Posts tagged ‘Turchia’

25 gennaio 2017

Turchia, missione Consiglio d’Europa ha dato frutti

turchiaLa missione della delegazione ad hoc del Consiglio d’Europa, di cui ho fatto parte, che nel novembre scorso è stata ad Ankara per valutare gli sviluppi che sono intervenuti dopo il tentativo di colpo di Stato, ha dato i suoi frutti. Dopo che abbiamo denunciato la sproporzione della risposta del governo turco al tentativo di colpo di Stato, abbiamo poi preso atto con soddisfazione di alcune misure adottate quali la creazione di un comitato amministrativo per esaminare tutti i casi di licenziamenti, chiusura di associazioni, istituzioni, sindacati e mezzi di comunicazione, le cui decisioni possono essere impugnate davanti ai tribunali turchi. Ovviamente questo è solo un primo passo, ma va sicuramente nella giusta direzione del rispetto della democrazia e dei diritti civili.

24 novembre 2016

Turchia, tenere alta la bandiera del dialogo

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Vengo via da Ankara con una strana tensione. In questi due giorni, tanto è durata la nostra missione del Consiglio d’Europa per monitorare l’evoluzione del post-15 luglio in Turchia (il 15 luglio scorso un tentativo di colpo di Stato militare ai danni del governo ha prodotto 247 morti, circa 2000 feriti e bombardamenti in luoghi chiave delle istituzioni del Paese, compreso il Parlamento), sono state moltissime le ricostruzioni contrastanti sull’accaduto e sulla attuale situazione che abbiamo ascoltato.

A seguito del golpe fallito, il Presidente Erdogan ha imposto lo stato di emergenza e poi lo ha prorogato. Da allora, riportano le opposizioni e gli osservatori internazionali, sono cominciate le “purghe”. Decine e decine di migliaia di persone, accademici, giudici, militari, giornalisti, parlamentari, sono stati accusati di appartenere al movimento gulenista (Fethullah Gulen, ricchissimo imam attualmente in esilio volontario in Pennsylvania, è considerato una sorta di eminenza grigia in Turchia, ha fondato un imponente movimento che si è infiltrato negli anni in tutti i gangli del sistema istituzionale ed economico turco. Per anni è filato d’amore e d’accordo con Erdogan, poi, nel 2013, la rottura), ritenuto il responsabile del tentato golpe, e per questo licenziati e/o detenuti in custodia cautelare. Moltissimi media, colpevoli di aver criticato il governo, sono stati chiusi. Il governo turco accusa i gulenisti di terrorismo ed emana decreti legge per fare piazza pulita.
La comunità internazionale tende a dare un giudizio piuttosto netto sull’operato di Erdogan. Il presidente turco, questa è l’accusa, approfitta del tentato golpe per compiere una sorta di controgolpe e dare un ulteriore giro di vite al proprio potere in vista del referendum del prossimo anno, in cui il popolo turco dovrà decidere se trasformare il paese in una repubblica presidenziale. Per farlo, Erdogan liquida ogni dissenso e viola sistematicamente i principi più elementari di rispetto dei diritti umani. Le purghe, le detenzioni di massa con accuse generiche, l’apertura verso un ritorno alla pena di morte inquietano profondamente gli osservatori. Erdogan risente di questa accusa e squaderna un’abile azione di propaganda. In più, minaccia una rottura definitiva con l’Unione Europea, recentemente sempre più nel suo mirino perché colpevole di non dare abbastanza supporto al difficile lavoro di ripristino della normalità iniziato dal governo turco. Il voto di oggi al Parlamento Europeo sul congelamento dei negoziati con la Turchia è accolto con stizza dal presidente turco e rischia, se prevarrà il sì, di offrire altre frecce all’arco di Erdogan, che cerca l’isolamento della Turchia per agire con maggiore libertà senza dover rispettare gli impegni internazionali e al fine di aprirsi nuove alleanze sul fronte russo e asiatico.

Eppure…eppure qualcosa non torna. I turchi non sembrano sdegnati dell’azione del governo, tutt’altro. Sembrano solidali con la linea repressiva scelta dal governo. E non mi sembra che questo sia dovuto, come le opposizioni affermano, alla manipolazione mediatica in cui Erdogan eccelle.Conoscono bene il movimento gulenista e lo criticano apertamente.

È scioccante osservare i segni dei bombardamenti all’interno del Parlamento turco. A cinque passi, letteralmente cinque, dall’aula, un chiostro interno è stato sventrato, e resta lì, a futura memoria. Ogni volta che in questi giorni abbiamo rimarcato le gravi violazioni ai diritti umani cui stiamo assistendo in questi mesi da parte del governo turco, ci è stato chiesto cosa avremmo fatto se nel nostro paese ci fosse stato un tentato golpe militare. Ma il punto è proprio questo: nei nostri paesi abbiamo lottato duramente per una democrazia completa, e in questa costruzione, ancora non ultimata, giorno dopo giorno abbiamo cercato di metterci al riparo da una simile eventualità. E’ nostro compito supportare ogni Paese in questo lavoro. La nostra condanna rispetto a qualunque violazione deve essere ferma, ma sarebbe un grave errore politico andare incontro al risentimento coltivato da Erdogan. Bisogna, da parte delle istituzioni europee, a cominciare dal Consiglio d’Europa, tenere alta la bandiera del dialogo. Una Turchia isolata non gioverà senz’altro al popolo turco né alle opposizioni e alle minoranze che si battono per i loro diritti. Certamente gioverà ad Erdogan. Interrompere i negoziati o il processo di avvicinamento della Turchia all’Europa non è la strada giusta. Quando le democrazie, anche le più imperfette, smettono di parlarsi, per i loro popoli non può che allargarsi l’ombra della paura.

18 novembre 2016

Turchia, in missione ad Ankara con il Consiglio d’Europa

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Una delegazione ad hoc della Commissione per le questioni politiche dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa si recherà dal 21 al 23 novembre in Turchia, ad Ankara, per valutare gli sviluppi che sono intervenuti dopo il tentativo di colpo di Stato.

Abbiamo in programma incontri istituzionali di altissimo profilo, come ad esempio quelli con il presidente della Grande Assemblea Nazionale, il presidente della Corte Costituzionale, il presidente della commissione per i diritti dell’uomo, il presidente della Commissione d’inchiesta sul tentativo di colpo di stato del 15 luglio, nonché con i rappresentanti dei Ministeri degli affari esteri, degli affari interni e della giustizia. Alla luce degli arresti, anche recenti, di parlamentari di opposizione e di giornalisti, saranno di particolare importanza i colloqui che avremo con gli esponenti dei diversi gruppi politici, con i rappresentanti della stampa e della società civile.

18 luglio 2016

Turchia, pena di morte inconciliabile con Ue

europa turchiaSe si dovesse concretizzare l’ipotesi di reintroduzione della pena di morte in Turchia, ciò allontanerebbe Ankara da Bruxelles perché sarebbe inconciliabile con i Paesi Ue. Se non si vogliono vanificare i progressi compiuti in questi anni nei rapporti bilaterali con l’Europa, occorre che la Turchia non precipiti in ingiustificabili violazioni dei diritti umani.

12 gennaio 2016

Istanbul, solidarietà al popolo turco

Solidarietà al popolo turco ancora una volta oggetto di un brutale attacco terroristico. E’ sempre più necessario rafforzare lo collaborazione fra tutti gli Stati democratici per sconfiggere uno dei mali peggiori di questo secolo.

18 giugno 2013

Turchia: bene rilascio Stefanini ma preoccupazione resta forte

È con profondo sollievo e soddisfazione che apprendiamo la notizia del rilascio di Daniele Stefanini, il fotografo fermato domenica scorsa a Istanbul durante gli incidenti di piazza. Un ringraziamento sentito va al Ministero degli Esteri e alle autorità diplomatiche italiane per il sostegno e l’assistenza forniti al nostro connazionale.

Resta la forte preoccupazione per l’escalation di violenza in Turchia e per la dura repressione del diritto di manifestare in un Paese considerato un esempio di democrazia e di convivenza civile per tutto il medio oriente.

L’auspicio è che lo scontro violento rientri quanto prima nei limiti di un confronto degno di una democrazia matura”.

3 giugno 2013

Turchia, preoccupazione quando il confronto non è democratico ma violento

Deborah Bergamini tg1Seguo con attenzione e apprensione quanto sta avvenendo in Turchia in questi giorni. Vi è sempre da preoccuparsi, infatti, quando il dialogo tra oppositori si trasforma in lotta urbana, quando al confronto, anche aspro, ma civile si sostituisce la violenza. C’è ancora più da preoccuparsi, poi, se tutto ciò avviene in un paese, come la Turchia, considerato un modello per il medio oriente, l’esempio pratico che non vi è contrapposizione tra democrazia e Islam. Spero quindi che la situazione ad Istanbul e nelle altre città scosse dalla protesta torni al più presto alla normalità, che non significa la scomparsa dei motivi del contendere ma la riconduzione dello scontro a forme democratiche di confronto“.

Lo dichiara in una nota Deborah Bergamini, capogruppo Pdl in Commissione esteri

15 novembre 2011

Della conferenza sulle donne agenti di cambiamento nel sud del Mediterraneo si è parlato fino in Turchia

da Todays Zaman:

Women’s role in the Arab Spring: an international resolution

10 November 2011, Thursday / ELEONORA GALASSO, ROME

Can women be agents of change in the south Mediterranean region? According to Deborah Bergamini, chair of the executive committee of the North-South Centre of the Council of Europe, they definitely can.

Women from the Arab countries are gradually playing a crucial role in the political and social fabric that is changing the physiognomic structure of North Africa, the so-called Arab Spring. This initiative turned out into a conference, organized under the aegis of the Italian Ministry for Equal Opportunity, which took place last week at the Chamber of Deputies in Rome. The purpose of the congress was to set up a series of initiatives in order to provide support for the role of women, protecting their fundamental rights during the transition to democracy that is taking place in the countries experiencing the Arab Spring.

It’s been a two-day-long marathon hosting the most valuable voices in the political, entrepreneurial, social and cultural system, many of them being women, of course. The issues analyzed focused on the economic and social presence of women in the Arab world. Extensive reference has been made to the three Arab women who were awarded the Nobel Prize this year, underlining the Norwegian Nobel Committee’s motto: “We cannot achieve democracy and lasting peace in the world unless women obtain the same opportunities as men to influence developments at all levels of society.”

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19 ottobre 2011

Centro Nord-Sud: il ruolo delle donne nella Primavera Araba

Conferenza internazionale il 24 e 25 ottobre a Montecitorio 

Roma, 19 ottobre – Il ruolo determinante, anche se spesso sottaciuto, svolto dalle donne nei movimenti politici e sociali che stanno cambiando la fisionomia del Nord Africa e che passeranno alla storia come “la primavera araba”: è questo l’oggetto della conferenza internazionale che si terrà alla Camera dei Deputati lunedì 24 e martedì 25 ottobre, e che vedrà avvicendarsi, in una rete di testimonianze e di proposte per il futuro, esponenti femminili del mondo politico, imprenditoriale, sociale e culturale di tutto il Maghreb, ma anche di Libia, Egitto, Turchia, Palestina, Libano.

L’iniziativa è dell’On. Deborah Bergamini, parlamentare italiana, membro dell’Assemblea di Strasburgo e, da due anni, presidente del Centro Nord-Sud, emanazione del Consiglio d’Europa con sede a Lisbona, che ha il compito di diffondere i principi della democrazia e dello stato di diritto tra i paesi che si affacciano sulla sponda sud del Mediterraneo e coinvolgerli nel rispetto delle norme contenute nella Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo.

Ad aprire la conferenza saranno il Vice Presidente della Camera Antonio Leone, il Ministro degli Esteri Franco Frattini, la Vice Segretaria Generale del Consiglio d’Europa Maud de Boer Buquicchio e il Presidente dell’assemblea parlamentare di Strasburgo, Mevlut Cavusoglu.

Il dibattito sarà suddiviso in tre ambiti, quello politico, quello imprenditoriale e sociale e quello dei media e prevede anche la presenza di numerosi parlamentari del Consiglio d’Europa attivi sul fronte delle pari opportunità.

Obiettivo della conferenza è quello di elaborare, sulla base delle testimonianze rese e del confronto, una piattaforma di iniziative a sostegno del ruolo delle donne e del rispetto di diritti fondamentali insopprimibili nel processo di transizione alla democrazia che sta interessando i paesi protagonisti della “primavera araba”.

E’ in programma inoltre un approfondimento dedicato ai risultati delle elezioni politiche in Tunisia, che si terranno il 23 ottobre.

Parteciperanno alla conferenza come oratori e moderatori i parlamentari italiani Luigi Vitali, Luca Volonté, Gennaro Malgieri, Sergio D’Antoni e Souad Sbai.

Chiuderanno la conferenza il Ministro Mara Carfagna e Cecilia Attard-Pirotta, vice segretario dell’Unione per il Mediterraneo.

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