Posts tagged ‘lavoro’

27 aprile 2017

Migranti: 93% in Italia per lavoro. No a ONG agenzie collocamento

cardbergamini

L’ultimo rapporto Oim (Organizzazione Internazionale per le migrazioni) riporta dati inequivocabili riguardo la questione migranti: il 93% dei migranti che partono dalla Libia lo fanno per cercare lavoro, solo il 5% scappa da guerre e conflitti. Di fronte a queste ulteriori conferme a ciò che sosteniamo da anni è evidente che serva una stretta sull’immigrazione che nessun ministro dei governi di sinistra ha mai messo in atto. Parliamo di migranti spinti da motivi economici, che arrivano poi in Italia in cerca di lavoro e che continuano l’ondata di partenze perché, grazie alle politiche negligenti del governo Renzi, il messaggio che è passato è che le porte da noi siano sempre aperte. Trincerandosi dietro la scusa dell’accoglienza non si espelle nessuno, e così si è generata la drammatica situazione con la quale l’Italia si trova a far i conti oggi, abbandonata dall’Europa, che invece cincischia. Ma ora, dati Oim alla mano, la rotta va immediatamente invertita. Non possiamo consentire che le ONG facciano da agenzie di collocamento quando gli strumenti politici e normativi per regolare gli ingressi di lavoratori stranieri nel nostro Paese sono altri.

11 aprile 2017

Ocse: cittadini e imprenditori schiacciati dalle tasse

Card Bergam
Il rapporto Taxing Wages dell’Ocse non fa altro che confermare quello di cui purtroppo gli italiani si rendono conto ogni giorno ormai da anni: chi il lavoro ce l’ha è schiacciato dalle tasse. Tasse applicate su un salario in media più basso di quello degli altri Stati dell’area Ocse. Questa è una fotografia preoccupante. Oltre ad attestarci al diciassettesimo posto per costo del lavoro più alto, sui 34 paesi dell’area Ocse i dati confermano poi che il peso maggiore del costo del lavoro ricade sulle spalle delle imprese. È inaccettabile continuare a schiacciare gli imprenditori invece che sostenerli attraverso misure che favoriscano la ripresa economica del Paese. Il Governo non può più far finta di niente, vanno messe in atto riforme che vadano in questa direzione.
1 aprile 2017

Donne: con FI quote rosa contro disparità di genere, ora equità su previdenza

erarioParlare delle disparità di genere e impegnarsi nel concreto per superarle è oggi più che mai un dovere della politica. Dal 2013 siamo senza un Ministro delle pari opportunità, una condizione inaccettabile per il paese e per noi di Forza Italia che abbiamo lottato da sempre per modificare le cose. Nel 2011 con il Governo Berlusconi introducevamo la legge Golfo-Mosca, non per trattare le donne come semplici quote rosa ma per permettere loro di competere ad armi pari. Far passare questa legge non è stato facile perché le nostre proposte avrebbero colpito direttamente i gangli del potere, ma ci siamo riusciti. Anche per questo parliamo oggi di risultati e non solo di promesse, uno dei settori su cui però si deve ancora lavorare molto è quello della previdenza: a causa della discontinuità lavorativa, generata spesso dal dover seguire la famiglia, nel nostro paese le donne, pur lavorando di più, sono penalizzate a livello di regime previdenziale. Una delle più grandi ingiustizie! Una donna pensionata non può più dover dipendere da un uomo, magari dopo aver lavorato una vita. Anche la libertà pensionistica colma la diversità di genere.
10 marzo 2017

Lavoro: aumenta gender gap occupazione, preoccupata per Toscana

europaI dati Istat confermano ciò che abbiamo denunciato in occasione dell’8 marzo: per il secondo anno consecutivo aumenta il gap tra tasso di occupazione maschile e femminile. Secondo i dati Istat disponibili (serie storiche 1977-2016) non era mai accaduto nella storia del nostro Paese. 
Occorre senz’altro una riflessione su questa preoccupante frenata verso la parità di genere soprattutto in quelle zone del Centro e del Sud che hanno fatto registrare un maggiore aumento di questo divario. Da toscana sono anche preoccupata per i dati che riguardano le donne della mia regione. Se nel 2015 a fronte di 71,2 occupati c’erano 58,5 occupate (12,7 punti di gap), nel 2016 a fronte di 72,4 lavoratori le lavoratrici scendono a 58,4 (14 punti di gap). Le cose, per le donne toscane, vanno anche peggio se si guarda ai dati sulla disoccupazione: si passa dal 9,7% del 2015 al 10,8% del 2016 (nello stesso periodo la disoccupazione maschile è lievemente diminuita). Mi auguro che si intervenga a livello nazionale e locale per far sì che l’avanzamento verso la parità di genere riparta.
14 dicembre 2016

Jobs Act: Poletti teme la sconfitta al referendum

bergamini_referendum

Fermo restando che lo scioglimento delle Camere è di esclusiva pertinenza del presidente della Repubblica, e non del ministro del Lavoro, le parole di Poletti sulla necessità di votare alle politiche prima del referendum sul Jobs Act sono un chiaro segnale di paura dopo la sonora sconfitta del 4 dicembre sulla riforma costituzionale.

Noi sosteniamo che occorra votare il prima possibile alle politiche perché bisogna ridare la parola al popolo sovrano e non, come vorrebbe Poletti, allo scopo di rimandare il referendum sul Jobs Act. D’altronde, se il Jobs Act fosse così utile, come il Governo Renzi ha sempre propagandato, allora il ministro Poletti non avrebbe nulla di cui preoccuparsi nel sentire al riguardo anche il parere dei cittadini: se non lo vuol fare è perché sa che il Jobs Act è stato assolutamente inefficace e non è servito a rilanciare l’occupazione.

17 novembre 2016

Governo, la nostra operazione verità smaschera le bugie di Renzi

bergamini_blog

Abbiamo pensato che, nel momento in cui Renzi spegne le candeline dei suoi primi mille giorni da premier non eletto, fosse giusto far vedere che nel frattempo è l’Italia che si sta spegnendo piano piano.

I numeri che abbiamo parlano di una verità che Renzi non mostra nelle sue slide. Quando si registra che in un solo anno ci sono circa un milione di nostre concittadine e nostri concittadini che diventano poveri, non c’è narrazione che tenga: questi sono dati oggettivi dell’Istat.  E sono 1.380.030 gli italiani che lavorano pagati con i voucher, il doppio di prima, un altro dato che smonta la leggenda renziana, quella di aver dato stabilità al lavoro: non è vero. Quello che sta succedendo è che il Jobs Act ha dimostrato di non funzionare, perché quando vengono meno gli incentivi esso risulta fallimentare, mentre aumentano quelli che si possono definire lavoratori precari. Il ricorso ai voucher nei primi mesi del 2016 è aumentato di quasi il 35 per cento, ciò ci dice che il precariato è di sinistra perché questi mille giorni di governo Renzi non hanno fatto crescere l’occupazione stabile, se non per una fascia over 50 di lavoratori, ma hanno fatto aumentare sicuramente il lavoro precario.

18 ottobre 2016

Inps, aumentano voucher e diminuiscono contratti stabili

jobsactFra gennaio e agosto di quest’anno, rispetto allo stesso periodo del 2015, sono stati venduti il 35,9% di voucher in più e nel contempo sono diminuiti del 32,9% i contratti a tempo indeterminato. Passo dopo passo, per usare uno slogan del Governo, il Jobs Act si sta rivelando un costosissimo flop. La politica dei bonus nel lungo periodo si sta dimostrando inefficace perché per generare lavoro stabile occorre una ripresa stabile dell’economia che il Governo non riesce ad incoraggiare, tanto è vero che il Pil in Italia è di gran lunga inferiore rispetto alla media europea. Eppure il Governo, anche con l’ultima legge di bilancio, continua con questa politica di piccolo cabotaggio e l’Italia continua a navigare a vista senza nessun orizzonte da raggiungere.

6 ottobre 2016

Italiani estero, cortocircuito Renzi-Calenda

14572928_1141117512641542_1497035697490081317_nC’è stato un cortocircuito fra la comunicazione del premier Renzi e quella del ministero dello Sviluppo economico. Il ministero di Calenda, nel piano nazionale per rilanciare gli investimenti in Italia, invita le imprese estere a investire nel nostro Paese visto che qui i lavoratori specializzati sono pagati meno rispetto alla media europea. Il premier, dal canto suo, vorrebbe far tornare in Italia i tanti giovani che lasciano il nostro Paese per andare a lavorare all’estero. Ma se è lo stesso Governo a dire che in Italia verrebbero pagati meno, perché mai dovrebbero tornare? Essere sottopagati non è certo un “incentivo” per tornare indietro.

26 settembre 2016

Telemarketing selvaggio, serve riforma del Registro delle Opposizioni

La mia intervista su Il Tirreno di oggi.

Riforma del Registro delle Opposizioni. Apertura del Registro anche ai cellulari e ai numeri fissi riservati. Revoca dei consensi pregressi a ricevere chiamate commerciali con l’iscrizione al Registro. Debora Bergamini, Fi, vicepresidente della commissione Trasporti e Comunicazioni alla Camera è al lavoro per limitare il telemarketing selvaggio. In particolare – dice – per «difendere chi è più indifeso: gli anziani». Ecco, in sintesi, la sua posizione.

Perché la riforma del telemarketing ha difficoltà ad arrivare in Parlamento?

«Ci sono legittimi interessi contrastanti, a cominciare dall’occupazione dei 40mila lavoratori dei call center. Ma il diritto al lavoro non si può affermare a discapito del diritto alla quiete. Una riforma del sostema è necessaria. Come vicepresidente della commissione competente ho intenzione di organizzare una giornata di studio alla Camera almeno con i gestori di telefonia e con il Garante della Privacy».

Come risolvere a breve il problema della revoca del consenso all’uso dei dati personali per fini commerciali?

«Una soluzione potrebbe essere la riforma del Registro delle Opposizioni. L’iscrizione dovrebbe implicare automaticamente la revoca dei consensi già dati. E al Registro si dovrebbero iscrivere tutti i numeri, non solo quelli presenti negli elenchi. Questo di fatto esclude la maggior parte dei numeri, cellulari e i “riservati”. Paradossalmente gli utenti che scelgono di non avere il proprio numero in elenco hanno al momento una tutela inferiore di fronte al telemarketing».

Come dovrebbe avvenire l’iscrizione al Registro?

«Per i numeri fissi riservati sarebbe utile inserire un automatismo: iscrizione automatica al Registro, visto che hanno scelto di non essere in elenco».

E per i cellulari? Se tutti fossero in automatico iscritti nel Registro i call center chiuderebbero.

«Infatti. Per i cellulari la questione è più complessa. E mi riservo di approfondirla».

12 settembre 2016

Lavoro, Renzi si ricrederà anche sul Jobs Act

renzi-cambia-ideaDopo aver cambiato opinione sulla legge elettorale, che prima era intoccabile e che invece ora si può modificare, Renzi si ricrederà anche sul Jobs Act.

Più diminuiscono gli incentivi alle imprese più diminuisce l’interesse e il vantaggio delle imprese di assumere. Solo la crescita economica può garantire occupazione stabile ma, come si sa, secondo l’Istat il Paese è fermo. I dati del secondo trimestre sul lavoro sono già superati da quelli di luglio che, come conferma lo stesso istituto di statistica, sono purtroppo negativi visto che a luglio la stima degli occupati è calata dello 0,3% rispetto al mese di giugno, ossia 63 mila occupati in meno. Insomma la tendenza positiva si è interrotta ma il Pd non se ne è ancora accorto o finge di non accorgersene.

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