prodotti che non hanno una distribuzione autorizzata in questo paese.

Grazie a queste attività illecite, secondo lo studio promosso dall’Organizzazione mondiale della sanità, ogni anno nel mondo vengono consumate 650 miliardi di sigarette illegali, con una perdita erariale totale di oltre 40 miliardi di dollari. A livello europeo, si stima che tale perdita si attesti intorno ai 10 miliardi di euro all’anno. Parlare di queste cifre in un momento come questo, così drammatico dal punto vista economico, ci fa ben capire che profitto si nasconda dietro a questo business. Non sorprende, infatti, che molto di questo denaro venga poi reinvestito da queste organizzazioni in altre attività criminali, come il traffico di armi, di droga e di esseri umani o anche nel terrorismo. Ogni paese ha le proprie peculiarità socio-economiche, questo è vero, però vi sono dei fattori comuni che generalmente innescano o favoriscono lo sviluppo di questi traffici. Primo fra tutti i fattori è quello dato dalla tenaglia fra crisi economica e adozione di politiche fiscali aggressive, tali da generare incrementi repentini di prezzi dei prodotti. Quando questo accade, i consumatori più sensibili ai prezzi e meno abbienti tendono, inevitabilmente, ad affacciarsi su un mercato più accessibile, parallelo a quello autorizzato. Come già sottolineato durante le precedenti audizioni con i rappresentanti di altre aziende del tabacco, l’elasticità della domanda al prezzo ha raggiunto oggi un livello tale per cui un aumento dei prezzi genera, conseguentemente, una riduzione più che proporzionale dei volumi, impattando in maniera determinante sulle entrate fiscali derivanti.

Come anticipato, quindi, è proprio la crisi economica, intesa come deperimento dei salari, perdita dei posti di lavoro e conseguente riduzione del potere d’acquisto, a rappresentare un fattore di rischio determinante. La propensione all’acquisto di materiale falso o, in generale, nel mercato illecito, incrementa enormemente per coloro che non riescono più a far fronte alle spese quotidiane (come, per i consumatori-fumatori, nel caso di un pacchetto di sigarette). Il rischio è per noi quello di tornare a un livello di consumo di prodotti illeciti presente alla fine degli anni ’90, prima della famosa «Operazione primavera», che è stata una pietra miliare nella lotta al contrabbando in questo paese. Focalizzandoci sull’Italia, prima di tutto occorre sottolineare la difficoltà nel definire con chiarezza l’entità del problema. Fonti ufficiali spesso riportano, infatti, dati disallineati, pertanto, in questo, contesto noi facciamo riferimento agli ultimi dati disponibili sulla base dei sequestri avvenuti nel 2011 – di cui Philip Morris è stata informata dai Monopoli di Stato – e ad altri dati ottenuti grazie alla collaborazione con le autorità competenti. Lo scorso anno sono state sequestrate in Italia più di 56 milioni di sigarette recanti marchi Philip Morris, corrispondenti a 217 sequestri, con un aumento, purtroppo, del 23,5 per cento rispetto all’anno precedente. Registriamo, quindi, un aumento importante. Sul volume totale di queste sigarette, il 93 per cento sono contraffatte, quindi sono dei falsi. Attraverso le analisi delle caratteristiche tecniche di questi falsi, possiamo ritenere che la maggior parte delle sigarette sia stata prodotta in Cina, anche se purtroppo, negli ultimi anni, moltissime fabbriche illecite sono state identificate dalle autorità anche nel centro e nell’est Europa.

Per quanto riguarda il prodotto contraffatto è anche importante sottolineare, così come dimostrato dalle autorità britanniche – cito testualmente – che «una larga parte delle sigarette illecite prodotte in stabilimenti occulti, senza alcun controllo della qualità, contiene segatura e pezzi di insetti. Molte sigarette contraffatte sono inoltre prodotte utilizzando foglie di tabacco contaminate. In tal modo, i rischi per la salute associati al fumo aumentano sensibilmente, con livelli molto più alti di catrame, nicotina, monossido di carbonio, piombo, cadmio e arsenico rispetto alle sigarette originali».

Per quanto riguarda invece il contrabbando, quasi il 90 per cento dei prodotti sequestrati in Italia origina dal mercato ucraino e moldavo. Per capire come questo avviene, occorre analizzare i principali flussi di prodotto illecito. Quello proveniente dai paesi dell’est rappresenta oggi il flusso più capillarizzato e costante. Il prezioso lavoro svolto dalla Guardia di finanza e dalle dogane ci ha permesso di comprendere, in maniera chiara, il modus operandi di questo traffico, caratterizzato prevalentemente da autovetture e piccoli furgoni che, quotidianamente, entrano nel nostro paese, introducendo piccole quantità, ma in maniera costante, di prodotto generalmente originale, proveniente, appunto, dall’Ucraina e dalla Moldavia.

L’ingresso di prodotto contraffatto si basa invece, prevalentemente, su rotte navali nel mare Adriatico, provenienti dalla Grecia. In questo caso, il modus operandi è caratterizzato dall’utilizzo di autoarticolati, molto spesso refrigerati, che sfruttando i collegamenti quotidiani con i traghetti introducono nel nostro paese sigarette false dietro carichi di copertura, generalmente frutta o altra tipologia di cibo fresco o congelato. Tuttavia, sulla base delle prove raccolte, riteniamo che la maggior parte di queste spedizioni sia destinata a raggiungere i mercati dell’Europa settentrionale, come Germania, Francia, Olanda, Belgio e Gran Bretagna, dove i prezzi dei prodotti sono più elevati. Sul versante tirrenico, invece, procede abbastanza costante un passaggio di prodotti falsi provenienti dalla Cina, che investe i porti più importanti, tra i quali, principalmente, Gioia Tauro, Civitavecchia e Genova. Nel 2011, è altresì emersa una nuova ondata di spedizioni provenienti dagli Emirati Arabi, spesso in transito dai paesi del nord Africa, tra cui l’Egitto. La distribuzione al dettaglio di questi prodotti è invece in fase di crescita soprattutto nelle grandi città, in particolare Roma, Milano, Torino e Napoli.

Le organizzazioni criminali coinvolte operano sì a livello internazionale, ma in forte interazione con i gruppi criminali locali, al fine di massimizzare la capillarità e il profitto per poi investire in altre attività illecite, laddove ciò gli è possibile. Appare quindi evidente la gravità di questo fenomeno, ma soprattutto la rapidità e la solidità con cui esso cresce, anche nel nostro paese, soprattutto in considerazione del ruolo ponte che l’Italia gioca nello scacchiere europeo e nell’area mediterranea. A tale riguardo, permettetemi, innanzitutto, di rivolgere un plauso al grande lavoro svolto dalla Guardia di finanza e dall’Agenzia delle dogane: un lavoro eccellente, soprattutto nelle aree più colpite come i porti e le grandi città.

Tuttavia, una maggiore cooperazione internazionale fra le diverse autorità, unitamente a una presenza crescente e focalizzata di agenti presso i luoghi più colpiti, è, secondo noi, oggi, una necessità impellente più che un mero auspicio. È importante sottolineare che anche la sensibilità del consumatore è fondamentale. Nel nostro paese, non solo per quanto riguarda la contraffazione di sigarette, registriamo generalmente una scarsa sensibilità da parte dei consumatori verso questo problema, generalmente più attenti al prezzo che all’integrità del prodotto. Riteniamo, pertanto, fondamentale da parte delle istituzioni e, ove possibile, di concerto con le aziende, avviare una campagna di informazione che possa sensibilizzare il consumatore sugli impatti negativi che questo commercio crea nella società civile. Qualunque sia la fonte dell’illecito, infatti, è chiaro che il commercio illegale danneggia gravemente non solo la nostra azienda e l’intero settore, ma anche i consumatori e, soprattutto, lo Stato. Per questo, Philip Morris collabora con le istituzioni e le forze dell’ordine per fornire il massimo supporto al contrasto del fenomeno. In questa azione siamo stati dei precursori: già nel 1998, Philip Morris firmò con i Monopoli di Stato il primo contratto di cooperazione per la lotta al mercato illegale e, ancora nel 2004, fu la prima azienda a siglare con la Commissione europea l’accordo di cooperazione internazionale per contrastare tale fenomeno. Siamo orgogliosi di poter affermare che questo accordo in particolare, ha rappresentato una guida per i successivi accordi recentemente siglati dalle altre aziende produttrici di sigarette.

Grazie al lavoro svolto da un dipartimento creato all’interno della società con lo scopo specifico di supportare il contrasto al commercio illecito, la collaborazione di cui vi sto parlando non si ferma alle parole, ma si traduce materialmente in attività concrete quali informazione e tecnologia. Periodicamente, infatti, condividiamo il nostro know how sul controllo e l’identificazione del prodotto illecito, grazie a corsi e training che organizziamo con gli operatori doganali e con la Guardia di finanza. Solo negli ultimi due anni, in Italia, da parte dei tecnici di Philip Morris sono stati formati oltre 260 agenti su tutto il territorio nazionale. Lo scambio quotidiano di informazioni riguardo ai flussi di prodotti illeciti, basato sullo studio dei dati raccolti in tutto il mondo e grazie alla nostra presenza a livello internazionale, rappresenta invece lo strumento, forse il più efficace, per comprendere e smantellare i traffici illegali.

Veniamo ora alla tecnologia. L’introduzione di tecnologie sofisticate, applicate al packaging, quindi alle confezioni, e anche alla logistica, come la graduale diffusione a livello internazionale della tecnologia Codentify, permette di allungare il passo nei confronti dell’industria illecita, rendendo sempre più difficile la copia dei prodotti, ma soprattutto fornendo all’autorità uno strumento di controllo dei volumi prodotti, di tracciatura della catena distributiva e di identificazione più chiara e semplice del prodotto contraffatto.

Inoltre, in linea con quanto previsto dall’accordo siglato con la Commissione europea, che citavo prima, selezioniamo e monitoriamo tutti i nostri partners commerciali e pretendiamo che essi facciano lo stesso con i loro interlocutori; limitiamo le vendite a volumi conformi alla domanda al dettaglio che è lecito aspettarsi in un particolare paese; e, infine, applichiamo tutte le tecnologie disponibili sul mercato per identificare e rintracciare i nostri prodotti.

Sebbene in Italia il quadro normativo sia piuttosto bilanciato, l’amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato rappresenti un solido punto di riferimento e la cooperazione fra aziende e autorità sia così sviluppata ed efficace, vi sono altre minacce che potrebbero rendere vani in futuro gran parte di questi sforzi. Philip Morris International è a favore di una regolamentazione completa sui prodotti basata sul principio della riduzione del danno, che tuttavia, per essere efficace, dovrebbe basarsi sull’evidenza dei fatti, tenendo in considerazione l’eventualità di innescare conseguenze negative rispetto all’obiettivo stesso della salute pubblica (per esempio, nel caso dell’aumento della domanda di sigarette di contrabbando).

È noto che, a livello europeo, in sede di discussione della nuova direttiva sul tabacco, giacciono sul tavolo proposte regolamentari che, oltre a essere prive di qualsiasi fondamento scientifico, rappresenterebbero, effettivamente, un’ulteriore spinta per le organizzazioni criminali attive anche in Italia. Mi riferisco, in particolare, alla ipotesi delle confezioni generiche. Pacchetti bianchi, privi di qualsiasi identificazione commerciale andrebbero in realtà a depauperare le aziende dei loro marchi e degli investimenti decennali fatti su tutti questi prodotti.

PRESIDENTE. Soprattutto, per noi, rendono più facile la contraffazione!

MATTEO MATTEI, manager relazioni esterne di Philip Morris Italia Srl. Esattamente! Su questo, vorrei citare un intervento del dottor Gianluca Scarponi, rappresentante della direzione generale per la lotta alla contraffazione presso il Ministero dello sviluppo economico, il quale, recentemente, ha detto che, sull’argomento del pacchetto di sigarette generico, andrebbero fatte ulteriori approfondite riflessioni. Si pensi, innanzitutto, alla facilità di contraffazione dei medesimi, cosa che agevolerebbe le organizzazioni criminali; alla creazione di dinamiche commerciali perverse, visto che i pacchetti con marchi potrebbero arrivare da paesi extra-europei; infine, ai rischi che deriverebbero dalla vera e propria espropriazione del marchio, contraria a molte normative europee.

Sulla stessa linea si è poi espresso, recentemente, il sottosegretario all’economia, Gianfranco Polillo, anche confermando le analisi sviluppate negli ultimi mesi dall’istituto Nomisma e dal centro studi Ambrosetti.

Un’altra proposta, anch’essa potenzialmente molto critica, è quella del divieto di esposizione dei prodotti in tabaccheria. Immaginate l’impatto negativo che questa misura potrebbe avere per i controlli quotidiani che la Guardia di finanza svolge nelle rivendite italiane. Tale norma renderebbe più facile per i criminali infiltrare il prodotto nei canali commerciali legali. Pacchetti di questo tipo sarebbero semplicemente «nascosti» sotto il bancone e quindi sarebbe molto più difficile per l’autorità verificare dove e come avvenga l’illecito. Per una discussione seria e responsabile di questi ed altri temi, ci uniamo alla richiesta fatta da chi ci ha preceduto nelle scorse audizioni riguardo all’istituzione di un tavolo tecnico che, sotto la supervisione istituzionale, sviluppi una linea comune di supporto alla lotta al mercato illecito, ma anche allo sviluppo e all’implementazione di norme chiare e responsabili.

In conclusione, tutti noi abbiamo chiaramente a che fare con un grave problema sociale ed economico, in forte crescita, che sebbene sia contrastato da una solida cooperazione fra aziende e autorità, rischia, paradossalmente, di trovare una minaccia proprio in una regolamentazione priva di qualsiasi fondamento scientifico e sostanzialmente sviluppata sulla scia dell’emotività.

Nel ringraziarvi nuovamente dell’attenzione dedicata a questo tema e concludendo questo mio intervento, desidero ribadire che Philip Morris è e rimarrà in prima linea, sia nella cooperazione con le istituzioni italiane ed europee, allo scopo di far fronte agli aspetti legati al commercio illecito, sia in riferimento agli sviluppi nel settore regolamentare, fiscale e agronomico. Grazie mille.

PRESIDENTE. Bene, dottor Mattei, io comincerò con una domanda che le potrà sembrare irrituale, visto che siamo noi i parlamentari mentre lei è l’operatore. Che informazioni avete circa il regolamento sul pacchetto bianco a livello comunitario? A che punto è? È tornato d’attualità? Mi sembra, infatti, che la procedura per arrivare alla sua adozione avesse subito uno stop, mentre voi ci dite che su questo versante le cose stanno andando avanti speditamente.

MATTEO MATTEI, manager relazioni esterne di Philip Morris Italia Srl. La direttiva è ancora in discussione e questi temi sono ancora una minaccia piuttosto reale, posto che potrebbero effettivamente entrare a far parte di quello che sarà poi l’organico della direttiva, soprattutto in questo periodo di definizione delle sue linee guida principali.

PRESIDENTE. Immagino che voi, attraverso le vostre strutture organizzate territoriali, abbiate fatto sentire le ragioni di questa vostra posizione. Per quanto concerne gli aspetti che interessano la nostra Commissione – non mi avventuro sui temi più squisitamente commerciali perché non sono di nostra competenza – sarebbe sbagliato pensare – ciò è indubbio – che il passaggio dalla situazione attuale ad una in cui il prodotto diventa sostanzialmente indistinguibile, non comporti un incremento o una facilitazione sul versante della contraffazione. Ho visto che nella sua relazione lei parla di un commercio destinato a porti stranieri, un commercio che, probabilmente, passa dai porti italiani, posto che – così mi sembra di avere capito – ad altre latitudini il pacchetto ha costi diversi e quindi il contrabbando diventa ancora più interessante rispetto al prodotto originale.

Personalmente, ritengo che un conto sia il nobile tentativo di ridurre al massimo il ricorso al fumo – anche se questo è il vostro mestiere, non c’è dubbio che il fumo crea qualche problema sociale e di salute e che quindi il legislatore europeo sia impegnato sul versante di ridurre al massimo l’impatto pubblicitario delle sigarette -, mentre altra cosa sia il passaggio dalla situazione attuale al pacchetto bianco. Noi, come Commissione, abbiamo già affrontato questo tema e siamo abbastanza scettici sul fatto che ciò possa costituire una soluzione (oltretutto, siamo convinti che si torni lì). La percezione è però che la battaglia sia stata fatta solo in Italia: avete notizie in merito al fatto che tale dibattito e discussione siano stati aperti anche in altri paesi membri dell’Unione?

MATTEO MATTEI, manager relazioni esterne di Philip Morris Italia Srl. Il dibattito è sicuramente aperto a livello europeo. L’Italia gioca certamente un ruolo molto importante da questo punto di vista, anche perché, tornando al discorso che ci vede oggi più coinvolti, è abbastanza chiaro che l’introduzione di questa normativa potrebbe avere delle conseguenze piuttosto rapide e forti nell’incremento di questo traffico. Stiamo facilitando in maniera incredibile chi ha quasi esclusivamente l’onere di copiare, perché stiamo dando a questi signori la possibilità di copiare qualcosa che è in bianco, cioè una cosa assolutamente semplice. Allo stesso tempo, rischiamo di rendere più attrattivi i prodotti transfrontalieri. C’è poi un altro aspetto importante: nel momento in cui, nel caso in cui passasse questa normativa, tutti i pacchetti fossero uguali, bianchi e indistinguibili, all’azienda rimarrebbe la sola leva competitiva del prezzo. Normalmente, quando si compete sul prezzo, i prezzi scendono, il che può determinare ancor più una minaccia, soprattutto per gli obiettivi di salute pubblica. I prodotti potrebbero diventare più accessibili, quindi, da questo punto di vista, come dicevo prima, è molto importante che le nuove proposte di regolamentazione prendano in considerazione tutti gli effetti che possono generare, anche con riferimento ad altri aspetti, strettamente legati all’obiettivo specifico.

PRESIDENTE. Grazie. Do la parola ai colleghi che intendono intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.

DEBORAH BERGAMINI. Voglio ringraziarla perché la sua relazione è stata estremamente utile e molto circostanziata. Alcuni dati che lei ci ha presentato sono raccapriccianti: penso ai 40 miliardi di dollari di perdita o ai 10 miliardi di perdita secca in Europa. Altrettanto impressionante è il dato sui sequestri delle vostre sigarette. L’incremento da lei indicato – se non sbaglio – del 23 per cento dal 2010 al 2011, può indicarci due cose: che il consumo e il business intorno alle sigarette contraffatte sono in forte aumento, oppure che l’azione di prevenzione ha fortemente aumentato le sue capacità. Non so se lei ha dei dati disponibili su questo aspetto ma, certamente, o è l’una, o l’altra cosa o entrambe! Comunque, sono davvero numeri da tenere in considerazione.

Inoltre, non si può non essere d’accordo con lei quando sostiene che moltissima parte del lavoro deve essere svolta, con la massima collaborazione, sotto il profilo della prevenzione, anche attraverso attente campagne di sensibilizzazione, che non sono mai abbastanza. Mi sorprende, anzi, sempre di più, ogni volta che sento citare numeri come questi, quanto poco venga fatto a livello di sensibilizzazione verso il consumatore. Su questo versante c’è sicuramente molto su cui riflettere ma anche molto da proporre e da fare: mi riferisco, ovviamente, al nostro lavoro di legislatori.

Infine, lei ha distinto i tre fenomeni, che noi abbiamo già incontrato e analizzato durante le altre sedute della nostra Commissione: da una parte il fenomeno della contraffazione, dall’altro il fenomeno del contrabbando, da un’altra ancora quello del white illicit. Vorrei chiederle di spiegare a questa Commissione come funzionano le tre filiere «improduttive», se vogliamo chiamarle così, relative ai tre ambiti di business del mercato illecito del tabacco, perché per noi sarebbe molto interessante anche capire come esse si differenziano, dall’origine alla destinazione, cioè fino al momento in cui poi raggiungono la tasca del consumatore. Grazie.

MATTEO MATTEI, manager relazioni esterne di Philip Morris Italia Srl. Grazie a lei. Ci sono altre domande, in modo da rispondere a tutte insieme?

PRESIDENTE. Sì. Peraltro, le chiederei la cortesia, se fosse possibile, di lasciarci una copia della sua relazione, che acquisiremo agli atti. Do ora la parola all’onorevole Sanga, che ha chiesto di intervenire. Al termine, ascolteremo la sua replica.

GIOVANNI SANGA. Intervengo per sottolineare due aspetti. Il primo è che il contrabbando e la contraffazione di sigarette sono tra le attività più antiche. In Italia ci sono aree dove il fenomeno del contrabbando è cresciuto insieme con il crescere del paese – ci sono state situazioni che hanno fatto l’epopea di alcuni territori italiani – e dove, probabilmente, perdura ancora oggi (perlomeno, stando a quanto da lei ascoltato nel suo intervento). Mi vorrei però soffermare sulla sua affermazione – che certamente fa pensare tutti noi, anche per la responsabilità che abbiamo – secondo cui il consumatore tipo è senz’altro molto più preoccupato del prezzo che dell’integrità del prodotto, nonostante esso comporti una serie di problematicità, di natura sanitaria a priori (non fosse altro che per tutte le considerazioni periodicamente fornite anche dal Ministero della salute rispetto a questo settore), confermate dal dato che lei ci ha riportato. L’attività di controllo, di repressione e di sensibilizzazione – come ricordato anche dalla collega, prima di me – deve essere molto presente e diffusa e su di essa bisogna investire. Anche voi, come operatori del settore, dovrete certamente far ciò in termini di risorse, mezzi e strumenti significativi.

PRESIDENTE. Se mi è concessa un’ultima battuta, prima della sua replica, mi ha incuriosito un dato: lei ci ha detto che alcune decine di migliaia – non ricordo esattamente il numero – di tonnellate all’anno di prodotto vengono acquistate sul mercato italiano. Mi chiedo se quello da lei citato sia un quantitativo annuo o un impegno assunto per un periodo più lungo e quanto ciò incida rispetto al volume complessivo del prodotto prevalentemente lavorato in Italia (le faccio questa domanda anche per avere contezza di ciò di cui stiamo parlando, dato che ci avete detto di avere uno stabilimento a Bologna).

MATTEO MATTEI, manager relazioni esterne di Philip Morris Italia Srl. Produzione di filtri!

 

PRESIDENTE. Quindi, non c’è produzione di sigarette in Italia?

MATTEO MATTEI, manager relazioni esterne di Philip Morris Italia Srl. No.

PRESIDENTE. Questo aspetto, infatti, mi incuriosiva, posto che non avevo memoria di qualcosa del genere. Se, quindi, il prodotto italiano viene destinato a impianti di lavorazione esteri, la mia domanda è superata. Mi sembrava invece di aver capito che ci fosse una lavorazione interna, laddove lei ci ha parlato del vostro impegno rispetto al mercato italiano in sofferenza, un mercato nel quale i produttori di tabacco italiano si lamentano del fatto che, soprattutto da quando buona parte della produzione nazionale è uscita dai confini italiani ed è finita alle multinazionali, qualche problema, da questo punto di vista, c’è stato, in particolare sul versante del prezzo (cioè il versante che ha poi determinato una serie di altre questioni). Ci sono regioni – penso in particolare alla Toscana, ma non solo – dove il tema è molto sentito e abbastanza ricorrente. Prenda per buona la mia sollecitazione a cercare di convincere i suoi vertici a fare un impiego il più possibile importante di prodotto nazionale, perché questo andrebbe a beneficio di tutti. Le do ora la parola per il suo intervento di replica.

MATTEO MATTEI, manager relazioni esterne di Philip Morris Italia Srl. Grazie mille per le vostre domande. Comincerei da quella sul significato dell’incremento del 23,5 per cento. Non è ben chiaro che cosa questo significhi, come giustamente faceva notare lei, onorevole Bergamini. Potrebbe essere legato a un miglioramento dell’attività di contrasto o anche ad un aumento in generale dei traffici. Purtroppo, il dato sui sequestri può avere interpretazioni molto diverse. Noi salutiamo sempre con positività un aumento dei sequestri, che però, allo stesso tempo, ci preoccupa, considerando anche il fatto che, normalmente, il rapporto fra prodotto sequestrato e prodotto che transita non è poi così favorevole (soprattutto nei porti, infatti, non è tecnicamente possibile controllare il cento per cento dei containers che attraccano). Si tratta, quindi, di un dato sicuramente positivo, che può però essere letto anche come un incremento del traffico.

Raccolgo positivamente il vostro interesse alla sensibilizzazione. Il ruolo del consumatore è cruciale: finché ci sarà domanda da questo punto di vista, ci sarà qualcuno disposto ad offrire. Per noi, il mercato illecito rappresenta un vero e proprio competitor, forse uno dei più potenti, anche perché non è costretto a sottostare ad alcuna regola di mercato leale o regolamentazione, un competitor che, spesso, è molto rapido, molto flessibile e che può contare su un potere di fuoco molto forte. Per quanto riguarda i tre ambiti – contrabbando, contraffazione e illicit white – e le modalità con le quali questi sono presenti nel nostro paese, posso darvi alcuni dettagli, ma preferirei che fossero secretati, oppure approfonditi in maniera più dettagliata in un’altra occasione.

PRESIDENTE. Dispongo la disattivazione dell’impianto audiovideo.

(La Commissione procede in seduta segreta)

PRESIDENTE. Dispongo la riattivazione dell’impianto audiovideo. Dottor Mattei, le chiedo, per cortesia, di lasciarci copia della sua relazione, che saremo lieti di acquisire agli atti. Inoltre, qualora aveste ulteriori dati o elementi di conoscenza utili ai fini della nostra inchiesta, la pregherei di inviarceli, anche nelle prossime settimane: saremo lieti di riceverli ed andrebbero ad integrazione della relazione che stiamo predisponendo, che è in fase di conclusione.

Abbiamo, infatti, già programmato l’ultima audizione specifica del settore, quella con i Monopoli di Stato, dopodiché avremo sostanzialmente audito sul tema tutti i soggetti principali e coloro che ce ne hanno fatto richiesta. La relazione che produrremo sarà, ovviamente, più sintetica rispetto a quella più corposa, per esempio nel settore agroalimentare, però, anche in considerazione del fatto che i dati fin qui raccolti coincidono, potrebbe risultare più facile per noi pervenire ad una sua definizione in tempi rapidi. Per il momento, ci limitiamo a ringraziarvi per la vostra disponibilità. Dichiaro conclusa l’audizione.

La seduta, sospesa alle 15,45, è ripresa alle 15,55.

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