Posts tagged ‘referendum’

30 ottobre 2017

Ius Soli. Orlando conferma: serve solo a tenere insieme i cocci della sinistra

europa

Stamattina il ministro Andrea Orlando ha confermato quel che Forza Italia dice da sempre: lo Ius Soli è soltanto un provvedimento-scotch agitato in modo strumentale per tenere insieme i cocci di una sinistra sempre più lacerata. Una sinistra alla quale non importa né del giudizio degli italiani, altrimenti il Pd troverebbe il coraggio di sottoporre questa legge ai cittadini nell’imminente campagna elettorale, né di quei tanti stranieri che hanno avuto la cittadinanza italiana solo dopo un lungo percorso di completa e controllata adesione alla nostra cultura, ai nostri valori e alla nostra identità. Se oltre tutto il testo fosse approvato in Senato attraverso la fiducia, come un giorno sì e l’altro pure paventano dalle parti della maggioranza, ci troveremmo di fronte ad un intollerabile colpo di mano al quale Forza Italia si opporrà con tutti gli strumenti parlamentari necessari. E se malauguratamente lo Ius Soli fosse approvato l’appuntamento sarà nelle piazze italiane, dove organizzeremo banchetti referendari per abrogare questa sciagurata legge.

14 dicembre 2016

Jobs Act: Poletti teme la sconfitta al referendum

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Fermo restando che lo scioglimento delle Camere è di esclusiva pertinenza del presidente della Repubblica, e non del ministro del Lavoro, le parole di Poletti sulla necessità di votare alle politiche prima del referendum sul Jobs Act sono un chiaro segnale di paura dopo la sonora sconfitta del 4 dicembre sulla riforma costituzionale.

Noi sosteniamo che occorra votare il prima possibile alle politiche perché bisogna ridare la parola al popolo sovrano e non, come vorrebbe Poletti, allo scopo di rimandare il referendum sul Jobs Act. D’altronde, se il Jobs Act fosse così utile, come il Governo Renzi ha sempre propagandato, allora il ministro Poletti non avrebbe nulla di cui preoccuparsi nel sentire al riguardo anche il parere dei cittadini: se non lo vuol fare è perché sa che il Jobs Act è stato assolutamente inefficace e non è servito a rilanciare l’occupazione.

7 dicembre 2016

Governo, da direzione Pd parole di autocompiacimento

refAlla direzione del Pd si sono ascoltate tante parole di autocompiacimento, ma forse non hanno ancora compreso che se i cittadini hanno bocciato in massa la riforma costituzionale è anche perché hanno voluto dare un inequivocabile giudizio negativo all’azione del Governo.

27 novembre 2016

La riforma è una prepotenza del governo Renzi

img-20161126-wa0010Dopo il referendum in in modo o in un altro cambieranno molte cose. Qualunque forma di ricongiungimento in politica è una pratica naturale, ma si fa su programmi condivisi, e su un’idea del paese molto chiara, che non si può commerciare a seconda delle esigenze del momento. La riforma è frutto di una prepotenza da parte del governo Renzi: una riforma pensata male, scritta male, imposta con la forza, che chiama tutti noi al dovere civico di respingerla. Una riforma così importante, che tocca 37 articoli della Costituzione, non la può fare a colpi di maggioranza un partito solo, ma si deve fare con la massima collaborazione di tutte le forze politiche, che sono in Parlamento perché rappresentano elettorati diversi.

Mi sorprende il voto di tanti parlamentari e movimenti che sono stati eletti con il centrodestra e che poi hanno deciso di aderire al SI. Non mi sembra un voto di coscienza, come è stato detto da alcuni, visto che uno degli elementi chiave di questa riforma è che, se passasse, il Senato resterebbe completamente nelle mani del Pd; i senatori infatti non vengono eletti ma nominati dai Consigli regionali, e il Pd governa in 17 Regioni su 20.

14 novembre 2016

Referendum, riforma e italicum sono come cerino acceso e benzina

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Spesso in queste ultime settimane i cittadini hanno sentito parlare di “combinato disposto” fra riforma costituzionale e legge elettorale. Qualcuno si sarà domandato: ma cosa significa? Nulla di difficile, è facilmente spiegabile.

Le leggi non vivono isolate l’una dalle altre ma vivono nello stesso momento e si applicano nello stesso istante. Cosicché può capitare che due leggi, applicandosi insieme, anche se magari prese singolarmente sono buone, congiuntamente producono un risultato cattivo, se non addirittura pericoloso. Ad esempio, c’è a chi piace al mattino prendere un bicchiere di latte, chi preferisce magari una spremuta d’arance. Ma se si uniscono nello stesso bicchiere la spremuta di arance con il latte il risultato sarà un miscuglio indigesto. Ecco cosa significa quando diciamo che il combinato disposto fra la riforma costituzionale del Governo e la legge elettorale detta Italicum è una cosa negativa e pericolosa, perché queste due leggi insieme non funzionano e producono effetti nocivi per la nostra democrazia. Che cosa si verificherebbe il 4 dicembre se dovesse vincere il Sì e quindi se la riforma costituzionale fosse applicata insieme alla legge elettorale tuttora vigente? Avremmo che un solo partito, qualunque esso sia, il partito che vince le elezioni, anche con un modesto consenso elettorale, diciamo con il consenso di 1 italiano su 6 di quelli che hanno diritto al voto, otterrebbe la maggioranza assoluta dei seggi nell’unica Camera che fa le leggi e diventerebbe il padrone di tutto. Come? Facciamo qualche esempio. L’art. 78 della Costituzione, nella riforma proposta dal Governo, dice che la Camera dei deputati delibera a maggioranza assoluta lo stato di guerra. Fino ad ora, occorreva che una coalizione di partiti potesse decidere una cosa così grave e importante, invece con la riforma del Governo e con l’Italicum, se ad esempio dovessero vincere i 5 stelle, Grillo da solo potrebbe fare entrare l’Italia in guerra. Vi rendete conto? Oppure pensate all’articolo 64 della Costituzione, che dice che ciascuna Camera adotta il proprio regolamento a maggioranza assoluta dei suoi membri. Siccome sarà un solo partito ad avere la maggioranza assoluta nella prossima Camera, grazie al premio attribuito dall’Italicum, sarà questo partito a decidere come cambiare il regolamento, cioè le regole del gioco, e magari sciogliere, o impedire la costituzione, degli altri gruppi parlamentari che si oppongono al Governo. Capite il pericolo della riforma costituzionale e dell’Italicum messi insieme? È una miscela esplosiva, sono due cose che non possono andare insieme: è come avvicinare un cerino acceso ad una tanica di benzina. Voi ve la sentireste di correre questo rischio? Noi NO.

 

 

2 novembre 2016

Referendum, non si usi lo spread come ricatto

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Già una volta, purtroppo, si è usato lo spread come arma politica impropria per far cadere nel 2011 l’ultimo governo democraticamente eletto dai cittadini. Non vorremmo che ora lo si usasse come ricatto per tentare di far rimanere in sella un governo non eletto da nessuno.

25 ottobre 2016

Il Referendum è un congresso della sinistra con altri mezzi

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La campagna referendaria si sta sempre più trasformando in un congresso della sinistra con altri mezzi. Prima Renzi contro D’Alema, ora Renzi contro De Mita. Immaginiamo che il prossimo duello sarà tra Renzi e Bertinotti. Sembra la fase 2 della rottamazione: Renzi vuole apparire il “nuovo” e far sembrare “vecchio” chi vota per il No ed è per questo che si sceglie accuratamente gli sfidanti con cui duellare.

Più di qualche sostenitore del Sì si è accorto che il premier usa il referendum per fare campagna elettorale per sé, per il suo partito e per il suo Governo. Il che sarebbe già sufficiente, per tutti coloro che non sono di sinistra, per votare NO. Eppure, noi, responsabilmente, continuiamo a parlare dei contenuti della riforma che, unita all’Italicum, non esitiamo a definire pericolosa per la tenuta democratica del Paese perché avremo un solo partito, minoranza nel Paese, che diventerà artificiosamente maggioranza parlamentare alla Camera e potrà decidere da solo, secondo l’articolo 64 della Costituzione, quali sono i diritti delle minoranze parlamentari che, in realtà, sono maggioranza numerica elettorale. Se questa è democrazia…

21 ottobre 2016

Referendum, l’alternativa alla riforma del Governo già c’è

referendumRenzi cerca di fuorviare e impaurire i cittadini quando dice che non c’è un progetto diverso rispetto alla cattiva riforma costituzionale del suo Governo. L’alternativa già c’è e il premier lo sa benissimo. A differenza della confusa riforma di Renzi, che grazie anche all’Italicum toglie potere ai cittadini per darlo tutto nelle mani di un solo partito e di un solo capopartito, noi abbiamo proposto una riforma molto chiara e semplice: elezione diretta del Presidente della Repubblica; dimezzamento del numero dei parlamentari; obbligo per deputati e senatori di rispettare il vincolo di mandato con i cittadini (se i parlamentari vogliono cambiare schieramento si devono dimettere); inserimento in Costituzione di un limite massimo alle tasse che nessun Governo può superare; Regioni più snelle e meno burocratiche al servizio dei cittadini. Dopo di Renzi non c’è il diluvio universale ma c’è già pronta una buona riforma da approvare in poco tempo.

17 ottobre 2016

Referendum, con Sì e Italicum aumentano costi politica

referendumChi ha detto che la riforma costituzionale fa diminuire i costi della politica? Con il Sì al referendum e l’Italicum il partito che vince potrebbe aumentarsi il finanziamento pubblico a suo piacimento. Secondo l’articolo 64 della Costituzione la Camera adotta il proprio Regolamento a maggioranza assoluta dei suoi membri ma, se in ogni Legislatura fino ad oggi è stato necessario l’accordo di più partiti per modificarlo, nella prossima Legislatura con l’Italicum un solo partito avrà da solo la maggioranza assoluta dei deputati e la possibilità di cambiare come vuole tale Regolamento. Potrebbe ad esempio decidere di triplicare il contributo finanziario, con i soldi pubblici, dovuto ai gruppi parlamentari o stabilire addirittura che abbia diritto a questo finanziamento solo il gruppo parlamentare del partito che ha vinto le elezioni. Insomma, con questa riforma costituzionale e l’Italicum chi vince si prende tutto: oltre alla democrazia anche la cassa e sarebbe tutto formalmente ineccepibile, anche se politicamente illiberale.

14 ottobre 2016

Referendum, con Sì a rischio democrazia

referendumIl dibattito finora si è giustamente concentrato nel vedere i difetti delle modifiche apportate dalla riforma costituzionale ma, a mio modo di vedere, il pericolo maggiore viene da quegli articoli che, seppur rimasti identici, hanno visto cambiare il proprio significato. Ci sono articoli infatti che nonostante non siano stati toccati dalla riforma, hanno visto ribaltata la propria ratio, in quanto immaginati dai Costituenti per un Parlamento eletto col proporzionale, ma che verranno applicati ad una Camera eletta con un sistema iper maggioritario come l’Italicum.
Ebbene, se si prende ad esempio l’articolo 64 della Costituzione, esso al primo comma recita: “Ciascuna Camera adotta il proprio regolamento a maggioranza assoluta dei suoi membri”. Questo primo comma dell’articolo 64 C., nella riforma costituzionale del Governo, è rimasto identico, seppure sia stato aggiunto (senza specificare né come né quando) che “I regolamenti delle Camere garantiscono i diritti delle minoranze parlamentari. Il regolamento della Camera dei deputati disciplina lo statuto delle opposizioni”. Una affermazione astrattamente meritevole ma, siccome sarà un solo partito ad avere la maggioranza assoluta nella prossima Camera grazie al premio attribuito dall’Italicum, sarà questo partito a decidere se e quali diritti concedere alle minoranze parlamentari.

Detto ciò, se passiamo ad analizzare un paio di semplici esempi concreti vediamo i pericoli che nasconde la riforma. L’articolo 13 del Regolamento della Camera dei deputati, al punto 1 stabilisce che “La Conferenza dei presidenti di Gruppo è convocata dal Presidente della Camera, ogniqualvolta lo ritenga utile, anche su richiesta del Governo o di un presidente di Gruppo, per esaminare lo svolgimento dei lavori dell’Assemblea e delle Commissioni…”.
Ebbene, se al referendum dovesse prevalere il Sì, con il combinato disposto dell’Italicum, il partito che vincerà le elezioni potrà “impossessarsi” della Capigruppo, senza colpo ferire, semplicemente cancellando qualche parola da questo articolo e trasformandolo così: “La Conferenza dei presidenti di Gruppo è convocata su richiesta del Governo per esaminare lo svolgimento dei lavori dell’Assemblea e delle Commissioni…”.
Oppure pensiamo all’articolo successivo del Regolamento della Camera, l’articolo 14: “Per costituire un Gruppo parlamentare occorre un numero minimo di venti deputati”. Sempre per il motivo che il Regolamento parlamentare della Camera si può cambiare con la maggioranza assoluta dei deputati e che il partito che vincerà con l’Italicum avrà questa maggioranza assoluta da solo, potrà ad esempio emendare questo articolo e trasformarlo così: “Per costituire un Gruppo parlamentare occorre un numero minimo di trecento deputati”, così da far fuori tutti i partiti di opposizione, impedendo loro di costituirsi in gruppi parlamentari, e costringendo tutti i deputati di opposizione a iscriversi in un unico gruppo misto. Sono esempi semplici per sottolineare la pericolosità, per la nostra democrazia, del combinato disposto fra la riforma costituzionale e l’Italicum. Il partito che si impossessa del Regolamento della Camera si impossessa della Camere stessa e del potere legislativo: uno scenario davvero inquietante e tutt’altro che irrealistico.

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