Posts tagged ‘spagna’

30 maggio 2017

Bolkestein: FI difende imprese balneari da svendita governo

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Questa conferenza stampa nasce dalla consapevolezza che si parla ancora troppo poco di ciò che sta avvenendo al settore balneare, un comparto che conta 30.000 imprese familiari, che con l’indotto dà lavoro a 1 milione di persone e vale il 10 per cento del PIL relativo al turismo in Italia.
Le norme che si sono susseguite negli anni  sono state tante e disomogenee rispetto al settore e per questo oggi gli addetti ai lavori non sanno cosa aspettarsi. Siamo molto sospettosi sulle modalità con le quali il governo sta tentando di riformare il comparto: si procede con una tecnica molto frettolosa e con un ddl delega molto poco attento alla realtà. Alla fine del ciclo di audizioni ci siamo infatti trovati a denunciare che, via via che esse si svolgevano, la situazione diventava sempre più complessa. Sembra che il governo, in nome della famosa direttiva Bolkestein, voglia mettere all’asta un modo di fare impresa che invece è un modello per il nostro paese. In Spagna e Portogallo, paesi simili al nostro, non si procede per aste: le imprese balneari ricevono proroghe lunghissime e non c’è nessuna infrazione aperta da parte di Bruxelles nei confronti di questi paesi. Noi chiediamo di smetterla con la fretta e di evitare la delega al governo: si affronti la materia, nella sua complessità, in Parlamento e, nel frattempo, si proroghino in modo adeguato le concessioni, dando certezze alle nostre imprese affinché possano tornare ad operare ed investire con serenità. La maggioranza di governo, con le sue scelte, sta facendo perdere competitività a un settore che invece è estremamente competitivo. Non si può bloccarlo a causa di un governo debole, che non ha saputo difendere l’interesse e le peculiarità del nostro paese come hanno fatto invece Spagna e Portogallo. Noi crediamo che dietro questa incapacità ci sia anche una mancanza di volontà. E per questo ci opponiamo fortemente.
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27 luglio 2016

L’Europa grazia Spagna e Portogallo ma punisce l’Italia

Commissione europeaSiamo stati i primi a dire che le regole ferree di bilancio e di cieca austerità imposte dall’Europa avrebbero peggiorato le condizioni dei cittadini e fatto aumentare il loro euroscetticismo. Ma adottare due pesi e due misure, salvando alcuni Stati membri che non rispettano i patti, e punendone invece altri, è un approccio sbagliato e pericoloso che non farà che alimentare la diffidenza verso le Istituzioni europee.

La Commissione Ue  ha proposto di cancellare la multa contro Spagna e Portogallo per il loro deficit eccessivo concedendo loro una dilazione sul rispetto del patto di stabilità. Eppure, appena qualche giorno fa, la Corte di giustizia Ue ha stabilito la non validità della proroga automatica delle concessioni balneari in Italia fino al 2020, quando poi proprio la Spagna e il Portogallo avevano chiesto e ottenuto dalla Ue una deroga alla Bolkestein. La Ue deve assumere decisioni che non facciano pensare che ci siano Paesi favoriti o sfavoriti, perché altrimenti davvero verrebbe meno il concetto stesso di Unione.
21 dicembre 2015

Spagna: i socialisti continuano a perdere

deborah bergamini 6I socialisti, i partiti aderenti al PSE, continuano a perdere e rischiano di essere sopravanzati dai movimenti anti-sistema. E’ avvenuto nelle elezioni spagnole con Podemos, può accadere anche in Italia con i 5 stelle. L’unico voto utile è quello al centrodestra, Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia, altrimenti si rischia di consegnare il Paese a Grillo.

25 maggio 2015

Elezioni Spagna e Polonia confermano che cittadini non vogliono questa Europa. Noi lavoriamo per cambiarla

L’avanzata di Podemos in Spagna e quella di Duda in Polonia confermano la sindrome da rigetto da parte dei popoli europei verso l’Unione dell’austerità e dell’egoismo. Senza cadere nelle generalizzazioni e non perdendo mai di vista le specificità di ciascun Paese e di ogni elezione, è innegabile che in questa Europa c’è più di qualcosa che non funziona: ci sono ancora troppi piccoli interessi di parte che prevalgono sul più grande interesse generale.

Allo stesso tempo, però, il caso Grecia dimostra che le suggestioni populiste hanno vita breve e serie difficoltà a reggere l’urto dell’esperienza governativa. Per questo motivo, restiamo convinti che l’unica via seria ed efficace per rispondere all’antieuropeismo non sia la demagogia, ma lavorare seriamente all’interno delle istituzioni europee per cambiare davvero questa Europa. E’ quello che sta facendo da tempo Forza Italia all’interno del Ppe. L’Europa deve ripensare la sua vocazione, ma questo percorso non potrà mai essere guidato dalla propaganda.

15 ottobre 2013

Europa non può più ignorare immigrazione nel Mediterraneo

Questa critica che ci viene rivolta, alla quale siamo abituati da anni, dimostra che mentre ci riempiamo la bocca di Europa solidale poi vediamo nei fatti che di tutto si tratta fuorché di questo. Da anni il nostro Paese chiede che il Mediterraneo venga inserito all’interno delle priorità dell’agenda politica europea e da anni quello che otteniamo sono parole e promesse. Ho molto apprezzato la presenza di Barroso a Lampedusa, mi auguro che questa presenza, oltre a testimoniare la presa d’atto che l’Europa non può più ignorare, come ha fatto fino a oggi, il problema dell’immigrazione, spero significhi anche, visto che Barroso è alla fine del suo mandato, un impegno affinché vi sia continuità. L’Europa non si è dimostrata unita e ha mantenuto un atteggiamento di grande superficialità nei confronti dell’immigrazione, in particolare da parte dei Paesi del nord.

E’ comprensibile, per loro questa è una realtà lontana, difficile da comprendere, ma quando parliamo dei Paesi che sono veramente i difensori del progetto europeo, io penso a Paesi come il nostro, come la Grecia, come la Spagna che in questi anni, nel silenzio, sono state lasciati da soli. Dopodiché, chi va nel nord dell’Europa ci va in auto, nascosto nei camion, comunque in un’altra situazione, anche quella infame. Ma noi stiamo parlando di 297 morti, è un fenomeno che va oltre l’emergenza.

Sulla legge Bossi-Fini, è giusto che ci sia un dibattito, ma è anche giusto ricordare che i Radicali, sostenuti da noi, in questi mesi hanno fatto una campagna referendaria proprio perché ritengono, e noi con loro visto che il presidente Berlusconi ha firmato il referendum, che ci vuole una grande valutazione popolare. Perché il tema legato a come il nostro Paese gestisce e affronta un tema così difficile, è un tema prioritario. Mi domando quindi, come mai così poca attenzione da parte delle altre forze politiche al referendum? Io sono contentissima che si discuta della Legge Bossi-Fini, tra l’altro ci sono ben dieci proposte di legge in merito depositate in Parlamento. Il che testimonia che ci sono posizioni diverse che devono trovare una sintesi. Però facciamo attenzione, il referendum che abbiamo sostenuto non ha raggiunto le firme necessarie perché le stesse forze politiche che gridano all’abolizione della legge, lo hanno ignorato. Qualcosa non torna…

11 dicembre 2012

Berlusconi, Europa ed elezioni. La mia intervista a Reuters

La mia intervista a Paolo Biondi, Reuters: Deborah Bergamini

ROMA, 11 dicembre (Reuters) – Silvio Berlusconi si candida come premier a guida di un centrodestra europeista, lontano da derive populiste, ancorato al Ppe del quale si sente uno dei maggiori azionisti. La ridiscesa in campo è stata una decisione consapevole e meditata anche se è impossibile escludere ripensamenti. Berlusconi si presenterà alla guida di un partito profondamente rinnovato e che dovrà sempre più strutturarsi a livello sociale, per questo il tandem con il segretario Angelino Alfano sta funzionando bene.

A dispetto delle polemiche che scoppiano ogni ora, dei timori internazionali e dei mercati sulla discesa in campo del Cavaliere, Deborah Bergamini, ex giornalista e dirigente Rai, uno dei parlamentari ultimamente considerati più vicini a Berlusconi, descrive una situazione rassicurante a livello internazionale e giudica le varie critiche mosse a Berlusconiun tentativo di screditare la ridiscesa in campo.

La replica è rivolta a tutti a iniziare dal capogruppo del Ppe a Strasburgo, il francese Joseph Daul, che ha definito “un grave errore” far cadere il governo di Mario Monti da parte del Pdl.

Faccio fatica a capire le critiche di Daul: non vedo nessun cambiamento di linea rispetto a quanto fatto in questi anni e ci sentiamo ancora uno dei maggiori azionisti del Ppe al quale garantiamo una straordinaria robustezza politica. Cosa stiamo dicendo di diverso dal solito? Vogliamo più Europa, una più forte unità politica, una più forte unità bancaria“, si sfoga la Bergamini con Reuters dicendo di non comprendere le critiche che si leggono sulla stampa internazionale.

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30 ottobre 2012

Mentre l’Europa del sud sprofonda nella recessione, la Germania prospera

Cari amici, vi segnalo questo articolo pubblicato ieri dal quotidiano economico tedesco Handelsblatthttps://i2.wp.com/www.handelsblatt.com/images/deutschland_29_10_2012/7315430/2-format5.jpg

Scrive l’Handelsblatt che “è quasi inquietante” osservare come, mentre il Sud del continente sprofonda nella recessione, la disoccupazione aumenta, le banche dipendono dall’elemosina della Bce e le aziende non hanno accesso al credito, “la Germania è un’oasi in Europa” in cui fioriscono i settori dei macchinari e dell’impiantistica, l’occupazione è a un livello record così come le esportazioni che, tra Gennaio ed Agosto, hanno toccato i 734 miliardi di euro, cioè il 5,5% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso . E le stime della crescita puntano a un +3%. “Quanto potrà durare ancora?”, si chiede lo stesso quotidiano.

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13 ottobre 2012

Debito pubblico, se si tiene conto di quello aggregato Italia sta meglio di UK e Francia

Cari amici, vi segnalo questo ottimo articolo uscito ieri sul Sole 24 Ore:

È giusto giudicare un Paese solo per il debito pubblico? Se la formula cambia l’Italia batte Francia e Inghilterra ed è vicina alla Germania

L’Italia ha il più alto debito pubblico dell’Europa con una percentuale del 120% del Pil che dovrebbe peggiorare al 127% nel 2013. Sulla scia di questo parametro solo il Giappone è messo peggio con un debito pubblico/Pil al 236%.

Certo, i (quasi) 2mila miliardi di debito del Tesoro (tanto nei confronti di investitori italiani che stranieri) in rapporto a un Prodotto interno lordo di 1.580 miliardi (fine 2011) indicano che l’Italia utilizza eccessivamente la leva finanziaria. E che è costretta a trasformare l’avanzo primario in disavanzo a causa dello scotto degli alti interessi su quel debito (che quest’anno potrebbero raggiungere il picco a quota 90 miliardi). Un tallone d’Achille che rende l’economia italiana fragile e, più vulnerabile di altri Paesi, quando la speculazione entra in azione.

Restando però nell’universo rosso del debito siamo proprio sicuri che il debito pubblico/Pil sia l’unico parametro da guardare quando si tratta di far quadrare i conti per Bruxelles? I dubbi nascono se al debito accumulato dallo Stato (fagocitato da decenni di gestione poco lodevole delle finanze statali) si associano i debiti degli altri attori che entrano inevitabilmente in gioco nell’economia di un Paese: le famiglie e le imprese.

Bene, se teniamo conto di questi fattori, la situazione si ribalta e l’allarme che da mesi suona sull’Italia si attenua. La nuova classifica (quella che tiene conto del debito complessivo tra gli attori di un Paese) vede sempre il Giappone al primo posto (con un debito totale pari al 471% del Pil) ma l’Italia (con un debito totale pari al 315%) decisamente più in basso. Secondo questa classifica l’economia italiana è più in salute di quella della Gran Bretagna (debito totale pari al 466% del Pil), Spagna (366%) e persino Francia (323%). E gli Stati Uniti e la Germania (che oggi beneficiano di tassi di interesse sul debito praticamente azzerati a livello reale essendo considerati dei rifugi eccellenti per gli investitori nelle fasi di burrasca) sono vicinissimi all’Italia con un indebitamento del sistema-Paese rispettivamente del 296% e del 285%.

Riepilogando, quindi, l’analisi del debito aggregato indica che l’Italia è messa meglio della Francia e non distante dalla Germania. Senza dimenticare che l’Italia è anche il Paese il cui valore attualizzato del debito pensionistico è il più basso d’Europa e secondo al mondo dopo la Corea del Sud (anche tenendo conto degli esodati).

E allora, perché i mercati continuano a tenere l’Italia in apprensione, confinandola su una posizione di rischio vicina a quella della Spagna? Quanto contano questi dati e come mai non vengono considerati (o lo vengono poco) dai mercati finanziari e dalle istituzioni europee? Perché Stati Uniti e Inghilterra, in questo mondo di quantitative easing, pagano tassi di interesse nettamente più bassi rispetto all’Italia? E perché Parigi finanzia il suo debito al 2,5% (tasso a 10 anni) contro il 5,15% che paga Roma?

9 novembre 2011

La Confindustria che fa impresa dice che i nostri conti sono soddisfacenti. Quella che fa politica, invece…

Questo post è dedicato ai cantori dell’eterno autolesionismo nazionale.

C’è una grossa differenza tra ciò che dice la Confindustria che fa politica, e ciò che afferma la Confindustria che fa impresa.

La prima, lo abbiamo sentito anche poco fa per bocca della sua leader, non fa altro che ripetere che siamo nel baratro.

La seconda, negli incontri organizzati per i suoi soci, ha una visione più onesta dei fondamentali della nostra economia.

Lo scorso 20 ottobre Federchimica ha organizzato un incontro dal titolo “Italia tra apparenza e realtà” e, nella relazione di Vittorio Maglia, della Direzione centrale analisi economiche – internazionalizzazione, si possono leggere espressioni come “la congiuntura italiana non è così pericolosa come alcuni pensano” o “i mercati finanziari percepiscono l’Italia come meno sicura della Spagna, ma i fondamentali dell’Italia sono più solidi (eccetto il debito pubblico)” o, ancora in Italia la “crescita [è] debole ma non drogata” e “escludendo gli interessi sul debito, i conti pubblici sono soddisfacenti”.

Vi invito davvero a scorrere il rapporto con i vostri occhi:

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