Posts tagged ‘Primavera araba’

19 maggio 2014

Libia: ue non si limiti a appelli generici ma intervenga in modo attivo e con adeguate risorse

deborah bergamini coffee breakLe parole di Renzi sulla Libia sono riassumibili in un ‘meglio tardi che mai’ . E’ da tempo che indichiamo nell’instabilità politica dell’area del Mediterraneo, e della Libia in particolare, la causa principale degli sbarchi sempre più numerosi che avvengono sulle nostre coste. Oggi, ci troviamo a fare i conti con gli effetti di quel rapido mutare di equilibri geopolitici che troppo rapidamente è stato denominato ‘primavera araba’ e che poi si è tradotto nella creazione di intere aree lasciate in balìa di continui e sanguinosi rigurgiti di guerra civile. In un quadro così grave e delicato, l’Europa non può continuare a lanciare appelli generici ma deve intervenire in modo attivo, e con risorse adeguate, sia al fianco dell’Italia sia nei confronti dei Paesi di partenza, sostenendo, non solo a parole, quei processi democratici e quegli accordi diplomatici che sono l’unica vera soluzione ad un’emergenza immigrazione altrimenti destinata a cronicizzarsi.

25 luglio 2013

Tunisia, uccisione Brahmi è notizia grave

E’ davvero una brutta notizia l’uccisione, avvenuta oggi in Tunisia, del deputato dell’opposizione Mohamad Brahmi, solo sei mesi dopo l’omicidio di un altro deputato di opposizione, Chokri Belaid. Significa che nel paese dei gelsomini, che ha dato avvio alla stagione araba, la transizione democratica incontra resistenze profonde, e ciò è molto grave sia per la Tunisia ed i suoi abitanti, sia per tutta l’area mediterranea“. Deborah Bergamini premio nord sud lisbona

Così in una nota Deborah Bergamini, capogruppo Pdl in Commissione esteri alla Camera.

Non so se i mandanti e gli esecutori materiali di questi omicidi agiscano perché non riconoscono che il confronto deve svolgersi nelle sedi deputate, ovvero all’interno delle istituzioni e in primis del Parlamento, o se lo facciano per tenere alta la tensione, ma in ogni caso sono fiduciosa che la società tunisina mostrerà ancora una volta la propria maturità democratica respingendo con forza questi atti a prescindere dalla propria fede politica.

E’ importante che il pur legittimo scontro tra visioni diverse della società e della politica si svolga sempre all’interno di un quadro definito di regole la prima delle quali è la rinuncia alla violenza e il nostro supporto, come Italia e come Europa, deve andare alla parte maggioritaria della popolazione tunisina che si confronta civilmente” ha concluso Bergamini.

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9 luglio 2013

Libano: Mediterraneo a rischio polveriera, Ue intervenga

E’ assolutamente necessario che l’Unione Europea affronti subito, con misure coordinate, la violenza che sta dilagando con un pericolosissimo effetto domino nei paesi del Mediterraneo“. Deborah Bergamini Istanbul

Così Deborah Bergamini, capogruppo Pdl in Commissione Esteri, commenta la notizia di un’autobomba scoppiata questa mattina a Beirut, in Libano.

Con la caduta di alcuni regimi che avevano governato per decenni e il rapido mutare degli equilibri geopolitici nell’area, si è sperato nella nascita di una nuova fase democratica troppo rapidamente denominata ‘primavera araba’. Oggi quella speranza è mutata, nella presa d’atto che ci troviamo di fronte ad una stagione sanguinosa e incontrollata, anche a causa di una crescente instabilità economica e sociale.

Non possiamo permettere ne’ da un punto di vista etico e morale, ne’ da quello della realpolitik, che il Mediterraneo, in cui siamo immersi, si trasformi in una polveriera. L’Europa deve intervenire, possibilmente mostrando di essere capace di agire con una sola voce, rapidamente ed in modo efficace” ha concluso Bergamini.

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4 luglio 2013

Libia: avanti su legge per tutela donne vittime di violenza

Auspico che la legge in discussione in Libia per il riconoscimento e il patrocinio delle vittime di violenza sessuale durante la rivolta del 2011 e il precedente regime venga approvata al più presto“.
Lo ha affermato Deborah Bergamini, capogruppo Pdl in Commissione Esteri, a margine dell’audizione oggi alla Camera del primo ministro libico Alì Zeiden.
Lo stupro è utilizzato sempre più spesso come arma durante i conflitti. Del resto lo è a tutti gli effetti: è devastante quanto una bomba e anche lowcost. Non c’è bisogno di alcuna strumentazione tecnologica specifica, né di particolari competenze per metterlo in atto, così viene utilizzato a scopi intimidatori, punitivi e di pulizia etnica. Le prime vittime sono le donne e le bambine, ma sempre più spesso anche i bambini e gli uomini” ha continuato Bergamini che durante l’audizione di Zeiden ha annunciato di aver presentato una risoluzione che “impegna il governo a promuovere in sede internazionale la più ampia sensibilizzazione al contrasto della violenza sessuale nelle situazioni di conflitto e di post-conflitto, in linea con con i recenti orientamenti dell’ONU e del G8“.

11 giugno 2013

Algeria: Italia guarda con attenzione al ruolo del parlamento nelle riforme politiche

L’Italia osserva con attenzione il ruolo che il Parlamento algerino sta giocando nel processo di riforme politiche e costituzionali verso la democratizzazione del paese”. deborah bergamini 13

Lo ha dichiarato Deborah Bergamini, capogruppo Pdl in Commissione esteri, intervenendo questa mattina ad Algeri nel corso del colloquio internazionale organizzato dall’Assemblea parlamentare algerina per discutere sulle riforme politiche nel paese.

Le nuove sfide poste dalla globalizzazione, dalla crisi economica e dalle minacce alla sicurezza internazionale impongono a tutte le istituzioni parlamentari di farsi carico della domanda di maggiore partecipazione e trasparenza proveniente dalla società, e di attrezzarsi verso una nuova più ampia legittimazione”, ha aggiunto Bergamini, che ha anche sottolineato “l’importanza e la centralità del sistema dei partiti che, per quanto criticati e tenuti a una revisione netta delle proprie pratiche, restano strumenti irrinunciabili dell’esercizio democratico, da garantirsi secondo i principi fondamentali di libertà di riunione, di associazione, manifestazione del pensiero e di stampa”.

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3 giugno 2013

Turchia, preoccupazione quando il confronto non è democratico ma violento

Deborah Bergamini tg1Seguo con attenzione e apprensione quanto sta avvenendo in Turchia in questi giorni. Vi è sempre da preoccuparsi, infatti, quando il dialogo tra oppositori si trasforma in lotta urbana, quando al confronto, anche aspro, ma civile si sostituisce la violenza. C’è ancora più da preoccuparsi, poi, se tutto ciò avviene in un paese, come la Turchia, considerato un modello per il medio oriente, l’esempio pratico che non vi è contrapposizione tra democrazia e Islam. Spero quindi che la situazione ad Istanbul e nelle altre città scosse dalla protesta torni al più presto alla normalità, che non significa la scomparsa dei motivi del contendere ma la riconduzione dello scontro a forme democratiche di confronto“.

Lo dichiara in una nota Deborah Bergamini, capogruppo Pdl in Commissione esteri

1 giugno 2013

Tunisia: inaccettabile il carcere per Amina. Ha solo espresso un’opinione

TUNISIA: BERGAMINI (PDL), AMINA MERITA GRANDE RISPETTO PER CORAGGIO
INACCETTABILA CARCERE PER AVER ESPRESSO IDEE LIBERTA’
Roma, 1 giu. (Adnkronos) – ”E’ assolutamente inaccettabile che Amina venga punita con il carcere per aver espresso delle idee. Naturalmente lei è cosciente del suo gesto: vuole attirare l’attenzione del suo Paese sull’emancipazione delle donne. Ma, lo ripeto, non è ammissibile che sia in galera per aver semplicemente manifestato con il proprio corpo la necessità di difendere i diritti e le libertà femminili”. Cosi’ la deputata del Pdl Deborah Bergamini, capogruppo in commissine Esteri di Montecitorio, commenta con l’Adnkronos il caso di Amina Tyler, la ragazza tunisina, che pubblicò le sue foto a seno nudo su Facebook, ora in carcere per una protesta al raduno degli integralisti salafiti.
Amina, come le Femen e tanti movimenti spuntati in questi anni -spiega Bergamini, parlamentare di riferimento dell’Italia nel network contro la violenza a delle donne del Consiglio d’Europa- ha capito che il corpo delle donne è centrale. Ed è sul corpo femminile che si gioca la trasformazione culturale e sociale del Paese. Il corpo della donna viene martoriato durante i conflitti, è oggetto addirittura dei cambiamenti costituzionali in tanti paesi che si avvicinano alla democrazia”.
Le Femen e Amina -spiega- hanno compreso a pieno l’importanza e il valore centrale del corpo femminile e lo usano per provocare e tenere alta l’attenzione su cosa sta avvenendo al femminile in questi anni. Ed è per questo che meritano grandissima stima e rispetto per il loro coraggio: si mettono in gioco per un fine alto, per una battaglia di libertà. Purtroppo, il cammino di emancipazione femminile, per ragioni divese, sta subendo una battuta d’arresto in Occidente per la crisi di valori, e nei paesi del vicinato perché la transizione verso la democrazia è piena di incognite. Ma bisogna lottare e non arrendersi”.

21 maggio 2013

Politica estera, il mio intervento durante l’audizione del Ministro Bonino

Signor Presidente,

do il mio più caloroso benvenuto al ministro Bonino. Desidero ringraziarla per aver dato in poco tempo un quadro molto chiaro, concreto e circostanziato delle priorità che lei ha individuato per il suo Ministero.

Ho molto apprezzato la scelta di aprire la sua audizione con un aspetto che sta a cuore a tutti noi: la fortificazione di quella che lei ha chiamato la “diplomazia della crescita” o “diplomazia commerciale”, sottolineando il ruolo prioritario che dobbiamo dare alla capacità di internazionalizzare ancora di più le nostre imprese, al fine di renderle più competitive in un momento in cui stanno scontando una pesante crisi di competitività. Il Ministro ha citato dei dati sulle esportazioni che sembrano negare questo aspetto; non ritengo però che sia così. Il Ministro ha sottolineato altresì quanto tutto questo sia importante se strettamente connesso ad una promozione culturale del nostro Paese.

Abbiamo un patrimonio culturale straordinario, ma non siamo altrettanto capaci di promuoverlo nel mondo. Dobbiamo fare le due cose insieme, attraverso un concerto ed un coordinamento che auspico essere davvero crescente fra tutti i dicasteri interessati a questo tema.

Con la riforma della Farnesina abbiamo fatto molto; adesso però si tratta di rendere ancora più pragmatico e coordinato l’approccio, anche attraverso la rete dei nostri istituti di cultura, ma ovviamente non mi riferisco soltanto a questo.

Si tratta di un elemento chiave e di una priorità per tutti noi, che mi porta a muovere una seconda riflessione, che è stata anche la sua seconda riflessione, signora Ministro, sia sul ruolo che l’Italia intende giocare all’interno dell’Unione europea, sia, più in generale, su un’Unione europea che, pur rimanendo un magnete rispetto ai Paesi che ne stanno fuori, non riesce più a costruire una forza d’ispirazione, di fiducia e di progettualità al suo interno. Il solco fra i Paesi del Nord e del Sud Europa, che è già marcato, rischia di farsi ancora più profondo: anche se non se ne parla molto o lo si riduce ad una questione puramente economica, questo costituisce un problema davvero grave e serio per il futuro della nostra Europa e passa necessariamente da un rilancio e da una revisione del rapporto tra l’Italia e la Germania.

Quest’ultimo purtroppo è viziato – non da oggi, né da ieri, né da ieri l’altro – da forti pregiudizi che, in tempi di crisi economica e – me lo lasci dire – anche di crisi di categorie culturali e spirituali all’interno della nostra Europa, rischiano di diventare ancor più gravi. Ritengo che sul punto dovremo condurre una forte azione politica, perché non credo di peccare di immodestia nel dire che dall’importante revisione dei rapporti tra Italia e Germania passa davvero l’asse portante del futuro della nostra Europa.

Questo mi porta poi a parlare di Mediterraneo. Il combinato disposto fra la crisi di risorse e quella economica e spirituale dell’Europa da un lato, e, dall’altro, l’esplosione di quelli che abbiamo chiamato i movimenti della «primavera araba» – ma che sarei più neutrale nel definire piuttosto «stagione araba» – ha prodotto un’accelerazione straordinaria nel Mediterraneo così come siamo abituati a pensarlo, che ha superato qualunque pianificazione politica e sociale. Oggi ci troviamo al centro di un’area geopolitica nella quale i nostri cugini spagnoli disoccupati vanno a cercare lavoro in Marocco e i nostri cugini portoghesi disoccupati vanno a cercare lavoro in Angola.

Si apre dunque una circolarità completamente diversa rispetto a quella cui siamo stati abituati a pensare, che ci costringe a scelte di priorità e progettuali completamente diverse.

Non starò qui a dire, perché non ve n’è il tempo, quant’è importante accompagnare la transizione democratica dei Paesi protagonisti della stagione araba, rispettando tutte le loro peculiarità. Ogni Paese ha una sua storia e sue particolarità e faremmo grandissima confusione a cercare di tenerli tutti insieme. La situazione della Libia, rispetto all’accompagnamento verso una transizione democratica del Marocco e dell’Egitto, è completamente diversa. Di certo queste vicende ci ricordano la centralità assoluta del Continente africano, forse anche inaspettata nelle forme che ha preso, estremamente diverse tra Nord e Sud del Sahara.

Questo richiede da parte del Governo italiano un’assoluta partecipazione, perché nell’Africa che siamo sempre stati abituati ad immaginare come un luogo da assistere o come un focolaio di conflitti, violenze, carestie e miseria, troviamo invece uno straordinario potenziale di sviluppo economico.

Mi riferisco ad esempio alla velocità e all’accelerazione che in quel Continente stanno subendo tutti i fenomeni digitali: si tratta di elementi non secondari, quando parliamo di come l’Italia deve porsi e di quanto sia centrale il suo ruolo. Ci sarà ovviamente occasione di parlare dei singoli Paesi (dalla Somalia al Mali ed alla Nigeria). Vorrei soltanto aggiungere che ho apprezzato la sua parola di coinvolgimento del Parlamento per quanto riguarda le questioni europee: è importante e fondamentale, perché anch’io mi riconosco in un federalismo europeo per un’Europa dei Parlamenti.

Ciò mi porta ad aggiungere un altro aspetto sulla crisi di risorse, che rende estremamente difficile il lavoro di cooperazione. Chi lavora nelle istituzioni europee – come me, che, ad esempio, ho l’onore di far parte del Consiglio d’Europa, dove lei andrà domani, signora Ministro – sa molto bene quanto oggi diventi difficile tradurre dalla carta e dai buoni princìpi alla concretezza delle azioni sul campo le dinamiche di politica di vicinato, perché i budget si stanno restringendo. Dovremmo fare i conti con il fatto che questo è un fattore oggettivo, che ci porterà ad essere sempre meno capaci di progettare e sempre più capaci di reagire, e in questo vedo un gravissimo pericolo.

Dal momento che ho parlato proprio del Consiglio d’Europa, ho molto apprezzato la parte del suo discorso in cui dice che dobbiamo essere credibili, se ci proponiamo come modello per gli altri. La credibilità di un’istituzione è data dal suo corretto funzionamento: i tempi lunghi della nostra giustizia, la lesione dei diritti di difesa e la condizione delle nostre carceri sono elementi sui quali non potremo mai dirci credibili, fino a quando i nostri problemi interni non saranno stati risolti, non solo secondo le nostre buone intenzioni.

Proprio in virtù di questo, faccio riferimento alla sua sensibilità rispetto al tema delle carceri. La ringrazio di aver citato il caso del carcere di Grasse, dove nel 2010 un mio concittadino, Daniele Franceschi, perse la vita in circostanze ancora da chiarire (c’è un’inchiesta in corso), e dove poche settimane fa è avvenuta la morte di Claudio Faraldi. Le chiedo veramente tutto l’impegno da parte del suo Ministero affinché si faccia chiarezza fino in fondo su questi due decessi, che rappresentano qualcosa di non tollerabile. Seguendo la vicenda di Daniele Franceschi, ho visto quant’è stato difficile riuscire ad avere elementi di verità e certi di quanto sia successo, dopo tre anni.

7 febbraio 2013

Tunisia, società tutta sia ferma nella condanna della violenza

deborah bergamini 10In queste ore seguo con apprensione gli avvenimenti in Tunisia e mi auguro che il paese, con tutte le sue forze vive, riesca a rimanere unito e proseguire il suo cammino di transizione democratica. Sappiamo, purtroppo anche per esperienza diretta, che il ricorso a metodi terroristi da parte di gruppi estremisti si combatte soltanto se la società, tutta, è unita nella condanna della violenza a prescindere da verso chi questa è orientata. Del resto è proprio dei processi democratici la parlamentarizzazione del conflitto, ovvero il far sì che questo si svolga e si risolva all’interno delle istituzioni deputate, utilizzando i mezzi propri delle democrazie e non quelli della barbarie.

Sono fiduciosa che la Tunisia, che spesso nel mondo musulmano ha assunto posizioni di avanguardia, forte di una società civile attiva e partecipe, riuscirà a superare questo momento drammatico e a non deragliare dai binari di una convivenza pacifica e democratica. Credo che le istituzioni internazionali, ed i paesi amici come l’Italia, debbano fornirle tutto il supporto possibile a proseguire su questo cammino che è anche un simbolo di speranza per tutta l’aerea del Mediterraneo“.

Così in una nota Deborah Bergamini, presidente del Centro Nord-Sud del Consiglio d’Europa e membro del gruppo strategico del Ppe sulla politica estera.

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