Posts tagged ‘PD’

21 febbraio 2017

Pd, Renzi è nel Palazzo per interposta persona

bergamini-21-febbCi vuole una buona dose di sfrontatezza ad affermare, come fa il segretario del Pd dimissionario nella sua e-news, di essere fuori dal Palazzo quando poi il Governo in carica è la fotocopia di quello precedente: Renzi ha piedi, mani, occhi e orecchie nel Palazzo, ma per interposta persona.

 

15 febbraio 2017

Pd, al Paese non servono 11 correnti ma un Governo di centrodestra

europaAl Paese non servono le 11 correnti del Pd ma serve un governo di centro-destra. Rispetto al rientro di Ncd nel centrodestra mi pare che Ncd abbia appoggiato il governo Renzi per fare le presunte riforme. Renzi, però, non ha fatto riforme o ne ha fatte di pessime, ora c’è addirittura un nuovo governo ma Ncd sta ancora lì, quindi mi pare chiaro che voglia stare col Pd.

 

20 dicembre 2016

Banche: il decreto del Governo non salva i risparmiatori ma i banchieri

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Con i nomi delle riforme e delle leggi la sinistra gioca con le parole, perché i titoli sono assai diversi dal contenuto delle medesime. Un po’ come il quesito referendario del 4 dicembre scorso che faceva promesse che in realtà non poteva mantenere. Qui non siamo in presenza di un decreto del Governo che salva il risparmio, ovvero i risparmiatori, ma salva i banchieri, ovvero chi ha amministrato gli istituti di credito in maniera fallimentare e in contiguità, si pensi al Monte dei Paschi, con il Pd. I risparmiatori, invece, ad esempio quelli delle 4 banche salvate dal Governo Renzi, fra cui Banca Etruria, stanno ancora aspettando di essere rimborsati. Quindi occorre chiamare le cose con il loro nome: il Governo intende creare altro debito pubblico e farlo pagare a tutti i cittadini.

19 dicembre 2016

Governo: Anche del Jobs Act non resterà nulla

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Il Jobs Act non funziona: è stato bocciato dai numeri e presto sarà bocciato dal referendum; la riforma della scuola non era poi così ‘buona’ se il ministro dell’istruzione è stato l’unico a non essere riconfermato nell’attuale governo; la riforma costituzionale è stata respinta a stragrande maggioranza dai cittadini; l’Italicum sarà verosimilmente cassato dalla Consulta ancor prima di essere mai utilizzato. Siccome del governo Renzi rimarrà poco, oltre alle slide, è meglio che della nuova legge elettorale si occupi il Parlamento e non la segreteria del Pd.

6 dicembre 2016

L. Elettorale: M5S vuole legge a suo favore

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Il Pd voleva una Costituzione su misura per i suoi interessi e ha lacerato il Paese con il referendum. Ora è il M5S a volere una legge elettorale per i suoi interessi, diventando all’improvviso favorevole all’Italicum dopo che per mesi i grillini si sono dichiarati assolutamente contrari. Noi, invece, continuiamo a pensare che prima di tutto vengano gli interessi dell’Italia e degli italiani e non i capricci dei partiti, per cui occorre una legge elettorale condivisa e non imposta dagli uni contro gli altri.

27 novembre 2016

La riforma è una prepotenza del governo Renzi

img-20161126-wa0010Dopo il referendum in in modo o in un altro cambieranno molte cose. Qualunque forma di ricongiungimento in politica è una pratica naturale, ma si fa su programmi condivisi, e su un’idea del paese molto chiara, che non si può commerciare a seconda delle esigenze del momento. La riforma è frutto di una prepotenza da parte del governo Renzi: una riforma pensata male, scritta male, imposta con la forza, che chiama tutti noi al dovere civico di respingerla. Una riforma così importante, che tocca 37 articoli della Costituzione, non la può fare a colpi di maggioranza un partito solo, ma si deve fare con la massima collaborazione di tutte le forze politiche, che sono in Parlamento perché rappresentano elettorati diversi.

Mi sorprende il voto di tanti parlamentari e movimenti che sono stati eletti con il centrodestra e che poi hanno deciso di aderire al SI. Non mi sembra un voto di coscienza, come è stato detto da alcuni, visto che uno degli elementi chiave di questa riforma è che, se passasse, il Senato resterebbe completamente nelle mani del Pd; i senatori infatti non vengono eletti ma nominati dai Consigli regionali, e il Pd governa in 17 Regioni su 20.

19 agosto 2016

Il miglior incentivo per la crescita è il taglio delle tasse

I consumi delle famiglie sono in calo rispetto all’anno scorso, il prodotto interno lordo non cresce quanto previsto e al venire meno della decontribuzione sul lavoro il Jobs Act ha dimostrato tutta la sua inefficacia.

Ma non solo. Questo governo, rispetto al governo Berlusconi, ha quintuplicato l’ultra precariato di chi lavora con i voucher; ha sedotto e abbandonato i pensionati (che hanno visto aumenti di pensione solo col presidente Berlusconi); così come sembra essersi dimenticato delle partite iva e degli imprenditori che, oggi, pagano le tasse più alte di Europa (64,8% secondo Confartigianato). Tuttavia, a fronte di una straordinaria solerzia nell’esigere il pagamento delle imposte, e nonostante gli impegni presi da questo governo, lo Stato non si è dimostrato altrettanto solerte nel pagare i debiti contratti dalla Pubblica Amministrazione con le imprese (65 miliardi di euro secondo la CGIA).

Sarebbe allora il caso che il governo Renzi, invece di insistere con una politica economica basata sugli incentivi – che nel lungo termine droga l’economia senza aiutarla a camminare sulle proprie gambe -, iniziasse a prendere in seria considerazione la possibilità di procedere ad un importante taglio di tasse e di spesa pubblica improduttiva. E’ giusto l’intento di voler aiutare le imprese a ripartire, ma gli incentivi generalmente aiutano le imprese che meno ne hanno bisogno (e non le piccole e microimprese che sono la maggioranza). Se non ripartono i consumi degli italiani, se la disoccupazione non torna almeno ai livelli del 2011 (con il governo Berlusconi eravamo intorno all’8%), gli incentivi avranno la funzione di ridurre le perdite delle imprese più che di stimolare la crescita di tutta l’economia.

Per noi di Forza Italia il miglior incentivo per la crescita era e rimane il taglio delle tasse. E non vorremmo che l’insistenza del governo sulle politiche degli incentivi – confermata oggi dal responsabile economico del Pd alla Stampa – fosse un tentativo non troppo velato di ringraziare chi quest’estate ha apertamente sostenuto il sì al referendum costituzionale…

23 giugno 2016

Terrorismo, emendamento di Forza Italia fa traballare la maggioranza

Deborah Bergamini congresso ppe bucarest 2012Che le elezioni amministrative avessero un significato politico lo si è visto chiaramente oggi al Senato quando il Governo è stato messo in minoranza su un emendamento di Forza Italia. Renzi appare sempre più traballante: non solo non può più contare pienamente sui suoi alleati della ultima ora ma neppure su quelli della prima ora, come si evince dalle lotte interne al Pd dopo la sconfitta di Roma e Torino.

20 maggio 2016

Pd, Renzi e Governo la fanno da padroni nei TG

A guardare i dati del monitoraggio dell’Agcom sui tempi di parola nei Tg, ossia del tempo in cui il soggetto politico/istituzionale parla direttamente in voce, emerge chiaramente come il Pd, il presidente del Consiglio e il Governo facciano la parte del leone o, se si preferisce, del padrone.
Alcuni esempi: al TG2, mentre agli esponenti di Forza Italia è concesso un tempo di parola pari al 7,47 per cento, il Pd, Renzi e il Governo messi insieme ne hanno il 45,76 per cento. Altro esempio: nei Tg di Rainews lo spazio di parola di Forza Italia è del 3,59 per cento, mentre quello di Pd, Renzi e Governo del 39,12. Anche sulle Reti Mediaset, a smentire sonoramente coloro che sostengono che il presidente Berlusconi ne faccia un uso “pro domo sua”, Forza Italia ha uno spazio di circa un quarto rispetto a quello riservato al Pd, a Renzi e al Governo: 11,41 per cento contro il 39,92. Nei Tg de la7 la sproporzione è ancora più evidente: Forza Italia ha uno spazio di parola del 2,41 per cento mentre il Pd del 47,21 per cento a cui bisogna sommare lo spazio riservato al premier Renzi (7,99) e quello al Governo (7,11) per un totale del 62.31 per cento. Infine Skytg24, il cui Tg concede, è proprio il caso di dire “concede”, a Forza Italia uno spazio per parlare dello 0,68 per cento, mentre al Pd, al presidente del Consiglio e al Governo del 50,01 per cento.
I cittadini possono giudicare da soli se in Italia, alla luce di questi dati pubblicati sul sito dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ci sia libertà di informazione o se l’informazione sia monopolizzata da alcuni a discapito di altri.

13 maggio 2016

Pizzarotti, quando si amministra ci si scontra con la complessità

Schermata 2016-05-13 alle 18.18.33Quando si amministra ci si scontra con la complessità e a quel punto cadono i miti di un moralismo che funziona solo a parole. Gli italiani dovrebbero essere più concreti e riflettere bene al momento del voto, senza lasciarsi trascinare dalla rabbia o dalle false promesse di chi vorrebbe fare tabula rasa.

I grillini e i democratici sono bravi a fare i giustizialisti con i processi degli altri e i garantisti con i propri. La presunta superiorità morale che Pd e M5S hanno sbandierato, chi prima e chi poi, in tutti questi anni come arma impropria contro gli avversari politici, non esiste, non è mai esistita ed ora ha anche le polveri bagnate. Il giustizialismo è la negazione stessa della giustizia e l’accanimento preordinato contro il “nemico”, senza se e senza ma, ha inquinato la vita pubblica e privata di tutti, rendendo di fatto impossibile una serena e trasparente gestione della cosa pubblica e dando vita ad un sistema capace soltanto di giudicare ma incapace poi di fare giustizia.

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